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DOMENICA DELLE PALME Anno A

Il Signore mi disse:"Sappi, figlia Mia, che il tuo quotidiano silenzioso martirio nella totale sottomissione alla Mia volontà, conduce molte anime in Paradiso, e quando ti sembra che la sofferenza oltrepassi le tue forze, guarda le Mie Piaghe, e t'innalzerai al di sopra del disprezzo e dei giudizi degli uomini.
La meditazione sulla Mia Passione ti aiuta a sollevarti al di sopra di tutto".

Dal "Diario" di Santa Faustina Kowalska




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Passione di Dio per me. Per te. Si, Dio si è appassionato alle mie cose, anche a quelle di tutti i giorni, al punto di morirci.

Non è questo che in fondo tutti andiamo cercando? Non è qualcuno, anche uno solo, che sia attento a quello che ci accade, che abbia a cuore la nostra vita, che si accorga di noi, che ci abbracci quando ci sentiamo soli, che ci stringa forte quando le lacrime ci gonfiano gli occhi, che ci sorrida dolcemente quando ci sentiamo soli e distrutti, che ci prenda per mano e ci tiri fuori dai pasticci?
Non desideriamo qualcuno che ci ami davvero, di quell'amore che non troviamo da nessuna parte, se non a brandelli, nei genitori, nei fidanzati, nelle famiglie, nei figli, negli amici? Frammenti di quello che ci urge disseminati nei giorni e che poi è così difficile rimetterli insieme perchè diano senso, e pace, e gioia alle nostre esistenze. Eccolo oggi Colui che stiamo desiderando.
Eccolo amarci sino a farsi uccidere per noi. Eccolo umile su di un asino, eccolo tra le pagine della Passione. Leggiamola oggi con pazienza, vi incontreremo le trame delle nostre vite. Il Sinedrio, Pilato, Barabba, e tutti gli altri, e le fruste, e i chiodi, e la lancia. La Croce.
La Passione è la nostra vita. Di ieri, di oggi, di domani. Le pene, le ansie, i dolori, i sogni infranti, le malinconie, i peccati. Nella Passione di Cristo è racchiuso il gomitolo della nostra vita, tutto quello che sembra scombinato, fili senza capo né coda, dolori e gioie attorcigliate sulle ore, esperienze gettate alla rinfusa nei giorni, e non sappiamo dove siamo, ci addormentiamo in un sorriso e ci svegliamo in una lacrima, e non sappiamo perchè.
La storia nostra è tutta dentro la passione d'amore di Gesù, proprio per noi, proprio per tutto di noi. Leggiamola, meditiamola, vi troveremo l'amore sbocciare esattamente dai fatti, dai momenti più bui delle nostre esistenze. Lui è sceso e continua a scendere in ogni angolo della nostra vita, per adagiarvi il suo amore. Non vi sono spiegazioni, discorsi, poesie. Solo un fatto, semplice e vero: Lui con me, sempre. E tutto di me trasformato in amore. Una Passione d'amore.




CATECHISMO

LA PASSIONE NEL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA



CONCORDANZE

CONCORDANZE DEI RACCONTI DELLA PASSIONE SECONDO MATTEO


COMMENTI E OMELIE

Don Fabio Rosini. Commento alla domenica delle Palme A.
Ratzinger - Benedetto XVI, La domenica delle Palme, cammino di conversione con Cristo
Ratzinger - Benedetto XVI. E' proprio la Croce il vero grande "Sì"
LA PASSIONE DI CRISTO di MEL GIBSON. VIDEO E LETTURA TEOLOGICO-SPIRITUALE DEL FILM
T. Federici. La domenica delle Palme, anno A
P. R. Cantalamessa: OMELIE SULLA PASSIONE DEL SIGNORE
P. R. Cantalamessa. UNO SGUARDO DA STORICI SULLA PASSIONE DI CRISTO
P. R. Cantalamessa. “Giuseppe d'Arimatea” per i crocifissi di oggi
P. Cantalamessa: “Cristo Imparò l’obbedienza dalle cose che patì”
Giovanni Paolo II. Omelie nella domenica delle Palme
Mons. C. Caffarra. Omelie nella Domenica delle Palme
Card. Caffarra. Processione delle Palme
DOMENICA DI PASSIONE O DOMENICA DELLE PALME dom Prosper Guéranger
Dalla Domenica delle Palme alla Domenica di Pasqua. Meditazioni di Mons. Javier Echevarría sulla Settimana Santa.

COMMENTO ALLA LITURGIA DOMENICA DELLE PALME



ESEGESI

S. Fausti. Commento esegetico alla Passione di Matteo
Sabourin. La Passione
M.J. Lagrange. La Passione
J. Jeremias. La Passione
GNILKA. LA PASSIONE SECONDO MATTEO


COMMENTI DELLA TRADIZIONE PATRISTICA

Sant'Efrem il siro. Sulla Passione
Sant'Agostino. Discorso sulla Passione

Dagli "inni" di Romano il Melode

Dalle Omelie su Ezechiele di Origene.

Dalle "Omelie sul vangelo" di san Gregorio Magno.

Dai "Discorsi" di sant'Andrea di Creta. Sulle Palme

San Massimo il Confessore.. Sulla Passione

DOMENICA DELLE PALME. Dalle Omelie di san Giovanni Crisostomo

Domenica delle Palme. Dai Discorsi di san Proclo.

Elredo di Rievaulx. Sulla Passione



TEMI

J. Ratzinger. Gesù tra la bellezza e il dolore
Card. G. Biffi. Vince chi perde, la logica della Croce
Giuda Iscariota. Ratzinger - Benedetto XVI, Tradizione, i Padri, esegesi


GEOGRAFIA E ARCHEOLOGIA

Tre Pretorii per un condannato? Le fonti letterarie sull'identificazione del Pretorio


ARTE E LITURGIA

La Domenica delle Palme nell'arte
LA PASSIONE DI CRISTO di MEL GIBSON. VIDEO E LETTURA TEOLOGICO-SPIRITUALE DEL FILM
Romano Guardini. Settimana Santa a Monreale
Icone dell'ingresso in Gerusalemme


TEOLOGIA. TEMI E RISONANZE BIBLICHE


J. Jeremias. La Passione
La morte di Gesù come espiazione nella concezione paolina. Pino Pulcinelli


LA PASSIONE DI GESU'

LA PASSIONE DI CRISTO di MEL GIBSON. VIDEO E LETTURA TEOLOGICO-SPIRITUALE DEL FILM
La passione di Gesu’ alla luce degli scritti di Santa Veronica Giuliani

La Passione secondo A.K. Emmerick
La Passione secondo Suor Maria d'Agreda. Dalla "Mistica Città di Dio"
Vittorio Messori. La sfida: la cronaca della passione e morte
LETTURE SULLA PASSIONE DI GESU' CRISTO
Chi è costui? La Passione nella letteratura
Gli ultimi giorni di Gesù
Dalla via dolorosa al Golgota
Così è morto Gesù: check up della Passione
La Passione secondo Matteo di J.S.Bach. Lettura e Mp3
Tallo e l'oscuramento del sole
J. Jeremias. La Passione

T. Federici. La domenica delle Palme, anno A

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T. Federici. La domenica delle Palme, anno A

GNILKA. LA PASSIONE SECONDO MATTEO

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GNILKA. LA PASSIONE SECONDO MATTEO

Card. G. Biffi. Vince chi perde, la logica della Croce

Verso Pasqua • Ecco l’unicità del cristianesimo tra le fedi: dipende da un fatto e rovescia il senso comune • Le riflessioni del cardinale Biffi • «La resurrezione del terzo giorno può essere letta come una rivincita dopo la sconfitta; in realtà il trionfo era già nel Venerdì santo»
di Giacomo Biffi

Tratto da Avvenire del 14 marzo 2008

La rivincita del Crocifisso. L’e­spressione allude all’evoluzio­ne dello stato d’animo degli a­postoli e degli altri amici di Gesù nel corso degli accadimenti che ci han­no salvato. Essi nella morte del Si­gnore hanno visto una catastrofe: u­na sconfitta totale e senza rimedio per l’insegnamento, l’azione, il pre­stigio del loro Maestro; e una scon­fitta totale e senza rimedio anche per loro stessi. In lui avevano riposto ogni loro speranza; per lui avevano abbandonato la casa, il lavoro, le normali relazioni sociali; su di lui a­vevano puntato la loro unica vita: a­vevano lasciato tutto (cf. Mc 10, 28).

E avevano perso tutto. Ed ecco che arriva quell’inaspettato e incredibile terzo giorno, con il sepolcro scoper­chiato e vuoto, con il succedersi in­calzante delle manifestazioni del Re­divivo, con la ricomparsa (in uno splendore nuovo) del loro antico af­fascinatore. Quel terzo giorno è stato naturalmente percepito come il «giorno della rivincita»: una rivincita davanti al «clan» e a quei conoscenti che avevano sempre guardato con scetticismo alla loro infatuazione e forse già avevano iniziato a deriderli dopo la fine ingloriosa dell’esperien­za intrapresa; una rivincita davanti alle autorità del popolo d’Israele; u­na rivincita davanti all’umanità inte­ra. La sera del terzo giorno in mezzo a quel gruppo ormai disilluso e sbandato comincia a serpeggiare il sollievo e la sensazione che la bella avventura, con i suoi attori di sem­pre, sta per ricominciare da capo: davvero il Signore è risorto ed è ap­parso a Simone! (Lc 24, 34). Era una rivincita inaspettata. Tutto ciò è plausibile e possiede una sua verità.

Se però l’attenzione si sposta dal dramma come era psicologicamen­te vissuto da chi era immerso nelle oscure vicissitudini terrene al dise­gno eterno del Padre, allora (a un livello di conoscenza più alto, più chiaro, più comprensivo) ci si rende conto che bisogna parlare, per tutto quel che è avvenu­to, di totale e assoluta «vitto­ria ». Io ho vinto, aveva subi­to affermato Gesù poco pri­ma di essere arrestato, al principio del suo percorso di umiliazione, di sofferenza, di morte, di risurrezione, di gloria (Gv 16, 33: «Io ho vinto il mondo»). Del resto, egli ci aveva già informato che perfino la sua croci­fissione sarebbe stata una vittoria, anzi una «vittoria cosmica» e una conquista dei cuori: «Io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Questo diceva per indicare di qual morte doveva morire (Gv 12, 32­33). La Chiesa, con l’intelligenza do­natale dalla Pentecoste, ben presto capisce che tutto quanto si è svolto a Gerusalemme nelle ore più buie del­la storia è intrinsecamente parte del vittorioso progetto di Dio. (... ) Qui si impongono alcune considerazioni generali sull’avvenimento pasquale come ciò che è fondante e costituti­vo della nostra essenziale autenticità di credenti in Cristo. Quando all’in­domani della Pentecoste gli apostoli partono per annunciare il Vangelo a tutte le genti, su comando del loro Signore e Maestro, non hanno altra religione che quella ebraica, non ri­conoscono altro Dio che il Dio di A­bramo, di Mosè e di Davide, non possiedono altro libro sacro (alme­no inizialmente) che la Bibbia degli israeliti: tutti elementi teologici e cultuali che non li distinguevano dal resto della popolazione di Gerusa­lemme e della Giudea. Che cosa al­lora era proprio, esclusivo, caratte­rizzante del Vangelo e della nuova realtà della Chiesa? Era il convinci­mento e l’annuncio pubblico che Gesù di Nazaret, il Crocifisso del Golgota, era risorto, era adesso vivo, era Signore. Questo è ciò che nel cri­stianesimo è ancora oggi proprio, e­sclusivo, caratterizzante. «Occorre a questo punto persuadersi che il cri­stianesimo fin dal suo contenuto primordiale è qualcosa di unico, di decisivo, di imparagonabile. Prima ancora che una religione, una mora­le, un culto, una filosofia, è un avve­nimento: l’avvenimento della risur- rezione di Gesù di Nazaret che si fa principio del rinnovamento degli uomini e delle cose. Perciò è intra­montabile: le dottrine nascono, fan­no fortuna, incantano per decenni e magari per secoli, poi decadono e muoiono. Il fatto cristiano resta, pro­prio perché è un fatto; e resta indi­pendentemente dall’accoglienza e dal numero delle adesioni che rice­ve. Tutte le religioni – oggi si sente dire sempre più spesso – hanno un loro valore che è giusto riconoscere.

E si può anche ammetterlo, purché non ci si dimentichi che la realtà cri­stiana in questo discorso non c’en­tra. Il cristianesimo, primariamente e per sé, non può essere ridotto a un sistema di convincimenti, di precet­ti, di riti che interpreta e regola i rap­porti tra le creature e il Creatore. Vale a dire, per quanto la frase possa ap­parire paradossale, primariamente e per sé, non può essere ridotto a 'una religione': collocarlo tra le religioni (anche soltanto per ragioni di siste­mazione e di metodo, o per la buona intenzione di favorire il dialogo in­terreligioso), se non si chiarisce l’in­trinseca ambiguità del collegamento o quanto meno il suo significato sol­tanto analogico, vuol dire travisarlo e precludersi ogni sua autentica comprensione.


Il libro
La Settimana 18 volte

Il mistero pasquale osservato da 18 punti di vista. Si potrebbe anche riassumere così il nuovo lavoro del cardinale Giacomo Biffi, che ne «La rivincita del crocifisso.

Riflessioni sull’avvenimento pasquale» (Edizioni Studio Domenicano, pp. 318, euro 16) propone una raccolta di tutte le omelie pronunciate durante le Settimane sante trascorse come arcivescovo di Bologna, dal 1985 al 2003.

Testi originali e profondi, come è nello stile dell’autore, del quale proponiamo in questa pagina un ampio stralcio dell’introduzione inedita.

CONCORDANZE DEI RACCONTI DELLA PASSIONE SECONDO MATTEO

Capitolo 26

VII. PASSIONE E RISURREZIONE

Complotto contro Gesù


[1] Terminati tutti questi discorsi, Gesù disse ai suoi discepoli:

[2] "Voi sapete che fra due giorni è Pasqua e che il Figlio dell'uomo sarà consegnato per essere crocifisso".

[3] Allora i sommi sacerdoti e gli anziani del popolo si riunirono nel palazzo del sommo sacerdote, che si chiamava Caifa,

[4] e tennero consiglio per arrestare con un inganno Gesù e farlo morire.

[5] Ma dicevano: "Non durante la festa, perché non avvengano tumulti fra il popolo".
L'unzione a Betània

[6] Mentre Gesù si trovava a Betània, in casa di Simone il lebbroso,

[7] gli si avvicinò una donna con un vaso di alabastro di olio profumato molto prezioso, e glielo versò sul capo mentre stava a mensa.

[8] I discepoli vedendo ciò si sdegnarono e dissero: "Perché questo spreco?

[9] Lo si poteva vendere a caro prezzo per darlo ai poveri!".

[10] Ma Gesù, accortosene, disse loro: "Perché infastidite questa donna? Essa ha compiuto un'azione buona verso di me.

[11] I poveri infatti li avete sempre con voi, me, invece, non sempre mi avete.

[12] Versando questo olio sul mio corpo, lo ha fatto in vista della mia sepoltura.

[13] In verità vi dico: dovunque sarà predicato questo vangelo, nel mondo intero, sarà detto anche ciò che essa ha fatto, in ricordo di lei".
Il tradimento di Giuda

[14] Allora uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti

[15] e disse: "Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?". E quelli gli fissarono trenta monete d'argento.

[16] Da quel momento cercava l'occasione propizia per consegnarlo.
Preparativi del pasto pasquale

[17] Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: "Dove vuoi che ti prepariamo, per mangiare la Pasqua?".

[18] Ed egli rispose: "Andate in città, da un tale, e ditegli: Il Maestro ti manda a dire: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli".

[19] I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.
Annunzio del tradimento di Giuda

[20] Venuta la sera, si mise a mensa con i Dodici.

[21] Mentre mangiavano disse: "In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà".

[22] Ed essi, addolorati profondamente, incominciarono ciascuno a domandargli: "Sono forse io, Signore?".

[23] Ed egli rispose: "Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà.

[24] Il Figlio dell'uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell'uomo se non fosse mai nato!".

[25] Giuda, il traditore, disse: "Rabbì, sono forse io?". Gli rispose: "Tu l'hai detto".
Istituzione dell'Eucaristia

[26] Ora, mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: "Prendete e mangiate; questo è il mio corpo".

[27] Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: "Bevetene tutti,

[28] perché questo è il mio sangue dell'alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati.

[29] Io vi dico che da ora non berrò più di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio".
Predizione del rinnegamento di Pietro

[30] E dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

[31] Allora Gesù disse loro: "Voi tutti vi scandalizzerete per causa mia in questa notte. Sta scritto infatti:
Percuoterò il pastore
e saranno disperse le pecore del gregge,

[32] ma dopo la mia risurrezione, vi precederò in Galilea".

[33] E Pietro gli disse: "Anche se tutti si scandalizzassero di te, io non mi scandalizzerò mai".

[34] Gli disse Gesù: "In verità ti dico: questa notte stessa, prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte".

[35] E Pietro gli rispose: "Anche se dovessi morire con te, non ti rinnegherò". Lo stesso dissero tutti gli altri discepoli.
Al Getsèmani

[36] Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: "Sedetevi qui, mentre io vado a pregare".

[37] E presi con sé Pietro e i due figli di Zebedèo, cominciò a provare tristezza e angoscia.

[38] Disse loro: "La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me".

[39] E avanzatosi un poco, si prostrò con la faccia a terra e pregava dicendo: "Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!".

[40] Poi tornò dai discepoli e li trovò che dormivano. E disse a Pietro: "Così non siete stati capaci di vegliare un'ora sola con me?

[41] Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole".

[42] E di nuovo, allontanatosi, pregava dicendo: "Padre mio, se questo calice non può passare da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà".

[43] E tornato di nuovo trovò i suoi che dormivano, perché gli occhi loro si erano appesantiti.

[44] E lasciatili, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole.

[45] Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: "Dormite ormai e riposate! Ecco, è giunta l'ora nella quale il Figlio dell'uomo sarà consegnato in mano ai peccatori.

[46] Alzatevi, andiamo; ecco, colui che mi tradisce si avvicina".
L'arresto di Gesù

[47] Mentre parlava ancora, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una gran folla con spade e bastoni, mandata dai sommi sacerdoti e dagli anziani del popolo.

[48] Il traditore aveva dato loro questo segnale dicendo: "Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!".

[49] E subito si avvicinò a Gesù e disse: "Salve, Rabbì!". E lo baciò.

[50] E Gesù gli disse: "Amico, per questo sei qui!". Allora si fecero avanti e misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono.

[51] Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù, messa mano alla spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote staccandogli un orecchio.

[52] Allora Gesù gli disse: "Rimetti la spada nel fodero, perché tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada.

[53] Pensi forse che io non possa pregare il Padre mio, che mi darebbe subito più di dodici legioni di angeli?

[54] Ma come allora si adempirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?".

[55] In quello stesso momento Gesù disse alla folla: "Siete usciti come contro un brigante, con spade e bastoni, per catturarmi. Ogni giorno stavo seduto nel tempio ad insegnare, e non mi avete arrestato.

[56] Ma tutto questo è avvenuto perché si adempissero le Scritture dei profeti". Allora tutti i discepoli, abbandonatolo, fuggirono.
Gesù davanti al sinedrio

[57] Or quelli che avevano arrestato Gesù, lo condussero dal sommo sacerdote Caifa, presso il quale già si erano riuniti gli scribi e gli anziani.

[58] Pietro intanto lo aveva seguito da lontano fino al palazzo del sommo sacerdote; ed entrato anche lui, si pose a sedere tra i servi, per vedere la conclusione.

[59] I sommi sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano qualche falsa testimonianza contro Gesù, per condannarlo a morte;

[60] ma non riuscirono a trovarne alcuna, pur essendosi fatti avanti molti falsi testimoni.

[61] Finalmente se ne presentarono due, che affermarono: "Costui ha dichiarato: Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni".

[62] Alzatosi il sommo sacerdote gli disse: "Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?".

[63] Ma Gesù taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: "Ti scongiuro, per il Dio vivente, perché ci dica se tu sei il Cristo, il Figlio di Dio".

[64] "Tu l'hai detto, gli rispose Gesù, anzi io vi dico:
d'ora innanzi vedrete il Figlio dell'uomo
seduto alla destra di Dio,
e venire sulle nubi del cielo".

[65] Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: "Ha bestemmiato! Perché abbiamo ancora bisogno di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia;

[66] che ve ne pare?". E quelli risposero: "È reo di morte!".

[67] Allora gli sputarono in faccia e lo schiaffeggiarono; altri lo bastonavano,

[68] dicendo: "Indovina, Cristo! Chi è che ti ha percosso?".
Rinnegamenti di Pietro

[69] Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una serva gli si avvicinò e disse: "Anche tu eri con Gesù, il Galileo!".

[70] Ed egli negò davanti a tutti: "Non capisco che cosa tu voglia dire".

[71] Mentre usciva verso l'atrio, lo vide un'altra serva e disse ai presenti: "Costui era con Gesù, il Nazareno".

[72] Ma egli negò di nuovo giurando: "Non conosco quell'uomo".

[73] Dopo un poco, i presenti gli si accostarono e dissero a Pietro: "Certo anche tu sei di quelli; la tua parlata ti tradisce!".

[74] Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: "Non conosco quell'uomo!". E subito un gallo cantò.

[75] E Pietro si ricordò delle parole dette da Gesù: "Prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte". E uscito all'aperto, pianse amaramente.



Capitolo 27

Gesù condotto davanti a Pilato


[1] Venuto il mattino, tutti i sommi sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù, per farlo morire.

[2] Poi, messolo in catene, lo condussero e consegnarono al governatore Pilato.
Morte di Giuda

[3] Allora Giuda, il traditore, vedendo che Gesù era stato condannato, si pentì e riportò le trenta monete d'argento ai sommi sacerdoti e agli anziani

[4] dicendo: "Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente". Ma quelli dissero: "Che ci riguarda? Veditela tu!".

[5] Ed egli, gettate le monete d'argento nel tempio, si allontanò e andò ad impiccarsi.

[6] Ma i sommi sacerdoti, raccolto quel denaro, dissero: "Non è lecito metterlo nel tesoro, perché è prezzo di sangue".

[7] E tenuto consiglio, comprarono con esso il Campo del vasaio per la sepoltura degli stranieri.

[8] Perciò quel campo fu denominato "Campo di sangue" fino al giorno d'oggi.

[9] Allora si adempì quanto era stato detto dal profeta Geremia: E presero trenta denari d'argento, il prezzo del venduto, che i figli di Israele avevano mercanteggiato,

[10] e li diedero per il campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore.
Gesù davanti a Pilato

[11] Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore l'interrogò dicendo: "Sei tu il re dei Giudei?". Gesù rispose "Tu lo dici".

[12] E mentre lo accusavano i sommi sacerdoti e gli anziani, non rispondeva nulla.

[13] Allora Pilato gli disse: "Non senti quante cose attestano contro di te?".

[14] Ma Gesù non gli rispose neanche una parola, con grande meraviglia del governatore.

[15] Il governatore era solito, per ciascuna festa di Pasqua, rilasciare al popolo un prigioniero, a loro scelta.

[16] Avevano in quel tempo un prigioniero famoso, detto Barabba.

[17] Mentre quindi si trovavano riuniti, Pilato disse loro: "Chi volete che vi rilasci: Barabba o Gesù chiamato il Cristo?".

[18] Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia.

[19] Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: "Non avere a che fare con quel giusto; perché oggi fui molto turbata in sogno, per causa sua".

[20] Ma i sommi sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a richiedere Barabba e a far morire Gesù.

[21] Allora il governatore domandò: "Chi dei due volete che vi rilasci?". Quelli risposero: "Barabba!".

[22] Disse loro Pilato: "Che farò dunque di Gesù chiamato il Cristo?". Tutti gli risposero: "Sia crocifisso!".

[23] Ed egli aggiunse: "Ma che male ha fatto?". Essi allora urlarono: "Sia crocifisso!".

[24] Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto cresceva sempre più, presa dell'acqua, si lavò le mani davanti alla folla: "Non sono responsabile, disse, di questo sangue; vedetevela voi!".

[25] E tutto il popolo rispose: "Il suo sangue ricada sopra di noi e sopra i nostri figli".

[26] Allora rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò ai soldati perché fosse crocifisso.
La corona di spine

[27] Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la coorte.

[28] Spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto

[29] e, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo, con una canna nella destra; poi mentre gli si inginocchiavano davanti, lo schernivano: "Salve, re dei Giudei!".

[30] E sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo.

[31] Dopo averlo così schernito, lo spogliarono del mantello, gli fecero indossare i suoi vestiti e lo portarono via per crocifiggerlo.
La crocifissione

[32] Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirène, chiamato Simone, e lo costrinsero a prender su la croce di lui.

[33] Giunti a un luogo detto Gòlgota, che significa luogo del cranio,

[34] gli diedero da bere vino mescolato con fiele; ma egli, assaggiatolo, non ne volle bere.

[35] Dopo averlo quindi crocifisso, si spartirono le sue vesti tirandole a sorte.

[36] E sedutisi, gli facevano la guardia.

[37] Al di sopra del suo capo, posero la motivazione scritta della sua condanna: "Questi è Gesù, il re dei Giudei".

[38] Insieme con lui furono crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra.
Gesù in croce deriso e oltraggiato

[39] E quelli che passavano di lo insultavano scuotendo il capo e dicendo:

[40] "Tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso! Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!".

[41] Anche i sommi sacerdoti con gli scribi e gli anziani lo schernivano:

[42] "Ha salvato gli altri, non può salvare se stesso. È il re d'Israele, scenda ora dalla croce e gli crederemo.

[43] Ha confidato in Dio; lo liberi lui ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: Sono Figlio di Dio!".

[44] Anche i ladroni crocifissi con lui lo oltraggiavano allo stesso modo.
La morte di Gesù

[45] Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio si fece buio su tutta la terra.

[46] Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: "Elì, Elì, lemà sabactàni?", che significa: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?".

[47] Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: "Costui chiama Elia".

[48] E subito uno di loro corse a prendere una spugna e, imbevutala di aceto, la fissò su una canna e così gli dava da bere.

[49] Gli altri dicevano: "Lascia, vediamo se viene Elia a salvarlo!".

[50] E Gesù, emesso un alto grido, spirò.

[51] Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono,

[52] i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono.

[53] E uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti.

[54] Il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, sentito il terremoto e visto quel che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: "Davvero costui era Figlio di Dio!".

[55] C'erano anche molte donne che stavano a osservare da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo.

[56] Tra costoro Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedèo.
La sepoltura

[57] Venuta la sera giunse un uomo ricco di Arimatèa, chiamato Giuseppe, il quale era diventato anche lui discepolo di Gesù.

[58] Egli andò da Pilato e gli chiese il corpo di Gesù. Allora Pilato ordinò che gli fosse consegnato.

[59] Giuseppe, preso il corpo di Gesù, lo avvolse in un candido lenzuolo

[60] e lo depose nella sua tomba nuova, che si era fatta scavare nella roccia; rotolata poi una gran pietra sulla porta del sepolcro, se ne andò.

[61] Erano , davanti al sepolcro, Maria di Màgdala e l'altra Maria.
La custodia della tomba

[62] Il giorno seguente, quello dopo la Parasceve, si riunirono presso Pilato i sommi sacerdoti e i farisei, dicendo:

[63] "Signore, ci siamo ricordati che quell'impostore disse mentre era vivo: Dopo tre giorni risorgerò.

[64] Ordina dunque che sia vigilato il sepolcro fino al terzo giorno, perché non vengano i suoi discepoli, lo rubino e poi dicano al popolo: È risuscitato dai morti. Così quest'ultima impostura sarebbe peggiore della prima!".

[65] Pilato disse loro: "Avete la vostra guardia, andate e assicuratevi come credete".

[66] Ed essi andarono e assicurarono il sepolcro, sigillando la pietra e mettendovi la guardia.