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VI DOMENICA DEL TEMPO DI PASQUA. ANNO A



Un pellegrinaggio alle fonti della fede per divenire sorgenti di speranza



Il nostro sogno: portare

100 giovani dal Giappone a Madrid con Benedetto XVI

per la Giornata Mondiale della Gioventù . Si tratta di un'occasione irripetibile: andare con Pietro a fondare la propria vita in Cristo, radicarla nel suo amore per testimoniare lo stesso fondamento a tutto il popolo giapponese. Percorreremo un itinerario di fede seguendo le orme di San Francesco Saverio, il primo evangelizzatore dell'Asia e del Giappone. Attingendo da lui lo zelo e il coraggio, i giovani giapponesi saranno missionari nelle strade e nelle piazze della Spagna, nelle scuole, negli ospedali, nei centri commerciali, ovunque, per sperimentare la gioia di recare la Buona Notizia e ritornare così in Giappone pieni di entusiasmo. Confermati nella fede da Pietro, saranno da lui inviati per una feconda e rinnovata missione in Giappone. Milioni di giapponesi attendono con ansia una Parola che dia speranza e senso alla propria vita. Aiutaci a non deluderli...








COMMENTI

Ratzinger - Benedetto XVI « Il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome»

Ratzinger - Benedetto XVI. SPIRITO DELLA VITA - SPIRITO NELLA CARNE

Ratzinger - Benedetto XVI. L'intelletto, lo spirito e l'amore.

Ratzinger - Benedetto XVI Lo Spirito Santo e la Chiesa nella Lumen Gentium


Giovanni Paolo II. Egli vi darà un altro Consolatore

Giovanni Paolo II. Dominum et vivificantem

F. Manns. Gerusalemme ci ricorda il dono dello Spirito

Il Consolatore. P. R. Cantalamessa

P. R. Cantalamessa. Lo Spirito di Verità

Fisichella. Il Consolatore, lo sconosciuto oltre il Verbo



ESEGESI


F. Manns. Gerusalemme ci ricorda il dono dello Spirito

Ratzinger - Benedetto XVI. "Vedere Gesù" nel Vangelo di Giovanni

Verità nel Dizionario dei termini del Nuovo Testamento

I. De la Potterie. Che cos'è la verità



COMMENTI PATRISTICI


Sant'Agostino. Io sono nel Padre mio, e voi in me ed io in voi.

Sant'Agostino. Il dono di un altro Paraclito.

San Basilio. Dal Trattato sullo Spirito Santo

S. Ilario. Il dono del Padre in Cristo




TEOLOGIA

Giovanni Paolo II. Dominum et vivificantem

Spirito. Dizionario interdisciplinare di Scienza e fede

Fisichella. Il Consolatore, lo sconosciuto oltre il Verbo

L. Bouyer. La Chiesa, volto e vita di Cristo perchè il mondo veda Dio, il Padre

Ratzinger. Verità del cristianesimo?

I. De la Potterie. Che cos'è la verità

Verità nel Dizionario dei termini del Nuovo Testamento

P. R. Cantalamessa: Gesú di Nazareth tra storia e teologia

Don Bruno Forte. La fede e il problema della verità



TERMINI NOTEVOLI

Verità nel Dizionario dei termini del Nuovo Testamento

Don Bruno Forte. La fede e il problema della verità



Chi ha il pegno dello Spirito e possiede la speranza della risurrezione, tiene come già presente ciò che aspetta e quindi può dire con ragione di non conoscere alcuno secondo la carne, di sentirsi, cioè, fin d`ora partecipe della condizione del Cristo glorioso. Ciò vale per tutti noi che siamo spirituali ed estranei alla corruzione della carne.
Brillando a noi l'Unigenito, siamo trasformati nel Verbo stesso che tutto vivifica.

San Cirillo di Alessandria, Commento sulla seconda lettera ai Corinzi



Dal Vangelo secondo Giovanni 14,15-21.

Se mi amate, osserverete i miei comandamenti. Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre e voi in me e io in voi. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui».

IL COMMENTO

La notizia più bella che potremmo ricevere: non saremo mai orfani. Accada quel che accada. E'l'opera del Signore, il traguardo che ha tagliato entrando, vittorioso, nel Cielo. Tutta la vita di Gesù, il suo cuore, la sua mente, le sue forze sono per noi, il suo Spirito effuso nei nostri cuori fa di noi Cristo stesso, ci unisce a Lui al punto di essere trasformati in Lui. Forse non comprendiamo la portata di questa notizia che il Vangelo di questa domenica ci annuncia: "... brillando a noi l'Unigenito, siamo trasformati nel Verbo stesso che tutto vivifica" (San Cirillo di Alessandria, Commento sulla seconda Lettera ai Corinzi). Probabilmente sino ad ora abbiamo visto e sperimentato accanto a noi la presenza e l'opera del Signore. ha "dimorato" presso di noi, nei nostri genitori, nei fratelli della comunità, nei santi, in tanti testimoni che ci hanno preceduto o che vivono accanto a noi. Noi stessi abbiamo fatto l'esperienza di poter perdonare l'imperdonabile, di rinunciare ai beni materiali, di aprirci alla vita vivendo una sessualità matrimoniale nella volontà di Dio. Abbiamo gustato la bellezze di un fidanzamento casto, di poter rinunciare alla nostra volontà per compiere quella di Gesù. Ma forse ci troviamo angosciati, quanto sperimentato non ha colmato le nostre aspettative, ci manca qualcosa.

Come quando un figlio gioisce della presenza rassicurante di suo Padre, ne apprende le movenze, ne assorbe i criteri, sperimenta la sua forza superando con lui le prove della vita; ma, alla sua morte, si sente orfano, a fatica cerca nei ricordi la gioia perduta, quello che ha ricevuto è sì suo patrimonio, ma inciampa nella sua natura, si ritrova debole e incapace di vivere al sicuro come prima. E così è di ogni relazione, anche dello stesso matrimonio, che unisce gli sposi più di ogni altro rapporto, in una sola carne. Ma anche loro, anche nel matrimonio più riuscito, si sperimenta la precarietà, la transitorietà, l'intermittenza dell'amore, della condivisione. Vi sono momenti nei quali, anche se l'amore dell'altro aiuta e dà forza, anche se chi ci è accanto partecipa con tutto se stesso alle nostre vicende, dobbiamo fare da soli, e ci sentiamo persi: il ricordo di nostro padre, l'intima vicinanza dei figli, il mistero sacramentale che ci lega al nostro coniuge, tutto ciò non ha potere in noi, questa malattia è cosa mia, questo dolore lancinante, la paura della morte, l'umiliazione ricevuta sul lavoro, l'invidia patita, la tentazione di peccare, forte, acuta, magari travestita di giustizia. Ci sono momenti in cui sperimentiamo la necessità di avere in noi una fonte che non si esaurisca all'apparire del punto critico, dell'istante in cui è necessario un supplemento di amore, una forza soprannaturale per entrare nella storia di dolore e di morte che ci presenta la vita.

Sono i momenti in cui sperimentiamo di essere orfani, e non ci basta sapere e vivere la prossimità del Signore, abbiamo bisogno di più. Ed è ciò che ritroviamo al fondo di noi, quando per esempio siamo innamorati e non vorremmo staccarci dall'amata, e anche l'accompagnarla a casa ci procura pena, e vorremmo prolungare il tempo con lei all'infinito, e vorremmo abbattere ogni distanza ed essere in lei, e lei in noi, e perdersi in questo amore. Molto di più tra due sposi, più reale forse, quando non ci si capisce e si comincia a litigare per affermare se stessi è vero, ma vi è qualcosa di più, l'anelito a superare le incomprensioni, a distruggere le barriere dell'alterità, ad amare davvero, ad essere uniti nel pensiero, nei criteri, ad essere pienamente quello che il sacramento afferma e vuol realizzare. E ci scontriamo con i limiti della carne, la moglie non può permanere nel marito, come egli non può dimorare per sempre nella moglie. Per il sacramento questo si realizza misteriosamente, e le fedi che i coniugi portano al dito ovunque vadano ne sono il segno. La forza del Signore li conduce a perdonarsi, a ricominciare, a rinnegare se stessi per amore. Ma è tutto dentro i limiti di questa carne che descrive un perimetro reale. La moglie non può vivere la malattia del marito, ne può essere solo partecipe, magari sino in fondo, sino a provarne gli stessi dolori, ma non è la sua malattia. Così come non può proteggere il figlio dagli errori, dalle malattie, dai peccati.

Per tutto questo la Parola di oggi ci annuncia qualcosa di grande, il compimento di ogni nostro desiderio, di quelli che appaiono nel matrimonio, nel fidanzamento, nell'amicizia, in tutto. Il Signore è l'unico che non si arresta presso di noi, ma che viene a dimorare in noi, per sempre. E' l'unico che si fa mangiare, che diviene cellule delle nostre cellule, ed irrora la nostra mente del suo stesso sangue, dà forza alle nostre mani, ci apre gli occhi, ci insegna ad ascoltare, ci dà tutto di se stesso. "Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me".

Non siamo orfani allora, siamo figli dello stesso suo Padre, per sempre. Tutto di Lui è nostro come tutto di noi è ormai suo. La nostra vita diviene così come un tabernacolo, colma della santità, della dignità, della bellezza di Cristo. Ovunque andiamo, qualunque cosa facciamo, Egli dimora in noi attraverso lo Spirito Consolatore, il soffio della vita di Dio - del Padre e del Figlio - che ci con-sola, sta-con-chi è solo: lo Spirito Santo che è disceso sulla Vergine Maria generando in Lei la carne umana del Signore viene in soccorso alla nostra debolezza, colma la nostra solitudine, quella più profonda che sperimentiamo nei momenti più difficili, nei Getsemani e sulla Croce che ci attendono ogni giorno. Passeggiando con la fidanzata è lo Spirito Santo che ci con-sola affinchè non esigiamo consolazione dall'affetto e dalla carne di lei; è il Consolatore che dà senso alla nostra giornata di lavoro aiutandoci a prendere su di noi le mansioni più umili, a non rifiutare l'umiliazione, e a non cercare consolazione in alienazioni che finiscono col ferirci; è lo Spirito di Gesù che ci schiude gli occhi del cuore e della mente per vederlo incarnato laddove il mondo non lo può vedere: nella moglie, nel marito, nella suocera, nei figli, nei colleghi, in ogni evento, anche quando tutto e tutti sembrano volgersi contro di noi, come nemici. E' lo Spirito Santo che ci dona la vita stessa di Cristo, quella che ha amato anche i nemici, che ha vinto il peccato e la morte, che ci fa vivere in Lui e come Lui nel Padre, e guardare a tutto con gli stessi suoi occhi. E' lo Spirito Santo che ci fa discernere l'opera di Dio per rigettare quella del demonio, e così custodire la Pace autentica.

Non siamo e non saremo mai orfani, perchè l'amore con il quale il Signore ci ama si traduce nella sua preghiera costante che ci ottiene, istante dopo istante, il dono del Paraclito: in greco la parola significa ad-vocatus, chiamato-presso. Esso designava l'avvocato, colui che assiste e soccorre nel processo per difendere contro l'accusatore. E Satana significa appunto accusatore. Lo Spirito Santo è chiamato presso di noi, anche oggi, in questo istante, e in ogni secondo della nostra vita, per difenderci, per ricordarci e annunciarci la Verità, che siamo figli di Dio nel Figlio Gesù. Di fronte alle accuse di infedeltà, di ipocrisa, di incostanza, di fronte al disprezzo di noi stessi cui ci spinge l'accusatore, il Paraclito ci con-sola, ci colma dell'amore del Signore, compie in noi ogni comandamento, lo custodisce e lo accoglie sprigionando in noi l'amore a Cristo. Sì, è lo Spirito Santo l'amore con il quale amiamo il Signore, lo stesso amore che unisce il Padre ed il Figlio, e ci fa intimi della loro intimità. Nello Spirito Santo siamo dimora di Dio, e la nostra vita, tutta, è trasformata in una cattedrale meravigliosa dove ogni uomo può riconoscere la presenza amorevole e misericordiosa di Dio. Perchè "nulla è impossibile a Dio": non lo è stato nella vita della Vergine Maria, non lo è nella Chiesa e nei santi, quelli conosciuti e quelli sconosciuti. Nulla è impossibile a Dio in questa nostra vita concreta di oggi e di domani, quando laviamo i piatti, quando parliamo, quando il portafoglio è vuoto e non sappiamo come andare avanti, quando ci stiamo per unire a nostra moglie e tremiamo nell'aprirci alla vita, quando ci svegliamo e quando ci addormentiamo. Sempre, perchè Dio è in noi, dentro ogni nostra fibra, e lì vi fa possibile l'impossibile, la vita celeste qui su questa terra su cui si posano i nostri passi.


Sant'Ilario di Poitiers (circa 315-367), vescovo, dottore della Chiesa Trattato sulla Trinità, 2, 31-35


« Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre: lo Spirito di verità »

Dio è Spirito» dice il Signore alla Samaritana...; poiché Dio è invisibile, incomprensibile e infinito, non va adorato su un monte o in un tempio (Gv 4,21-24). «Dio è spirito», e uno spirito non può essere circoscritto, né trattenuto; per la potenza della sua natura, è dovunque e non è assente da alcun luogo; con tutto se stesso sovrabbonda in ogni cosa. Per questo occorre adorare nello Spirito Santo Dio che è spirito... Non dice altra cosa l'apostolo Paolo quando scrive: «Il Signore è lo spirito e dove c'è lo Spirito del Signore c'è la libertà» (2 Cor 3,17)... Cessino dunque le argomentazioni di coloro che rifiutano lo Spirito. Lo Spirito Santo è uno, diffuso dappertutto, è lui che ha illuminato tutti i patriarchi, i profeti e l'intero coro di tutti coloro che hanno partecipato alla redazione della Legge. Egli ha ispirato Giovanni il Battista fin dal grembo di sua madre; è stato effuso infine sugli apostoli e su tutti i credenti affinché conoscessero la verità rivelata loro per grazia. Ascoltiamo dalle parole dello stesso Signore quale sia il suo compito nei nostri confronti. Dice: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. È bene per voi che io me ne vada; se me ne vado vi manderò il Consolatore... lo Spirito di verità che vi guiderà alla verità tutta intera» (Gv 16, 7-13)... In queste parole vengono formulati sia la volontà del donatore, come pure la natura e il modo stesso del dono. Siccome la nostra limitatezza non ci permette di intendere né il Padre, né il Figlio, il dono dello Spirito Santo stabilisce un certo contatto tra noi e Dio, e così illumina la nostra fede nella difficoltà relative all'incarnazione di Dio... Il dono, che è Cristo, è dato interamente a tutti. Resta ovunque a nosta disposizione e ci è concesso nella misura in cui vorremo accoglierlo. Dimorerà in noi sino alla fine del mondo, è il conforto della nostra attesa, è il pegno della speranza nella futura realizzazione dei suoi doni, è la luce delle nostre menti, lo splendore delle nostre anime.



MISTERO PASQUALE

Giovanni Paolo II:L’amore misericordioso di Dio si rivela pienamente e definitivamente nel Mistero pasquale.

Paolo VI. Il Mistero Pasquale
H. U. Von Balthasar. Mysterium Paschale. La Consegna
J. Ratzinger. La fede nella Risurrezione
J Jeremias La Pasqua
Mons. Caffarra. Testi sulla Pasqua
La pasqua dei primi secoli
Sant''Agostino. "Fides christianorum resurrectio Christi est"
Catechesi di Giovanni Paolo II sulla Resurrezione
Meditazione di Don Divo Barsotti sulla Pasqua
Ignace DE LA POTTERIE. Testi sulla Risurrezione di Gesù in Giovanni
La Pasqua dell''ebreo Gesù
I giorni della Pasqua
J Jeremias La Pasqua
Ratzinger - Benedetto XVI. Meditazione sulla La Pasqua
Tutti i passi della storia varcano il sepolcro vuoto
Meditazione di Don Divo Barsotti sulla Pasqua
Mons. Caffarra. Testi sulla Pasqua
J. Galot. Il sepolcro vuoto: Da piccoli indizi, lo stupore della fede
LA TOMBA VUOTA E LA SINDONE DI TORINO
Presenza di Maria nel mistero pasquale
tomba vuota e panni sepolcrali
Padre Raniero Cantalamessa. La storicità della risurrezione di Cristo
Sant''Agostino. "Fides christianorum resurrectio Christi est"
Marc Chagall. Il mistero della Pasqua
A. Socci. Ipotesi su Gesù e la sua resurrezione.
Don Giussani: Cristo contro il nulla
Paul O’Callaghan. Resurrezione. Teologia
LE APPARIZIONI «UFFICIALI» DEL RISORTO AL GRUPPO APOSTOLICO (GV 20,19-31)

J. Galot. Il sepolcro vuoto: Da piccoli indizi, lo stupore della fede
Catechesi di Giovanni Paolo II sulla Resurrezione
J. Ratzinger. La fede nella Risurrezione

Paul O’Callaghan. Resurrezione. Teologia


III Domenica del Tempo Pasquale. Anno A


Dio non è venuto a spiegare la sofferenza:

è venuto a riempirla della sua presenza


Paul Claudel




Lc 24,13-35

Nello stesso primo giorno della settimana, due discepoli di Gesù erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Èmmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto.
Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. Ed egli disse loro: “Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?”. Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Cleopa, gli disse: “Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?”. Domandò: “Che cosa?”. Gli risposero: “Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l’hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro e non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l’hanno visto”.
Ed egli disse loro: “Stolti e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?”. E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: “Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino”. Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Ed ecco si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. Ed essi si dissero l’un l’altro: “Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?”.
E partirono senz’indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: “Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone”.
Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.



IL COMMENTO

Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele... La Pasqua, Cristo nostra Pasqua, giunge in questo cammino a ritroso, sui passi che ripercorrono il nostro antico andare dietro di Lui, nel ricordo che si fa ogni giorno, ogni istante di più struggimento, delusione e rimpianto. Come quando sfogliamo le foto di qualcosa di bello che non è più, i luoghi, i sorrisi, e quel volto che ci aveva rapito il cuore, quel sorriso, quell'inconfondibile tenerezza che ci aveva scossi e mossi a fissare tutto noi stessi in Lui; pensieri, corpo, cuore in uno Shemà innamorato, totalizzante, quel tutto che aveva afferrato tutto e che ora non è più. Il cammino dei due discepoli di Emmaus è il cammino dell'amore deluso, perchè la speranza è sempre frutto della felicità indomita dell'amore. E' l'amore che ha spinto Maria Maddalena ad incollarsi piangente dinanzi alla tomba del suo Signore. E' l'amore strozzato, il compimento assaporato e strappato via, che inchioda i due di Emmaus ad un ricordo colmo di nostalgia. La trsitezza stampata sul loro volto, la tristezza che San Tommaso definisce comel'attesa di un bene assente. Assente Cristo, tutto diviene triste.

Scriveva la scrittrice spagnola Maria Zambrano che l’amore "trascende sempre, la sua promessa indecifrabile squalifica ogni raggiungimento, ogni realizzazione... L’azione dell’amore, il suo carattere di agente divino nell’uomo, si riconosce soprattutto da quell’affinamento dell’essere che lo patisce e lo sopporta. E anche da uno spostamento del centro di gravità dell’uomo. Perché essere uomini significa essere stabili, significa pesare, pesare su qualcosa. L’amore provoca non la diminuzione bensì la scomparsa di quella gravità… Il centro di gravità della persona si è trasferito alla prima persona amata e, nel momento in cui la passione svanisce, resterà quel movimento, il più difficile, dello stare “fuori di sé”… Vivere fuori di sé per vivere oltre se stessi. Vivere disposti al volo, pronti a qualunque partenza. È il futuro inimmaginabile, l’irraggiungibile futuro di quella promessa di vita vera che l’amore insinua in chi lo sente" (L’uomo e il Divino).

E' questa l'esperienza dei due discepoli sul cammino di Emmaus, un percorso duro, quello che conduce alla scomparsa della gravità, del fondamento umano che ci fa familiare la vita, che ci concede di gestire gli affetti, il lavoro, in un recinto che garantisca, senza sussulti, l'esistenza. L'incontro con Gesù aveva sconvolto la mappa faticosamente disegnata, quella nella quale ritrovare ogni cosa al suo posto, indirizzi certi dove traghettare i giorni; la chiamata di Gesù, quella che ha raggiunto i discepoli sul mare di Galilea, al banco delle imposte, quell'irresistibile sguardo d'amore, li aveva attirati in un esodo inaspettato verso la promessa indecifrabile che squalifica, rende piccola e quasi meschina ogni altra realizzazione; Gesù aveva svelato la friabilità d'ogni altra speranza, desiderio; il suo amore aveva, irrevocabilmente, messo a nudo l'incosistenza di tutto quanto non fosse Lui, di ogni pensiero e affetto che non scaturisse da Lui. Quella chiamata li aveva segnati e santificati, messi a parte per un altro centro di gravità. Ed ora stavano patendo la purificazione decisiva, quello che passa per la scomparsa dell'amato stesso, dell'origine di quella svolta così travolgente. Era svanita la passione, si doveva compiere quel volo al di fuori di se stessi, la stessa esperienza della Maddalena sulla soglia del sepolcro. Sulla strada verso Emmaus i due discepoli, immagine della Chiesa, immagine di ciascuno di noi, avevano intrapreso, inconsapevolmente, il movimento più difficile, quello dello stare fuori di sé, l'attitudine che volge l'uomo nella sua interezza verso l’irraggiungibile futuro di quella promessa di vita vera che l’amore insinua in chi lo sente.

Con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. I discepoli si trovano ancora nel sepolcro, in quel lasso di tempo dove la avviene la purificazione decisiva, il tempo dove la sofferenza giunta al suo apice lascia spazio alla morte, all'abbandono di ogni speranza, allo sfinimento impotente della carne. Sì, il passo decisivo doveva attraversare la delusione più cocente, doveva essere sottratto tutto, anche Lui! I due discepoli si trovano in quell'anfratto dell'esistenza che è il Sabato Santo, il sepolcro che avvolge ogni certezza acquisita, lo svuotamento di ogni umana speranza. Il sepolcro, seno fecondo dove è gestata una vita nuova, viscere benedette dove il seme dell'amore immortale purifica ogni passione, il dolore che brucia ogni residuo dell'illusione.

Paul Claudel scriveva che "tutta la sofferenza che c'è nel mondo non è la sofferenza dell’agonia, ma il dolore del parto". Il dolore acuto che percuoteva il petto dei discepoli era dunque il dolore del parto, la sofferenza di una travaglio che conduce ad un amore nuovo, al compimento di quello che l'ardere del nostro cuore realmente desidera. Nel discutere dei discepoli di Emmaus scopriamo la nostra incapacità di dare un senso a ciò che trascende la nostra ragione, l'incapacità di definire e accogliere un amore che brucia le scorie dell'egoismo, dell'autocompiacimento, della consolazione.

Dietro a tante, forse a tutte, le nostre discussioni, ai nostri discorsi, alle nostre interminabili ricerche di verità e di soluzioni, dietro ai sofismi e alle indagini circa i responsabili dei mali che ci affliggono, dietro alla quasi totalità dei nostri pensieri e delle nostre parole vi è una speranza delusa. Meglio sarebbe dire unasperanza buttata. Come per i discepoli, è

Cristo la nostra speranza, l'incontro con Lui ci ha stregati. Lo abbiamo seguito, ma non perchè abbiamo visto dei segni, semplicemente perchè abbiamo mangiato il pane e ci siamo saziati, abbiamo riempito il vuoto che ferisce la carne. Ma il sopraggiungere della Croce, la deposizione di quello stesso pane nel sepolcro, il suo permanere in quell'oscurità priva di vita, ha fatto saltare gli schemi, quel pane che ci aveva saziati è divenuto un pane inaccettabile, un "discorso duro" da mandar giù. Abbiamo sperato in Gesù, ma non in Gesù crocifisso. La gloria che attendiamo e speriamo, per essere proprio quella che i nostri cuori carnali desiderano, deve eludere la croce. Cancellare i problemi. Eliminare i fallimenti, le solitudini, la maggior parte di quel che ci tocca vivere ogni giorno. E discutiamo, litighiamo, ci appassioniamo, indaghiamo, scartavetriamo ogni angolo dell'esistenza mentre gli occhi guardano e non vedono, inchiodati alla maledizione di "chi confida nell'uomo e nella carne, che quando viene il bene non lo può vedere". Viene il Signore e non lo riconosciamo, la carne desidera vedere altro, e neanche può sospettare qualcosa che non solo compia i suoi angusti desideri, ma che li superi, li trascenda e apra orizzonti vasti come l'infinito.


Gesù è lì, accanto a noi. Ci parla, ci pone domande, ci cerca. Ma noi, dove siamo? Dove son perdute le nostre ore, tra angosce e mormorazioni? Quali speranze hanno fagocitato la nostra vita facendone un'unica, interminabile disputa con tutti e su tutto? La nostra esistenza, una campagna elettorale permanente, sulla via che fugge da Gerusalemme. Gesù è l'unico così estraneo ai nostri pensieri da non sapere quel che è successo. Questo è quel che pensiamo di Lui, un estraneo ai nostri bisogni, alle nostre lacrime, alle nostre speranze.

Certo, probabilmente non bestemmiamo, preghiamo e andiamo in Chiesa, ma il cuore è avariato, spera male ed è strozzato nella delusione.


Ma Gesù non è lontano, proprio dove non lo riconosciamo, dove la fede fa acqua, il suo amore infinito lo spinge sino al bordo della nostra vita, e Lui sì che ci riconosce. Lui sì che conosce quello che si agita nei nostri cuori. Lui intercetta con uno sguardo di mite misericordia i nostri occhi tristi. E ci annuncia il Vangelo, ci parla della Storia d'amore di Dio con il Suo popolo, ci ricorda la fedeltà, l'alleanza, le profezie. Ci apre il cuore alle Scritture, svelando il profondo del Suo proprio cuore: Lui doveva soffrire,doveva morire, non poteva far altro che amare di quell'amore assoluto, infinito, che supera le barriere della morte e della carne. L'amore sino alla fine. Speriamo male perchè non capiamo di sperare il suo amore credendo di sperare altro, soluzioni, successi affettivi, lavorativi, economici, e Gesù ad esaudire, magari spruzzandoci su qualche goccia di acqua benedetta. Mentre in ogni nostra speranza è inscritto il Suo amore, basta riconoscerlo. E sapere di sperarlo.

Per questo Gesù si fa nostro compagno di viaggio, per educarci a guardare, perinsegnarci a sperare. Il Suo amore ci apre gli occhi. Il suo corpo donato ci svela l'oggetto vero del desiderio nostro più profondo: saziarci di Lui, mangiare del Suo amore deposto laddove noi non vediamo amore alcuno, nell'abbandono di ogni speranza. Conoscere questo amore e in esso riposare. Il Pane spezzato diviene allora il segno sino ad allora non decifrato, il segno luminoso nell'oscurità di ogni altro segno. E' laddove dove tutto è fallito e nulla può più saziare che quel Pane spezzato diviene segno e significato, Gesù Cristo stesso, il Pane che non perisce. Dove tutto si corrompe l'incorruttibile Pane del Cielo diviene l'unica Verità, incontestabile perchè deposta proprio laddove tutte le altre presunte verità si sono rivelate menzogne.

Un personaggio di un film di Bergman, il sacrestano di Luci d’inverno, invita il pastore in crisi di fede a fissare la sofferenza di Cristo: «Pensi al Getsemani, signor pastore. Tutti i discepoli si erano addormentati. Non avevano capito nulla. Ma non era ancora il peggio. Quando il Cristo fu inchiodato sulla croce e vi rimase, tormentato dalle sofferenze, esclamò: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?". Il Cristo fu preso da un grande dubbio nei momenti che precedettero la sua morte. Dovette essere quella la più crudele delle sue sofferenze. Voglio dire il silenzio di Dio». In quel silenzio Gesù si era fatto nostro compagno di viaggio, in quella mancanza di speranza, in quella disillusione, in quell'abbandono, sulla via verso Emmaus.

Così, sorge nei discepoli, al limite estremo della delusione, la memoria destata da quella sua presenza fatta parola, annuncio e poi pane. Sorge lì, nell'abisso del dolore, il desiderio autentico, e il cuore spicca il volo decisivo: "resta con noi!" Resta nella nostra notte, vogliamo il Pane capace di saziare la notte, per vivere nella notte del dolore, del nulla, della solitudine, del dolore. Vogliamo il pane della Vita nella morte. E così imparare a sperare, in tutto, niente altro che Lui. E riconoscere che tutto, anche i dolori, le angosce, i fallimenti, i tradimenti, le malattie, tutto, in ogni istante, ci dona e consegna Lui, il Pane sostanza quotidiana, la volontà di Dio compiuta perchè anche noi la si possa compiere. Dire Amen nel ricevere il suo Corpo significa allora accogliere, con la bandiera bianca di chi si è arreso, l'unica autentica possibilità offerta alla nostra vita: entrare con Lui nella morte che ci attende, nella volontà del Padre che è la Pasqua di liberazione. Amen, è certo e degno di fede il tuo amore, in questo pane l'alimento della volontà di Dio compiuta e offerta perchè, cibandocene, possiamo sperimentare il mistero di un amore che supera la morte. Perchè in tutto Lui è entrato e ne è uscito vittorioso. Sì, ogni momento della nostra vita è pieno di Lui, del Suo amore, e vivere pienamente non è altro che sperare di riconoscerlo, di fermarsi con Lui, di saziarsene.


Ecco la notizia meravigliosa del Vangelo di oggi. Il nostro cuore arde e non ce ne rendiano conto. Tutto di noi spera il Suo amore e non lo sappiamo. Per questo Lui si avvicina, cammina con noi, entra con noi nella nostra notte, e ci apre gli occhi su quello che Lui, da sempre, ha seminato in noi. Il pane spezzato dischiude i nostri occhi sul Suo volto, perchè la nostra speranza ad esso si rivolga, e non rimanga delusa. Ogni giorno. Come recita il verso del Paradiso:

«Già non attendere’ io tua dimanda,/ s’io m’intuassi, come tu t’immii» (IX,80-81); Giussani commentava: «Una frase potente, strapotente, tutta quanta nata dalla frase di san Paolo: “Vivo, non io; sei Tu che vivi in me”. Questa è la grande norma… “intuarci”, renderci “tu”, così come Egli è diventato nostro, come Egli è diventato uomo, è diventato te, perché chiamandoti è diventato te… Tu accetti e desideri di amarlo: da’ te stesso per lui» (Le mie letture ). La vita consegnata a Lui, vita nella Vita, pane nel Pane, in una relazione pura, celeste, dove la sua stessa assenza, il suo sparire dalla vista si traduce in uno zelo e un ardore che bruciano le distanze, la carne, e abbraccia il mondo. La sua assenza diviene così presenza ancor più intima, in un amore che spinge e urge ad annunciarlo; una conoscenza nuova, un'intimità che apre ad un amore infinito, un desiderio di salvezza che raggiunga ogni uomo, un "guai a me se non annunciassi il Vangelo" che pervade ogni istante, in un dono e una consegna di se stessi che ci fa, ogni istante, più intimi all'Amato. E' il paradosso di Emmaus, l'assenza diviene la presenza più autentica e colmante, traboccante, al punto di divenire un fiume in piena che tracima, e nutre, e feconda, e sazia il mondo. Perdere la vita è ritrovarla,perdere Cristo dalla vista carnale è rirovarlo vivo e più intimo che mai nell'annuncio del Vangelo, nel dimenticare se stessi, nell'amore che ci ha colmati ben oltre ogni limite. Correre, senza indugio, verso il mondo, a deporre nel sepolcro di questa generazione il seme della Vita che non muore, Cristo risorto unica speranza. Correre senza indugio ad incontrare ogni uomo pellegrino senza meta, triste per l'attesa di un bene assente, di un bene per la propria vita che non vede da nessuna parte e che si fabbrica in illusioni moralistiche o libertine. Come diceva don Giussani al Sinodo del 1987, "Ciò che manca non è tanto la ripetizione verbale dell'annuncio quanto l'esperienza di un incontro". Solo chi, come i discepoli sulla strada di Emmaus, ha incontrato Cristo vivo e si è lasciato attrarre da Lui sino a vivere la sua stessa vita, può percorrere le strade delle infinite Emmaus deluse di questa generazione, farsi compagno di viaggio dell'infinita schiera di tristi e delusi viandanti, e innescare il fuoco della speranza nei loro cuori disperati.




CONCORDANZE


Concordanze del Vangelo di Emmaus. Lc. 24, 13-35



COMMENTI



RATZINGER - Benedetto XVI: una fede robusta si nutre di Parola ed Eucaristia

Ratzinger - Benedetto XVI. Catechesi sui discepoli di Emmaus

Ratzinger - Benedetto XVI. "Noi speravamo".... Leggere l'enciclica "Spe salvi" per meditare e approfondire il Vangelo

Ratzinger - Benedetto XVI. La Resurrezione è il fatto centrale della nostra fede, l'esempio dei discepoli di Emmaus

Don Divo Barsotti Apparizione ai due discepoli di Emmaus

P. R. Cantalamessa: la Parola di Dio è luce, incoraggiamento e vita
P. R. Cantalamessa: E' RISORTO IN VERITA'. Commento per la III domenica di Pasqua, anno A
P. Cantalamessa. Discepoli di Emmaus ed eucarestia.
P. R. Cantalamessa: Emmaus, una sola fede: Eucarestia e carità

Emmaus "icona" della lectio divina

G. Ravasi. GESU' DI EMMAUS

Giovanni Paolo II L'EUCARISTIA MISTERO DI LUCE NEL VANGELO DI EMMAUS
Giovanni Paolo II. Omelie per la III domenica di Pasqua anno A

C. Caffarra. Omelie sulla III domenica di Pasqua

don Romeo Maggioni. Lo riconobbero nello spezzare il pane

Sulla Strada di Emmaus. Trovare la chiave che apre il significato delle Scritture.

Carlo Maria Martini, Partenza da Emmaus

I DISCEPOLI DI EMMAUS. Meditazioni di Eugenio Pramotton




MORTE DI GESU', SPERANZA, PIANO DI DIO. PER COMPRENDERE IL VANGELO DI QUESTA DOMENICA

Leon Doufour. Morte di Gesù e piano di Dio in San Paolo
Leon Doufour. La sofferenza e la speranza. Per comprendere il cuore dei discepoli di Emmaus
Leon Doufour. Gesù e la necessità della sua morte. Annunci e teologia
H Schlier. La speranza nel Nuovo Testamento
S. Zedda. Disegno di Dio per la salvezza in Luca. La terminologia e la teologia
O' Toole Storia della salvezza e disegno di Dio nel Vangelo di Luca
Ratzinger - Benedetto XVI. "Noi speravamo".... Leggere l'enciclica "Spe salvi" per meditare e approfondire il Vangelo



ESEGESI


G Rossè. Esegesi del Vangelo dell'apparizione ai discepoli di Emmaus
Meynet. Analisi esegetico-teologica del racconto di Emmaus



COMMENTI PATRISTICI

Sant' Agostino. I due discepoli di Emmaus, uomini di fede debole.
Sant' Agostino. La fede dei discepoli di Emmaus e la fede di Pietro.
San Gregorio Magno. « Non dimenticate l’ospitalità »



ARTE E LITURGIA


I discepoli di Emmaus. Lettura spirituale e teologica dell'opera di Duccio da Boninsegna, I pellegrini di Emmaus, Siena



TEOLOGIA

O' Toole Storia della salvezza e disegno di Dio nel Vangelo di Luca
Meynet. Analisi esegetico-teologica del racconto di Emmaus
J. Galot. Il sepolcro vuoto: Da piccoli indizi, lo stupore della fede
Catechesi di Giovanni Paolo II sulla Resurrezione
J. Ratzinger. La fede nella Risurrezione

Paul O’Callaghan. Resurrezione. Teologia




MISTERO PASQUALE



Giovanni Paolo II:L’amore misericordioso di Dio si rivela pienamente e definitivamente nel Mistero pasquale.

Paolo VI. Il Mistero Pasquale
H. U. Von Balthasar. Mysterium Paschale. La Consegna
J. Ratzinger. La fede nella Risurrezione
J Jeremias La Pasqua
Mons. Caffarra. Testi sulla Pasqua
La pasqua dei primi secoli
Sant''Agostino. "Fides christianorum resurrectio Christi est"
Catechesi di Giovanni Paolo II sulla Resurrezione
Meditazione di Don Divo Barsotti sulla Pasqua
Ignace DE LA POTTERIE. Testi sulla Risurrezione di Gesù in Giovanni
La Pasqua dell''ebreo Gesù
I giorni della Pasqua
J Jeremias La Pasqua
Ratzinger - Benedetto XVI. Meditazione sulla La Pasqua
Tutti i passi della storia varcano il sepolcro vuoto
Meditazione di Don Divo Barsotti sulla Pasqua
Mons. Caffarra. Testi sulla Pasqua
J. Galot. Il sepolcro vuoto: Da piccoli indizi, lo stupore della fede
LA TOMBA VUOTA E LA SINDONE DI TORINO
Presenza di Maria nel mistero pasquale
tomba vuota e panni sepolcrali
Padre Raniero Cantalamessa. La storicità della risurrezione di Cristo
Sant''Agostino. "Fides christianorum resurrectio Christi est"
Marc Chagall. Il mistero della Pasqua
A. Socci. Ipotesi su Gesù e la sua resurrezione.
Don Giussani: Cristo contro il nulla
Paul O’Callaghan. Resurrezione. Teologia
LE APPARIZIONI «UFFICIALI» DEL RISORTO AL GRUPPO APOSTOLICO (GV 20,19-31)