I Domenica di Quaresima - anno A
«Se [il demonio] ti farà presente la tua povertà (...) insegnagli quel che non sa; opponigli quella parola di vita che è pane disceso dal cielo e dà la vita al mondo»
(San Gregorio Nazianzeno, Discorso 40, 10)
LA LITURGIA DELLA PRIMA DOMENICA DI QUARESIMA ANNO A
I COMMENTI
JOSEPH RATZINGER: LE TENTAZIONI SPECCHIO DELLA FIGURA DI CRISTO
LA TENTAZIONE DEL PANE (DA GESU' DI NAZARET)
NEL DESERTO RIMASE QUARANTA GIORNI
CARLO CAFFARRA: OMELIA SULLE TENTAZIONI
R. CANTALAMESSA: CRISTO HA VINTO SATANA PER LIBERARCI
CATECHISMO
LA TENTAZIONE DI GESU'. I MISTERI DELLA SUA VITA IN NOI
PADRI DELLA CHIESA
SAN GREGORIO NAZIANZENO: IL CRISTIANO PUO' VINCERE LE TENTAZIONI
SANT'AMBROGIO: GESU' FU CONDOTTO NEL DESERTO
Catechismo della Chiesa Cattolica. La tentazione di Gesù, il suo mistero in noi
Il Mistero delle tentazioni
La tentazione di Gesù
538 I Vangeli parlano di un tempo di solitudine di Gesù nel deserto, immediatamente dopo che ebbe ricevuto il battesimo da Giovanni: “Sospinto” dallo Spirito nel deserto, Gesù vi rimane quaranta giorni digiunando; sta con le fiere e gli angeli lo servono [Cf ⇒ Mc 1,12-13 ]. Terminato questo periodo, Satana lo tenta tre volte cercando di mettere alla prova la sua disposizione filialeDio. Gesù respinge tali assalti che ricapitolano le tentazioni di Adamo nel Paradiso e quelle d'Israele nel deserto, e il diavolo si allontana da lui “per ritornare al tempo fissato” (⇒ Lc 4,13). verso
539 Gli evangelisti rilevano il senso salvifico di questo misterioso avvenimento. Gesù è il nuovo Adamo, rimasto fedele mentre il primo ha ceduto alla tentazione. Gesù compie perfettamente la vocazione d'Israele: contrariamente a coloro che in passato provocarono Dio durante i quaranta anni nel deserto, [Cf ⇒ Sal 95,10 ] Cristo si rivela come il Servo di Dio obbediente in tutto alla divina volontà. Così Gesù è vincitore del diavolo: egli ha “legato l'uomo forte” per riprendergli il suo bottino [Cf ⇒ Mc 3,27 ]. La vittoria di Gesù sul tentatore nel deserto anticipa la vittoria della passione, suprema obbedienza del suo amore filiale per il Padre.
540 La tentazione di Gesù manifesta quale sia la messianicità del Figlio di Dio, in opposizione a quella propostagli da Satana e che gli uomini [Cf ⇒ Mt 16,21-23 ] desiderano attribuirgli. Per questo Cristo ha vinto il tentatore per noi: “Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia compatire le nostre infermità, essendo stato lui stesso provato in ogni cosa, a somiglianza di noi, escluso il peccato” (⇒ Eb 4,15). La Chiesa ogni anno si unisce al Mistero di Gesù nel deserto con i quaranta giorni della Quaresima .
I misteri della vita di Cristo
I. Tutta la vita di Cristo è Mistero
514 Non compaiono nei Vangeli molte cose che interessano la curiosità umana a riguardo di Gesù. Quasi niente vi si dice della sua vita a Nazaret, e anche di una notevole parte della sua vita pubblica non si fa parola [Cf ⇒ Gv 20,30 ]. Ciò che è contenuto nei Vangeli, è stato scritto “perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo Nome” (⇒ Gv 20,31).
515 I Vangeli sono scritti da uomini che sono stati tra i primi a credere [Cf ⇒ Mc⇒ Gv 21,24 ] e che vogliono condividere con altri la loro fede. Avendo conosciuto, nella fede, chi è Gesù, hanno potuto scorgere e fare scorgere in tutta la sua vita terrena le tracce del suo Mistero. Dalle fasce della sua nascita, [Cf ⇒Lc 2,7 ] fino all'aceto della sua passione [Cf ⇒ Mt 27,48 ] e al sudario della Risurrezione, [Cf ⇒ Gv 20,7 ] tutto nella vita di Gesù è segno del suo Mistero. Attraverso i suoi gesti, i suoi miracoli, le sue parole, è stato rivelato che “in lui abita corporalmente tutta la pienezza della divinità” (⇒ Col 2,9). In tal modo la sua umanità appare come “il sacramento”, cioè il segno e lo strumento della sua divinità e della salvezza che egli reca: ciò che era visibile nella sua vita terrenacondusse al Mistero invisibile della sua filiazione divina e della sua missione redentrice.
I tratti comuni dei Misteri di Gesù 1,1;
516 Tutta la vita di Cristo è Rivelazione del Padre: le sue parole e le sue azioni, i suoi silenzi e le sue sofferenze, il suo modo di essere e di parlare. Gesù può dire: “Chi vede me, vede il Padre” (⇒ Gv 14,9), e il Padre: “Questi è il Figlio mio, l'eletto; ascoltatelo” (⇒ Lc 9,35). Poiché il nostro Signore si è fatto uomo per compiere la volontà del Padre, [Cf ⇒ Eb 10,5-7 ] i più piccoli tratti dei suoi Misteri ci manifestano “l'amore di Dio per noi” (⇒ 1Gv 4,9).
517 Tutta la vita di Cristo è Mistero di Redenzione. La Redenzione è fruttosangue della croce, [Cf ⇒ Ef 1,7; ⇒ Col 1,13-14; ⇒ 1Pt 1,18-19 ] ma questo Mistero opera nell'intera vita di Cristo: già nella sua Incarnazione, per la quale, facendosi povero, ci ha arricchiti con la sua povertà; [Cf ⇒ 2Cor 8,9 ] nella sua vita nascosta che, con la sua sottomissione, [Cf ⇒ Lc 2,51 ] ripara la nostra insubordinazione; nella sua parola che purifica i suoi ascoltatori; [Cf ⇒ Gvguarigioni e negli esorcismi che opera, mediante i quali “ha preso le nostre infermità e si è addossato le nostre malattie” (⇒ Mt 8,17); [Cf ⇒ Is 53,4 ] nella sua Risurrezione, con la quale ci giustifica [Cf ⇒ Rm 4,25 ].
518 Tutta la vita di Cristo è Mistero di Ricapitolazione. Quanto Gesù ha fatto, detto e sofferto, aveva come scopo di ristabilire nella sua primitiva vocazioneuomo decaduto:
Allorché si è incarnato e si è fatto uomo, ha ricapitolato in se stesso la lungastoria degli uomini e in breve ci ha procurato la salvezza, così che noi recuperassimo in Gesù Cristo ciò che avevamo perduto in Adamo, cioè d'essere ad immagine e somiglianza di Dio [Sant'Ireneo di Lione, Adversus haereses, 3, 18, 1]. Per questo appunto Cristo è passato attraverso tutte le età della vita, restituendo con ciò a tutti gli uomini la comunione con Dio [Sant'Ireneo di Lione, Adversus haereses, 3, 18, 1].
La nostra comunione ai Misteri di Gesù
519 Tutta la ricchezza di Cristo “è destinata ad ogni uomo e costituisce il bene di ciascuno” [Giovanni Paolo II, Lett. enc. Redemptor hominis, 11]. Cristo non ha vissuto la sua vita per sé, ma per noi , dalla sua Incarnazione “per noi uomini e per la nostra salvezza” fino alla sua morte “per i nostri peccati” (⇒ 1Cor 15,3) e alla sua Risurrezione “per la nostra giustificazione” (⇒ Rm 4,25). E anche adesso, è “nostro avvocato presso il Padre” (⇒ 1Gv 2,1), “essendo sempre vivo per intercedere” a nostro favore (⇒ Eb 7,25). Con tutto ciò che ha vissuto e soffertovolta per tutte, egli resta sempre “al cospetto di Dio in nostro favore” (⇒ Eb 9,24).
520 Durante tutta la sua vita, Gesù si mostra come nostro modello : [Cf ⇒ Rm⇒ Fil 2,5 ] è “l'uomo perfetto” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 38] che ci invita a diventare suoi discepoli e a seguirlo; con il suo abbassamento, ci ha dato un esempio da imitare, [Cf ⇒ Gv 13,15 ] con la sua preghiera, attira alla preghiera, [Cf ⇒ Lc 11,1 ] con la sua povertà, chiama ad accettare liberamente la spogliazione e le persecuzioni [Cf ⇒ Mt 5,11-12 ].
521 Tutto ciò che Cristo ha vissuto, egli fa sì che noi possiamo viverlo in lui e che egli lo viva in noi. “Con l'Incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo a ogni uomo” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 22]. Siamo chiamati a formaresola con lui; egli ci fa comunicare come membra del suo Corpo a ciò che ha vissuto nella sua carne per noi e come nostro modello:
Noi dobbiamo sviluppare continuamente in noi e, in fine, completare gli stati e i Misteri di Gesù. Dobbiamo poi pregarlo che li porti lui stesso a compimento in noi e in tutta la sua Chiesa. . . Il Figlio di Dio desidera una certa partecipazione e come un'estensione e continuazione in noi e in tutta la sua Chiesa dei suoi Misteri mediante le grazie che vuole comunicarci e gli effetti che intende operareMisteri. E con questo mezzo egli vuole completarli in noi [San Giovanni Eudes, Tractatus de regno Iesu, cf Liturgia delle Ore, IV, Ufficioletture del venerdì della trentatreesima settimana].
San Gregorio Nazianzeno. Il cristiano può vincere le tentazioni
Se ti farà presente la tua povertà - non dubitò infatti di farlo anche con Cristo, facendo gli notare la sua fame perché trasformasse in pane le pietre - ricorda le sue risposte (cfr. Mt 4, 4). Insegnagli quel che non sa; opponigli quella parola di vita che è pane disceso dal cielo e dà la vita al mondo. Se t'insidia con la vanagloria - come fece con lui quando lo portò sul pinnacolo del tempio e gli disse: «Gettati giù» per mostrare la tua divinità (Mt 4,6) - non lasciarti trasportare dalla superbia. Se ti vincerà in questo, non si fermerà qui. È insaziabile, tutto brama; adesca anche con l'aspetto della bontà e travolge il bene in male: questo è il suo modo di combattere.
Quel ladro è un esperto conoscitore anche della Scrittura. Qui quel «sta scritto» riguarda il pane; là riguarda gli angeli. Infatti sta scritto: «Ai suoi angeli darà ordine per te, essi ti sosterranno con le mani» (Le 4, 10.11). O sofista del vizio! Perché passi sotto silenzio quel che segue? Lo comprendo esattamente, anche se tu l'hai taciuto, perché diceva: camminerò su di te, aspide e basilisco, calpesterò serpenti e scorpioni; protetto e fortificato, ben inteso, dalla Trinità.
Se ti assalirà con l'avarizia, facendo balenare in un attimo ai tuoi occhi tutti i regni come se gli appartenessero ed esigendo la tua adorazione, disprezzalo come un miserabile. Difeso dal segno della croce, digli: Anch'io sono immagine di Dio; non sono stato ancora scacciato come te, per la superbia, dalla gloria celeste; sono rivestito di Cristo; col battesimo Cristo è diventato mia eredità: sei tu che mi devi adorare. Credimi, vinto e svergognato da queste parole, si ritirerà da tutti quelli che sono illuminati, come si è allontanato dal Cristo, principio della luce.
Dai «Discorsi» di san Gregorio Nazianzeno, vescovo.
Sant’Ambrogio. « Allora, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo »
Bisogna ricordarti come il primo Adamo è stato cacciato fuori dal paradiso nel deserto, perché la tua attenzione sia richiamata sul modo in cui il secondo Adamo torna dal deserto al paradiso. Vedi infatti come la prima condanna viene sciolta nello stesso modo in cui era stata legata, e come i benefici divini sono ristabiliti sulle tracce degli antichi. Adamo viene da una terra vergine, Cristo viene dalla Vergine ; quello è stato fatto a immagine di Dio, questo è l’Immagine di Dio (Col 1,15). Quello è stato posto sopra tutti gli animali senza ragione, questo al di sopra di ogni essere vivente. Mediante una donna è venuta la stoltezza, mediante una vergine, la sapienza ; la morte è venuta da un albero, la vita dalla croce. Uno, spogliato del vestito spirituale, si è tessuto una tunica con le foglie di un’albero ; l’altro, spogliato del vestito di questo mondo, non ha più voluto nessun vestito materiale (Gv 19,23).
Adamo è stato cacciato nel deserto, Cristo viene nel deserto : infatti sapeva dove trovare il condannato che sarebbe stato ricondotto al paradiso, liberato dalla sua colpa… Senza guida, come avrebbe potuto ritrovare nel deserto la strada smarrita, colui che nel paradiso aveva perso per mancanza di una guida, la strada che stava seguendo ?
Là, le tentazioni sono numerose, lo sforzo verso la virtù difficile, e facili i passi falsi nell’errore… Seguiamo quindi Cristo secondo la Scrittura : « Seguirete il Signore vostro Dio, e gli resterete fedeli » (Dt 13,5)… Seguiamo dunque le sue orme, e potremo tornare dal deserto al paradiso.
Sant’Ambrogio (circa 340-397), vescovo di Milano e dottore della Chiesa
Commento al vangelo di Luca, IV, 7-12 ; PL 15,1614
R. Cantalamessa. Cristo ha vinto Satana per liberarci
Il demonio, il satanismo e altri fenomeni connessi sono oggi di grande attualità, e inquietano non poco la nostra società. Il nostro mondo tecnologico e industrializzato pullula di maghi, stregoni di città, occultismo, spiritismo, dicitori di oroscopi, venditori di fatture, di amuleti, nonché di sette sataniche vere e proprie. Scacciato dalla porta, il diavolo è rientrato dalla finestra. Cioè, scacciato dalla fede, è rientrato con la superstizione.
L'episodio delle tentazioni di Gesù nel deserto che si legge nella prima Domenica di Quaresima ci aiuta a fare un po' di chiarezza su questo tema. Anzitutto, esiste il demonio? Cioè, la parola demonio indica davvero una qualche realtà personale, dotata di intelligenza e volontà, o è semplicemente un simbolo, un modo di dire per indicare la somma del male morale del mondo, l'inconscio collettivo, l'alienazione collettiva e via dicendo? Molti, tra gli intellettuali, non credono nel demonio inteso nel primo senso. Però si deve notare che grandi scrittori e pensatori, come Goethe, Dostoevskij hanno preso assai sul serio l'esistenza di satana. Baudelaire, che non era certo uno stinco di santo, ha detto che "la più grande astuzia del demonio è far credere che egli non esiste".
La prova principale dell'esistenza del demonio nei vangeli non è nei numerosi episodi di liberazione di ossessi, perché nell'interpretare questi fatti possono aver influito le credenze antiche sull'origine di certe malattie. Gesù che è tentato nel deserto dal demonio, questa è la prova. La prova sono anche i tanti santi che hanno lottato nella vita con il principe delle tenebre. Essi non sono dei "Don Chisciotte" che hanno lottato contro mulini a vento. Al contrario, erano uomini molto concreti e dalla psicologia sanissima.
Se tanti trovano assurdo credere nel demonio è perché si basano sui libri, passano la vita nelle biblioteche o a tavolino, mentre al demonio non interessano i libri, ma le persone, specialmente, appunto, i santi. Cosa può saperne su Satana chi non ha mai avuto a che fare con la realtà di satana, ma solo con la sua idea, cioè con le tradizioni culturali, religiose, etnologiche su satana? Costoro trattano di solito questo argomento con grande sicurezza e superiorità, liquidando tutto come "oscurantismo medievale". Ma è una falsa sicurezza. Come chi si vantasse di non aver alcuna paura del leone, adducendo come prova il fatto che lo ha visto tante volte dipinto o in fotografia è non si è mai spaventato. D'altra parte, è del tutto normale e coerente che non creda nel diavolo, chi non crede in Dio. Sarebbe addirittura tragico se qualcuno che non crede in Dio credesse nel diavolo!
La cosa più importante che la fede cristiana ha da dirci non è però che il demonio esiste, ma che Cristo ha vinto il demonio. Cristo e il demonio non sono per i cristiani due principi uguali e contrari, come in certe religioni dualistiche. Gesù è l'unico Signore; Satana non è che una creatura "andata a male". Se gli è concesso potere sugli uomini, è perché gli uomini abbiano la possibilità di fare liberamente una scelta di campo e anche perché "non montino in superbia" (cf. 2 Cor 12,7), credendosi autosufficienti e senza bisogno di alcun redentore. "Il vecchio Satana è matto - dice un canto spiritual negro. Ha sparato un colpo per distruggere la mia anima, ma ha sbagliato mira e ha distrutto invece il mio peccato".
Con Cristo non abbiamo nulla da temere. Niente e nessuno può farci del male, se noi stessi non lo vogliamo. Satana, diceva un antico padre della Chiesa, dopo la venuta di Cristo, è come un cane legato sull'aia: può latrare e avventarsi quanto vuole; ma, se non siamo noi ad andargli vicino, non può mordere. Gesù nel deserto si è liberato da Satana per liberarci da satana! È la gioiosa notizia con cui iniziamo il nostro cammino quaresimale verso la Pasqua.
I Domenica di Quaresima anno A
«Se [il demonio] ti farà presente la tua povertà (...) insegnagli quel che non sa; opponigli quella parola di vita che è pane disceso dal cielo e dà la vita al mondo» (San Gregorio Nazianzeno, Discorso 40, 10)
LITURGIA
COMMENTI
J. Ratzinger, Le tentazioni, specchio della figura di Cristo
J. Ratzinger. La tentazione del pane
J. Ratzinger. « Nel deserto rimase quaranta giorni »
C. Caffarra. Omelia sulle tentazioni
CATECHISMO
Catechismo della Chiesa Cattolica. La tentazione di Gesù, il suo mistero in noi
PADRI DELLA CHIESA
San Gregorio Nazianzeno. Il cristiano può vincere le tentazioni
Sant’Ambrogio. «Allora, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo»
C. Caffarra. Omelia sulle tentazioni
È un grande momento quello che la Chiesa inizia ora a vivere: essa è chiamata, e ciascuno di noi è chiamato nella Chiesa, a divenire partecipe del mistero delle tentazioni di Cristo nel deserto: a rivivere questo mistero di cui avete sentito la narrazione nel Vangelo. In Gesù infatti, che è il Nuovo Adamo, ognuno di noi è stato incluso, e come prefigurato realmente, così che ciascuno di noi rivive in sé la vita del Signore. E non solo né principalmente attraverso l’imitazione, ma nel senso che ci è donato il suo Santo Spirito che ci inserisce nel Cristo nostro capo: nel Cristo tentato e vittorioso. E’ questo tutto il mistero (o sacramento) della S. Quaresima, che noi siamo chiamati a rivivere in noi attraverso un percorso che ci porterà fino alla celebrazione della Grande Missione e poi della Pasqua..
1. Iniziamo dalla meditazione attenta della pagina evangelica che narra le tre tentazioni di Gesù nel deserto. E’ molto profonda, e dobbiamo essere molto docili allo Spirito che cela spieghi dentro al cuore attraverso le mie parole, che percuotono solo le vostre orecchie. Potremmo analizzare ad una ad una le tre tentazioni di Gesù ma forse è meglio che ci domandiamo se queste tre tentazioni in fondo non sono altro che tre espressioni, tre modalità in cui prende corpo una sola tentazione, una sola proposta che il Satana fa alla libertà umana di Gesù. E’ proprio così! Che cosa propone a Gesù? di seguire una via, di realizzare un’esistenza contraria a quella che il Padre aveva progettato per Lui, cercando di introdurre nel suo cuore il sospetto circa la bontà e la fedeltà di Dio. Vedete, fratelli e sorelle, questa è da sempre (dalla tentazione di Adamo in poi) la “strategia” di cui si serve Satana per indurci al peccato: prima di tutto farci dubitare, a livello della nostra ragione, della bontà del Padre e poi, di conseguenza, indurci a disobbedire al suo progetto. Introdurre nel cuore dell’uomo il sospetto che Dio sia invidioso della felicità dell’uomo; introdotto il sospetto, è più facile indurre la sua libertà al male. E’ questo che Satana ha tentato di fare con Gesù nel deserto: distoglierlo dalla sua obbedienza al Padre, mostrando come vera vita un’esistenza contraria al progetto divino. Come? Ecco le tre forme che assume questa tentazione di base. La prima: “Se tu sei Figlio di Dio, dì a questa pietra che diventi pane”. E’ un invito a dare prova della sua capacità di provvedere a se stesso, prescindendo dal Padre. E’ un invito a dare una dimostrazione della propria relazione unica al Padre, attraverso un fatto miracoloso che non gli renda più necessario l’abbandono confidente al Padre. Gesù però risponde che egli intende vivere invece la sua missione nell’ascolto obbediente del Padre.
La seconda: “Ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni … tutto sarà tuo”. E’ la tentazione più subdola, formulata quasi cogli stessi termini di un’antica promessa messianica (cfr. Sal 2,7-8). In questa promessa Iddio prometteva al suo Messia di renderlo Signore. Ma la via è quella dell’umiliazione e non della gloria, del servizio e non del dominio. Gesù risponde che egli intende dipendere esclusivamente da Dio, vivendo la sua esistenza messianica nell’assoluta obbedienza al Padre.
La terza: “Se tu sei Figlio di Dio, buttati giù”. E’ il sospetto della fedeltà di Dio alle sue promesse. Egli aveva detto: “ai suoi angeli darà ordine per te …” «Prova se è vero! » Sembra dire Satana «mettilo alla prova per verificare se mantiene le sue promesse». La risposta di Gesù è secca e decisa: questo significa “tentare Dio”. L’affidamento al Padre è totale. Vedete, fratelli e sorelle, che la tentazione satanica è in una terribile progressione: dimostra colla tua potenza che non hai bisogno di Dio; costruisciti una potenza e un regno in questo mondo; prova infine a verificare se Dio mantiene le promesse e se di Lui ci si può fidare. Ed anche vedete che la triplice tentazione di Satana mira ad un solo obiettivo: convincere che si può vivere senza Dio; optare per una vita che prescinda da Dio stesso. E’ questa l’intima natura di ogni suggestione diabolica: la suggestione dell’anti-verità.
2. Carissimi fratelli e sorelle, ho detto che la Quaresima è il mistero della partecipazione alla tentazione e vittoria di Cristo. Questa partecipazione ha un nome: si chiama conversione. E’ un avvenimento, la conversione, assai profondo che lo Spirito Santo vuole fare accadere in noi per mezzo della S. Quaresima. In che cosa consiste? Nel rifare esattamente il cammino contrario a quello che abbiamo fatto allontanandoci dal Signore. E’ stato un cammino della nostra intelligenza che ha cominciato a non fidarsi più della parola di Dio; è stato un cammino della nostra volontà che ha di conseguenza scelto come bene ciò che la parola di Dio giudicava male. La conversione quindi è un cambiamento nel nostro modo di pensare: pensare secondo il Signore; è un cambiamento nel nostro modo di scegliere ed essere liberi: seguire il Signore.
Il Signore nel deserto ha già vinto per noi; ora vuole vincere in noi: Egli stesso ci conduca col suo S. Spirito fuori dalla nostra miseria nella vera libertà dei figli.
J. Ratzinger. La tentazione del pane
[...] La prova dell'esistenza di Dio che il tentatore propone nella prima tentazione consiste nel trasformare in pane le pietre del deserto. All'inizio si tratta della fame di Gesù stesso - così l'ha vista Luca: «Di' a questa pietra che diventi pane» (Le 4,3). Ma Matteo interpreta la tentazione in modo più ampio, così come già durante la vita terrena di Gesù e in seguito lungo tutta la storia gli veniva e gli viene proposta sempre di nuovo.
Che cosa vi è di più tragico, che cosa contraddice maggiormente la fede in un Dio buono e la fede in un redentore degli uomini che la fame dell'umanità? Il primo criterio di identificazione del redento re davanti al mondo e per il mondo non dovrebbe essere quello di dare il pane e mettere fine alla fame di ogni uomo? Quando il popolo d'Israele vagava nel deserto Dio l'aveva nutrito mandando il pane dal cielo, la manna. Si credeva di poter riconoscere in questo un'immagine del tempo messianico: non doveva e non deve il salvatore del mondo dimostrare la propria identità dando da mangiare a tutti? Il problema dell'alimentazione del mondo – e, più in generale: i problemi sociali - non sono forse il primo e autentico criterio al quale deve essere commisurata la redenzione? Può qualcuno che non soddisfa questo criterio chiamarsi a buon diritto redentore? Il marxismo ha fatto proprio di questo ideale - in modo comprensibilissimo - il cuore della sua promessa di salvezza: avrebbe fatto sì che ogni fame fosse placata e che «il deserto diventasse pane»...
«Se tu sei Figlio di Dio...» - quale sfida! E non si dovrà dire la stessa cosa alla Chiesa? Se vuoi essere la Chiesa di Dio, allora preoccupati anzitutto del pane per il mondo - il resto viene dopo. È difficile rispondere a questa sfida, proprio perché il grido degli affamati ci penetra e deve penetrarci tanto profondamente nelle orecchie e nell'anima. La risposta di Gesù non si può capire solo alla luce del racconto delle tentazioni. Il tema del pane permea tutto il Vangelo e deve essere visto in tutta la sua estensione. Ci sono altri due grandi racconti sul pane nella vita di Gesù. Uno è la moltiplicazione dei pani per le migliaia di persone che avevano seguito il Signore nel deserto. Perché ora viene fatto quello che prima era stato respinto come tentazione? La gente era venuta per ascoltare la parola di Dio e per farlo aveva lasciato perdere tutto il resto. E così, come persone che hanno aperto il proprio cuore a Dio e agli altri in reciprocità, possono ricevere il pane nel modo giusto. Questo miracolo suppone tre elementi: in precedenza vi è stata la ricerca di Dio, della sua parola, del giusto orientamento di tutta la vita. Il pane viene inoltre implorato da Dio. E infine un elemento fondamentale del miracolo è la disponibilità reciproca a condividere. Ascoltare Dio diventa vivere con Dio, e conduce dalla fede all'amore, alla scoperta dell'altro. Gesù non è indifferente di fronte alla fame degli uomini, ai loro bisogni materiali, ma li colloca nel giusto contesto e dà loro il giusto ordine.
Questo secondo racconto sul pane rimanda in anticipo al terzo e ne costituisce la preparazione: l'Ultima Cena, che diventa l'Eucaristia della Chiesa e il miracolo permanente di Gesù sul pane. Gesù stesso è diventato il chicco di grano che morendo produce molto frutto (cfr. Gv 12,24). Egli stesso è diventato pane per noi, e questa moltiplicazione dei pani durerà in modo inesauribile fino alla fine dei tempi. Così ora comprendiamo la parola di Gesù, che Egli prende dall'Antico Testamento (cfr. Dt 8,3), per respingere il tentatore: «Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio» (Mt 4,4). A questo proposito c'è una frase del gesuita tedesco Alfred Delp, messo a morte dai nazisti: «Il pane è importante, la libertà è più importante, ma la cosa più importante di tutte è la costante fedeltà e l'adorazione mai tradita».
Laddove questo ordine dei beni non viene rispettato, ma rovesciato, non ne consegue più la giustizia, non si bada più all'uomo che soffre, ma si creano dissesto e distruzione anche nell'ambito dei beni materiali. Laddove Dio è considerato una grandezza secondaria, che si può temporaneamente o stabilmente mettere da parte in nome di cose più importanti, allora falliscono proprio queste presunte cose più importanti. Non lo dimostra soltanto l'esito negativo dell'esperienza marxista.
Gli aiuti dell'Occidente ai Paesi in via di sviluppo, basati su princìpi puramente tecnico-materiali, che non solo hanno lasciato da parte Dio, ma hanno anche allontanato gli uomini da Lui con l'orgoglio della loro saccenteria, hanno fatto del Terzo Mondo il Terzo Mondo in senso moderno. Tali aiuti hanno messo da parte le strutture religiose, morali e sociali esistenti e introdotto la loro mentalità tecnicistica nel vuoto. Credevano di poter trasformare le pietre in pane, ma hanno dato pietre al posto del pane. È in gioco il primato di Dio. Si tratta di riconoscerlo come realtà, una realtà senza la quale nient'altro può essere buono. Non si può governare la storia con mere strutture materiali, prescindendo da Dio. Se il cuore dell'uomo non è buono, allora nessuna altra cosa può diventare buona. E la bontà di cuore può venire solo da Colui che è Egli stesso la Bontà, il Bene.
Le tentazioni di Gesù, capitolo 2 di GESÙ DI NAZARET, di Joseph Ratzinger - Benedetto XVI, Rizzoli (Pagg.53-56)
J. Ratzinger. « Nel deserto rimase quaranta giorni »
Andando nel deserto, Gesù si inserisce nella storia della salvezza del suo popolo, del popolo eletto. Quella storia inizia, dopo l’uscita dall’Egitto, con una migrazione di quarant’anni nel deserto. In mezzo a questi quarant’anni si trovano i giorni dell’incontro con Dio: i quaranta giorni che Mosè passò sul monte, nel digiuno assoluto, lontano dal suo popolo, nella solitudine della nube, sulla cima della montagna (Es 24,18). Dal cuore di questi giorni sgorga la fonte della Rivelazione. Ritroviamo questa durata di quaranta giorni nella vita di Elia: perseguitato dal re Acab, egli cammina quaranta giorni nel deserto, tornando all’origine dell’alleanza, alla voce di Dio, per una nuova tappa della storia della salvezza (1 Re 19,8).
Gesù entra nella storia. Rivive le tentazioni del suo popolo, le tentazioni di Mosè. Come Mosè, offriva il sacro scambio: essere cancellato dal libro della vita per salvare il suo popolo (Es 32,32). Gesù infatti sarà l’agnello di Dio, che toglie i peccati del mondo; sarà il vero Mosè che è veramente “nel seno del Padre” (Gv 1,18) faccia a faccia con lui, per rivelarlo. Nei deserti del mondo, è veramente la fonte dell’acqua viva (Gv 7,38), colui che non si limita a parlare, ma è, in persona, la parola di vita: via, verità e vita (Gv 14,6). Dall’alto della croce, ci dà l’alleanza nuova. Vero Mosè, entra mediante la sua risurrezione nella terra promessa, il cui accesso è stato rifiutato a Mosè e, con la chiave della croce, ce ne apre la porta.
J. Ratzinger, Le tentazioni, specchio della figura di Cristo
Desidero ora, sulla base di un particolare testo biblico, mostrare come si possa scoprire Cristo, volgere a lui il nostro
La prima tentazione: il pane e la salvezza.
Ripercorriamo ora le tentazioni una per una. Dopo quaranta giorni di digiuno Gesù ha fame. Il bisogno fisico elementare di
«Se sei il Figlio di Dio...»: quale sfida! La medesima che viene lanciata alla Chiesa: «Se vuoi essere la Chiesa di Dio,
Viene talvolta spontaneo chiedersi perché Dio non abbia
Così, dal dibattito strutturale circa il singolare dialogo tra
La terza tentazione: Cristo e Anticristo
E se oggi fossimo chiamati noi a scegliere? Quale speranza
La Quaresima è un invito a scoprire questa vittoria, la sua gloria duratura, e a lasciarci guidare da essa nelle decisioni della