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VIII Domenica del Tempo Ordinario. Anno A


"Francesco, che cosa vale di più?
Servire il Padrone o il servitore?"
"Adesso potrò veramente dire: Padre Nostro, che sei nei Cieli"



Mt 6, 24-34

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Nessuno può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro, o preferirà l'uno e disprezzerà l'altro: non potete servire a Dio e a mammóna.
Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito?
Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro? E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un'ora sola alla sua vita? E perché vi affannate per il vestito?
Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora se Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno.
Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena».


Il Commento

Non si scappa. Il nostro cuore non puo' sopravvivere ai compromessi. Anche se la nostra vita ne è piena, non possiamo servire a due padroni. Le parole di Gesù sono chiarissime: amare mammona, il denaro, significa odiare Dio. Basta questo per inchiodarci. I fiori del campo e gli uccelli del cielo sono esempi che declinano queste parole.

Soffermiamoci oggi sui termini usati da Gesù. Amare e odiare. Il denaro è potere, prestigio, gloria. Con il denaro compriamo gli affetti, leghiamo le persone. Il denaro si sovrappone alla nostra stessa persona, e ne diventiamo i suoi docili servitori. L'attaccamento al denaro e' la radice di tutti i mali. Non contano le messe, l'appartenenza ai gruppi, l'impegno in parrocchia. Non conta neanche essere prete o vescovo.

Gesù punta diritto al cuore e, come sempre, non concede margini alle giustificazioni. Se il cuore è attaccato al denaro sta odiando Dio. Odiare. Non è un caso se Giuda appare nel Vangelo come l'apostolo che teneva la borsa... Non si scherza. Chi ha conosciuto davvero il Signore, chi gli appartiene non può legarsi in nessun modo al denaro e agli idoli di questo mondo. Pena la schizofrenia, ovvero la follia.

Preoccuparsi del domani, affannarsi per il denaro è cosa dei pagani, di quelli che non conoscono Dio. Ma forse dobbiamo ammettere che neanche noi conosciamo Dio, non abbiamo l'esperienza del suo potere sul peccato, sulla morte, in ogni circostanza. Forse il nostro approccio alle vicende della vita, in famiglia, al lavoro, nella Chiesa, è profondamente mondano. Forse è il denaro che ci guida nelle scelte. Come accumularlo, come metterlo da parte, come averne di più. La morte incombe, non abbiamo sperimentato la vittoria di Cristo, e siamo schiacciati dall'ansia di possedere, di difendere. La paura ci rende sterili, ripiegati su noi stessi, e ci chiude in un egoismo oscuro, incapace di aprirsi e di donarsi.

Non si tratta di pauperismo buonista, si tratta del rapporto che ciascuno di noi ha con il denaro. Certo, occorre essere prudenti; anche una presunta generosità spesso maschera un rapporto malato con il denaro. Il punto è il cuore. Gesù ci parla per aiutarci a scoprire che peso abbia oggi
mammona nella nostra vita. E' la via più semplice per scoprire quello riservato invece a Dio. Il mondo è mosso dal denaro: i voti delle elezioni politiche si muovono a seconda delle politiche economiche, e premiano chi promette abbassamenti delle tasse e buste paga più robuste, anche se si tratta di una banda di delinquenti, anche se poi legifereranno a favore dell'aborto e dell'eutanasia. Un cristiano che cerca di assicurarsi il domani, che vive nell'angoscia del futuro, che accumula, che guarda tutto con gli occhi di un agente di borsa, è lo scandalo più grande. Odia Dio, odia il suo amore, la sua misericordia, odia la croce. Non crede nel potere di Gesù, e ogni suo rapporto sarà viziato dal sospetto, dal timore, dalla ricerca spasmodica di una sicurezza che, comunque, la carne e il denaro non potranno offrirgli.

Il mondo e chi gli appartiene guarda innanzi tutto al portafoglio. E' lì il suo cuore. Non così per chi ha conosciuto il Signore. Chi ha fatto esperienza della sua misericordia non ci pensa due volte a spargere olio di nardo costosissimo per ungere il corpo di Gesù, il segno di una vita, la propria, consegnata totalmente al Signore. Chi ha conosciuto l'amore di Dio getta via tutto quanto ha per vivere perchè sa che la propria vita non viene dai beni, ma da Dio. Un cristiano è diverso da ogni altro uomo perchè ha dentro un'altra vita, perchè vive nascosto con Cristo in Dio e sperimenta, nella precarietà di ogni giorno, la mano provvidente di suo Padre. non siamo orfani, la libertà dei figli si realizza nell'abbandono totale e confidente al Padre celeste, nella stessa certezza del Signore. Al fondo della tomba, lì dove nulla e nessuno avrebbe potuto raggiungerlo per liberarlo, ha sperimentato l'amore di suo Padre. Nelle parole di Gesù del Vangelo di oggi traspare questa certezza, l'esperienza di un Padre capace di sciogliere il suo Figlio dalle catene della morte. Un amore più forte della tomba. L'esperienza di San Francesco, la letizia di chi vive come un passero, libero e vittorioso negli eventi della storia.

Per questo oggi il Signore ci chiama seriamente a conversione, a gettarci tra le sue braccia, a disfarci dei beni, di tutti quei beni che si frappongono tra noi e Lui. Buttare via tutto quello che, nel nostro cuore, usurpa il posto di Dio, avvelenandoci e facendoci oggetto di scandalo.

La condizione di un cristiano è la precarietà, l'incertezza che accompagna ogni istante. In essa un cristiano procede abbandonato a Dio, certo, come Abramo, che il Signore sul monte provvede. Amare Cristo oggi è vendere tutto, lasciare vuoto il nostro cuore per Lui. Impossibile per le nostre forze, per le nostre menti. Ma possibile a Lui. Cerchiamo Lui, il Regno di Dio, oggi, e ogni istante, in ogni evento, in ogni decisione, in ogni pensiero, in ogni parola.
Accostiamoci allora al Signore, con cuore contrito, e supplichiamo che compia in noi questa parola, che ci faccia quello per cui siamo stati eletti ancor prima di venire al mondo. Cristiani.




San Serafino di Sarov (1759-1833), monaco russo
Colloqui con Motovilov


« Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta »


[San Serafino e Motovilov si trovano subito immersi in una grande luce e in una grande dolcezza. Serafino gli dice:] Amico mio, gli uomini sono stati creati affinché la grazia divina abitasse nel più profondo del nostro essere, nel nostro cuore. Il Signore ha detto: “Il regno di Dio è in mezzo a voi” (Lc 17,21). Con Regno di Dio, intende la grazia dello Spirito Santo; questo Regno di Dio è in mezzo a noi due in questo momento. Il Santo Spirito ci illumina e ci riscalda; riempie l’aria dei suoi profumi, rallegra i nostri sensi e abbevera i nostri cuori di una gioia indicibile. Sperimentiamo ciò che dice l’apostolo Paolo: “Il regno di Dio non è questione di cibo e di bevanda, ma è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo” (Rm 14,17)... Ecco, amico di Dio, quale gioia incomparabile il Signore si è degnato di concederci. Ecco ciò che significa essere “nella pienezza dello Spirito Santo”... Umili come siamo, il Signore ci ha ricolmati della pienezza del suo Spirito. Mi sembra che da ora in poi non avrete più da interrogarmi sul modo nel quale si manifesti nell’uomo la presenza e la grazia dello Spirito Santo...

Quanto ai nostri stati differenti di monaco e di laico, non preoccupatevene. Dio cerca innanzi tutto un cuore pieno di fede in lui e in suo Figlio. In cambio manda dall’alto la grazia dello Spirito Santo. Il Signore cerca un cuore pieno di amore per lui e per il prossimo – questo è un trono sul quale gli piace sedere e dove appare nella pienezza della sua gloria. “Figlio mio, dammi il tuo cuore, e il resto ti sarà dato in aggiunta” (Prov 23,26). Il cuore dell’uomo è capace di contenere il Regno dei Cieli. « Cercate prima il Regno di Dio e la sua verità, dice il Signore, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta, perché Dio nostro Padre sa che ne avete bisogno ».


San Silvano (1886-1938), monaco ortodosso
Scritti

« Non affanatevi per la vostra vita »


Il Signore ha detto ai suoi discepoli: «Vi do la mia pace» (Gv 14,27). Questa pace di Cristo occorre domandarla a Dio, e il Signore la darà a chi la domanda; quando la riceviamo, dobbiamo vegliare santamente su di essa e farla crescere.

Colui che, nell'afflizione, non si abbandona alla volontà di Dio non può conoscere la misericordia di Dio. Se ti colpisce una disgrazia, non lasciarti abbattere, ma ricordati che il Signore ti guarda con benevolenza. Non accettare questo pensiero: «Il Signore getterà forse lo sguardo su di me che l'ho offeso?» perché il Signore è benevolenza per natura. Invece rivolgiti con fede a Dio e di' come il figlio prodigo nel Vangelo: «Non sono degno di essere chiamato tuo figlio» (Lc 15,21). Allora vedrai quanto sei caro al Padre, e il tuo animo conoscerà una gioia indescrivibile.


VI Domenica del Tempo Ordinario. Anno A. Commenti Patristici




Sant'Ireneo di Lione (circa130-circa 208), vescovo, teologo e martire
Contro le eresie, IV, 13, 2-4 ; SC 100, 529

Non più servi ma amici (Gv 15,15)


La Legge è stata promulgata dapprima per degli schiavi, per educare l'anima per mezzo delle cose esteriori e corporali, conducendola, in un certo senso, come per mezzo di una catena alla docilità ai comandamenti, affinché l'uomo imparasse ad obbedire a Dio. Il Verbo di Dio però, ha liberato l'anima; le ha insegnato a purificare liberamente, volontariamente, anche il corpo. Sin d'allora, occorreva che fossero sciolte le catene della schiavitù grazie alle quali l'uomo aveva potuto formarsi, e che ormai egli seguisse Dio senza catene. Ma allo stesso tempo in cui i precetti della libertà venivano redatti, occorreva rinforzare la sottomissione al Re, affinché nessuno tornasse indietro e si mostrasse indegno del suo Liberatore....

Per questo il Signore ci ha dato come parola d'ordine, al posto di non commettere l'adulterio, di neppure desiderarlo; in luogo di non uccidere, di neppure adirarsi; al posto di pagare semplicemente la decima, di distribuire i beni ai poveri; di amare non soltanto i nostri vicini, ma anche i nostri nemici; non solo di essere «generosi e pronti a dare» (1 Tm 6,18), ma ancora di dare gratuitamente i nostri beni a coloro che ce li prendono...

Nostro Signore dunque, il Verbo di Dio, prima condusse gli uomini a servire Dio, poi da servi li rese suoi amici, come disse egli stesso ai discepoli: «Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi» (Gv 15,15)... Facendo dei suoi discepoli gli amici di Dio, mostra chiaramente di essere il Verbo, la Parola di Dio. È infatti per avere seguito la sua chiamata spontaneamente e senza catene, nella generosità della sua fede che Abramo è diventato «amico di Dio» (Gc 2,23; Is 41,8).

San Giovanni Crisostomo (circa 345-407), vescovo d’Antiochia poi di Costantinopoli, dottore della Chiesa
Omelie sulla prima lettera ai Corinzi, n° 27

« Va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello »


La Chiesa non esiste perchè rimaniamo divisi pur radunandoci, bensì perchè le nostre divisioni vi siano spente; è questo il senso dell’assemblea. Se veniamo per l’eucaristia, non facciamo nulla che contraddica l’eucaristia, non causiamo dispiacere al nostro fratello. Poichè venite per rendere grazie per i benefici ricevuti, non separatevi dal vostro prossimo.

A tutti senza distinzione, Cristo offre il suo corpo dicendo: “Prendete e mangiatene tutti”. Perchè dunque non ammetti tutti alla tua mensa? ... Fai memoria di Cristo e disprezzi il povero?... Prendi parte a quella divina cena; devi essere il più compassionevole degli uomini. Hai bevuto il sangue del Signore e non riconosci il tuo fratello?
Anche se fin’ora non l’avessi riconosciuto, a quella tavola devi riconoscerlo. Ci occorre essere tutti nella Chiesa come in una casa comune: formiamo un unico Corpo. Abbiamo un solo battesimo, una sola mensa, una sola sorgente, e anche un solo Padre (cfr Ef 4,5 ; 1Cor 10,17).


San Francesco di Sales (1567-1622), vescovo di Ginevra, dottore della Chiesa
Introduzione alla vita devota, III, 8

« L’ira dell’uomo non compie ciò che è giusto davanti a Dio » (Gc 1,20)

Il santo ed illustre patriarca Giuseppe, quando dall’Egitto rispedì i fratelli a casa del padre, diede loro un consiglio: “Per via, non adiratevi” (Gen 45,24). A te dico la stessa cosa. Questa vita terrena è soltanto un cammino versa quella beata, non adiriamoci dunque per la strada gli uni contro gli altri; camminiamo tranquillamente e in pace con i fratelli e i compagni di viaggio. Con chiarezza, e senza eccezioni, ti dico: Se ti è possibile, non inquietarti affatto, non deve esistere alcun pretesto perchè tu apra la porta del cuore all’ira. San Giacomo, senza tanti giri di parole, dice chiaramente: “L’ira dell’uomo non opera la giustizia di Dio” (Gc 1,20).

Bisogna resistere seriamente al male e reprimere i vizi di coloro di cui abbiamo la responsabilità, con costanza e con decisione, ma sempre con dolcezza e serenità... La correzione dettata dalla passione, anche quando ha basi ragionevoli, ha molto meno efficacia di quella che viene unicamente dalla ragione... Che se poi giunge fino alla notte e il sole tramonta sulla nostra ira (Ef 4,26), ciò che l’Apostolo proibisce, si tramuta in odio e non te ne liberi più. Perchè essa si nutre di mille false convinzioni. Non si è mai trovato un uomo adirato il quale fosse convinto che la sua ira era ingiusta.

Meglio imparare a vivere senza collera, che volersi servire con moderazione e saggezza della collera, e quando, a causa della nostra imperfezione e debolezza, ci coglie di sorpresa, è meglio respingerla immediatamente che voler entrare in trattativa con essa.



San Giovanni Crisostomo (verso il 345-407), vescovo di Antiochia poi di Costantinopoli, dottore della Chiesa
Commento alla lettera ai Corinzi, n° 24

« Va' prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono »


«Pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell'unico pane» (1 Cor 10,17). Cos'è questo pane? Il Corpo di Cristo. E cosa diventano coloro che lo ricevono? Il Corpo di Cristo. Non sono più diversi corpi, ma un solo Corpo. Quanti chicchi di grano compogono il pane! Eppure chi vede questi chicchi? Sono veramente nel pane che hanno formato, eppure nulla li distingue gli uni dagli altri, tanto sono uniti.

Così noi siamo uniti gli uni con gli altri e con Cristo. Non ci sono più parecchi corpi nutriti da parecchi cibi; formiamo un solo corpo nutrito e vivificato da un unico pane. Per questo Paolo dice: «Tutti partecipiamo dell'unico pane». Se partecipiamo tutti dell'unico pane, se siamo nutriti in lui al punto di diventare un medesimo corpo, perché mai non siamo uniti dal medesimo amore, strettamente legati tra noi dalla medesima carità.

Rileggete la storia dei nostri progenitori nella fede e troverete quel quadro insigne: «La moltitudine di coloro che eran venuti alla fede aveva un cuore solo e un'anima sola» (At 4,32). Ma purtroppo, non è così oggi. Ai nostri giorni la Chiesa mostra lo spettacolo contrario; non si vedono che conflitti dolorosi, divisioni accanite tra i fratelli... Eravate lontani da lui, eppure Cristo non ha esitato ad unirvi a lui. E ora non vi degnate di imitarlo per unirvi di tutto cuore con il fratello?... A causa del peccato, i nostri corpi plasmati con la polvere del suolo (Gen 2,7) avevano perso la vita e erano divenuti schiavi della morte; il Figlio di Dio vi ha aggiunto il lievito della sua carne, libera da ogni peccato, in una pienezza di vita. E ha dato il suo corpo in cibo per tutti gli uomini affinché, rinnovati da questo sacramento dell'altare, partecipino tutti della sua vita immortale e beata.

V Domenica del Tempo Ordinario. Anno A






Non c'è che una sola tristezza, quella di non essere dei santi

Léon Bloy



Mt 5,13-16

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa.
Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli”.


COMMENTO


Il Vangelo di oggi è una Buona Notizia, come il primo Vangelo della storia, la prima Parola scaturita dalle labbra di Dio: "Sia la luce. E la luce fu". Nel caos del Principio la luce manifesta la misteriosa presenza di Dio, di Colui che "ex-nihilo", dal nulla porta all'esistenza le cose che non sono, il Creatore. La luce a ricacciare le tenebre alla periferia della Vita, la luce separata dal buio come il primo vagito di Vita nel nulla confuso e indistinto. La prima pagina della Bibbia illuminata da un raggio di luce partorito dalla voce di Dio. La Sua Parola fatta Luce. E poi, dopo una lunghissima Storia di Salvezza, la Sua Parola, sulla soglia del Nuovo Testamento, si è fatta carne. Luce e Carne, la Parola di Dio illumina e si fa vita. Così è stato all'origine della nostra vita, la stessa Parola che ha creato la luce separandola dalle tenebre, ha pronunciato il nostro nome, separandoci dal caos e dal non senso, facendoci santi, consacrati, proprietà di Dio. La Buona Notizia che giunge oggi alla nostra vita: "Sia la luce, sia Francesco, Giovanni, Teresa, Ilaria. Sii tu, e la luce fu, e venisti alla luce come riflesso della luce che brilla sul volto di Cristo. Luce eterna in un vaso di creta, il nostro DNA, la nostra identità, la sua Parola fatta carne risplendente del suo amore. All'origine del nostro albero genealogico vi è una Parola fatta luce, Cristo, nel quale e per il quale siamo stati creati e siamo venuti all'esistenza.

Senza la luce la natura muore. Per questo il Figlio è generato nella luce e nella luce di Pasqua ritorna, definitivamente alla vita. L'eterna, quella che non muore più. E noi, da Lui chiamati, amati ed eletti, partoriti alla vita in una fonte d'acqua vivificante, siamo figli nel Figlio. Luce nella Luce. Dal caos d'una vita immersa nei vizi e nei peccati, dalle catene della colpa antica e dai tentacoli dell'assassino menzognero, una Luce ci ha salvato. Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una gran luce, la Stella del mattino, l'alba della Risurrezione capace di ricrearci, di farci creature nuove, Svegliati da un raggio di Sole che sorge da Oriente, ridestati dal sonno della morte, siamo anche noi, oggi, luce nel Signore.

Luce e Sale, ecco quel che siamo. Non è un programma di vita, una dieta, un impegno, un'opzione. Neanche un compito o una missione. E', semplicemente, la verità. Come quando si accende un interruttore e la stanza si illumina. Così è la nostra vita: candelabri sparsi tra le giornate che si aprono dinnanzi a noi, problemi, difficoltà, malattie, la vità è già lì, preparata. La lampada è collocata bene in vista. E Lui, attraverso la Sua Grazia, accende ogni giorno con le nostre giornate anche la Luce che le illumini, la Sua Luce in noi. La Sua Gloria a risplendere sulla Croce quotidiana che sigilla la nostra storia. La nostra vita come una stella cometa che verga di luce l'oscura notte del mondo, un dardo scoccato da Dio ad indicare il Bambino Dio incarnato in ogni stalla che è la vita di ciascun uomo. Un lampo, una fiamma, per il mondo, oggi, domani, sino all'alba eterna quando saremo rapiti definitivamente nella Sua Luce.

E siamo sale, il sapore di Cristo su questa terra grigia che ha smarrito il senso. Il sale è la Sapienza celeste, ineffabile, la Sapienza della Croce. Siamo venuti al mondo per recarvi questa Sapienza; come il Sale essa conserva, perchè è radice di immmortalità; come il sale essa brucia e sana le ferite, perchè svela la radice velenosa della menzogna; come il sale sigilla l'Alleanza eterna con Dio, perchè scaturisce dalla Croce, il letto d'amore dove ci ha sposato il Signore. La Sapienza che in ogni istante scopre ed annuncia lìopera di Dio, il suo amore in ogni evento. La Sapienza che discerne con il criterio della Croce per il quale ogni morte è racchiude la Vita.

Il sale può perdere il sapore se abbandonato in un luogo umido, e la luce può affievolirsi se non alimentata. Sarà calpestato chi per paura delle critiche o della persecuzione si butta a terra da se stesso, annacquando la dottrina. Non può essere calpestato chi è perseguitato ma tiene il pensiero e l’anima in alto” (S. Agostino). Per questo la nostra vita è un cammino per imparare a vivere nascosti con Cristo in Dio, e riconoscere, giorno dopo giorno, chi siamo, la nostra natura, il fondamento della nostra esistenza. Per questo l'unica preoccupazione è quella di Maria, ai piedi di Gesù ad ascoltare la Sua Parola, la Parola che accende in noi la Sua Luce. La Parola che, istante dopo istante, ci crea nella Sua Luce, ed ogni evento della nostra vita è "illuminato" dalla Sua Pasqua, ogni fatto di noi, anche i più dolorosi, sono così vissuti "naturalmente" quali candelabri della Sua luce per ogni uomo. Come Maria ascoltare la Parola di Verità, quella che ci annuncia la nostra autentica identità, quella di essere sale e luce, e non cadere nelle trappole sentimentali e nevrotiche che ci irretiscono nei dubbi sul nostro valore, sulla nostra vocazione, sul nostro destino.

La luce è il senso della nostra vita, le opere buone che mostrano il Padre sono gli istanti illuminati che si susseguono tra le pieghe delle nostre storie. Lavoro, casa, studio, amici, malattie, dolori, ansie, anche le nostre debolezze, i nostri peccati. Tutto di noi imbevuto di Lui e della Sua luce. La Sua misericordia, il Suo amore in ogni momento. La Luce, Lui in noi e noi in Lui, crocifissi con Lui, non siamo più noi a vivere ma Lui in noi. Abbandonati a Lui, luce per ogni uomo. La vita che ci è donata, la vita cristiana, è meravigliosa.
"Non c'è che una sola tristezza, quella di non essere dei santi" (Léon Bloy). La tristezza di non essere quel che siamo, di vivere la vita sganciati dall'appartenenza cui dobbiamo tutto. E non c'è allegria più grande che essere santi, suoi, sale nel sale, luce nella luce, un dono offerto ad ogni uomo.


Il nuovo modo, che da Lui ci viene, di guardare al mondo e alle persone ci fa penetrare più profondamente nel mistero della fede, che non è solo un insieme di enunciati teorici da accogliere e ratificare con l'intelligenza, ma un'esperienza da assimilare, una verità da vivere, il sale e la luce di tutta la realtà.Come il sale dà sapore al cibo e la luce illumina le tenebre, così la santità dà senso pieno alla vita, rendendola riflesso della gloria di Dio.

Giovanni Paolo, II Messaggio per la XVII Giornata mondiale della gioventù




UN ALTRO COMMENTO


Siamo fatti per essere visti. Guardati. Sembra strano ma è così. Se il Signore chiama si diventa spettacolo per il mondo e per gli angeli.

Sì, la nostra vita è come dentro la scena di un “grande fratello”, e tutti, ma proprio tutti, sono lì a guardare. Come duemila anni fa al Colosseo. Il mondo, questo sperduto mondo del Terzo Millennio cerca martiri. Testimoni. Ne ha fame, sono la sua unica speranza. Per questo il loro sangue scorre ininterrottamente da due millenni.

La Chiesa “è” solo se “è martire”, testimone e annunciatrice dell’amore di Dio, dell’infinita sua misericordia. La nostra vita non può essere altro che un martirio, ogni ora, ogni istante. Neanche un mal di denti, un sorriso, un’arrabbiatura. Tutto in onda. Tutto in diretta. Non stop. Sino al giorno in cui il Padre non staccherà la spina per farci suoi in eterno.

Che bella la nostra vita allora, meraviglioso perderla per amore, perchè il mondo creda. Ogni istante è prezioso, un fotogramma dell’amore di Dio donato al mondo intero. La nostra vita per il mondo. Tutto è santo, tutto di noi è suo, perchè lui divenga tutto per tutti. Per questo il Signore oggi ci mette in guardia dall'unico vero pericolo che corriamo: quello di perdere il sapore. Se è vero che da una parte è impossibile nascondere una città collocata su di un monte, dall'altra è vero che si può spegnere la luce.

Il solo fatto di essere al mondo è un segno. Non dobbiamo preoccuparci di fare chissà quali cose. E così anche i missionari, non si tratta di cose straordinarie. E' una questione di sale, di essere sale che sala. Il sale è la capacità di soffrire, il segno dell'Alleanza. Il sale mostra una fede adulta, che non fugge davanti alla croce, che ha pazienza nelle sofferenze, che ne intuisce il senso, che vede, trasfigurata nella morte, la risurrezione e la vita.

Sale e luce non è allora altro che essere crocifissi con Cristo, laddove siamo. L'alternativa è lo scandalo dei piccoli, diventare inciampo a chi ancora non crede, ai deboli, a chi muove i primi passi sul cammino della fede. Le parole di Gesù sono una sintesi di ecclesiologia, di morale, di liturgia, di storia. E, prima di tutto, una sintesi di cristologia: ci indicano infatti la luce e il sale del mondo, Lui, Cristo.

E' Lui che si è sciolto nella morte di ogni uomo, anche nella nostra, che ne è divenuto partecipe, senza ribellarsi. E' Lui che, innalzato sul Golgota, ha attirato ogni uomo nella sua luce di misericordia. E' a Lui che dobbiamo guardare allora, ogni istante. E' a Lui che dobbiamo stringerci, sino a lasciarci trasformare in Lui. Sino a che sia Lui a vivere in noi. La storia di ogni giorno provvede a limare, potare, tagliare quanto in noi sia di ostacolo a Lui.

Per questo, proprio nelle debolezze, nelle difficoltà, nei fallimenti si adempie in noi la missione per la quale siamo nati. Proprio quando siamo nulla esplode in noi la potenza di Dio. Non disprezziamo allora nulla delle nostre sofferenze, delle angoscie, dei fallimenti. E' in quei momenti che siamo sale, e luce e lievito. Lo siamo perchè siamo quello che siamo. Nessun moralismo, nessun impegno, nessuno sforzo, solo un'instancabile abbandono all'amore di Dio. Camminando nella Chiesa per crescere e nutrire la fede. E che sia Lui ad operare in noi e accendere, tra le nostre ferite, la luce per il mondo.

E' questa la nostra vita, come la vita della Chiesa. Ogni istante, anche il più nascosto, è così un'opera buona, bella di Dio in noi, perchè gli uomini, guardandoci, possano rendere gloria a Dio, perchè le bestemmie contro il Nome di Dio pronunciate da tutti di fronte alla morte, siano trasformate in benedizione. Forse la maggior parte delle persone che ci guarderanno resteranno con un abbozzo di speranza nel cuore, un seme di Grazia che darà frutto a suo tempo. Non entreranno nella Chiesa, continueranno quasi come prima. Quasi. Quell'incontro con Cristo incarnato nella Chiesa, in una comunità adulta i cui membri si amano di un amore celeste ma visibile, cambia la vita, ad un livello molto profondo. Anche se apparentemente non cambia nulla. L'incontro con un malato in una corsia di ospedale, sereno, anche con un cancro terminale; l'incontro con una mamma che, senza dir parola, fa la spesa con tre, quattro, sette bambini; l'incontro con un collega che fa sempre il lavoro che nessuno vuol fare; l'incontro con un volto radioso, splendente dell'amore di Dio rompe, miseriosamente, la barriera che difende le proprie convinzioni.

L'incontro con la Chiesa, con i cristiani, è come un santo tarlo che si conficca nel cuore. E' una luce, è il sale sparso su una vita che perduto il senso. E vedere scricchiolare le proprie certezze è già rendere gloria a Dio, ad un Altro che forse potrebbe esistere, che potrebbe colmare il vuoto, e dare sapore al grigio dell'esistenza. Luce e sale del mondo. Non vi è missione più grande. E Dio ha eletto noi per portarla a compimento. Anche oggi. Anche ora.



APPROFONDIRE



San Tommaso d’Aquino

Catena Aurea

«“Il sale condisce e conserva, non lusinga di fiacca dolcezza il palato. Occorre condire con la sana parola e con l’esempio i popoli feriti dal peccato, mirando al sodo e alla salvezza eterna” (San G. Crisostomo); “Gli Apostoli, che debbono conservare come il sale le altre anime sane dalla corruzione dell’errore e del vizio, debbono porre cura a non corrompere se stessi” (S. Ilario); “Chi perde il sapore della verità e del bene spirituale non può infonderlo agli altri; perciò è diventato inutile e da gettar via” (S. Ilario); “Sarà calpestato chi per paura delle critiche o della persecuzione si butta a terra da se stesso, annacquando la dottrina. Non può essere calpestato chi è perseguitato ma tiene il pensiero e l’anima in alto (S. Agostino); “L’esempio condisce, l’insegnamento illumina. Ma siccome occorre prima ben vivere e poi si può bene insegnare, prima Gesù parla del sale e poi della luce” (San G. Crisostomo); “Come il sale conserva i cibi, perché non si trasformino in vermi, così i discepoli di Cristo devono opporsi al fetore della corruzione dei peccati che viene dall’idolatria e dall’impudicizia” (Origene)».



Beata Teresa di Calcutta (1910-1997), fondatrice delle Suore Missionarie della Carità
A Gift for God

« Risplenda la vostra luce davanti agli uomini »


I cristiani sono come una luce per gli altri, per tutti gli uomini del mondo. Se siamo cristiani, dobbiamo assomigliare a Cristo.

Se vorrete impararla, l'arte della premura vi farà assomigliare sempre di più a Cristo, perché il suo cuore era umile e era sempre attento ai bisogni degli uomini. Una grande santità comincia con tale premura per gli altri ; per essere bella, la nostra vocazione deve essere piena di tale premura. Dovunque sia andato Gesù, ha fatto il bene. E la Vergine Maria a Cana non pensava a nulla se non ai bisogni altrui, ed a comunicarli a Gesù.

Un cristiano è un tabernacolo del Dio vivente. Mi ha creata, mi ha scelta, è venuto ad abitare in mezzo a me, perché aveva bisogno di me. Ora che avete imparato quanto Dio vi ama, cosa di più naturale per voi che passare il resto della vostra vita a risplendere di questo amore ? Essere cristiano, è accogliere veramente Cristo e diventare un altro Cristo. È amare così come siamo amati, come Cristo ci ha amati sulla croce.


San Giovanni Crisostomo (verso il 345-407), vescovo di Antiochia poi di Costantinopoli, dottore della Chiesa
Commento al vangelo di Matteo, n° 15

Il sale della terra


«Voi siete il sale della terra» dice il Salvatore; mostra loro così quanto siano necessari tutti i precetti che ha appena enunciato: «La mia parola, dice loro, non sarà solo per la vostra vita; vi è affidata proprio per il mondo intero. Non vi mando a due città, in dieci o in venti, né a un solo popolo, come un tempo ho mandato i profeti. Vi mando alla terra intera, al mare, a tutta la creazione (Mc 16,15), dovunque abbonda il male.

Infatti, dicendo «siete il sale della terra», indica loro che tutta la natura umana corrotta dal peccato è diventata insipida; per mezzo del loro ministero, la grazia dello Spirito Santo rigenererà e conserverà il mondo. Per questo insegna loro le virtù delle Beatitudini, quelle che sono le più necessarie, le più efficaci per coloro che hanno la responsabilità della moltitudine. Chi è mite, umile, misericordioso, giusto, non rinchiude in se stesso le buone opere che ha compiute. Ha cura invece che queste belle sorgenti zampillino anche per il bene degli altri. Chi ha il cuore puro, chi è operatore di pace, chi soffre la persecuzione per la verità, ecco la persona che consacra la vita al bene di tutti.


J. Ratzinger, “Dio e il mondo”

Non possiamo accettare tranquillamente che il resto dell'umanità precipiti nel paganesimo di ritorno, dobbiamo trovare la strada per portare il Vangelo anche ai non credenti. Esistono già dei modelli. Il neocatecumenato possiede un proprio modello, altre comunità intraprendono altri tentativi. La Chiesa deve ricorrere a tutta la sua creatività per far sì che non si spenga la forza viva del Vangelo. Per plasmare le masse, pervaderle del suo messaggio e agire in loro come il lievito. Proprio come disse Gesù allora a una comunità molto piccola, quella degli Apostoli: siate lievito e sale della terra. La definizione di «lievito» presuppone la dimensione molto piccola da un lato, ma anche l'universalità della responsabilità.Chiesa di massa o Chiesa minoritaria?
Domanda. Eminenza, molti anni fa Lei si espresse in termini profetici sulla Chiesa del futuro: la Chiesa, diceva allora, «si ridurrà di dimensioni, bisognerà ricominciare da capo. Ma da questa prova uscirà una Chiesa che avrà tratto una grande forza dal processo di semplificazione che avrà attraversato, dalla rinnovata capacità di guardare dentro di sè. Perchè gli abitanti di un mondo rigorosamente pianificato si sentiranno indicibilmente soli... E riscopriranno la piccola comunità dei credenti come qualcosa di completamente nuovo. Come una speranza che li riguarda,come una risposta che hanno sempre segretamente cercato». Pare proprio che abbia avuto ragione. Ma qual è la prospettiva che ci attende in Europa?Risposta. Per incominciare: la Chiesa si ridurrà numericamente? Quando ho fatto questa affermazione, mi sono piovuti da tutte le parti rimproveri di pessimismo. E oggi tutti i divieti paiono caduti in disuso, tranne quello riguardante ciò che viene chiamato pessimismo e che spesso non è altro che sano realismo. Nel frattempo i più ammettono la diminuzione della percentuale di cristiani battezzati nell'Europa di oggi. In una città come Magdeburgo la percentuale dei cristiani è solo dell'8% della popolazione complessiva, comprendendo - si badi bene - tutte le confessioni cristiane. I dati statistici mostrano tendenze inconfutabili. In questo senso si riduce la possibilità di identificazione tra popolo e Chiesa in determinate aree culturali, ad esempio da noi. Dobbiamo semplicemente prenderne atto.

Domanda. Che cosa significa?

Risposta. La Chiesa di massa può essere qualcosa di molto bello, ma non è necessariamente l'unica modalità di essere della Chiesa. La Chiesa dei primi tre secoli era una Chiesa piccola senza per questo essere una comunità settaria. Al contrario, non era chiusa in sé stessa, ma sentiva di avere una responsabilità nei confronti dei poveri, dei malati, di tutti. Nel suo grembo trovavano posto tutti coloro che da una fede monoteista traevano alimento nella loro ricerca di una promessa.Già le sinagoghe, le comunità ebraiche presenti nelle città dell'Impero Romano avevano costituito una cerchia di simpatizzanti esterni, i cosiddetti timorati di Dio, che si erano avvicinati alla fede ebraica e che ne testimoniavano la grande apertura all'esterno. Il catecumenato della Chiesa antica aveva una funzione simile. Persone che non si sentivano ancora pronte a un'identificazione totale con la Chiesa, potevano in un certa misura avvicinarvisi per poi valutare se compiere il passo definitivo. Questa consapevolezza di non essere un club chiuso ma di essere sempre aperti alla comunità nel suo complesso è sempre stata una componente ineliminabile nella Chiesa. E anche al processo di riduzione numerica che stiamo vivendo oggi dovremo far fronte proprio esplorando nuove forme di apertura all'esterno, nuove modalità di coinvolgimento parziale di coloro che sono al di fuori della comunità dei credenti.Non ho niente in contrario a che persone che durante l'anno non hanno mai messo piede in chiesa vadano alla Messa della notte di Natale o a San Silvestro o in occasione di altre festività perchè anche questa è una forma di avvicinamento alla benedizione del sacro, alla sua luce. Ci devono quindi essere forme diverse di coinvolgimento e partecipazione, la Chiesa deve aprirsi interiormente a coloro che stanno ai margini delle sue comunità.

Domanda. Ma la Chiesa di massa non è la più alta conquista della civiltà religiosa? Non è forse la Chiesa davvero universale, accessibile a tutti, la Chiesa che con i suoi mille rami offre un tetto ad ogni uomo? La Chiesa può davvero rinunciare all' aspirazione a essere una Chiesa di massa e quindi la Chiesa della maggioranza? Questa è una conquista che è pur sempre costata immani sforzi e sacrifici.

Risposta. Dobbiamo prendere atto dell'assottigliarsi delle nostre fila, ma dobbiamo parimenti rimanere una Chiesa aperta. La Chiesa non può essere un gruppo chiuso, autosufficiente. Dobbiamo essere missionari innanzi tutto nel senso di riproporre alla società quei valori che dovrebbero informare di sè la sua coscienza, valori che sono le fondamenta della forma statuale che la società stessa si è data, e che sono alla base della possibilità di costituire una comunità sociale davvero umana.In questo senso il dibattito su ciò che fu una volta la Chiesa di massa - e che in alcuni Paesi continuerà ad essere, e in altri ancora diventerà per la prima volta - proseguirà sicuramente. La Chiesa continuerà a esprimere il suo punto di visto nell'ambito del processo di produzione legislativa e a riproporre i grandi valori umani universali quali stelle polari nel processo di costruzione di un corpo sociale umano. Perchè, se il diritto non ha più fondamenta morali condivise, decade anche in quanto diritto.Da questo punto di vista la Chiesa ha una responsabilità universale. Responsabilità missionaria significa appunto, come dice il papa, tentare davvero una nuova evangelizzazione. Non possiamo accettare tranquillamente che il resto dell'umanità precipiti nel paganesimo di ritorno, dobbiamo trovare la strada per portare il Vangelo anche ai non credenti. Esistono già dei modelli. Il neocatecumenato possiede un proprio modello, altre comunità intraprendono altri tentativi. La Chiesa deve ricorrere a tutta la sua creatività per far sì che non si spenga la forza viva del Vangelo. Per plasmare le masse, pervaderle del suo messaggio e agire in loro come il lievito. Proprio come disse Gesù allora a una comunità molto piccola, quella degli Apostoli: siate lievito e sale della terra. La definizione di «lievito» presuppone la dimensione molto piccola da un lato, ma anche l'universalità della responsabilità.

Tratto da: J. Ratzinger, “Dio e il mondo”, ed. Paoline, 2001, Pag. 403-406

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Concilio Vaticano II Decreto sull’attività missionaria della Chiesa (Ad Gentes), 35-36

« Voi siete il sale della terra … Voi siete la luce del mondo »

Essendo la Chiesa tutta missionaria, ed essendo l'opera evangelizzatrice dovere fondamentale del popolo di Dio, il sacro Concilio invita tutti i fedeli ad un profondo rinnovamento interiore, affinché, avendo una viva coscienza della propria responsabilità in ordine alla diffusione del Vangelo, prendano la loro parte nell'opera missionaria . Tutti i fedeli, quali membra del Cristo vivente, a cui sono stati incorporati ed assimilati mediante il battesimo, la cresima e l'eucaristia, hanno lo stretto obbligo di cooperare all'espansione e alla dilatazione del suo corpo, sì da portarlo il più presto possibile alla sua pienezza (Ef 4,13).Pertanto tutti i figli della Chiesa devono avere la viva coscienza della loro responsabilità di fronte al mondo, devono coltivare in se stessi uno spirito veramente cattolico e devono spendere le loro forze nell'opera di evangelizzazione. Ma tutti sappiano che il primo e principale loro dovere in ordine alla diffusione della fede è quello di vivere una vita profondamente cristiana. Sarà appunto il loro fervore nel servizio di Dio, il loro amore verso il prossimo ad immettere come un soffio nuovo di spiritualità in tutta quanta la Chiesa, che apparirà allora come « un segno levato sulle nazioni » (Is 11,12), come « la luce del mondo» e «il sale della terra». Una tale testimonianza di vita raggiungerà più facilmente il suo effetto se verrà data insieme con gli altri gruppi cristiani, secondo le norme contenute nel decreto relativo all'ecumenismo.




V Domenica del Tempo Ordinario. Anno A






Non c'è che una sola tristezza, quella di non essere dei santi

Léon Bloy



Mt 5,13-16

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa.
Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli”.


COMMENTO


Il Vangelo di oggi è una Buona Notizia, come il primo Vangelo della storia, la prima Parola scaturita dalle labbra di Dio: "Sia la luce. E la luce fu". Nel caos del Principio la luce manifesta la misteriosa presenza di Dio, di Colui che "ex-nihilo", dal nulla porta all'esistenza le cose che non sono, il Creatore. La luce a ricacciare le tenebre alla periferia della Vita, la luce separata dal buio come il primo vagito di Vita nel nulla confuso e indistinto. La prima pagina della Bibbia illuminata da un raggio di luce partorito dalla voce di Dio. La Sua Parola fatta Luce. E poi, dopo una lunghissima Storia di Salvezza, la Sua Parola, sulla soglia del Nuovo Testamento, si è fatta carne. Luce e Carne, la Parola di Dio illumina e si fa vita. Così è stato all'origine della nostra vita, la stessa Parola che ha creato la luce separandola dalle tenebre, ha pronunciato il nostro nome, separandoci dal caos e dal non senso, facendoci santi, consacrati, proprietà di Dio. La Buona Notizia che giunge oggi alla nostra vita: "Sia la luce, sia Francesco, Giovanni, Teresa, Ilaria. Sii tu, e la luce fu, e venisti alla luce come riflesso della luce che brilla sul volto di Cristo. Luce eterna in un vaso di creta, il nostro DNA, la nostra identità, la sua Parola fatta carne risplendente del suo amore. All'origine del nostro albero genealogico vi è una Parola fatta luce, Cristo, nel quale e per il quale siamo stati creati e siamo venuti all'esistenza.

Senza la luce la natura muore. Per questo il Figlio è generato nella luce e nella luce di Pasqua ritorna, definitivamente alla vita. L'eterna, quella che non muore più. E noi, da Lui chiamati, amati ed eletti, partoriti alla vita in una fonte d'acqua vivificante, siamo figli nel Figlio. Luce nella Luce. Dal caos d'una vita immersa nei vizi e nei peccati, dalle catene della colpa antica e dai tentacoli dell'assassino menzognero, una Luce ci ha salvato. Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una gran luce, la Stella del mattino, l'alba della Risurrezione capace di ricrearci, di farci creature nuove, Svegliati da un raggio di Sole che sorge da Oriente, ridestati dal sonno della morte, siamo anche noi, oggi, luce nel Signore.

Luce e Sale, ecco quel che siamo. Non è un programma di vita, una dieta, un impegno, un'opzione. Neanche un compito o una missione. E', semplicemente, la verità. Come quando si accende un interruttore e la stanza si illumina. Così è la nostra vita: candelabri sparsi tra le giornate che si aprono dinnanzi a noi, problemi, difficoltà, malattie, la vità è già lì, preparata. La lampada è collocata bene in vista. E Lui, attraverso la Sua Grazia, accende ogni giorno con le nostre giornate anche la Luce che le illumini, la Sua Luce in noi. La Sua Gloria a risplendere sulla Croce quotidiana che sigilla la nostra storia. La nostra vita come una stella cometa che verga di luce l'oscura notte del mondo, un dardo scoccato da Dio ad indicare il Bambino Dio incarnato in ogni stalla che è la vita di ciascun uomo. Un lampo, una fiamma, per il mondo, oggi, domani, sino all'alba eterna quando saremo rapiti definitivamente nella Sua Luce.

E siamo sale, il sapore di Cristo su questa terra grigia che ha smarrito il senso. Il sale è la Sapienza celeste, ineffabile, la Sapienza della Croce. Siamo venuti al mondo per recarvi questa Sapienza; come il Sale essa conserva, perchè è radice di immmortalità; come il sale essa brucia e sana le ferite, perchè svela la radice velenosa della menzogna; come il sale sigilla l'Alleanza eterna con Dio, perchè scaturisce dalla Croce, il letto d'amore dove ci ha sposato il Signore. La Sapienza che in ogni istante scopre ed annuncia lìopera di Dio, il suo amore in ogni evento. La Sapienza che discerne con il criterio della Croce per il quale ogni morte è racchiude la Vita.

Il sale può perdere il sapore se abbandonato in un luogo umido, e la luce può affievolirsi se non alimentata. Sarà calpestato chi per paura delle critiche o della persecuzione si butta a terra da se stesso, annacquando la dottrina. Non può essere calpestato chi è perseguitato ma tiene il pensiero e l’anima in alto” (S. Agostino). Per questo la nostra vita è un cammino per imparare a vivere nascosti con Cristo in Dio, e riconoscere, giorno dopo giorno, chi siamo, la nostra natura, il fondamento della nostra esistenza. Per questo l'unica preoccupazione è quella di Maria, ai piedi di Gesù ad ascoltare la Sua Parola, la Parola che accende in noi la Sua Luce. La Parola che, istante dopo istante, ci crea nella Sua Luce, ed ogni evento della nostra vita è "illuminato" dalla Sua Pasqua, ogni fatto di noi, anche i più dolorosi, sono così vissuti "naturalmente" quali candelabri della Sua luce per ogni uomo. Come Maria ascoltare la Parola di Verità, quella che ci annuncia la nostra autentica identità, quella di essere sale e luce, e non cadere nelle trappole sentimentali e nevrotiche che ci irretiscono nei dubbi sul nostro valore, sulla nostra vocazione, sul nostro destino.

La luce è il senso della nostra vita, le opere buone che mostrano il Padre sono gli istanti illuminati che si susseguono tra le pieghe delle nostre storie. Lavoro, casa, studio, amici, malattie, dolori, ansie, anche le nostre debolezze, i nostri peccati. Tutto di noi imbevuto di Lui e della Sua luce. La Sua misericordia, il Suo amore in ogni momento. La Luce, Lui in noi e noi in Lui, crocifissi con Lui, non siamo più noi a vivere ma Lui in noi. Abbandonati a Lui, luce per ogni uomo. La vita che ci è donata, la vita cristiana, è meravigliosa.
"Non c'è che una sola tristezza, quella di non essere dei santi" (Léon Bloy). La tristezza di non essere quel che siamo, di vivere la vita sganciati dall'appartenenza cui dobbiamo tutto. E non c'è allegria più grande che essere santi, suoi, sale nel sale, luce nella luce, un dono offerto ad ogni uomo.


San Tommaso d’Aquino
Catena Aurea

«“Il sale condisce e conserva, non lusinga di fiacca dolcezza il palato. Occorre condire con la sana parola e con l’esempio i popoli feriti dal peccato, mirando al sodo e alla salvezza eterna” (San G. Crisostomo); “Gli Apostoli, che debbono conservare come il sale le altre anime sane dalla corruzione dell’errore e del vizio, debbono porre cura a non corrompere se stessi” (S. Ilario); “Chi perde il sapore della verità e del bene spirituale non può infonderlo agli altri; perciò è diventato inutile e da gettar via” (S. Ilario); “Sarà calpestato chi per paura delle critiche o della persecuzione si butta a terra da se stesso, annacquando la dottrina. Non può essere calpestato chi è perseguitato ma tiene il pensiero e l’anima in alto (S. Agostino); “L’esempio condisce, l’insegnamento illumina. Ma siccome occorre prima ben vivere e poi si può bene insegnare, prima Gesù parla del sale e poi della luce” (San G. Crisostomo); “Come il sale conserva i cibi, perché non si trasformino in vermi, così i discepoli di Cristo devono opporsi al fetore della corruzione dei peccati che viene dall’idolatria e dall’impudicizia” (Origene)».


Beata Teresa di Calcutta (1910-1997), fondatrice delle Suore Missionarie della Carità
A Gift for God

« Risplenda la vostra luce davanti agli uomini »


I cristiani sono come una luce per gli altri, per tutti gli uomini del mondo. Se siamo cristiani, dobbiamo assomigliare a Cristo.

Se vorrete impararla, l'arte della premura vi farà assomigliare sempre di più a Cristo, perché il suo cuore era umile e era sempre attento ai bisogni degli uomini. Una grande santità comincia con tale premura per gli altri ; per essere bella, la nostra vocazione deve essere piena di tale premura. Dovunque sia andato Gesù, ha fatto il bene. E la Vergine Maria a Cana non pensava a nulla se non ai bisogni altrui, ed a comunicarli a Gesù.

Un cristiano è un tabernacolo del Dio vivente. Mi ha creata, mi ha scelta, è venuto ad abitare in mezzo a me, perché aveva bisogno di me. Ora che avete imparato quanto Dio vi ama, cosa di più naturale per voi che passare il resto della vostra vita a risplendere di questo amore ? Essere cristiano, è accogliere veramente Cristo e diventare un altro Cristo. È amare così come siamo amati, come Cristo ci ha amati sulla croce.



IV Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)

Nessun profeta è bene accetto in patria. don Romeo Maggioni

Gesù si è presentato ufficialmente come Messia a Nazaret, ed ecco le reazioni, dei suoi compaesani, ma in sostanza di tutto Israele, e forse di tanti uomini di sempre: ad un primo entusiasmo succede una contestazione e poi un rifiuto; fino al tentativo di ucciderlo. "Dio è morto" ha già gridato Nietzsche un po' di tempo fa!
Ma il vangelo non si ferma: in sostituzione di chi lo rifiuta, è dato spazio ad altri, capaci di accoglierlo e di divenirne credenti, appunto i pagani rispetto ai giudei.

1) IL RIFIUTO

Quello del rifiuto è un dramma permanente, e pur sempre inspiegabile. Adamo aveva tutto - tranne un alberello! -, non gli mancava niente, e non si è fidato di Dio. Qui a Nazaret la gente accoglie con entusiasmo "le parole di grazia che uscivano dalla sua bocca", sente cioè che sono verità, intuisce che è qualcosa di grande e bello questo mistero di un Dio che si china sull'uomo per salvarlo; eppure dubita, contesta, rifiuta, lo vuole morto. Anche oggi basta vedere un telegiornale: la Chiesa parla a nome di Dio, si sente sinceramente che dice cose vere, giuste, che esprimono i valori più profondamente umani, e la si contesta, la si fa tacere, la si vuole morta! "Verrà giorno - scrive san Paolo - in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole" (2Tm 4,3-4).

Allora, perché il rifiuto? "Non è il figlio di Giuseppe?", dicevano quelli di Nazaret. Non è uno di noi, uno qualunque? Chi pretende di essere! Certo, la mediazione umana fa problema, il fatto che Dio s'incarni in un uomo, in una Chiesa, entro una storia fatta anche di debolezze e tradimenti sconcerta, suscita difficoltà e reazioni. Ma è scelta di Dio quella dell'incarnazione. A ben pensarci però si trovano alla fine molte più ragioni positive di questo farsi vicino di Dio che non pericoli. Oppure il rifiuto è di un Dio che non è proprio secondo sempre nostri schemi e voglie. "Quanto abbiamo udito accadere a Cafarnao, fallo anche qui". Cercano miracoli quelli di Nazaret, cercano un Dio a proprio immediato comodo e interesse.

Ma Dio non si può catturare, Dio non lo si può piegare alle proprie misure; come non si può piegare la Chiesa al mondo, alle sue vedute, che segua i sondaggi d'opinione, che divenga più accomodante. Troppo più grande è il sogno di Dio sull'uomo, troppo più che umano, troppo più esaltante ed esigente perché l'uomo non vi arricci il naso e dica.. mi accontento di meno! E' tutto qui il dissapore nei confronti di Dio, nel "troppo" che Egli ci offre fino a volerci "simili a Lui". "Noi ci saremmo accontentati di tre locali più servizi, mentre Dio ci propone le eterne praterie del cielo".

Alla fine però in sostanza è rifiuto di un Dio che sta sopra di noi. E' inutile cercare altrove: il cuore del peccato è solo qui, nel rifiuto di Dio semplicemente, nel rifiuto di una verità superiore, nel rifiuto di accettare una dipendenza comunque da un Altro. Il peccato di Adamo è quello di voler fare da sé, di voler essere da sé, di farsi lui Dio, conoscitore del bene e del male, cioè unico arbitro di sé e del mondo. La tentazione è sempre quella: di autosufficienza, di soggettivismo, di autodeificazione. Oggi si usano tante parole inutili e bugiarde come pluralismo, libertà d'opinione, tolleranza, rispetto della coscienza..., ma in sostanza è rifiuto di una ricerca e di un confronto con una verità che ci precede, ci determina, ci giudica.

2) IL DONO DATO AD ALTRI

Ma Dio non si ferma. Né qui a Nazaret, dove Gesù "passando in mezzo a loro, se ne andò"; né a Gerusalemme, quando fu messo in croce, perché dopo tre giorni risuscitò iniziando tra noi una presenza e una azione ben più efficace e universale. "La pietra che i costruttori hanno scartato, è diventata testata d'angolo" (Lc 20,17): Dio non è fermato dall'uomo, prosegue la sua opera con chi ci sta. "Vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare" (Mt 21,43). Così del resto, conclude Gesù, era già capitato ad Elia e ad Eliseo di trovare fuori più accoglienza e fede al loro operare che non in Israele.

Ecco il punto: la fede. Nel passo parallelo di Marco è scritto che Gesù "si meravigliava della loro incredulità". Gesù ha contrapposto spesso l'incredulità dei Giudei alla fede genuina di alcuni pagani: è il caso del centurione di Cafarnao, della donna cananea di Tiro, dell'unico lebbroso tornato a ringraziare per la guarigione, ed era samaritano. Non conta essere del giro, non serve avere il nome scritto nel registro di battesimo, o anche avere qualche abitudine di preghiera: ci vuole la fede, cioè l'accoglienza di Gesù come Signore e Salvatore, e saperci fidare di Lui anche quando ci si presenta con un volto e una esigenza diversa da quello che immediatamente vogliamo noi. Anche quando la fedeltà a lui implica prove, persecuzioni e un dover andare controcorrente.
Geremia - richiamatoci dalla prima lettura - è uno che ha resistito andando controcorrente.

Ma proprio qui è messo in evidenza che tale fedeltà non è opera sua ma forza che gli deriva da Dio: "Non spaventarti: ecco io faccio di te come una fortezza, come un muro di bronzo; ti muoveranno guerra ma non ti vinceranno, perché io sono con te per salvarti". La nostra capacità di fede e resistenza viene da Dio. Dio si dona, e dona anche di saper accettare il suo dono. La fede è dono, non nostro merito e conquista. Per questo ci rende umili dinanzi a Dio, senza pretese, con la costante preoccupazione della preghiera per ottenere tale dono e perseveranza; e ci rende umili anche davanti agli uomini, impedendoci di giudicare alcuno essendo noi credenti per puro regalo di Dio.

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Ecco, proprio una fede rispettosa di tutti è la fede giusta, che oggi Paolo ci richiama nella seconda lettura. "Se anche possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla". Solo una fede umile, che s'arrende a Dio, è poi capace di non prevaricare sull'uomo.
L'atteggiamento opposto è quello dell'uomo che pretende di farsi lui un Dio, che rifiuta Dio con l'incredulità supponente e autosufficiente: questa sfocia immediatamente nella prevaricazione, nella violenza, nell'oppressione dell'uomo. Solo la fede fonda l'autentica fraternità. S'è ormai da tempo costatato che "la morte di Dio" genera inesorabilmente "la morte dell'uomo"!

IV Domenica del Tempo Ordinario (Anno C). Omelia del Card. C. Caffarra

IV DOMENICA PER ANNUM (C)
Giornata del Seminario
28 gennaio 2007


1. La pagina evangelica appena proclamata mette a nudo quanto sta accadendo in profondità nella storia degli uomini: l’adempimento della Scrittura e la risposta dell’uomo nei confronti di esso.

"Oggi si è adempiuta la Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi". Miei cari fedeli, la Scrittura che noi ogni domenica ascoltiamo, non è la semplice narrazione di eventi passati. Non è neppure, la sua lettura e il suo ascolto, semplicemente il mezzo attraverso cui il Signore opera nell’intimo del cuore dell’ascoltatore.

Essa narra qualcosa che sta accadendo ora in mezzo a noi, nel mondo, nella storia umana: "oggi si è adempiuta la Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi". Dio sta realizzando il suo disegno di salvezza: rigenerare l’uomo in Cristo; riunire l’umanità disgregata in un solo corpo, il corpo di Cristo che è la Chiesa; ricostruire la creazione demolita dal peccato. È questa opera di Dio che la Scrittura narra; è questo l’avvenimento che sta accadendo.

È Gesù che può dire "oggi si è adempiuta", poiché è in Lui e mediante Lui che l’uomo è rigenerato e le rovine della creazione sono riedificate. Egli può dire "oggi si è adempiuta" poiché Lui è l’Oggi di Dio: un "oggi" che durerà senza tramonto fino alla fine del mondo, quando tutti gli eletti saranno riuniti.

Quando Gesù venne presentato al Tempio, come celebreremo venerdì prossimo, un vecchio profeta di nome Simeone disse di Lui: "Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori" [Lc 2,34-35]. Queste parole accompagnarono Gesù per tutta la vita ed accompagnano anche oggi la realizzazione dentro la storia umana della sua opera redentiva. Egli è definitivamente piantato dentro la vicenda umana come "segno di contraddizione". Sapientemente l’evangelista Luca pone questa realtà fin dall’inizio del suo racconto.

È bene che riflettiamo un momento sulla "reazione" di Dio quando vede rifiutata la sua proposta di salvezza, la proposta che è Gesù. Rifiutata, la proposta viene offerta continuamente ad ogni uomo e donna: "c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese, ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova di Zarepta di Sidone".

L’opera di Dio, l’atto redentivo di Cristo, attraverso vie note solo a Lui, continuerà a penetrare la storia dell’uomo, l’intelligenza ed il cuore di ogni persona. Molti cercheranno di negare questo evento di grazia, degradandolo e comparandolo con altre proposte religiose ["non è il figlio di Giuseppe?"]. Ma la misericordia di Dio, l’amore redentivo di Cristo è più forte di ogni rifiuto. Il cuore di Cristo aperto sulla Croce non si chiude più, ma il fiume di acqua viva trasforma i nostri deserti in giardini fioriti.

2. Miei cari fratelli, oggi celebriamo la giornata del Seminario. Nella prima lettura abbiamo ascoltato la chiamata, la vocazione del profeta Geremia ad essere "profeta delle nazioni". Quali profondi pensieri genera questa pagina e quanta luce getta sulla giornata del Seminario!

Come il profeta Elia, come il profeta Eliseo, di cui parla il Vangelo, anche il profeta Geremia è il testimone dell’opera di Dio. Sì, questo è lo "stile di Dio": introdurre l’uomo nella salvezza mediante altri uomini. L’assenza dei profeti è silenzio di Dio. Sembra essere questa la condizione verso cui sta camminando il nostro popolo. Vengono meno coloro che assicurano oggi l’adempimento della Scrittura; coloro che sono i "profeti delle nazioni": i sacerdoti di Cristo che assicurano la visibile vicinanza all’uomo del Mistero.

Noi siamo qui, questa sera, per invocare il Signore: non lasciarci senza profeti; non lasciare "il tuo popolo senza pastori". Il mondo può far senza di tutto, ma non dei sacerdoti poiché non può far senza Cristo, redentore dell’uomo.



IV Domenica del Tempo Ordinario (Anno C). Commenti Patristici

S. Bruno di Segni

E dicevano: non è questi il Figlio di Giuseppe? Questo dunque solo sembrava avere di meno, che non era un estraneo, che conoscevano i suoi parenti e che lì era stato allevato. Se infatti fosse venuto da un altro luogo e fosse stato a loro del tutto sconosciuto, allora sarebbe stato sicuramente degno di venerazione e di riverenza.
Di certo voi mi citerete il proverbio: Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafarnao, fallo anche qui nella tua patria. Questo infatti dicevano togliendo credito e non prestando fede alle cose che avevano sentito dire di lui. Ed è come se dicessero: "Se sei medico, se puoi curare gli infermi e respingere le malattie, cosa che noi non crediamo, cura prima te stesso, cura la tua carne, cioè i parenti e i vicini e la tua stessa patria, e quelle cose che abbiamo sentito che hai fatto a Cafarnao e in altre città, falle ora anche qui nella tua patria, affinché le vediamo". Aggiunse allora: In verità vi dico: Nessun profeta è ben accetto in patria. Perciò dice: "Non curo la mia patria, perché non sono ben accetto in essa, perché in essa non trovo la fede e perché nella mia patria non credono in me come credono gli altri. Si diletta nelle mie parole, è ammirata dai miei discorsi e si scandalizza dei miei parenti. Tanto meno mi conosce quanto più degli altri ha avuto familiarità con me".
Vi dico anche: C’erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese, ma a nessuna di esse fu mandato Elia se non a una vedova in Sarepta di Sidone. "Non sono stato mandato a voi" dice "non sono venuto a curare voi, a sanare voi", perché non a tutte le vedove fu mandato Elia. Questo infatti voleva significare: "E ciò che io compio nella verità, Elia lo faceva in figura". Io sono venuto a curare, a saziare di cibi spirituali e a strapparla da ogni sorta di fame e di povertà, quella vedova di cui è scritto: benedirò la sua vedova, sazierò di pane i suoi poveri (Sal 131, 15). Questa vedova è la Chiesa nel suo insieme e si può anche intendere singolarmente di ogni anima fedele.
Viene infatti il Signore a chiamare tutti, a predicare a tutti, ma non viene a sanare e a sfamare tutti. Se infatti non fosse venuto e non avesse parlato loro, non avrebbero peccato, ma ora non hanno scusa per le loro colpe. Pertanto quando il Signore predica, il cielo si apre, la fame è tolta, le anime dei fedeli si inebriano del nettare celeste. Al contrario, minaccia gli increduli e gli iniqui, dicendo: Ecco, io manderò su di voi non fame di pane, né sete di acqua, ma di udire la parola del Signore (Am 8, 11).
Prosegue: C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo, ma nessuno di loro fu risanato, se non Naaman, il Siro. È la stessa similitudine di prima. I molti lebbrosi, infatti, sono i molti peccatori. Il solo Naaman si intende come il solo popolo delle genti, e anche ciascun fedele. Questi, venendo al Signore e credendo infine alle sue parole, fu immerso, sanato e mondato.
All’udire queste cose tutti nella sinagoga furono pieni di sdegno. Furono pieni di sdegno perché avevano capito che quelle parole erano state dette contro di loro e non riconobbero di essersi mostrati indegni del fatto che venisse a visitarli un tale e tanto grande profeta.
Si levarono, lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte nel quale la loro città era situata, per gettarlo giù dal precipizio. Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne andò. Si sdegnino pure gli uomini quanto vogliono, fremano e si adirino. Sicuro è il Signore, non ha timore di nulla, ha tutto in suo potere, e se lui stesso non lo vuole, non può essere trattenuto.

(Dal Commento su Luca I, V, 15)

Origene

Stando al solo racconto di Luca, Gesù non ha ancora soggiornato a Cafarnao, e non si racconta che egli abbia compiuto miracoli in quella città per il semplice motivo che non vi si è fermato. Ma prima della sua venuta a Cafarnao la sua presenza è segnalata nella sua patria, che è Nazaret e così egli parla ai suoi concittadini: Certo mi citerete quel proverbio: medico, cura te stesso. Tutte quelle cose che abbiamo udito essere state fatte a Cafarnao, falle anche qui nella tua patria. Io credo che un mistero sia nascosto in questo passo, ove Cafarnao, che raffigura i gentili, passa avanti a Nazaret, che raffigura i giudei. Gesù, sapendo che nessuno gode di onori nella sua patria, né egli stesso, né i profeti, né gli apostoli, non ha voluto predicare nella sua città, e ha predicato tra i gentili nel timore che i suoi compatrioti gli dicessero: Certo mi citerete quel proverbio: medico, cura te stesso.
Verrà in effetti il tempo in cui il popolo giudeo dirà: Tutte quelle cose che abbiamo udito essere state fatte a Cafarnao, cioè i miracoli e i prodigi compiuti tra i gentili, falle anche presso di noi, nella tua patria, mostra cioè anche a noi ciò che hai mostrato al mondo intero; annunzia il tuo messaggio a Israele, tuo popolo, affinché almeno quando la totalità dei pagani sarà entrata, sia salvo allora tutto Israele (Rm 11, 25-26). Per questo mi sembra che, secondo una linea ben precisa e logica, Gesù, rispondendo alle domande poste dai Nazareni, abbia detto loro: Nessun profeta è ben accolto nella sua patria; e penso che queste parole siano più vere secondo il mistero che secondo la lettera.
Geremia non è stato ricevuto bene ad Anatot, sua patria, né Isaia nella sua, quale essa sia stata, e uguale sorte hanno avuto gli altri profeti: mi sembra pertanto che sia meglio comprendere questo rifiuto intendendo che la patria di tutti i profeti è il popolo della circoncisione che non hanno bene accolto né loro, né le loro profezie. Invece i Gentili, che abitavano lontano dai profeti e non li conoscevano, hanno accettato la parola di Gesù Cristo. Nessun profeta è ben accolto nella sua patria, cioè dal popolo giudeo. Ma noi che non appartenevamo all’alleanza ed eravamo stranieri alle sue promesse, abbiamo accolto i profeti con tutto il nostro cuore; e Mosè e i profeti che hanno annunziato il Cristo appartengono più a noi che a loro: infatti, per non aver accolto Gesù, essi non hanno accolto neppure coloro che lo avevano annunziato.
Così, dopo aver detto: Nessun profeta è ben accolto nella sua patria, aggiunge: In verità io vi dico, c’erano molte vedove in Israele ai giorni di Elia, quando il cielo stette chiuso per tre anni e sei mesi. Ecco il significato di queste parole: Elia era un profeta e si trovava in mezzo al popolo giudeo, ma nel momento di compiere un prodigio, benché ci fossero parecchie vedove in Israele, egli le trascurò e venne a trovare una vedova di Sarepta, nel paese Sidone, una povera donna pagana, che raffigurava in stessa l’immagine della futura realtà. Infatti il popolo d’Israele era in preda a una fame e sete, non di pane e d’acqua, ma di ascoltare la parola di Dio (Am 8, 11). Quando Elia venne da questa vedova, di cui il profeta parla dicendo: I figli dell’abbandonata sono più numerosi dei figli della maritata (Is 54, 1), appena arrivato, moltiplicò il pane e il cibo di questa donna.
Eri tu la vedova di Sarepta, nel paese di Sidone, nel paese da cui viene fuori la Cananea che desidera veder guarita la propria figlia e che, a causa della sua fede, merita di vedere accolta la propria preghiera. C’erano dunque molte vedove in Israele, ma a nessuna di esse Elia fu inviato se non alla povera vedova di Sarepta.
Cristo aggiunge ancora un altro esempio che ha il medesimo significato: C’erano molti lebbrosi in Israele nei giorni del profeta Eliseo, e nessuno di essi fu mondato, salvo soltanto Naaman il Siro, che certamente non apparteneva al popolo di Israele. Considera il gran numero di lebbrosi esistente sino ad oggi in Israele secondo la carne, e osserva d’altra parte che è dall’Eliseo spirituale, il nostro Signore e Salvatore, che vengono purificati nel mistero del battesimo gli uomini coperti dalla sozzura della lebbra, e che a te sono rivolte le parole: Alzati, va’ al Giordano, lavati, e la tua carne ritornerà sana (2 Re 5, 10). Naaman si alzò, se ne andò e, bagnandosi, compì il mistero del battesimo, in quanto la sua carne divenne simile alla carne di un fanciullo (2 Re 5, 10). Quale fanciullo? Di colui che, nel bagno della rigenerazione, nascerà in Cristo Gesù, cui appartengono la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen.

(Dalle Omelie su Luca, 33)

IV Domenica del Tempo Ordinario (Anno C). Percorso esegetico

Per la presenza di Gesù nella Chiesa
la parola profetica si adempie
quando è proclamata nell’assemblea dei credenti:
il Vangelo è, infatti,
potenza di Dio per chiunque crede.

Dal vangelo secondo Giovanni, cap. 6, 67-70
Signore da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna. (v. 68b)

Dal vangelo secondo Matteo, cap. 8, 5-13
Di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. (v. 8b)

Dalla lettera di S. Paolo apostolo ai Romani, cap. 1, 1-17
Io ... non mi vergogno del Vangelo, poiché è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede. (v. 16)

Dalla prima lettera di S. Paolo apostolo ai Corinzi, cap. 1, 17-2, 5
La parola della croce infatti è stoltezza per quelli che vanno in perdizione, ma per quelli che si salvano, per noi, è potenza di Dio. (v. 18)

Dalla prima lettera di S. Paolo apostolo ai Corinzi, cap. 12, 28-14, 40
Se invece tutti profetassero e sopraggiungesse qualche non credente o un non iniziato, verrebbe convinto del suo errore da tutti, giudicato da tutti; sarebbero manifestati i segreti del suo cuore, e così prostrandosi a terra adorerebbe Dio, proclamando che veramente Dio è fra voi. (vv. 24-25)

Dalla prima lettera di S. Paolo apostolo ai Tessalonicesi, cap. 1, 4-2, 13
Avendo ricevuto da noi la parola divina della predicazione, l’avete accolta non quale parola di uomini, ma, come è veramente, quale parola di Dio, che opera in voi che credete. (v. 13b)

Dalla lettera agli Ebrei, cap. 1, 1-4
Questo Figlio ... sostiene tutto con la potenza della sua parola. (v. 3a)

Dalla lettera agli Ebrei, cap. 12, 18-29
Voi vi siete ... accostati al monte di Sion e alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste e a miriadi di angeli, all’adunanza festosa e all’assemblea dei primogeniti iscritti nei cieli, al Dio giudice di tutti. (vv. 22-23a)

Dal libro del profeta Isaia, cap. 55, 1-11
Così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata. (v. 11)

Dal libro del profeta Ezechiele, cap. 37, 1-14
Io profetizzai come mi era stato ordinato; mentre io profetizzavo, sentii un rumore e vidi un movimento fra le ossa, che si accostavano l’uno all’altro, ciascuno al suo corrispondente. (v. 7)

Le parole di grazia
che escono dalla bocca di Gesù
sono l’offerta della misericordia del Padre
di cui manifestano l’amore gratuito.

Dal vangelo secondo Giovanni, cap. 16, 25-33
Il Padre stesso vi ama, poiché voi mi avete amato, e avete creduto che io sono venuto da Dio. (v. 27)

Dal vangelo secondo Luca, cap. 24, 36-53
Nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. (v. 47)

Dalla seconda lettera di S. Paolo apostolo ai Corinzi, cap. 5, 18-6, 2
È stato Dio infatti a riconciliare a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione. (v. 19)

Dalla lettera di S. Paolo apostolo agli Efesini, cap. 2
Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amati, da morti che eravamo per i peccati, ci ha fatti rivivere con Cristo: per grazia infatti siete stati salvati. (vv. 4-5)

Dalla seconda lettera di S. Paolo apostolo ai Tessalonicesi, cap. 2, 13-17
E lo stesso Signore nostro Gesù Cristo e Dio Padre nostro, che ci ha amati e ci ha dato, per sua grazia, una consolazione eterna e una buona speranza, conforti i vostri cuori. (vv. 16-17a)

Dalla lettera di S. Giacomo apostolo, cap. 1, 12-25
Ogni buon regalo e ogni dono perfetto viene dall’alto e discende dal Padre della luce. (v. 17a)

Salmo 45 (44)
Tu sei il più bello tra i figli dell’uomo, sulle tue labbra è diffusa la grazia, ti ha benedetto Dio per sempre. (v. 3)

Dal libro del Siracide, cap. 24
Io sono uscita dalla bocca dell’Altissimo e ho ricoperto come nube la terra. (v. 3)

Dal libro del profeta Isaia, cap. 49, 8-26
Ti ho formato e posto come alleanza per il popolo ... per dire ai prigionieri: Uscite e a quanti sono nelle tenebre: Venite fuori. (vv. 8b- 9a)

Dal libro del Deuteronomio, cap. 8, 1-6
L’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore. (v. 3b)

La salvezza e il perdono
che Gesù offre ad Israele
mettono a nudo i pensieri orgogliosi del cuore
di chi,confidando nella propria giustizia,
pretende di salvarsi da solo.

Dal vangelo secondo Giovanni, cap. 8, 31-59
Noi siamo discendenza di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi tu dire: Diventerete liberi? (v. 33)

Dal vangelo secondo Giovanni, cap. 9, 35-41
Gesù rispose loro: "Se foste ciechi non avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane". (v. 41)

Dal vangelo secondo Matteo, cap. 9, 1-7
Gesù conoscendo i loro pensieri, disse: "Perché mai pensate cose malvagie nel vostro cuore?" (v. 4)

Dal vangelo secondo Luca, cap. 2, 22-35
Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. (vv. 34b-35a)

Dal vangelo secondo Luca, cap. 18, 9-14
Il fariseo stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini. (v. 11a)

Dalla lettera di S. Paolo apostolo ai Romani, cap. 10
Ignorando la giustizia di Dio e cercando di stabilire la propria, non si sono sottomessi alla giustizia di Dio. (v. 3)

Dalla lettera agli Ebrei, cap. 4, 12-13
Non v’è creatura che possa nascondersi davanti a lui, ma tutto è nudo e scoperto agli occhi suoi. (v. 13a)

Salmo 81 (80)
Ascolta, popolo mio, ti voglio ammonire; Israele se tu mi ascoltassi! (v. 9)

Dal libro del profeta Isaia, cap. 30, 1-17
Guai a voi, figli ribelli, ... che fate progetti da me non suggeriti. (v. 1)

Dal libro del profeta Geremia, cap. 17, 5-11
Maledetto l’uomo che confida nell’uomo, che pone nella carne il suo sostegno. (v. 5a)

Israele, patria di Gesù,
lo rifiuta come medico che cura
con la misericordia e il perdono,
perché rifiuta di riconoscerlo come Figlio di Dio.

Dal vangelo secondo Giovanni, cap. 1, 1-18
Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto. (v. 11)

Dal vangelo secondo Giovanni, cap. 9
I Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. (v. 22b)

Dal vangelo secondo Giovanni, cap. 10, 22-39
A colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo, voi dite: Tu bestemmi, perché ho detto: Sono Figlio di Dio? (v. 36)

Dal vangelo secondo Matteo, cap. 21, 28-45
Ma quei vignaioli, visto il figlio, dissero tra sé: Costui è l’erede; venite, uccidiamolo, e avremo noi l’eredità. (v. 38)

Dal vangelo secondo Matteo, cap. 23, 29-39
Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono inviati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una gallina raccoglie i pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! (v. 37)

Dal vangelo secondo Luca, cap. 7, 31-35
A chi dunque paragonerò gli uomini di questa generazione, a chi sono simili? (v. 31)

Dagli Atti degli Apostoli, cap. 7
O gente testarda e pagana nel cuore e nelle orecchie, voi sempre opponete resistenza allo Spirito Santo; come i vostri padri, così anche voi. (v. 51)

Dal libro del profeta Isaia, cap. 5, 1-7
Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io non abbia fatto? Perché, mentre attendevo che producesse uva, essa ha fatto uva selvatica? (v. 4)

Dal libro del profeta Isaia, cap. 52,13-53, 12
Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti. (v. 5b)

Dal libro del profeta Osea, cap. 11
Il mio popolo è duro a convertirsi: chiamato a guardare in alto nessuno sa sollevare lo sguardo. (v. 7)

Poiché Israele rifiuta
di affidarsi totalmente al suo Dio,
Egli offre la sua salvezza ai pagani
che hanno fiducia di essere risanati da Lui.

Dal vangelo secondo Giovanni, cap. 4, 1-30
La salvezza viene dai Giudei. Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità. (vv. 22b-23a)

Dal vangelo secondo Matteo, cap. 8, 5-13
In verità vi dico, presso nessuno in Israele ho trovato una fede così grande. (v. 10b)

Dal vangelo secondo Matteo, cap. 15, 21-28
Allora Gesù ... replicò [alla donna cananea]: "Donna, davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri." (v. 28a)

Dal vangelo secondo Luca, cap. 17, 11-19
Non si è trovato chi tornasse a render gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?". E gli disse: "Alzati e va’; la tua fede ti ha salvato!". (vv. 18-19)

Dagli Atti degli Apostoli, cap. 13, 13-51
Allora Paolo e Barnaba con franchezza dichiararono [ai Giudei]:"Era necessario che fosse annunziata a voi per primi la parola di Dio, ma poiché la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco noi ci rivolgiamo ai pagani". (v. 46)

Dalla lettera di S. Paolo apostolo ai Romani, cap. 11
A causa della loro [dei Giudei] caduta la salvezza è giunta ai pagani, per suscitare la loro gelosia. (v. 11b)

Dalla lettera di S. Paolo apostolo ai Galati, cap. 3, 19-29
Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù. (v. 28)

Dal libro del profeta Isaia, cap. 56, 1-9
Non dica lo straniero che ha aderito al Signore: "Certo mi escluderà dal suo popolo!" (v. 3)

Dal primo libro dei Re, cap. 17, 1-16
La farina della giara non venne meno e l’orcio dell’olio non diminuì, secondo la parola che il Signore aveva pronunziata per mezzo di Elia. (v. 16)

Dal secondo libro dei Re, cap. 5
Se il mio signore si rivolgesse al profeta che è in Samaria, certo lo libererebbe dalla lebbra. (v. 3)

Il rifiuto e lo sdegno degli uomini
non hanno alcun potere su Gesù,
la cui vita è nelle mani del Padre
che la consegnerà solo nell’ora da Lui stabilita.

Dal vangelo secondo Giovanni, cap. 7, 1-30
Allora cercarono di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettergli le mani addosso, perché non era ancora giunta la sua ora. (v. 30)

Dal vangelo secondo Giovanni, cap. 10, 11-39
Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo comando ho ricevuto dal Padre mio. (v. 18)

Dal vangelo secondo Giovanni, cap. 14, 25-31
Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il principe del mondo; egli non ha nessun potere su di me, ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre e faccio quello che il Padre mi ha comandato. (vv. 30-31)

Dal vangelo secondo Giovanni, cap. 19, 1-11
Rispose Gesù [a Pilato]: "Tu non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse stato dato dall’alto." (v. 11a)

Dagli Atti degli Apostoli, cap. 3, 11-26
Voi ... avete rinnegato il Santo e il Giusto, ... e avete ucciso l’autore della vita. Ma Dio l’ha risuscitato dai morti e di questo noi siamo testimoni. (vv. 14-15)

Dalla lettera agli Ebrei, cap. 2, 5-18
Poiché dunque i figli hanno in comune il sangue e la carne, anch’egli ne è divenuto partecipe, per ridurre all’impotenza mediante la morte colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo. (v. 14)

Dalla lettera di S. Paolo apostolo ai Filippesi, cap. 2, 1-11
[Cristo Gesù] umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. (v. 8)

Salmo 2
Perché le genti congiurano, perché invano cospirano i popoli?... Se ne ride chi abita i cieli, li schernisce dall’alto il Signore. (vv. 1. 4)

Dal libro della Sapienza, cap. 2, 12-3, 12
Le anime dei giusti, invece, sono nelle mani di Dio, nessun tormento le toccherà. (v. 1a)

Dal libro del profeta Geremia, cap. 1, 4-19
Ti muoveranno guerra, ma non ti vinceranno, perché io sono con te per salvarti. (v. 19a)