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III Domenica del Tempo Pasquale. Anno A


Dio non è venuto a spiegare la sofferenza:

è venuto a riempirla della sua presenza


Paul Claudel




Lc 24,13-35

Nello stesso primo giorno della settimana, due discepoli di Gesù erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Èmmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto.
Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. Ed egli disse loro: “Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?”. Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Cleopa, gli disse: “Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?”. Domandò: “Che cosa?”. Gli risposero: “Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l’hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro e non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l’hanno visto”.
Ed egli disse loro: “Stolti e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?”. E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: “Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino”. Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Ed ecco si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. Ed essi si dissero l’un l’altro: “Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?”.
E partirono senz’indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: “Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone”.
Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.



IL COMMENTO

Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele... La Pasqua, Cristo nostra Pasqua, giunge in questo cammino a ritroso, sui passi che ripercorrono il nostro antico andare dietro di Lui, nel ricordo che si fa ogni giorno, ogni istante di più struggimento, delusione e rimpianto. Come quando sfogliamo le foto di qualcosa di bello che non è più, i luoghi, i sorrisi, e quel volto che ci aveva rapito il cuore, quel sorriso, quell'inconfondibile tenerezza che ci aveva scossi e mossi a fissare tutto noi stessi in Lui; pensieri, corpo, cuore in uno Shemà innamorato, totalizzante, quel tutto che aveva afferrato tutto e che ora non è più. Il cammino dei due discepoli di Emmaus è il cammino dell'amore deluso, perchè la speranza è sempre frutto della felicità indomita dell'amore. E' l'amore che ha spinto Maria Maddalena ad incollarsi piangente dinanzi alla tomba del suo Signore. E' l'amore strozzato, il compimento assaporato e strappato via, che inchioda i due di Emmaus ad un ricordo colmo di nostalgia. La trsitezza stampata sul loro volto, la tristezza che San Tommaso definisce comel'attesa di un bene assente. Assente Cristo, tutto diviene triste.

Scriveva la scrittrice spagnola Maria Zambrano che l’amore "trascende sempre, la sua promessa indecifrabile squalifica ogni raggiungimento, ogni realizzazione... L’azione dell’amore, il suo carattere di agente divino nell’uomo, si riconosce soprattutto da quell’affinamento dell’essere che lo patisce e lo sopporta. E anche da uno spostamento del centro di gravità dell’uomo. Perché essere uomini significa essere stabili, significa pesare, pesare su qualcosa. L’amore provoca non la diminuzione bensì la scomparsa di quella gravità… Il centro di gravità della persona si è trasferito alla prima persona amata e, nel momento in cui la passione svanisce, resterà quel movimento, il più difficile, dello stare “fuori di sé”… Vivere fuori di sé per vivere oltre se stessi. Vivere disposti al volo, pronti a qualunque partenza. È il futuro inimmaginabile, l’irraggiungibile futuro di quella promessa di vita vera che l’amore insinua in chi lo sente" (L’uomo e il Divino).

E' questa l'esperienza dei due discepoli sul cammino di Emmaus, un percorso duro, quello che conduce alla scomparsa della gravità, del fondamento umano che ci fa familiare la vita, che ci concede di gestire gli affetti, il lavoro, in un recinto che garantisca, senza sussulti, l'esistenza. L'incontro con Gesù aveva sconvolto la mappa faticosamente disegnata, quella nella quale ritrovare ogni cosa al suo posto, indirizzi certi dove traghettare i giorni; la chiamata di Gesù, quella che ha raggiunto i discepoli sul mare di Galilea, al banco delle imposte, quell'irresistibile sguardo d'amore, li aveva attirati in un esodo inaspettato verso la promessa indecifrabile che squalifica, rende piccola e quasi meschina ogni altra realizzazione; Gesù aveva svelato la friabilità d'ogni altra speranza, desiderio; il suo amore aveva, irrevocabilmente, messo a nudo l'incosistenza di tutto quanto non fosse Lui, di ogni pensiero e affetto che non scaturisse da Lui. Quella chiamata li aveva segnati e santificati, messi a parte per un altro centro di gravità. Ed ora stavano patendo la purificazione decisiva, quello che passa per la scomparsa dell'amato stesso, dell'origine di quella svolta così travolgente. Era svanita la passione, si doveva compiere quel volo al di fuori di se stessi, la stessa esperienza della Maddalena sulla soglia del sepolcro. Sulla strada verso Emmaus i due discepoli, immagine della Chiesa, immagine di ciascuno di noi, avevano intrapreso, inconsapevolmente, il movimento più difficile, quello dello stare fuori di sé, l'attitudine che volge l'uomo nella sua interezza verso l’irraggiungibile futuro di quella promessa di vita vera che l’amore insinua in chi lo sente.

Con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. I discepoli si trovano ancora nel sepolcro, in quel lasso di tempo dove la avviene la purificazione decisiva, il tempo dove la sofferenza giunta al suo apice lascia spazio alla morte, all'abbandono di ogni speranza, allo sfinimento impotente della carne. Sì, il passo decisivo doveva attraversare la delusione più cocente, doveva essere sottratto tutto, anche Lui! I due discepoli si trovano in quell'anfratto dell'esistenza che è il Sabato Santo, il sepolcro che avvolge ogni certezza acquisita, lo svuotamento di ogni umana speranza. Il sepolcro, seno fecondo dove è gestata una vita nuova, viscere benedette dove il seme dell'amore immortale purifica ogni passione, il dolore che brucia ogni residuo dell'illusione.

Paul Claudel scriveva che "tutta la sofferenza che c'è nel mondo non è la sofferenza dell’agonia, ma il dolore del parto". Il dolore acuto che percuoteva il petto dei discepoli era dunque il dolore del parto, la sofferenza di una travaglio che conduce ad un amore nuovo, al compimento di quello che l'ardere del nostro cuore realmente desidera. Nel discutere dei discepoli di Emmaus scopriamo la nostra incapacità di dare un senso a ciò che trascende la nostra ragione, l'incapacità di definire e accogliere un amore che brucia le scorie dell'egoismo, dell'autocompiacimento, della consolazione.

Dietro a tante, forse a tutte, le nostre discussioni, ai nostri discorsi, alle nostre interminabili ricerche di verità e di soluzioni, dietro ai sofismi e alle indagini circa i responsabili dei mali che ci affliggono, dietro alla quasi totalità dei nostri pensieri e delle nostre parole vi è una speranza delusa. Meglio sarebbe dire unasperanza buttata. Come per i discepoli, è

Cristo la nostra speranza, l'incontro con Lui ci ha stregati. Lo abbiamo seguito, ma non perchè abbiamo visto dei segni, semplicemente perchè abbiamo mangiato il pane e ci siamo saziati, abbiamo riempito il vuoto che ferisce la carne. Ma il sopraggiungere della Croce, la deposizione di quello stesso pane nel sepolcro, il suo permanere in quell'oscurità priva di vita, ha fatto saltare gli schemi, quel pane che ci aveva saziati è divenuto un pane inaccettabile, un "discorso duro" da mandar giù. Abbiamo sperato in Gesù, ma non in Gesù crocifisso. La gloria che attendiamo e speriamo, per essere proprio quella che i nostri cuori carnali desiderano, deve eludere la croce. Cancellare i problemi. Eliminare i fallimenti, le solitudini, la maggior parte di quel che ci tocca vivere ogni giorno. E discutiamo, litighiamo, ci appassioniamo, indaghiamo, scartavetriamo ogni angolo dell'esistenza mentre gli occhi guardano e non vedono, inchiodati alla maledizione di "chi confida nell'uomo e nella carne, che quando viene il bene non lo può vedere". Viene il Signore e non lo riconosciamo, la carne desidera vedere altro, e neanche può sospettare qualcosa che non solo compia i suoi angusti desideri, ma che li superi, li trascenda e apra orizzonti vasti come l'infinito.


Gesù è lì, accanto a noi. Ci parla, ci pone domande, ci cerca. Ma noi, dove siamo? Dove son perdute le nostre ore, tra angosce e mormorazioni? Quali speranze hanno fagocitato la nostra vita facendone un'unica, interminabile disputa con tutti e su tutto? La nostra esistenza, una campagna elettorale permanente, sulla via che fugge da Gerusalemme. Gesù è l'unico così estraneo ai nostri pensieri da non sapere quel che è successo. Questo è quel che pensiamo di Lui, un estraneo ai nostri bisogni, alle nostre lacrime, alle nostre speranze.

Certo, probabilmente non bestemmiamo, preghiamo e andiamo in Chiesa, ma il cuore è avariato, spera male ed è strozzato nella delusione.


Ma Gesù non è lontano, proprio dove non lo riconosciamo, dove la fede fa acqua, il suo amore infinito lo spinge sino al bordo della nostra vita, e Lui sì che ci riconosce. Lui sì che conosce quello che si agita nei nostri cuori. Lui intercetta con uno sguardo di mite misericordia i nostri occhi tristi. E ci annuncia il Vangelo, ci parla della Storia d'amore di Dio con il Suo popolo, ci ricorda la fedeltà, l'alleanza, le profezie. Ci apre il cuore alle Scritture, svelando il profondo del Suo proprio cuore: Lui doveva soffrire,doveva morire, non poteva far altro che amare di quell'amore assoluto, infinito, che supera le barriere della morte e della carne. L'amore sino alla fine. Speriamo male perchè non capiamo di sperare il suo amore credendo di sperare altro, soluzioni, successi affettivi, lavorativi, economici, e Gesù ad esaudire, magari spruzzandoci su qualche goccia di acqua benedetta. Mentre in ogni nostra speranza è inscritto il Suo amore, basta riconoscerlo. E sapere di sperarlo.

Per questo Gesù si fa nostro compagno di viaggio, per educarci a guardare, perinsegnarci a sperare. Il Suo amore ci apre gli occhi. Il suo corpo donato ci svela l'oggetto vero del desiderio nostro più profondo: saziarci di Lui, mangiare del Suo amore deposto laddove noi non vediamo amore alcuno, nell'abbandono di ogni speranza. Conoscere questo amore e in esso riposare. Il Pane spezzato diviene allora il segno sino ad allora non decifrato, il segno luminoso nell'oscurità di ogni altro segno. E' laddove dove tutto è fallito e nulla può più saziare che quel Pane spezzato diviene segno e significato, Gesù Cristo stesso, il Pane che non perisce. Dove tutto si corrompe l'incorruttibile Pane del Cielo diviene l'unica Verità, incontestabile perchè deposta proprio laddove tutte le altre presunte verità si sono rivelate menzogne.

Un personaggio di un film di Bergman, il sacrestano di Luci d’inverno, invita il pastore in crisi di fede a fissare la sofferenza di Cristo: «Pensi al Getsemani, signor pastore. Tutti i discepoli si erano addormentati. Non avevano capito nulla. Ma non era ancora il peggio. Quando il Cristo fu inchiodato sulla croce e vi rimase, tormentato dalle sofferenze, esclamò: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?". Il Cristo fu preso da un grande dubbio nei momenti che precedettero la sua morte. Dovette essere quella la più crudele delle sue sofferenze. Voglio dire il silenzio di Dio». In quel silenzio Gesù si era fatto nostro compagno di viaggio, in quella mancanza di speranza, in quella disillusione, in quell'abbandono, sulla via verso Emmaus.

Così, sorge nei discepoli, al limite estremo della delusione, la memoria destata da quella sua presenza fatta parola, annuncio e poi pane. Sorge lì, nell'abisso del dolore, il desiderio autentico, e il cuore spicca il volo decisivo: "resta con noi!" Resta nella nostra notte, vogliamo il Pane capace di saziare la notte, per vivere nella notte del dolore, del nulla, della solitudine, del dolore. Vogliamo il pane della Vita nella morte. E così imparare a sperare, in tutto, niente altro che Lui. E riconoscere che tutto, anche i dolori, le angosce, i fallimenti, i tradimenti, le malattie, tutto, in ogni istante, ci dona e consegna Lui, il Pane sostanza quotidiana, la volontà di Dio compiuta perchè anche noi la si possa compiere. Dire Amen nel ricevere il suo Corpo significa allora accogliere, con la bandiera bianca di chi si è arreso, l'unica autentica possibilità offerta alla nostra vita: entrare con Lui nella morte che ci attende, nella volontà del Padre che è la Pasqua di liberazione. Amen, è certo e degno di fede il tuo amore, in questo pane l'alimento della volontà di Dio compiuta e offerta perchè, cibandocene, possiamo sperimentare il mistero di un amore che supera la morte. Perchè in tutto Lui è entrato e ne è uscito vittorioso. Sì, ogni momento della nostra vita è pieno di Lui, del Suo amore, e vivere pienamente non è altro che sperare di riconoscerlo, di fermarsi con Lui, di saziarsene.


Ecco la notizia meravigliosa del Vangelo di oggi. Il nostro cuore arde e non ce ne rendiano conto. Tutto di noi spera il Suo amore e non lo sappiamo. Per questo Lui si avvicina, cammina con noi, entra con noi nella nostra notte, e ci apre gli occhi su quello che Lui, da sempre, ha seminato in noi. Il pane spezzato dischiude i nostri occhi sul Suo volto, perchè la nostra speranza ad esso si rivolga, e non rimanga delusa. Ogni giorno. Come recita il verso del Paradiso:

«Già non attendere’ io tua dimanda,/ s’io m’intuassi, come tu t’immii» (IX,80-81); Giussani commentava: «Una frase potente, strapotente, tutta quanta nata dalla frase di san Paolo: “Vivo, non io; sei Tu che vivi in me”. Questa è la grande norma… “intuarci”, renderci “tu”, così come Egli è diventato nostro, come Egli è diventato uomo, è diventato te, perché chiamandoti è diventato te… Tu accetti e desideri di amarlo: da’ te stesso per lui» (Le mie letture ). La vita consegnata a Lui, vita nella Vita, pane nel Pane, in una relazione pura, celeste, dove la sua stessa assenza, il suo sparire dalla vista si traduce in uno zelo e un ardore che bruciano le distanze, la carne, e abbraccia il mondo. La sua assenza diviene così presenza ancor più intima, in un amore che spinge e urge ad annunciarlo; una conoscenza nuova, un'intimità che apre ad un amore infinito, un desiderio di salvezza che raggiunga ogni uomo, un "guai a me se non annunciassi il Vangelo" che pervade ogni istante, in un dono e una consegna di se stessi che ci fa, ogni istante, più intimi all'Amato. E' il paradosso di Emmaus, l'assenza diviene la presenza più autentica e colmante, traboccante, al punto di divenire un fiume in piena che tracima, e nutre, e feconda, e sazia il mondo. Perdere la vita è ritrovarla,perdere Cristo dalla vista carnale è rirovarlo vivo e più intimo che mai nell'annuncio del Vangelo, nel dimenticare se stessi, nell'amore che ci ha colmati ben oltre ogni limite. Correre, senza indugio, verso il mondo, a deporre nel sepolcro di questa generazione il seme della Vita che non muore, Cristo risorto unica speranza. Correre senza indugio ad incontrare ogni uomo pellegrino senza meta, triste per l'attesa di un bene assente, di un bene per la propria vita che non vede da nessuna parte e che si fabbrica in illusioni moralistiche o libertine. Come diceva don Giussani al Sinodo del 1987, "Ciò che manca non è tanto la ripetizione verbale dell'annuncio quanto l'esperienza di un incontro". Solo chi, come i discepoli sulla strada di Emmaus, ha incontrato Cristo vivo e si è lasciato attrarre da Lui sino a vivere la sua stessa vita, può percorrere le strade delle infinite Emmaus deluse di questa generazione, farsi compagno di viaggio dell'infinita schiera di tristi e delusi viandanti, e innescare il fuoco della speranza nei loro cuori disperati.




CONCORDANZE


Concordanze del Vangelo di Emmaus. Lc. 24, 13-35



COMMENTI



RATZINGER - Benedetto XVI: una fede robusta si nutre di Parola ed Eucaristia

Ratzinger - Benedetto XVI. Catechesi sui discepoli di Emmaus

Ratzinger - Benedetto XVI. "Noi speravamo".... Leggere l'enciclica "Spe salvi" per meditare e approfondire il Vangelo

Ratzinger - Benedetto XVI. La Resurrezione è il fatto centrale della nostra fede, l'esempio dei discepoli di Emmaus

Don Divo Barsotti Apparizione ai due discepoli di Emmaus

P. R. Cantalamessa: la Parola di Dio è luce, incoraggiamento e vita
P. R. Cantalamessa: E' RISORTO IN VERITA'. Commento per la III domenica di Pasqua, anno A
P. Cantalamessa. Discepoli di Emmaus ed eucarestia.
P. R. Cantalamessa: Emmaus, una sola fede: Eucarestia e carità

Emmaus "icona" della lectio divina

G. Ravasi. GESU' DI EMMAUS

Giovanni Paolo II L'EUCARISTIA MISTERO DI LUCE NEL VANGELO DI EMMAUS
Giovanni Paolo II. Omelie per la III domenica di Pasqua anno A

C. Caffarra. Omelie sulla III domenica di Pasqua

don Romeo Maggioni. Lo riconobbero nello spezzare il pane

Sulla Strada di Emmaus. Trovare la chiave che apre il significato delle Scritture.

Carlo Maria Martini, Partenza da Emmaus

I DISCEPOLI DI EMMAUS. Meditazioni di Eugenio Pramotton




MORTE DI GESU', SPERANZA, PIANO DI DIO. PER COMPRENDERE IL VANGELO DI QUESTA DOMENICA

Leon Doufour. Morte di Gesù e piano di Dio in San Paolo
Leon Doufour. La sofferenza e la speranza. Per comprendere il cuore dei discepoli di Emmaus
Leon Doufour. Gesù e la necessità della sua morte. Annunci e teologia
H Schlier. La speranza nel Nuovo Testamento
S. Zedda. Disegno di Dio per la salvezza in Luca. La terminologia e la teologia
O' Toole Storia della salvezza e disegno di Dio nel Vangelo di Luca
Ratzinger - Benedetto XVI. "Noi speravamo".... Leggere l'enciclica "Spe salvi" per meditare e approfondire il Vangelo



ESEGESI


G Rossè. Esegesi del Vangelo dell'apparizione ai discepoli di Emmaus
Meynet. Analisi esegetico-teologica del racconto di Emmaus



COMMENTI PATRISTICI

Sant' Agostino. I due discepoli di Emmaus, uomini di fede debole.
Sant' Agostino. La fede dei discepoli di Emmaus e la fede di Pietro.
San Gregorio Magno. « Non dimenticate l’ospitalità »



ARTE E LITURGIA


I discepoli di Emmaus. Lettura spirituale e teologica dell'opera di Duccio da Boninsegna, I pellegrini di Emmaus, Siena



TEOLOGIA

O' Toole Storia della salvezza e disegno di Dio nel Vangelo di Luca
Meynet. Analisi esegetico-teologica del racconto di Emmaus
J. Galot. Il sepolcro vuoto: Da piccoli indizi, lo stupore della fede
Catechesi di Giovanni Paolo II sulla Resurrezione
J. Ratzinger. La fede nella Risurrezione

Paul O’Callaghan. Resurrezione. Teologia




MISTERO PASQUALE



Giovanni Paolo II:L’amore misericordioso di Dio si rivela pienamente e definitivamente nel Mistero pasquale.

Paolo VI. Il Mistero Pasquale
H. U. Von Balthasar. Mysterium Paschale. La Consegna
J. Ratzinger. La fede nella Risurrezione
J Jeremias La Pasqua
Mons. Caffarra. Testi sulla Pasqua
La pasqua dei primi secoli
Sant''Agostino. "Fides christianorum resurrectio Christi est"
Catechesi di Giovanni Paolo II sulla Resurrezione
Meditazione di Don Divo Barsotti sulla Pasqua
Ignace DE LA POTTERIE. Testi sulla Risurrezione di Gesù in Giovanni
La Pasqua dell''ebreo Gesù
I giorni della Pasqua
J Jeremias La Pasqua
Ratzinger - Benedetto XVI. Meditazione sulla La Pasqua
Tutti i passi della storia varcano il sepolcro vuoto
Meditazione di Don Divo Barsotti sulla Pasqua
Mons. Caffarra. Testi sulla Pasqua
J. Galot. Il sepolcro vuoto: Da piccoli indizi, lo stupore della fede
LA TOMBA VUOTA E LA SINDONE DI TORINO
Presenza di Maria nel mistero pasquale
tomba vuota e panni sepolcrali
Padre Raniero Cantalamessa. La storicità della risurrezione di Cristo
Sant''Agostino. "Fides christianorum resurrectio Christi est"
Marc Chagall. Il mistero della Pasqua
A. Socci. Ipotesi su Gesù e la sua resurrezione.
Don Giussani: Cristo contro il nulla
Paul O’Callaghan. Resurrezione. Teologia
LE APPARIZIONI «UFFICIALI» DEL RISORTO AL GRUPPO APOSTOLICO (GV 20,19-31)






Domenica delle Palme. Anno A

Il Signore mi disse:"Sappi, figlia Mia, che il tuo quotidiano silenzioso martirio nella totale sottomissione alla Mia volontà, conduce molte anime in Paradiso, e quando ti sembra che la sofferenza oltrepassi le tue forze, guarda le Mie Piaghe, e t'innalzerai al di sopra del disprezzo e dei giudizi degli uomini.
La meditazione sulla Mia Passione ti aiuta a sollevarti al di sopra di tutto".

Dal "Diario" di Santa Faustina Kowalska




IL COMMENTO


Passione di Dio per me. Per te. Si, Dio si è appassionato alle mie cose, anche a quelle di tutti i giorni, al punto di morirci. Non è questo che in fondo tutti andiamo cercando? Non è qualcuno, anche uno solo, che sia attento a quello che ci accade, che abbia a cuore la nostra vita, che si accorga di noi, che ci abbracci quando ci sentiamo soli, che ci stringa forte quando le lacrime ci gonfiano gli occhi, che ci sorrida dolcemente quando ci sentiamo soli e distrutti, che ci prenda per mano e ci tiri fuori dai pasticci?
Non desideriamo qualcuno che ci ami davvero, di quell'amore che non troviamo da nessuna parte, se non a brandelli, nei genitori, nei fidanzati, nelle famiglie, nei figli, negli amici? Frammenti di quello che ci urge disseminati nei giorni e che poi è così difficile rimetterli insieme perchè diano senso, e pace, e gioia alle nostre esistenze. Eccolo oggi Colui che stiamo desiderando.
Eccolo amarci sino a farsi uccidere per noi. Eccolo umile su di un asino, eccolo tra le pagine della Passione. Leggiamola oggi con pazienza, vi incontreremo le trame delle nostre vite. Il Sinedrio, Pilato, Barabba, e tutti gli altri, e le fruste, e i chiodi, e la lancia. La Croce.
La Passione è la nostra vita. Di ieri, di oggi, di domani. Le pene, le ansie, i dolori, i sogni infranti, le malinconie, i peccati. Nella Passione di Cristo è racchiuso il gomitolo della nostra vita, tutto quello che sembra scombinato, fili senza capo né coda, dolori e gioie attorcigliate sulle ore, esperienze gettate alla rinfusa nei giorni, e non sappiamo dove siamo, ci addormentiamo in un sorriso e ci svegliamo in una lacrima, e non sappiamo perchè.
La storia nostra è tutta dentro la passione d'amore di Gesù, proprio per noi, proprio per tutto di noi. Leggiamola, meditiamola, vi troveremo l'amore sbocciare esattamente dai fatti, dai momenti più bui delle nostre esistenze. Lui è sceso e continua a scendere in ogni angolo della nostra vita, per adagiarvi il suo amore. Non vi sono spiegazioni, discorsi, poesie. Solo un fatto, semplice e vero: Lui con me, sempre. E tutto di me trasformato in amore. Una Passione d'amore.



CATECHISMO

LA PASSIONE NEL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA



CONCORDANZE

CONCORDANZE DEI RACCONTI DELLA PASSIONE SECONDO MATTEO


COMMENTI E OMELIE

Don Fabio Rosini. Commento alla domenica delle Palme A.
Ratzinger - Benedetto XVI, La domenica delle Palme, cammino di conversione con Cristo
Ratzinger - Benedetto XVI. E' proprio la Croce il vero grande "Sì"
LA PASSIONE DI CRISTO di MEL GIBSON. VIDEO E LETTURA TEOLOGICO-SPIRITUALE DEL FILM
T. Federici. La domenica delle Palme, anno A
P. R. Cantalamessa: OMELIE SULLA PASSIONE DEL SIGNORE
P. R. Cantalamessa. UNO SGUARDO DA STORICI SULLA PASSIONE DI CRISTO
P. R. Cantalamessa. “Giuseppe d'Arimatea” per i crocifissi di oggi
P. Cantalamessa: “Cristo Imparò l’obbedienza dalle cose che patì”
Giovanni Paolo II. Omelie nella domenica delle Palme
Mons. C. Caffarra. Omelie nella Domenica delle Palme
Card. Caffarra. Processione delle Palme
DOMENICA DI PASSIONE O DOMENICA DELLE PALME dom Prosper Guéranger
Dalla Domenica delle Palme alla Domenica di Pasqua. Meditazioni di Mons. Javier Echevarría sulla Settimana Santa.

COMMENTO ALLA LITURGIA DOMENICA DELLE PALME



ESEGESI

S. Fausti. Commento esegetico alla Passione di Matteo
Sabourin. La Passione
M.J. Lagrange. La Passione
J. Jeremias. La Passione
GNILKA. LA PASSIONE SECONDO MATTEO


COMMENTI DELLA TRADIZIONE PATRISTICA

Sant'Efrem il siro. Sulla Passione
Sant'Agostino. Discorso sulla Passione

Dagli "inni" di Romano il Melode

Dalle Omelie su Ezechiele di Origene.

Dalle "Omelie sul vangelo" di san Gregorio Magno.

Dai "Discorsi" di sant'Andrea di Creta. Sulle Palme

San Massimo il Confessore.. Sulla Passione

DOMENICA DELLE PALME. Dalle Omelie di san Giovanni Crisostomo

Domenica delle Palme. Dai Discorsi di san Proclo.

Elredo di Rievaulx. Sulla Passione



TEMI

J. Ratzinger. Gesù tra la bellezza e il dolore
Card. G. Biffi. Vince chi perde, la logica della Croce
Giuda Iscariota. Ratzinger - Benedetto XVI, Tradizione, i Padri, esegesi


GEOGRAFIA E ARCHEOLOGIA

Tre Pretorii per un condannato? Le fonti letterarie sull'identificazione del Pretorio


ARTE E LITURGIA

La Domenica delle Palme nell'arte
LA PASSIONE DI CRISTO di MEL GIBSON. VIDEO E LETTURA TEOLOGICO-SPIRITUALE DEL FILM
Romano Guardini. Settimana Santa a Monreale
Icone dell'ingresso in Gerusalemme


TEOLOGIA. TEMI E RISONANZE BIBLICHE


J. Jeremias. La Passione
La morte di Gesù come espiazione nella concezione paolina. Pino Pulcinelli


LA PASSIONE DI GESU'

LA PASSIONE DI CRISTO di MEL GIBSON. VIDEO E LETTURA TEOLOGICO-SPIRITUALE DEL FILM
La passione di Gesu’ alla luce degli scritti di Santa Veronica Giuliani

La Passione secondo A.K. Emmerick
La Passione secondo Suor Maria d'Agreda. Dalla "Mistica Città di Dio"
Vittorio Messori. La sfida: la cronaca della passione e morte
LETTURE SULLA PASSIONE DI GESU' CRISTO
Chi è costui? La Passione nella letteratura
Gli ultimi giorni di Gesù
Dalla via dolorosa al Golgota
Così è morto Gesù: check up della Passione
La Passione secondo Matteo di J.S.Bach. Lettura e Mp3
Tallo e l'oscuramento del sole
J. Jeremias. La Passione



III Domenica di Quaresima. Anno A



La fede non è soltanto un personale protendersi verso le cose che devono venire
ma sono ancora totalmente assenti;
essa ci dà qualcosa.
Ci dà già ora qualcosa della realtà attesa,
e questa realtà presente costituisce per noi una « prova » delle cose che ancora non si vedono.
Essa attira dentro il presente il futuro, così che quest'ultimo non è più il puro «non-ancora».
Il fatto che questo futuro esista, cambia il presente;
il presente viene toccato dalla realtà futura,
e così le cose future si riversano in quelle presenti
e le presenti in quelle future.

Benedetto XVI, Spes salvi




STRUMENTI


Concordanze di Gv. 4


COMMENTI - OMELIE



Paolo VI. Stupenda omelia sulla Samaritana
Giovanni Paolo II. Omelia nella III domenica di Quaresima anno A
P. Cantalamessa: LA SAMARITANA, OVVERO DELLA VITA ETERNA
C. Caffarra: Omelie sulla III domenica di Quaresima anno A



ESEGESI

F. Manns. La Samaritana
Ignace De La Potterie. GESÙ E I SAMARITANI
S. A. Panimolle. Lettura pastorale del vangelo di Giovanni. Cap. 4
Oscar Cullmann. Il colloquio con la Samaritana al pozzo di Giacobbe



PADRI DELLA CHIESA


S. Giovanni Damasceno.E' salutare leggere le sacre Scritture
S. Agostino. La stanchezza di Cristo
S. Efrem. La Samaritana



RADICI NELL'EBRAISMO


Marie Vidal. Chi ci rotolerà la Pietra. Gesù, il pozzo di Giacobbe, l’acqua, la pietra
Le acque che salgono. Gesù e il pozzo di Giacobbe



GEOGRAFIA E ARCHEOLOGIA


Visita in Samaria. Pozzo di Giacobbe - Pozzo della Samaritana
The Geographical, Historical, & Spiritual Significance of Shechem



COMMENTO AL VANGELO

La sete e la fame, la sostanza della vita. Gesù ha fame e sete, vive la vita di un uomo in tutta la sua completezza, non si sottrae a nessuna delle sue esigenze. Nel brano di questa domenica possiamo entrare con Lui sino al fondo dell'esistenza, ed imparare a viverla in pienezza. Non senza percorrere un cammino di verità che sveli la realtà del nostro cuore, e l'atteggiamento che da esso scaturisce. La domanda che risuona in questa pagina è decisiva: "Che cosa sostiene la tua vita?". Per aiutarci a comprenderlo e a riconoscerlo Gesù stesso si presenta affamato e assetato; anche Lui è in cerca del sostentamento. Nel mostrarci quale sia il suo ci svela quale sia il nostro.

Quello che appare immediatamente chiaro è infatti che noi, con la donna samaritana e i discepoli, non conosciamo l'acqua e il cibo di cui si sostenta Gesù. Non conosciamo la fonte dalla quale Lui attinge la vita, che cosa la colma e le dà senso. Non conosciamo Lui, perchè non conosciamo il dono preparato per noi. E se la vita non è caratterizzata dal dono, dalla gratuità e dalla gratitudine, è una vita incompiuta, adulterata. Perchè essa si gioca tra fedeltà e adulterio. La fedeltà scaturisce dalla gratuità, l'adulterio da un rigido moralismo. E' fedele chi si è imbattuto in un dono che sconvolge e colma la propria vita, la Grazia capace di rispondere all'esigenza più stringente dell'anima. E' adultero chi vive sotto il giogo dei desideri inappagati, obbligato a rincorrere mariti per far tacere il grido che risuona prepotente nel cuore.

La Parola di Gesù ci spinge a riconoscere i nostri adulteri. Cinque mariti, come le cinque Nazioni pagane che circondavano la Galilea con cui i Samaritani avevano contaminato il culto di Israele; cinque mariti, come i luoghi e le persone per cui spendiamo denari e affezioni inseguendo idoli incapaci di sostentarci. E l'uomo con cui condividiamo oggi la nostra vita non è il nostro sposo; non siamo fatti per quello che oggi abbiamo tra le mani, illudendoci di possederlo. Siamo adulteri, abbiamo consegnato la nostra esistenza ad uno sforzo destinato al fallimento. Le relazioni difficili ci irretiscono in una fitta maglia di tentativi volti a ricucire, a spiegare e ad accettare; ma ne usciamo sempre sfiancati e sconfitti perchè la carne rende impotente qualsiasi accomodamento, l'altro sfugge sempre ad ogni nostro progetto. Così in famiglia, al lavoro, con gli amici, con il fidanzato. Ci rechiamo ogni giorno alla stessa fonte abituati al grigiore di una sete inappagata. L'adulterio nasce dall'accontentarsi del nulla che ci illudiamo essere il tutto. E' paradossale, ma è così. L'adulterio - una vita sprecata - sorge dall'appiattimento del desiderio, dal suo spegnersi inesorabile. L'adulterio è l'abitudine all'insignificanza che diviene, drammaticamente, l'unico significato, l'unica ragione per vivere. Le passioni, che confondiamo come scintille che scuotono l'esistenza, sono l'esito dell'astenia che ci secca il cuore. Viviamo in un coma perenne, e prendiamo le convulsioni e i rantoli della morte per squilli di vita.

Gesù è lì, seduto al pozzo della nostra sete. Gesù ci parla, rompendo la barriera che separa la sua santità dai nostri adulteri. Gesù è lo Sposo geloso che viene oggi a riprendersi, con amore e misericordia, la sua sposa perduta. E' Lui lo stupore dei nostri occhi, la fonte del dono atteso da una vita. E' Lui il Desiderato che innesca il Desiderio di cui siamo fatti. E' Lui la fedeltà alla vita, il compimento e il senso di ogni nostro istante. E' Lui l'Amato per cui freme, incessante, il nostro cuore. La sua sete cerca la nostra sete, la sua fame brama la nostra fame. "Dio Padre lo ha mandato a saziare la nostra sete di vita eterna, donandoci il suo amore, ma per farci questo dono Gesù chiede la nostra fede. L’onnipotenza dell’Amore rispetta sempre la libertà dell’uomo; bussa al suo cuore e attende con pazienza la sua risposta" (Benedetto XVI, Angelus del 27 marzo 2011). La sete e la fame di Cristo sono puro amore gratuito, sete e fame di dissetare e di sfamare. Creati in Lui e per Lui ritroviamo la verità e l'autenticità della nostra vita nel dono di noi stessi. La sete e la fame non sono per essere appagate ma per appagare; la vita ci è data per essere perduta, consegnata, non per difenderla e adulterarla. Dostoevskij, nel commentare le grida di scherno di quanti spingevano Gesù a scendere dalla croce, scriveva: “Ma tu non scendesti dalla croce perché, una volta di più, non volevi asservire l’uomo con il miracolo e avevi sete di fede libera, non fondata sul prodigio. Avevi sete di un amore libero, e non dei servili entusiasmi dello schiavo davanti alla potenza che l’ha per sempre riempito di terrore”.

Conoscere Colui che oggi parla al nostro cuore, la fede libera da cui sorge un amore libero, essere una sola carne con Cristo crocifisso, è partecipare della sua vita e della sua missione: dissetare e sfamare questa generazione. Uniti a Cristo nostro Sposo la nostra vita si trasforma in una fonte di acqua viva che zampilla senza esaurirsi; lo Spirito Santo, il soffio eterno dell'amore di Dio scaturisce dall'intimo di noi stessi dove dimora il cuore stesso di Cristo. Esso palpita per compiere l'opera del Padre, la sua volontà di salvezza per ogni uomo. Con Lui possiamo oggi levare lo sguardo e scorgere, al di là di ogni difficoltà, sofferenza, fallimento, al di là della Croce, il grano che biondeggia per la mietitura. Lui ha faticato in ogni istante della nostra vita, come in quello della storia del mondo. Lui ha consegnato la sua vita perchè potessimo mietere la sua vittoria nel matrimonio, nel fidanzamento, al lavoro, in noi stessi. Quattro mesi appena, la pazienza dell'amore, e la Parola del Vangelo raccoglierà il frutto per la vita eterna. E' questo il senso del tempo che ci è dato, il criterio con cui entrare ogni giorno nella storia. La fede che vede la risurrezione attraverso la Croce e la tomba. E' grano che biondeggia per accogliere Cristo ogni persona in cui ci imbattiamo: il collega astioso, la moglie nevrotica, il marito irascibile, i figli testardi, l'amico che tradisce, il vicino avaro. Grano che biondeggia come siamo ciascuno di noi, rigenerati dall'amore di Dio.



Benedetto XVI: Gesù ha sete della fede di noi.

Angelus per la III domenica di Quaresima in piazza San Pietro


Cari fratelli e sorelle!

Questa III Domenica di Quaresima è caratterizzata dal celebre dialogo di Gesù con la donna Samaritana, raccontato dall’evangelista Giovanni. La donna si recava tutti i giorni ad attingere acqua ad un antico pozzo, risalente al patriarca Giacobbe, e quel giorno vi trovò Gesù, seduto, "affaticato per il viaggio" (Gv 4,6). Sant’Agostino commenta: "Non per nulla Gesù si stanca … La forza di Cristo ti ha creato, la debolezza di Cristo ti ha ricreato … Con la sua forza ci ha creati, con la sua debolezza è venuto a cercarci" (In Ioh. Ev., 15, 2). La stanchezza di Gesù, segno della sua vera umanità, può essere vista come un preludio della passione, con la quale Egli ha portato a compimento l’opera della nostra redenzione. In particolare, nell’incontro con la Samaritana al pozzo, emerge il tema della "sete" di Cristo, che culmina nel grido sulla croce: "Ho sete" (Gv 19,28). Certamente questa sete, come la stanchezza, ha una base fisica. Ma Gesù, come dice ancora Agostino, "aveva sete della fede di quella donna" (In Ioh. Ev. 15, 11), come della fede di tutti noi. Dio Padre lo ha mandato a saziare la nostra sete di vita eterna, donandoci il suo amore, ma per farci questo dono Gesù chiede la nostra fede. L’onnipotenza dell’Amore rispetta sempre la libertà dell’uomo; bussa al suo cuore e attende con pazienza la sua risposta.

Nell’incontro con la Samaritana risalta in primo piano il simbolo dell’acqua, che allude chiaramente al sacramento del Battesimo, sorgente di vita nuova per la fede nella Grazia di Dio. Questo Vangelo, infatti, - come ho ricordato nella Catechesi del Mercoledì delle Ceneri - fa parte dell’antico itinerario di preparazione dei catecumeni all’iniziazione cristiana, che avveniva nella grande Veglia della notte di Pasqua. "Chi berrà dell’acqua che io gli darò – dice Gesù – non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna" (Gv 4,14). Quest’acqua rappresenta lo Spirito Santo, il "dono" per eccellenza che Gesù è venuto a portare da parte di Dio Padre. Chi rinasce dall’acqua e dallo Spirito Santo, cioè nel Battesimo, entra in una relazione reale con Dio, una relazione filiale, e può adorarLo "in spirito e verità" (Gv 4,23.24), come rivela ancora Gesù alla donna Samaritana. Grazie all’incontro con Gesù Cristo e al dono dello Spirito Santo, la fede dell’uomo giunge al suo compimento, come risposta alla pienezza della rivelazione di Dio.

Ognuno di noi può immedesimarsi con la donna Samaritana: Gesù ci aspetta, specialmente in questo tempo di Quaresima, per parlare al nostro, al mio cuore. Fermiamoci un momento in silenzio, nella nostra stanza, o in una chiesa, o in un luogo appartato. Ascoltiamo la sua voce che ci dice: "Se tu conoscessi il dono di Dio…". Ci aiuti la Vergine Maria a non mancare a questo appuntamento, da cui dipende la nostra vera felicità.