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Benedetto XVI. La Parabola dei talenti

Nella celebre parabola dei talenti – riportata dall’evangelista Matteo (cfr 25,14-30) – Gesù racconta di tre servi ai quali il padrone, al momento di partire per un lungo viaggio, affida le proprie sostanze. Due di loro si comportano bene, perché fanno fruttare del doppio i beni ricevuti. Il terzo, invece, nasconde il denaro ricevuto in una buca. Tornato a casa, il padrone chiede conto ai servitori di quanto aveva loro affidato e, mentre si compiace dei primi due, rimane deluso del terzo. Quel servo, infatti, che ha tenuto nascosto il talento senza valorizzarlo, ha fatto male i suoi conti: si è comportato come se il suo padrone non dovesse più tornare, come se non ci fosse un giorno in cui gli avrebbe chiesto conto del suo operato. Con questa parabola, Gesù vuole insegnare ai discepoli ad usare bene i suoi doni: Dio chiama ogni uomo alla vita e gli consegna dei talenti, affidandogli nel contempo una missione da compiere. Sarebbe da stolti pensare che questi doni siano dovuti, così come rinunciare ad impiegarli sarebbe un venir meno allo scopo della propria esistenza. Commentando questa pagina evangelica, san Gregorio Magno nota che a nessuno il Signore fa mancare il dono della sua carità, dell’amore. Egli scrive: "È perciò necessario, fratelli miei, che poniate ogni cura nella custodia della carità, in ogni azione che dovete compiere" (Omelie sui Vangeli 9,6). E dopo aver precisato che la vera carità consiste nell’amare tanto gli amici quanto i nemici, aggiunge: "se uno manca di questa virtù, perde ogni bene che ha, è privato del talento ricevuto e viene buttato fuori, nelle tenebre" (ibidem).


Angelus del 13 novembre 2011

San Serafino di Sarov. «Impiegatele fino al mio ritorno»

 Il vero scopo della nostra vita cristiana consiste nell’acquisizione dello Spirito Santo; la preghiera, le veglie, il digiuno, l’elemosina e le altre opere virtuose fatte nel nome di Cristo non sono altro che i mezzi per acquistarlo... Sapete come fare per acquistare il denaro? Per lo Spirito Santo, è lo stesso.

         Per la gente, lo scopo della vita consiste nell’acquisizione del denaro, nel guadagno. I nobili, oltre a questo, desiderano ottenere degli onori, dei segni di riconoscimento e altre ricompense concesse in cambio di servizi resi allo Stato. Anche l’acquisizione dello Spirito Santo è un capitale, però un capitale eterno, fonte di grazie, simile ai capitali temporali, e che si ottiene con gli stessi procedimenti. Il nostro Signore Gesù Cristo, l’uomo Dio, paragona la nostra vita ad un mercato, e la nostra attività sulla terra ad un commercio. Raccomanda a tutti noi: “Impiegatele fino al mio ritorno”, e san Paolo scrive: “traete profitto dal tempo presente, perché i giorni sono cattivi” (Ef 5,16) cioè: Affrettatevi ad ottenere i beni celesti negoziando delle merci terrene. Queste merci terrene non sono altro che le opere virtuose che facciamo nel nome di Cristo e ci portano la grazia dello Spirito Santo.