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Il Miracolo Eucaristico di Veroli

Il Miracolo Eucaristico di Veroli

- Frosinone -

26 marzo 1570

"Il 26 marzo 1570 nella chiesa collegiata di Sant'Erasmo in Veroli venne esposto il SS.mo Sacramento per le quaranta ore di pubblica adorazione, in memoria delle altrettante ore nelle quali il corpo di Cristo stette rinchiuso nel Sepolcro.
L'esposizione differiva da quella che oggi è in uso: ancora non era molto diffuso l'ostensorio, anche se nel Concilio di Colonia (1452) si era parlato di questo oggetto che doveva avere una teca di vetro sul davanti, circondata da raggi e sormontata da una croce.
Nella chiesa di S.Erasmo, l'Ostia consacrata, secondo il rito tradizionale, venne chiusa in una teca d'argento di forma cilindrica con coperchio a cerniera e questa posta dentro un grande calice ministeriale, anch'esso d'argento, coperto con la patena. Il tutto, infine, fu avvolto in un elegante drappo di seta i cui lembi vennero raccolti e legati all'impugnatura del calice.

Don Angelo de Angelis, canonico della medesima chiesa collegiata, preparò così il calice e, dopo i Vespri di Pasqua, lo espose sull'altare della cappella dedicata a San Gregorio papa, illuminata per l'occasione da numerosi ceri.

Era costume che ogni confraternita della città andasse ad adorare per un'ora il SS.mo Sacramento esposto. Così gli iscritti alla confraternita della Misericordia o della Buona morte, che precedevano quelli del Corpus Domini e quelli della Madonna, vestiti con i loro sacchi neri, si accinsero al loro ufficio e si posero tutti in ginocchio per pregare, recitare salmi ed orazioni.

Ad un certo momento il velo, il calice e lo scatolino divennero trasparenti come puro cristallo. I presenti videro nel fondo della coppa del calice una stella molto splendente, la cui luce annientava quella delle candele della cappella e sopra detta stella poggiava l'Ostia consacrata. A breve distanza di tempo l'Ostia si convertì in un fanciullo vestito di nero, semicoperto da una nuvoletta, che si sollevava sopra il calice, per poi ancora trasformarsi repentinamente in Gesù Cristo morente sulla croce.

Alla vista di tali apparizioni, i presenti, tra lacrime e grida, tra meraviglia e timore, iniziarono ad implorare la misericordia di Dio. La notizia in breve tempo fece il giro della città. Accorsero immediatamente nella chiesa di S.Erasmo il vescovo e le autorità cittadine. Numerosi altri devoti e curiosi affollarono l'ingresso della cappella di San Gregorio: tutti volevano entrare, tutti desideravano vedere ciò che stava accadendo. Molti poterono constatare di persona cosa avveniva poiché le visioni soprannaturali, come attesteranno i testimoni chiamati a deporre, durarono per circa mezz'ora. Poi tutto ritornò come prima. Il giorno seguente, 27 marzo, alla medesima ora, la luce della stella apparve di nuovo in fondo al calice e poi scomparve.

Tutti videro distintamente tre Ostie, di uguale grandezza e tangenti reciprocamente, sollevarsi dal calice. Queste a loro volta scomparvero lasciando il posto a tre fanciulli, dei quali quello centrale era più grande degli altri due; successivamente rimasero visibili una sola Ostia ed un Bambino. Avvennero ancora altre trasformazioni, che durarono mezz'ora circa, come la sera precedente. Terminate le quaranta ore di adorazione, il SS.mo Sacramento non fu riposto nel tabernacolo, in quanto le autorità ecclesiastiche decisero di prolungare l'esposizione fino al 6 aprile. Nel frattempo si verificarono diverse guarigioni miracolose di cittadini verolani e di altre persone provenienti da paesi limitrofi che, venuti a conoscenza del fatto, erano accorsi a Veroli."

Testo tratto dal libro: Testimoni di un prodigio di Giuseppe D'Onorio

www.prolocoveroli.it

Il Miracolo Eucaristico di Offida

Il Miracolo Eucaristico di Offida

- 1273 -

Siamo nel 1273, una donna su invito di una maga a cui si era rivolta per farsi benvolere dal marito getta un Ostia consacrata sul fuoco, la particola rimasta solo in piccola parte pane si trasformò in carne, da cui sgorgò Sangue abbondante; l'Ostia, il coppo, che conteneva il fuoco e la tovaglia insanguinati sono ancora visibili nel santuario di Sant'Agostino.

***

Chiesa di Sant'Agostino o del Corpus Domini

Offida (AP)

In fondo all’abside, in una edicola protetta da una cancellata in ferro e da due sportelloni in noce del sec. XV, sono conservati i resti di un miracolo eucaristico avvenuto a Lanciano (Abruzzo) nel 1273.
Tali resti sono rappresentati da una parte di ostia convertita in sangue e carni umane, da una tovaglia del sec. XIII e da un coppo, ove sono visibili tracce di sangue. Parte dell’ostia è conservata in un’artistica croce in argento dorato del sec.XIV, opera di un valente orafo veneziano.

Un particolare interessante da un punto di vista storico riguarda la tovaglia; risulta essere l’unica tovaglia di uso domestico del sec.XIII che si conosca. Le reliquie vengono esposte al pubblico solo il giorno della Croce Santa, festa che si celebra il 3 Maggio.

Anticamente la ricorrenza del 3 Maggio assumeva carattere di particolare solennità ed otto giorni prima della festa, mentre le campane suonavano a distesa e le salve degli archibugi rompevano il silenzio, sulle torri del Palazzo Comunale e della Chiesa di S. Agostino, ove erano custoditi il Tesoro comunale e il Bussolo del governo (Statuto Libri 10, cap. lI), venivano issate le bandiere della franchigia ed in questo periodo gli Offidani venivano esentati dal pagamento dei debiti ed i commercianti forestieri dal pagamento del dazio.

Venivano mandati Nunzi speciali per fare bandire pubblicamente, per terre e città, che chiunque volesse venire alla fiera, che si teneva per l’occasione, avrebbe potuto farlo senza timore per la venuta, per la permanenza e per le proprie merci (Statuto di 0ffida, libro III, cap. 48, pag. 31).
La sera precedente, alcuni armigeri venivano messi di guardia davanti alla porta del tempio perché nessuno disturbasse le donne che vegliavano in preghiera (Statuto libro Il, cap.12).

Il giorno della festa si svolgevano il Palio dell’Anello, l’assalto ai tre castelli, uno nel piano Mostacci, uno nel piano di S.Nicola e uno davanti alla chiesa di S.Agostino (Statuto libro I, cap.12) e la solenne processione seguita da un gran numero di pellegrini che, dalle prime ore del mattino, avevano già attraversato il tempio strisciando le ginocchia sul pavimento in segno di penitenza, per chiedere grazie.
Durante le festività della S.Croce si svolgevano in Offida (Statuto libro III cap. 48) delle fiere che iniziavano otto giorni prima della festa e continuavano per otto giorni dopo.

Il miracolo

È un avvenimento accaduto nel 1273 a Lanciano ed è la storia di Ricciarella e del marito Giacomo Stasio, carrettiere, i quali passavano giornate fra continui litigi.
La donna, per riconquistare la pace familiare, si fece convincere da una fattucchiera a trafugare l’ostia consacrata durante la comunione mattutina per mescolarla nei cibi del marito e, dopo aver a lungo meditato, la pose su un coppo arroventato per polverizzarla. A questo punto avvenne il prodigio perché l’ostia si trasformò in brandelli di carne ed il sangue incominciò ad uscire così copioso tanto che la donna fu costretta a tamponare il coppo, sul quale aveva posto l’ostia, con una tovaglia domestica.
Presa dal rimorso seppellì tutto nella stalla sotto il letame ma, alla sera, quando il marito tornò dal lavoro, il mulo si rifiutò di entrare nella sua dimora. Solo dopo ingiurie e percosse il mulo entrò nella stalla, ma si inginocchiò con il muso rivolto verso il luogo dove erano sepolti i resti dell’atto sacrilego.
Siccome la scena si ripeteva tutte le sere e l’armonia fra i coniugi diventava sempre più precaria, la donna confessò tutto a fra Giacomo Diotallevi, priore del convento agostiniano, il quale prese i resti del miracolo e, nel 1280, li portò ad Offida.
I consoli ed i religiosi offidani, dopo aver ascoltato il racconto del priore, decisero di onorare degnamente il miracolo e commissionarono ad un valente orafo veneziano una croce d’argento all’interno della quale furono posti i resti del prodigio (sec.XIV).
Durante il viaggio di ritorno verso Offida le reliquie sfuggirono miracolosamente alle navi del doge il quale, venuto a conoscenza che un monaco della Marca trasportava via mare delle cose prodigiose, aveva deciso di impadronirsene per arricchire Venezia di un altro tesoro.
Da allora le reliquie sono conservate nella chiesa di S.Agostino.

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Dove anticamente si trovava la stalla di Ricciarella, a Lanciano, oggi si trova l’attuale chiesa di S.Croce nel quartiere di Lancianovecchia.

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Curiosità:

Dopo questo secondo Miracolo Eucaristico a Lanciano si spiega il perché i lancianesi siano anche chiamati “frijacriste”.

Il Miracolo Eucaristico di Bolsena

Il Miracolo Eucaristico di Bolsena

e

il Duomo di Orvieto

-1263-

Il Santuario, nel Duomo di Orvieto, è legato al miracolo di Bolsena. Il sacerdote boemo Pietro da Praga dubitava sulla verità della transustanziazione, cioè sulla mutazione del pane e del vino nel corpo e sangue di Cristo. Un giorno dell’anno 1263, mentre celebrava la Messa presso la tomba di santa Cristina di Bolsena, vide delle gocce di sangue stillare dall’ostia consacrata; esse si posarono sul Corporale e sul pavimento. Il sacerdote andò subito da papa Urbano IV, il quale si trovava ad Orvieto. Verificato il miracolo, l’anno successivo il Pontefice istituì la festa del Corpus Domini. Nella città fu innalzato perciò un tempio sul luogo più alto (1290), al quale si aggiunse la cappella del Corporale (1350) e la Cappella Nuova (1408).
Il Duomo venne disegnato da Arnolfo di Cambio in forme tardo romaniche. I lavori proseguirono in stile gotico da Lorenzo Maitani.

IL DUOMO

La facciata, terminata soltanto nel Seicento, forma un monumentale trittico gotico ogivale, ornato da sculture e preziosissimi mosaici.
I quattro grandi pilastri sono rivestiti di tavole marmoree con bassorilievi del Maitani con la collaborazione di scultori senesi e pisani: sono rappresentate scene del Vecchio e del Nuovo Testamento nonché del Giudizio universale. Nella parte superiore si trova un superbo rosone, inscritto in un quadrato, ornato di statue.
L’interno è a tre navate, con arco a tutto sesto, divise da colonne con ricchi capitelli, in stile romanico, mentre il transetto e il presbiterio sono in forme gotiche. Tutta la chiesa è rivestita di preziosi affreschi. Nella navata destra si trova la cappella di san Brizio, in parte affrescata dal beato Angelico e da Benozzo Gozzoli e completata da Luca Signorelli con il celeberrimo Giudizio Universale, uno dei migliori cicli di pittura dell’intero Rinascimento.
Sull’altare si trova il tabernacolo marmoreo (1358) contenente il reliquiario del Corporale che viene esposto il pomeriggio di Pasqua e nella festa del Corpus Domini. Il reliquiario, opera di Ugolino di Vieri, è ornato di metalli preziosi e smalti con le scene della vita di Cristo. All’inizio della navata di sinistra si ammira un affresco della Madonna con il Bambino di Gentile da Fabriano (1425).

Cristina Siccardi - RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2002-Maggio -

LA FESTA DEL CORPUS DOMINI

La festa del Corpus Domini celebra il miracolo di Bolsena, avvenuto nel 1263. Le più antiche cronache ci parlano di un sacerdote boemo, cui la tradizione dà il nome di Pietro da Praga, il quale in quel tempo di controversie teologiche sul mistero eucaristico fu assalito da dubbi sulla reale presenza di Cristo nel pane e nel vino consacrato. Per trovare finalmente pace, risolse nel suo animo di intraprendere un lungo pellegrinaggio di penitenza e meditazione alla volta di Roma per pregare sulla tomba di San Pietro. Dopo aver pregato sulla tomba del principe degli apostoli, rinfrancato nello spirito riprese il viaggio di ritorno verso la sua terra. Lungo la via Cassia, si fermò a dormire a Bolsena nei pressi del chiesa di Santa Cristina e per ringraziare Iddio, il mattino seguente, chiese di celebrare la S. Messa. Durante la celebrazione, dopo la consacrazione, alla frazione dell'Ostia, apparve ai suoi occhi un prodigio al quale da principio non voleva credere. Quell'Ostia che teneva tra le mani era diventata carne da cui stillava miracolosamente abbondante sangue. Impaurito e nello stesso tempo pieno di gioia cercò di nascondere ai rari presenti quello che stava avvenendo: concluse la celebrazione, avvolse tutto nel candido corporale di lino usato per la purificazione del calice che si macchiò immediatamente di sangue e fuggì verso la sagrestia. Ma durante il tragitto alcune gocce di sangue caddero sul pavimento tradendo la segretezza del prodigio.

A seguito di questo miracolo, nel 1264, con la Bolla "Transiturus de hoc mundo", Urbano IV decretò che la festa del Corpo del Signore fosse celebrata ogni anno in tutto il mondo cristiano e venne edificato il Duomo di Orvieto, dove è conservato il reliquiario che contiene l'ostia.

LA CAPPELLA DEL SANTISSIMO CORPORALE

Fu costruita per custodire la reliquia del miracolo di Bolsena intorno al 1350 nel periodo in cui era capomastro Andrea Pisano. La Cappella del SS. Corporale si apre nel fondo della crociera, sul lato nord della chiesa ricavata anch'essa, come la cappella del Signorelli, nello spazio fra gli archi di rinforzo del Maitani.
Essendo tali archi non perfettamente paralleli fra loro, le pareti furono inevitabilmente costrette ad elevarsi su una pianta trapezoidale. Ai lati dell'ingresso, entro le nicchie marmoree, si trovano a destra la statua di Maria, a sinistra quella del Cristo risorto entrambe di Raffaele da Montelupo (1563).Alla cappella si accede attraverso un portale romanico chiuso da una cancellata a quadrilobo, iniziata da Matteo da Bologna (1355-57) e finita da Michele da Orvieto (1366). La cappella è quasi interamente affrescata e lo stile che vi domina risulta sicuramente influenzato dalla scuola senese.

La decorazione delle pareti e delle volte fu eseguita da pittori quali: Ugolino di Prete Ilario, Domenico di Meo, frate Giovanni di Buccio Leonardelli ed altri fra il 1357 e il 1363.Gli affreschi a destra rappresentano i fatti del Miracolo di Bolsena. Nella parete di fondo, infine, è dipinta una Crocefissione con Deposizione e Resurrezione di Gesù Cristo. Nella volta sono dipinti fatti del Nuovo e del Vecchio Testamento, mentre sull'arco della porta d'ingresso la cena degli Apostoli. All'interno della Cappella è conservato il Reliquiario dove si conservava il SS.Corporale, stupendo monumento di oreficeria medioevale.

Fu eseguito fra il 1337-1338 da Ugolino di Vieri su commissione del vescovo Beltramo Monaldeschi; è d'argento, smaltato e bulinato, alto 1.39 metri e largo 0.63 metri e costò 1274 fiorini. Ha la forma della facciata del Duomo; sugli scomparti della fronte sono riprodotti, forse su disegno di Ambrogio Lorenzetti, i fatti della Vita della Vergine e la Storia del Miracolo di Bolsena: Annunciazione, Presepio, Epifania, Presentazione al Tempio, Fuga in Egitto, Disputa dei Dottori, Battesimo di Gesù, Gesù tentato, il Miracolo di Bolsena, Urbano IV ascolta il prete boemo, il papa ordina al vescovo di recarsi a Bolsena, il vescovo prende il Corporale, lo porta ad Orvieto, Urbano Iv gli va incontro, lo stesso mostra al popolo il Corporale, istituisce la festa del Corpus Domini, Ingresso di Gesù a Gerusalemme, Cenacolo, la Lavanda dei piedi.

Nella parte posteriore sono rappresentate, invece le scene della vita di Gesù: Orazione nell'orto, Cattura di Gesù, Gesù davanti ad Anna, Gesù davanti a Caifa, davanti a Pilato, davanti ad Erode, di nuovo davanti a Pilato, Pilato si lava le mani, Salita al Calvario, Crocifissione, Deposizione e Resurrezione. Dalla cappella si accede, attraverso una porta sulla destra, alla Sagrestia finita nel 1365 da Vannuccio di Lucio e Lippo di Cristiano. Qui sono conservati un crocefisso attribuito a Nicolò di Nuto ed un armadio ligneo a formelle quadrate di Guglielmo da Venezia (1372-88).

IL RELIQUIARIO

Fu realizzato per custodire il Corporale che si macchiò durante il miracolo di Bolsena. Viene esposto ai fedeli e portato in processione in occasione di grandi festività religiose, come la Pasqua e, ovviamente, il Corpus Domini. E' un vero capolavoro di arte orafa; la sua realizzazione è dovuta a Ugolino di Vieri che vi lavorò, con tutta probabilità, tra il 1337 e il 1339, date che si desumono dai documenti dell'epoca che testimoniano il pagamento dell'opera. Alto un metro e 38 centimetri, largo 63 centimetri, è disegnato, per riprendere la facciata del Duomo, come un trittico ed è realizzato in oro argento e smalti con rappresentazioni sia sul lato anteriore che su quello posteriore; vi sono raffigurati episodi della vita di Gesù e il Miracolo di Bolsena.

PAOLO VI

ANGELUS DOMINI

Domenica, 8 agosto 1976

Voi già lo sapete: noi oggi, nel pomeriggio, andremo a Bolsena, e, a Dio piacendo, vi celebreremo la S. Messa, e in collegamento radiovisivo invieremo alla fine un breve messaggio al Congresso Eucaristico Internazionale di Filadelfia, negli Stati Uniti d’America.

Perché Bolsena? perché Filadelfia? Per un motivo religioso, eucaristico anzi. Bolsena è celebre per il suo miracolo, avvenuto nel 1263, quando un Sacerdote boemo pellegrino di passaggio, celebrando la S. Messa sull’altare della martire, ancora tanto onorata a Bolsena, tormentato dal dubbio circa la reale presenza di Gesù Cristo nell’Eucaristia, cioè circa la «transustanziazione» del pane e del vino nel Corpo e nel Sangue del Signore, vede che il Sangue bagna la piccola tovaglia, detta Corporale, sulla quale è compiuto il santo rito del sacrificio eucaristico. Meraviglia e stupore dei presenti. Subito il sacro Corporale, macchiato dal Sangue divino, fu portato alla vicina Orvieto, dove allora risiedeva il Papa, nostro lontano predecessore, Urbano IV (1261-1264), il quale, verificato il prodigio, istituì la festa del « Corpus Domini », dando così estensione in tutta la Chiesa al culto pubblico e solenne dell’Eucaristia, già diffuso in quegli anni nelle Fiandre (in reazione all’eresia di Berengario contraria appunto alla transustanziazione). Ne derivarono due capolavori : il Duomo di Orvieto, e l’officiatura liturgica di S. Tommaso d’Aquino, allora vivente, sull’Eucaristia. Orvieto conservò il Corporale del miracolo, ma Bolsena la memoria ed il culto del fatto originario; così che, dopo non breve attesa, noi oggi conferiremo alla Chiesa del miracolo il titolo di Basilica minore.

La quale così sarà spiritualmente qualificata a lanciare il nostro benedicente saluto alla Chiesa di Filadelfia, dove con semplicità pari alla solennità, presente il nostro Legato Cardinale Knox, e assistenti centinaia di Vescovi, migliaia di Sacerdoti, di Religiosi, di Religiose, di giovani forti e fedeli, di cattolici americani e provenienti da tutto il mondo adoreranno e ameranno Gesù Cristo nel sacrificio eucaristico, celebrando l’unità e l’universalità della Chiesa cattolica, tutta impegnata a corrispondere in spirito di servizio ad ogni legittima «fame» del mondo e ad accendere nell’umanità la fede, la speranza, l’amore.

Questo nostro desiderato intervento spirituale e televisivo da Bolsena a Filadelfia ci sembra molto bello e significativo. Che i vostri cuori siano pure presenti.

Anche perché la Madonna sarà certo con tutti noi.

Tratto dal sito del Vaticano: www.vatican.va

IL MIRACOLO EUCARISTICO DI LANCIANO: FEDE, SCIENZA E PIETA’ POPOLARE.

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Tutte le strade dell’Eucarestia debbono passare per LANCIANO. Lanciano (Ch), infatti, è città del primo Miracolo Eucaristico della storia e unico, nel genere, come dimostra quanto segue. Con Bolsena, Siena e Ferrara (per fare qualche riferimento), Lanciano è un nome importante nella nomenclatura religiosa d’Italia e del mondo. L ‘Abruzzo, terra di Santi e di santuari, ne va orgoglioso. Ma ecco i fatti. Una mattina di dodici secoli fa (anno 700), un monaco basiliano, oppresso dal dubbio sulla presenza reale di Gesù nell’Eucarestia, fatta la doppia consacrazione del pane e del vino, improvvisamente vide l'Ostia mutarsi in Carne e il Vino in Sangue. Attonito e non potendo occultare l’accaduto, manifestò il fatto ai pochi fedeli presenti, i quali, in un baleno, divulgarono la notizia in tutta la città e dintorni. Così, in una piccola città frentana e in un'umile chiesa agreste, intitolata a S. Legonziano, si verificava il più grande miracolo eucaristico della storia. I fedeli lancianesi hanno sempre creduto, per una tradizione ininterrotta, al Prodigio, anche se circostanze diverse lungo i secoli hanno variamente contribuito a rendere il Miracolo poco diffuso. La custodia e i luoghi “oscuri” della riposizione (suggeriti forse da una eccessiva prudenza) sono i motivi principali dell’oblio che ha avvolto così a lungo questo meraviglioso Tesoro. Dal 1902 le Ss. Reliquie custodite in un artistico ostensorio d’argento (1713) e collocate alla sommità di un altare monumentale, possono essere ammirate e venerate da vicino, per un doppio ordine di scale marmoree che vi conducono i numerosi pellegrini. Oggi, a distanza di dodici secoli, la Carne conserva la forma rosea. Il Sangue, contenuto in un calice di cristallo molto antico e fissato alla base dell’ostensorio, è suddiviso in cinque grumi, del peso complessivo di grammi 16 e milligrammi 505, terreo all’aspetto, ma dai colori naturali alla luce ravvicinata. Tutte queste circostanze hanno favorito una larga e rapida diffusione del Miracolo stesso. Finché nel 1971 non si ebbe il solenne e universale riconoscimento. Infatti, dopo varie ricognizioni ecclesiastiche, effettuate dai Vescovi locali a partire dal 1500, a cavallo degli anni 1970-1971, L 'illustre scienziato italiano prof. dott. Odoardo Linoli, libero docente di anatomia e istologia patologica e di chimica e di microscopia clinica, primario de “Gli Ospedali Riuniti” di Arezzo, operò la prima ricognizione scientifica della Carne e del Sangue, su incarico del Religiosi del Santuanio. La ricognizione previde due tempi: quello del prelievo dei campioni e quello della relazione pubblica sui risultati acquisiti. Il prelievo fu effettuato il 18 novembre 1970, alla presenza dell’Arciv. di Lanciano, Mons. Perantoni, del Ministro Provinciaie dei Conventuali d’Abruzzo e di tutta la Comunità religiosa del Santuario. Rotti i sigilli, apposti dall’Arciv. Petrarca nel 1886, l‘esimio professore prelevò dalla Carne due piccolissimi frammenti del peso cormplessivo di milligrammi 20, e dal Sangue altri frammenti del peso complessivo di milligrammi 318. Condotto il tutto nel suo laboratonio scientifico di Arezzo, il Prof. Linoli analizzò i Reperti per quasi tre mesi. Aquisiti tutti i dati, prima di pronunciarsi, intese avvalersi della collaborazione del suo illustre collega Prof. Ruggero Bertelli, ordinario fuori ruolo di anatomia umana normale all'università di Siena. Ottenute le convalide desiderate ed essendo tutto pronto per la pubblicazione, il 4 marzo 1971, nella Chiesa di S. Francesco (e cioè del Miracolo), davanti ad un pubblico scelto e numeroso, il Prof. Linoli comunicò ufficialmente i risultati delle analisi, corredandoli di un’ abbondante documentazione fotografica. Egli sintetizzò così: 1)Il Sangue del Miracolo Eucaristico è vero sangue e la Carne è vera carne.
2) La Carne è costituita da tessuto muscolare del cuore (miocardio).
3)Il Sangue e la Carne appartengono alla specie umana.
4)Il gruppo sanguigno è identico nel Sangue e nella Carne e ciò sta ad indicare l’unicità della persona donante, restando aperta la possibilità della provenienza da due persone diverse, fornite però dello stesso gruppo ematico.
5) Nel Sangue sono state ritrovate le proteine normalmente frazionate con i rapporti percentuali quali si hanno nel quadro siero-proteico del sangue fresco normale.
6) Nel Sangue sono stati anche ritrovati i minerali Cloruro, Fosforo, Magnesio, Potassio, Sodio in quantità ridotta, mentre è risultato aumentato il Calcio. Il noto scienziato, ampliando le conclusioni, asserì che:
a) per la Carne, è da escludere una derivazione da dissezione anatomica, operata su un cuore umano;
b) nessun processo conservativo ha mai riguardato la Carne e il Sangue;
c) è, perciò, assolutamente eccezionale la conservazione delle proteine e dei minerali nella Carne e nel Sangue. L ‘intervento scientifico del Prof. Linoli, pubblicato su tutte le più importanti riviste mediche, nonché sul testo redatto dal Santuario, ha suscitato e suscita una vasta gamma di consensi in campo scientifico nazionale ed internazionale.
Nel 1973, iI Prof. Giuseppe Biondini, medico e biologo italiano, interessò del fatto il Consiglio Superiore della Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), di cui, è membro effettivo. Detto Consiglio, di fronte al caso eccezionale, accolse la sollecitazione e affidò ad un'équipe di esperti di sette nazioni una verifica dei risultati acquisiti dal prof. Linoli, non per disistima verso il suo operato, ma per l'estrema importanza scientifica dell’analisi effettuata. Dopo 15 mesi di indagini, condotte collegialmente e non, la predetta Commissione scientifica internazionale, avvalendosi di tecniche e attrezzature aggiornatissime, non escluse quelle offerte dalla medicina nucleare, confermò pienamente i brillanti risultati conseguiti dal Prof. Linoli, allegando il tutto agli “ATTI” dell' OMS, in vista di una opportuna pubblicazione ufficiale. I predetti scienziati dell’ONU hanno precisato che iI Miracolo Eucaristico di Lanciano è e rimarrà un Caso Unico” scientificamente inspiegabile. Una conclusione solo apparentemente sorprendente, considerata l’ indimostrabilità scientifica del “mistero” corrispondente.
Il valore teologico e spirituale della definizione scientifica del Miracolo Eucaristico di Lanciano meriterebbe un discorso a parte, ma è, comunque, intuito dalle folle pellegrinanti. Dinanzi al Miracolo si constata de visu “l’emozione commossa e austera dell’anima religiosa popolare” (Paolo VI), nonché l‘attenzione che il Miracolo suscita negli animi, anche i più prevenuti...
Solo per dare qualche cifra approssimativa, nell’anno 1978 sono stati contati più di 700 gruppi e nell’anno in corso si prevede di superare ll migliaio, ai quali vanno aggiunti i tanti pellegrini “spiccioli” che quotidianamente passano per il Santuario. L 'Italia è praticamente di casa a Lanciano! Si registrano, inoltre, moltissime presenze estere, provenienti da ogni parte d’Europa e delle Americhe. Il testo “IL MIRACOLO EUCARISTICO DI LANCIANO" già alla terza edizione, è stato edito anche in inglese, francese, tedesco, spagnolo, portoghese e, prossimamente, in lingua locale, nelle Isole Filippine. Dinanzi al Miracolo Eucaristico di Lanciano emerge, a volte esplode, la grande pietà eucaristica del popolo, di qualunque cultura ed estrazione sociale. Di fronte a questo “segno”, perfettamente adeguato alla realtà Significata, non c’è chi, seppure “assente”, non percepisce un forte richiamo religioso e un profondo senso del divino. Il Miracolo Eucaristico di Lanciano, dono eccelso del Signore alla Chiesa, rimane, nella beatitudine evangelica della fede pura (cfr. Gv 20,29), un “segno” imponente delle realtà invisibili, un richiamo stimolante a una decisiva presa di coscienza religiosa, per un concreto rinnovamento di vita. Il mattino del 3 novernbme 1974 sostava al Santuario, con un gruppo di prelati polacchi, il Card. WOJTYLA, ora Papa Giovanni Paolo II. Dopo una lunga visita, ricca di interesse e di pietà, lasciava scritte, nell' Album dei visitatori, queste parole: “Fac nos tibi semper magis credere, in te spem habere, te diligere".

Il miracolo del SS. Sacramento, Torino 6 giugno 1453

Il miracolo del SS. Sacramento

TORINO

6 giugno 1453

E’ uno dei miracoli più noti e più spettacolari (ammesso che ci siano miracoli non spettacolari). Parliamo di quello avvenuto a Torino nel giugno del 1453, quindi 550 anni fa, durante la guerra tra la Francia e il Ducato di Piemonte-Savoia, ufficialmente scoppiata per il matrimonio tra Luigi, figlio del re Carlo VII, con Carlotta di Savoia (matrimonio che il re non voleva), ma in realtà perché Renato d’Angiò, volendo riconquistare il Regno di Napoli, voleva passare per la Savoia.
Mentre Renato attraversava le Alpi con duemila uomini e cinquecento cavalieri (i trasporti aerei erano di là da venire!), le truppe piemontesi intervennero in massa e si impadronirono di Exilles, un villaggio della Valle d’Oulx, saccheggiando tutto. Chiaro che l’esercito del D’Angiò passò ugualmente, ma ormai il saccheggio era avvenuto, e fu miracolo che le sue truppe non aggiunsero danno a danno, come generalmente avviene quando gli uomini perdono la testa e “fanno la guerra per stabilire la pace” (almeno così dicono!).

Il saccheggio non risparmiò la chiesa, da cui fu asportato tutto, compreso un ostensorio con l’ostia consacrata. I ladri buttarono tutto nei sacchi portati intenzionalmente e si diressero a Torino, dov’era più facile piazzare la “merce”. Oltrepassate Susa, Avigliana e Rivoli, arrivarono a Torino il 6 giugno, ottava della festa del Corpus Domini.

Nessuno si sarebbe accorto di nulla se un mulo non avesse incespicato e non fosse caduto, rifiutando di rimettersi in piedi, nonostante le grida e le bastonate dei ladri. Ma soprattutto se dal sacco legato sul basto del mulo basto non fosse caduto a terra l’ostensorio e l’ostia consacrata non ne fosse uscita, sollevandosi e rimanendo sospesa nel vuoto, luminosa come un sole in miniatura.

Poveri ladri! In un attimo si trovarono circondati da mezza Torino con a capo il vescovo, accorso non appena seppe quanto era accaduto. Mentre alcuni dicevano sottovoce “gli sta bene”, riferendosi ai ladri che non riuscirono neppure a fuggire, altri pregavano dicendo “Resta con noi, Signore”, in estasi davanti a quello spettacolo da paradiso. Finalmente un sacerdote alzò un calice verso l’ostia, quasi invitandola a posarvisi. Avvenne proprio così, perché pian piano essa si abbassò come il sole quando tramonta e si fermò sul calice che fu portato in processione nella cattedrale di S. Giovanni.

La prima testimonianza del miracolo, firmata da undici testimoni, è andata perduta, ma ne rimane un riassunto, conservato nell’archivio municipale in una cassetta di cipresso costruita appositamente per questo.
Sul luogo del miracolo prima fu innalzata una colonna, poi fu costruita l’attuale basilica del Corpus Domini. L’ostia non si conserva più: venerata per una quarantina d’anni, fu consumata per ordine della Santa Sede “per non obbligare Dio – si legge nei documenti – a fare un continuo miracolo, conservandola intatta.”
Peccato! Ma il ricordo del miracolo è vivo, sia perché i Santi del sec. XIX, che fecero del Piemonte la regione più “santa” del mondo (si pensi a don Bosco, al Cottolengo, al Cafasso e via dicendo), attinsero dal miracolo ispirazione per le loro Opere, sia perché il Congresso Eucaristico nazionale del 1953 (a cui intervenne il futuro Papa Giovanni XXIII) si tenne proprio a Torino.
La città più indicata per onorare il “Pane disceso dal cielo”!