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I Domenica di Quaresima (Anno C)



I Domenica di Quaresima (Anno C). Percorso esegetico

I Domenica di Quaresima (Anno C). Commenti patristici



I COMMENTI

JOSEPH RATZINGER: LE TENTAZIONI SPECCHIO DELLA FIGURA DI CRISTO
LA TENTAZIONE DEL PANE (DA GESU' DI NAZARET)
NEL DESERTO RIMASE QUARANTA GIORNI

CARLO CAFFARRA: OMELIA SULLE TENTAZIONI

R. CANTALAMESSA: CRISTO HA VINTO SATANA PER LIBERARCI


Le Tentazioni nel deserto. S. Escrivà

Le tentazioni nel deserto


CATECHISMO

LA TENTAZIONE DI GESU'. I MISTERI DELLA SUA VITA IN NOI



PADRI DELLA CHIESA

SAN GREGORIO NAZIANZENO: IL CRISTIANO PUO' VINCERE LE TENTAZIONI
SANT'AMBROGIO: GESU' FU CONDOTTO NEL DESERTO






IL COMMENTO

Chi non sottoscriverebbe che, a volte, o forse spesso, la nostra vita è un deserto. Insidie d'ogni genere, precarietà all'ordine del giorno e, soprattutto, pochissima vita, di quella vera, di quella che vale la pena essere vissuta. Tutto passa, scorre via senza poter distillare neanche un attimo di felicità. Lo scriveva Leopardi, la giovinezza, e tutte le effervescenze della vita, volano, si "passan tutta via". E la sapienza della Bibbia, senza giri di parole, lo ripete spessissimo, "l'uomo è come l'erba, al mattino fiorisce, alla sera è falciata e dissecca". E dentro tutti noi un'insopprimibile desiderio che non finisca tutto così, e una lotta titanica, attraverso affetti, lavoro, svaghi, studio, corpo, salute, beni e denari, per non essere un timbro stampato su una pagina di calendario girato in fretta. Ma niente. Gira e rigira, lotta e batti i pugni, ma nulla, la vita resta un deserto, aridio, senz'acqua, nel migliore dei casi qualche oasi di refrigerio, per il resto sabbia tra i denti, fame e sete e la mente popolata di miraggi, speranze in un domani migliore presto tramutate in idoli tiranni a cui dedicare senza requie tutto noi stessi.
Un deserto popolato di losche figure, pensieri e tentazioni, abili a sfruttare precarietà e sofferenze per sferrare i loro attacchi. Fare miracoli, "umani" è ovvio, compromessi, imbrogli, "permute" e quant'altro perchè le pietre divengano pane; salire in alto, più in alto di tutti perchè qualcuno si accorga di noi; prostrarsi in adorazione a qualunque imbonitore pur di lucrare potere e denaro. Offerte sotto le più svariate fogge, tutte per sfuggire al terribile deserto che è una vita che scorre verso la morte, sullo sfondo ben chiara la parola fine.
Ed è vero. La nostra vita è lanciata verso la fine e noi a tentare di scappare, di allungare la mano in uno sforzo prometeico per acciuffare il frutto dell'albero della vita, l'anello, l'arca perduta, il sacro graal capace di vincere la morte. Embrioni generati per fare le cavie, mostruosità scientifiche d'ogni tipo, la natura osannata e diprezzata, sono solo alcuni episodi dello sceneggiato cui stiamo assistendo: la folle corsa all'onnipotenza, gravida di morte, la più atroce.
E lo Spirito guida il Signore nel deserto. Per esservi tentato 40 giorni e quaranta notti, il tempo necessario secondo il valore simbolico del numero 40. Lo Spirito guida il Signore alle nostre vite, al deserto che esse sono. Irrompe il Suo amore proprio dove tutto sembra perduto. E' qui, accanto a noi, a prender le sberle che il demonio ha preparato per noi. Le nostre tentazioni, le menzogne e gli inganni che ci tempestano ogni giorno, sono il Suo cibo. Dio s'è fatto uomo per ciascun uomo. Per scendere al deserto d'ogni uomo e strapparlo all'angoscia mortale d'una vita senza speranza. Gesù viene oggi esattamente dove siamo, lì, nelle nostre lotte, nelle nostre sofferenze, nelle nostre angosce. Per vincere e donarci la vita. La vita nella morte, l'acqua nel deserto. Senza cambiare il deserto. Niente miraggi, piuttosto il miracolo d'un uomo che può vivere nel deserto. La quaresima è anche questo, accogliere il Signore nella nostra vita e viverla, esattamente come è, sperimentando la possibilità di non morire, di essere sereni nella precarietà, in pace anche nella malattia. Il Mistero Pasquale del Signore compiuto in noi è l'unico, vero miracolo. Per noi e per un mondo incapace di soffrire la minima incertezza, la più piccola ingiustizia, incapace di soffrire.
Nella quaresima possiamo imparare a vivere della Parola di Dio, vivere di Gesù, anche dove non c'è null'altro, dove umanamente è realmente impossibile sopravvivere. Questo è il cristianesimo, il Cielo che appare sulla terra e apre, per ciascun uomo, la porta sulla vita eterna distruggendo, definitivamente, la parola fine apposta
sull'esistenza di tutti dal demonio, come sigillo della sua fabbrica fabbrica. Nel deserto sboccia la vita. E' questa la buona notizia per questa quaresima.
Buona domenica.



Commento al Vangelo di :

Cardinale Joseph Ratzinger [Papa Benedetto XVI]
Ritiro predicato al Vaticano 1983
« Nel deserto rimase quaranta giorni »

Andando nel deserto, Gesù si inserisce nella storia della salvezza del suo popolo, del popolo eletto. Quella storia inizia, dopo l’uscita dall’Egitto, con una migrazione di quarant’anni nel deserto. In mezzo a questi quarant’anni si trovano i giorni dell’incontro con Dio: i quaranta giorni che Mosè passò sul monte, nel digiuno assoluto, lontano dal suo popolo, nella solitudine della nube, sulla cima della montagna (Es 24,18). Dal cuore di questi giorni sgorga la fonte della Rivelazione. Ritroviamo questa durata di quaranta giorni nella vita di Elia: perseguitato dal re Acab, egli cammina quaranta giorni nel deserto, tornando all’origine dell’alleanza, alla voce di Dio, per una nuova tappa della storia della salvezza (1 Re 19,8).

Gesù entra nella storia. Rivive le tentazioni del suo popolo, le tentazioni di Mosè. Come Mosè, offriva il sacro scambio: essere cancellato dal libro della vita per salvare il suo popolo (Es 32,32). Gesù infatti sarà l’agnello di Dio, che toglie i peccati del mondo; sarà il vero Mosè che è veramente “nel seno del Padre” (Gv 1,18) faccia a faccia con lui, per rivelarlo. Nei deserti del mondo, è veramente la fonte dell’acqua viva (Gv 7,38), colui che non si limita a parlare, ma è, in persona, la parola di vita: via, verità e vita (Gv 14,6). Dall’alto della croce, ci dà l’alleanza nuova. Vero Mosè, entra mediante la sua risurrezione nella terra promessa, il cui accesso è stato rifiutato a Mosè e, con la chiave della croce, ce ne apre la porta.

Le Tentazioni nel desert. S. Escrivà

Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per esser tentato dal diavolo. E dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame. Il tentatore allora gli si accostò e gli disse: “Se sei Figlio di Dio, dì che questi sassi diventino pane”. Ma egli rispose: “Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” (Mt 4,1-4).

«Un episodio pieno di mistero, che l’uomo cerca invano di capire – Dio che si sottomette alla tentazione, che lascia agire il Maligno – ma che può essere meditato chiedendo al Signore che ci faccia comprendere l’insegnamento che vi è contenuto.

Gesù tentato. La tradizione spiega questa scena considerando che nostro Signore, per darci esempio in tutto, volle subire anche la tentazione. E infatti è così, perché Gesù è perfetto uomo, uguale a noi in tutto, meno che nel peccato. Dopo i quaranta giorni di digiuno, mangiando solo – forse – erba e radici e bevendo un po’ d’acqua, Gesù sente fame: fame vera, come quella di qualsiasi creatura. E quando il diavolo gli propone di cambiare in pane le pietre, nostro Signore non solo rifiuta l’alimento che il suo corpo reclama, ma allontana da sé un incitamento più grave, quello di usare del suo potere divino per risolvere, se così si può dire, un problema personale.

Lo avrete notato voi stessi leggendo il vangelo: Gesù non fa miracoli in favore di se stesso. Cambia l’acqua in vino per gli sposi di Cana e moltiplica i pani e i pesci per sfamare la folla: ma lui si guadagna il pane, per lunghi anni, col suo lavoro. E più tardi, pellegrino per le contrade di Israele, vive dell’aiuto di quelli che lo seguono.

Racconta S. Giovanni che, dopo un lungo viaggio, giunto al pozzo di Sicar, Gesù manda i suoi discepoli al paese vicino a cercare provviste; ed egli vedendo avvicinarsi una samaritana, chiede dell’acqua, poiché non ha di che procurarsene. Il suo corpo, affaticato dal lungo cammino, sperimenta la stanchezza e la sete. In altre occasioni, per riacquistare le forze, si abbandona al sonno: generosità del Signore che si umilia, che accetta in pieno la condizione umana, che non si serve del suo potere divino per sfuggire alle difficoltà o allo sforzo; che ci insegna ad essere forti, ad amare il lavoro, ad apprezzare la nobiltà umana e divina di assaporare le conseguenze del dono di sé».
È Gesù che passa, 61


«Nell’ora della tentazione, esercita la virtù della speranza, dicendo: per riposare e godere, mi aspetta tutta l’eternità; ora, pieno di fede, mi debbo guadagnare il riposo con il lavoro; e, con il dolore, il godimento... Che cosa sarà l’Amore, in Cielo? Meglio ancora, esercita l’Amore, reagendo così: voglio compiacere il mio Dio, il mio Amato, compiendo in tutto la sua volontà…, come se non ci fosse premio né castigo: solamente per fargli piacere».
Forgia, 1008

Le tentazioni nel deserto

Un testo estremamente denso sul tema del discernimento è il racconto delle tentazioni di Gesù. Qui il discernimento si presenta come il criterio distintivo dell'operazione del maligno sulla psicologia umana. Dobbiamo farne un'analisi particolareggiata, appoggiandoci a Mt 4,1-11:
1 Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per esser tentato dal diavolo.
Il fenomeno della tentazione è presentato qui come un fatto orchestrato dallo Spirito di Dio. Ciò significa che Satana si muove solo dentro i confini della divina permissione. Dall'altro lato, lo Spirito muove Gesù verso il gusto del silenzio e lo sospinge nel deserto. Ecco un primo elemento di discernimento: il segnale dello Spirito Santo che ci muove è la comunicazione al nostro cuore dell'attrazione del silenzio. Vale a dire: difficilmente i pensieri e i propositi di una persona possono essere ispirati dallo Spirito di Dio, se questa persona vive abitualmente immersa nel frastuono e mal sopporta di rimanere un po' sola con se stessa. Dio infatti parla al cuore dell'uomo con una parola senza suono, per questo il rumore impedisce di percepirla. Quando Dio vuole parlarci, ci spinge nel silenzio del deserto (cfr. Os 2,16). Tuttavia, occorre sapere che proprio in quel momento, Satana può avvicinarsi per suggestionare la nostra mente. Satana non teme gli uomini che annegano nel frastuono. Teme coloro che gustano il silenzio e tenta di parlare lui, prima che parli Dio, ben sapendo che la persona umana capace di ascoltare Dio è anche facilmente ricettiva delle sue spirituali suggestioni. Egli falsifica la voce di Dio, la imita, si presenta come consigliere interessato al maggior bene dell'uomo. Notiamo che questo è il primo episodio evangelico in cui Cristo si incontra direttamente con lo spirito delle tenebre. Perché non prima? Ci sembra di potere rispondere così: rispetto a Cristo, Satana ha applicato questa metodologia di attacco: non si è fatto sentire durante gli anni di vita nascosta a Nazaret, ma è venuto allo scoperto, quando Cristo ha dato inizio al suo ministero pubblico. Nella stessa maniera, con i cristiani, e in generale con tutti gli uomini, Satana fa lo stesso: esce allo scoperto solo quando la persona diventa pericolosa per lui. Prima di quel momento gli conviene essere creduto assente.
2 E dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame.
3 Il tentatore allora gli si accostò e gli disse: "Se sei Figlio di Dio, dì che questi sassi diventino pane".
Questo versetto contiene un ulteriore insegnamento sul discernimento dei movimenti interiori. Abbiamo detto che Satana si presenta come avversario dichiarato, solo quando la persona diventa pericolosa per lui. Dobbiamo aggiungere che egli entra in scena nel momento a lui più favorevole. Vale a dire, quando la nostra natura umana sperimenta i suoi momenti di debolezza, di tedio, di stanchezza psicologica. Con Gesù. Satana non entra subito in azione, ma attende che le forze umane di Cristo comincino a cedere. Allora "gli si accostò". Dobbiamo anche notare che fra le suggestioni con cui il maligno tenta Cristo, quella che riguarda il bisogno fisico, occupa il primo posto. Ciò significa che, per scardinare l'unione dell'uomo con Dio, Satana comincia sempre dalla carne, cioè stimolando le passioni dell'io inferiore. Infatti, quando la persona non riesce a dominare i suoi impulsi istintivi, anche la parte superiore dell'io cade facilmente preda della tirannide del male. Si offusca la luce dell'intelletto e i sentimenti personali diventano torbidi e contorti.Alla tentazione fisica, però, Satana aggiunge un altro tocco di grande forza persuasiva: il riferimento all'amor proprio: "Se sei figlio di Dio…". Elemento che tornerà nella seconda tentazione, ma non nella terza. E il motivo è semplice: il diavolo non si arrende facilmente, e torna all'attacco anche dopo essere stato vinto, ma non con la stessa arma. Quando vede che una certa strategia è inefficace con una persona determinata, cambia metodo, finché trova quello giusto. Così, il riferimento all'amor proprio, fallito nelle prime due tentazioni, non ritorna più nella terza. Quanto al richiamo all'amor proprio, è un indizio di grande valore nel discernimento dei propri pensieri: Satana riesce ad avere un qualche potere sulla psiche umana, quando i pensieri della persona ruotano intorno alle necessità o ai bisogni del proprio "io". Dobbiamo sapere di essere in grande pericolo, quando i nostri pensieri ci riportano con insistenza a tematiche relative ai seguenti ambiti: le cose che io mi aspetto che gli altri dovrebbero fare per me, il riconoscimento e la valorizzazione dei miei doni e delle mie capacità, l'attesa di una risposta e una gratitudine adeguate ai benefici che gli altri hanno ricevuto da me, la consolazione e le attenzioni che dovrei ricevere dagli altri quando soffro, ecc… Tutto questo nasconde una grande trappola: quella di essere condotti al ripiegamento su se stessi, fino al rischio dell'isolamento totale dalla comunità cristiana. Ed è proprio a questo traguardo che Satana vuole arrivare, sussurrando alle orecchie della sua vittima parole di falsa benevolenza: "Non vedi come sono tutti ingiusti con te? Non vedi come la comunità non dà ascolto ai tuoi saggi consigli? Non vedi come i tuoi carismi non vengono riconosciuti e valorizzati?". A poco a poco, dando ascolto a questa voce, la persona cessa di vedere intorno a sé dei fratelli e comincia a vedere dei nemici. A questo punto, Satana è perfino capace di accecare la persona, tanto da nascondere l'amore che è sotto ai suoi occhi.
Questa prima tentazione contiene anche un riferimento alla logica del potere, che sta alla base di ogni pensiero suggerito dal maligno: "Di' che queste pietre diventino pane" equivale a dire: "Metti il tuo potere al servizio dei tuoi bisogni personali". In questo modo, il servizio alla persona umana, si muta in un esercizio di potere.

Cristo rifiuta fin dall'inizio questa logica: nel vangelo Egli non compie mai un miracolo per Sé Stesso. La rifiuterà anche alla fine, quando, sulla croce, gli chiederanno di scendere per dimostrare di essere ciò che aveva detto. Se lo avesse fatto, gli avrebbero senz'altro creduto, ma non sarebbe stato un atto autentico di fede, perché privo di libertà: Cristo infatti non vuole essere creduto in forza della manifestazione della sua potenza. Egli vuole piuttosto che sia liberamente accettato come valido il suo stile di vita.
4 Ma egli rispose: "Sta scritto:
Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio". Notiamo che la risposta di Gesù ha due caratteristiche fondamentali: 1. è breve, 2. è tratta dalle Scritture. La brevità della risposta di Gesù indica la pericolosità di mettersi a discutere col demonio, cioè la pericolosità di seguire lo sviluppo dei pensieri che lui ci ha suggerito. Quando sentiamo che la nostra mente è sotto suggestione, dobbiamo troncare il corso dei pensieri piuttosto che seguirlo. La seconda caratteristica contiene un altro cruciale insegnamento: il corso dei pensieri suggestionati si spezza mediante la ripetizione interiore di una parola biblica adeguata, cioè contrapposta alla natura della suggestione. Alla tentazione sulla fame, Cristo risponde con Deuteronomio: "non di solo pane vive l'uomo". Dobbiamo perciò cercare una parola biblica da ripetere come contrapposizione al genere di tentazioni che Satana utilizza con noi più frequentemente.
5 Allora il diavolo lo condusse con sé nella città santa, lo depose sul pinnacolo del tempio
6 e gli disse: "Se sei Figlio di Dio, gettati giù, poiché sta scritto: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo, ed essi ti sorreggeranno con le loro mani, perché non abbia a urtare contro un sasso il tuo piede".
7 Gesù gli rispose: "Sta scritto anche:
Non tentare il Signore Dio tuo". La seconda tentazione ha una caratteristica particolarmente inquietante: Satana trova nella Parola di Dio un sostegno alla sua insidia. Ritorna qui intanto la nota dell'amor proprio, a cui evidentemente il diavolo attribuisce un grande valore per la sua strategia, se la usa una seconda volta, dopo il primo fallimento. L'insegnamento più notevole di questo versetto è che Satana, quando vede che le inclinazioni fondamentali della persona sono decisamente orientate verso il bene, allora usa il bene, e non la proposta del peccato, per farla deviare dalla via di Dio. Così, quando Cristo gli dimostra che la Parola di Dio è il suo scudo, allora Satana usa proprio la Parola di Dio per farlo andare fuori strada. Ciò significa che il diavolo ha due strategie diverse, una per chi percorre la via larga del peccato, e una per chi cammina nel servizio di Dio. Nel primo caso, Satana tiene il peccatore lontano da Dio, mediante la proposta di nuovi peccati; ma nel secondo caso, egli tenta di allontanare da Dio l'uomo retto con un metodo più sottile e più sofisticato: la falsificazione del bene. In questa prospettiva, persino la Bibbia può diventare un laccio di Satana. Per questo l'Apostolo Paolo dice che la Scrittura è Spirito che dà vita, ma certe volte è lettera che uccide (cfr. 2 Cor 3,6). In modo particolare, la strategia di Satana viene smascherata da Gesù al v. 7, quando dice: "Sta scritto anche". Vale a dire: per ingannare Gesù, Satana ha citato la Scrittura (Sal 91,11-12) in modo parziale, tacendo il fatto che nella Scrittura ci sono anche altri passi che vanno letti accanto al Salmo 91, perché il testo biblico non venga pericolosamente frainteso. E uno di questi passi è quello indicato da Gesù nella sua risposta, cioè Dt 6,16.
8 Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse:
9 "Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai".
10 Ma Gesù gli rispose: "Vattene, satana! Sta scritto: Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto".
11 Allora il diavolo lo lasciò ed ecco angeli gli si accostarono e lo servivano.
L'ultima tentazione è quella del potere terreno, il miraggio di governare il globo. Qui Cristo risponde con lo stesso metodo: una risposta breve, tratta dalla Scrittura. Ma dobbiamo ancora osservare che Gesù si svincola dalla suggestione del maligno anche per una disposizione fondamentale del suo spirito umano: Cristo è un uomo che ha rinunciato a se stesso. Le proposte con cui Satana tenta di riportare Cristo ai suoi desideri personali e umani cadono nel vuoto, semplicemente perché nell'animo del Cristo storico, non ci sono desideri personali.

I Domenica di Quaresima (Anno C). Commenti patristici

S. Ambrogio


Chi dunque [Dio] doveva darci come guida, contro tante lusinghe del mondo, e tante astuzie del diavolo, sapendo che la nostra lotta è anzitutto contro la carne e il sangue, poi contro le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti che abitano nelle regioni celesti? (Ef 6, 11). Doveva metterci al fianco un angelo? Ma anche quello cadde; e intere legioni di angeli poterono appena appena giovare a singole persone. Doveva inviare un serafino? Ma anch’egli discese in terra, in mezzo a un popolo dalle labbra immonde, e purificò le labbra di un solo profeta, con un carbone acceso (cfr. Is 6, 5 ss). Bisognava trovare un’altra guida, che noi tutti potessimo seguire. E chi doveva essere tanto potente da giovare a tutti, se non Colui che sta al di sopra di tutti? Chi poteva collocarmi al di sopra del mondo, se non Colui che è più grande del mondo? Quale guida doveva essere tanto potente, da condurre con un solo cenno uomini e donne, Giudei e Greci, barbari e Sciti, schiavi e liberi, se non Colui che solo è tutto e in tutti, Cristo?
Dovunque ci muoviamo, camminiamo in mezzo a molte insidie: insidie ci sono tese dal diavolo nel corpo, insidie nella Legge, insidie tra le guglie delle chiese, insidie sui parapetti delle case, insidie nei sistemi filosofici, insidie nelle passioni...
Come faremo allora a evitare queste insidie, affinché anche noi possiamo dire: La nostra vita scampò come un uccello dall’insidia degli uccellatori; il laccio è stato rotto e noi siamo scampati? Non dice: Io stesso ho rotto il laccio, no, Davide non osò affermare questo, bensì: Il nostro aiuto è nel nome del Signore (Sal 123, 7-8) indicando da chi doveva essere sciolto il laccio, e profetando così che doveva venire in questo mondo Colui che avrebbe rotto il laccio, teso dall’inganno del diavolo.
Però il modo migliore di spezzare il laccio era quello di mostrare al diavolo la preda, affinché, facendo per slanciarsi su di essa, si impigliasse nella sua stessa rete, e così io potessi dire: Hanno teso una rete ai miei passi, ma essi stessi ci sono caduti dentro (Sal 56, 7). Quale fu questa preda, se non il corpo? Bisognava che si tendesse una simile frode al demonio, che cioè il Signore Gesù prendesse un corpo, anzi questo corpo corruttibile e debole, e fosse crocefisso secondo questa debolezza. Se il corpo fosse stato spirituale non avrebbe detto: Lo spirito è pronto, ma la carne è debole. Ascolta dunque l’una e l’altra voce, quella della carne debole e quella dello spirito pronto: Padre, se è possibile, passi da me questo calice, ecco la voce della carne; però non quello che io voglio, ma quello che vuoi tu (Mc 14, 36-38): vedi il fervore vigoroso dello spirito. Perché ti scandalizzi della condiscendenza del Signore? Fu condiscendenza se volle assumere il mio corpo, fu condiscendenza se volle prendere su di sé i miei peccati, prendere su di sé le mie debolezze, che la natura divina non avrebbe certo potuto avvertire, mentre la natura umana imparò a disprezzarle, sopportarle e patirle. Seguiamo quindi il Cristo, come sta scritto: Seguirai il Signore, tuo Dio, e a lui ti terrai unito (Dt 13, 4). A chi resterò unito, se non a Cristo, come Paolo ha detto: Chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito (1 Cor 6, 17)? Seguiamo dunque le sue orme, affinché dal deserto possiamo tornare al paradiso. ...
Apprendiamo che tre sono gli strali del diavolo, dei quali suole armarsi per impigliare l’anima dell’uomo: uno, la gola, il secondo, la vanagloria, il terzo l’ambizione. E ha preso le mosse di là dove già aveva vinto una volta. Perciò io comincio a vincere in Cristo, proprio là dove in Adamo fui soggiogato, purché io prenda Cristo, immagine del Padre, come esempio di virtù. Guardiamoci dunque dalla gola, guardiamoci dalla lussuria, perché essa è un’arma del diavolo. Si tende un laccio quando si imbandisce la mensa di un pranzo regale, che spesso fa crollare la fermezza dell’anima. Dobbiamo infatti evitare i lacci del diavolo, non soltanto quando ne udiamo le parole, ma anche quando ne vediamo lo sfarzo. Hai dunque conosciuto uno strale del diavolo: prendi lo scudo della fede, la corazza della moderazione. ...
Considera dunque le armi di Cristo, con le quali Egli ha vinto non per sé, ma per te. Infatti Colui, che, infondendo una natura in un’altra, aveva dimostrato con la sua maestà che si possono cambiare le pietre in pane, ti insegna che non devi far nulla per far piacere al diavolo, nemmeno col pretesto di far vedere la tua virtù. Considera altresì, in questa tentazione, l’astuzia da vero artista, propria del diavolo. Egli tenta per rendersi conto, e si rende conto per tentare. Invece il Signore lo inganna in modo da vincerlo, e lo vince in modo da ingannarlo. Se Egli avesse trasformato la natura, si sarebbe tradito come Creatore. Pertanto risponde evasivamente, dicendo: Sta scritto: Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola di Dio.
Vedi di quali armi sì serve per difendere l’uomo dagli assalti degli spiriti iniqui, dopo averlo circondato e protetto contro gli allettamenti della gola. Difatti non usa la sua potenza in quanto Dio – a che cosa questo mi sarebbe servito? – ma, in quanto uomo, si procura un aiuto comune, affinché l’uomo, tutto intento a pascersi delle Scritture divine, dimentichi la fame del corpo, e si nutra del Verbo celeste. Assorto nel Verbo, Mosè non desiderò più il pane; assorto nel Verbo, Elia non avvertì più la fame di un digiuno prolungato. Chi segue il Verbo non può desiderare un pane terrestre, poiché riceve la sostanza del Pane celeste – non c’è dubbio che le realtà divine sono superiori a quelle umane, e le spirituali a quelle materiali – e perciò chi desidera la vita vera aspetta quel pane, che per mezzo di una sostanza invisibile sostiene il cuore dei mortali. ...
Segue lo strale della vanagloria, in cui si pecca facilmente, perché mentre gli uomini desiderano di vantare il merito della loro virtù, disertano dal posto di guardia dei loro meriti.
Lo condusse allora a Gerusalemme – sta scritto – e lo pose sul pinnacolo del Tempio.
La vanagloria è proprio fatta così; mentre uno crede di salire più in alto, vien cacciato più in basso per avere usurpato meriti troppo grandi.
E gli disse: "Se sei figlio di Dio, gettati giù di qui".
Parola veramente diabolica, che fa tutto il possibile per precipitare l’anima umana dal luogo elevato dei suoi meriti. Non c’è nulla, infatti, che più si confaccia al diavolo, che persuadere gli uomini a precipitarsi giù.
Impara dunque anche tu a vincere il diavolo. Lo Spirito ti conduce, segui lo Spirito. Non ti ritragga la lusinga dei sensi; poiché sei pieno dello Spirito, impara a disprezzare il piacere. Se vuoi vincere, digiuna. ... Però il diavolo dimostra la sua impotenza e la sua malizia insieme, perché egli non può nuocere ad alcuno, eccettuato chi vuol buttarsi giù da sé. Difatti colui che, abbandonando i beni celesti, fa suoi quelli terreni, precipita volutamente nel baratro di una vita caduca.
Allora il diavolo, che pur aveva sottomesso al proprio potere tutti gli uomini, quando vide che lo strale era spuntato, cominciò a sospettare che Egli fosse più che un uomo. Ma il Signore, di nuovo, non giudicò di dover compiere per far piacere al diavolo neppure i miracoli profetizzati a suo riguardo, ma, conservando intatta la maestà della sua divinità, affrontò l’astuzia del diavolo, e se questi si era servito di una citazione delle Scritture, lo volle vincere citandogli le Scritture; Dio infatti ha il potere di vincere, e la Scrittura vince per me.
Impara anche di qui come Satana si mascheri da angelo di luce, e tenda insidie ai fedeli perfino dalle pagine delle Scritture divine. In questo modo egli riesce a fare gli eretici, in questo modo fa strazio della fede, in questo modo impugna i diritti della religione. Non ti inganni l’eretico, perché sa tirar fuori qualche esempio dalle Scritture, e non si dia arie perché ti sembra istruito. Anche il diavolo si serve delle testimonianze scritturali, non per insegnare, bensì per abbindolare e illudere. Egli adocchia qualcuno che è religioso, ragguardevole per virtù, autorevolissimo per opere mirabili: gli tende il laccio della vanagloria, per farlo gonfiare di orgoglio, affinché confidi non nella pietà, ma nella superbia, e non attribuisca a Dio ogni merito, ma l’usurpi invece per sé. Per questo gli Apostoli non imperavano ai demoni nel proprio nome, bensì nel nome di Cristo, perché non sembrasse che si attribuivano qualche capacità.


(Dall’Esp. del Vang. sec. Luca, IV, 9-12. 17-26 passim)


Origene


Tanto il Figlio di Dio che l’anticristo desiderano regnare. Ma l’anticristo desidera regnare per uccidere coloro ch’egli avrà assoggettato; il Cristo al contrario regna per questo scopo, per salvare. In ciascuno di noi, se siamo fedeli, regna Cristo con la Parola, la Sapienza, la Giustizia, la Verità. Se invece noi preferiamo il piacere a Dio, su di noi regna il peccato, di cui l’Apostolo dice: il peccato non regni dunque nel vostro corpo mortale (Rm 6, 12). Così due re si danno battaglia per acquistare al più presto il regno: il re del peccato, il diavolo, sui peccatori; il re della giustizia, Cristo, sui giusti.
Il diavolo, sapendo che Cristo era venuto per strappargli il suo regno e cominciare a sottomettere al suo potere divino coloro che erano assoggettati al potere del maligno, per questo gli mostrò tutti i regni del mondo e degli uomini di questo mondo. Gli mostrò come regni su alcuni la lussuria, su altri l’avarizia, come alcuni siano trascinati dal desiderio del favore popolare, e altri siano incatenati dalla seduzione della bellezza.
Non dobbiamo affatto credere che, nel mostrargli i regni del mondo, il diavolo abbia fatto vedere a Gesù, per esempio, il regno della Persia, oppure quello delle Indie: gli ha mostrato tutti i regni del mondo, cioè gli ha mostrato il suo impero, il suo modo di dominare il mondo, perché, spingendolo a fare la propria volontà, cominciasse così ad assoggettare il Cristo.
Gli dice: Vuoi tu regnare su tutte queste cose? E gli mostra le folle innumerevoli degli uomini che teneva in suo potere. E in verità, se vogliamo riconoscere con semplicità la nostra miseria e la nostra disgrazia, il diavolo è re di quasi tutto l’universo; infatti il Signore lo definisce " il principe di questo mondo ". È questa la sua proposta: Vedi questi uomini soggetti al mio potere? – e glieli mostra in un istante, cioè glieli mostra nel corso attuale dei tempi il quale, a paragone dell’eternità, non è che un istante.
In realtà il Salvatore non aveva affatto bisogno che gli fossero mostrate troppo a lungo le vicende di questo mondo; non appena ha volto il suo sguardo verso questo spettacolo, costituito dal regno del peccato e da coloro che sono schiavi dei vizi, ha visto il principe di questo mondo stesso, cioè il diavolo, inorgoglirsi e gioire – a suo proprio danno – di avere tanta gente sottoposta al suo potere. Dice allora il diavolo al Signore: Per questo sei venuto, per combattere contro di me e strappare al mio potere tutti coloro che io ho ora come schiavi? Non voglio che tu ti misuri con me; non voglio che tu ti affatichi, che ti sottoponga alle difficoltà della battaglia. Ecco tutto ciò che io ti chiedo: prosternati ai miei piedi e adorami, e tutto il regno che mi appartiene sarà tuo. Senza dubbio il nostro Signore e Salvatore vuole essere re e assoggettare tutte le nazioni, affinché esse servano la giustizia, la verità e tutte le altre virtù; ma vuole regnare, in quanto è la Giustizia, senza peccato e senza malizia. Non acconsente perciò – assoggettandosi al diavolo – ad essere incoronato senza fatica e a regnare sugli altri subendo a sua volta il dominio del diavolo.
Ecco perché gli risponde: Sta scritto: tu adorerai il Signore Dio tuo e servirai lui solo. Dice in sostanza: io voglio, sì, che tutti questi uomini diventino miei sudditi, ma affinché adorino il Signore e servano lui solo. Questo è il desiderio del mio regno. Tu vuoi che da me cominci il peccato che io sono venuto invece a distruggere, e da cui desidero liberare tutti gli altri. Sappi e riconosci che io sto saldo in ciò che ho detto, cioè che sia adorato soltanto il Signore Dio, e tutti questi uomini li riporterò al mio potere e li prenderò nel mio regno. Rallegriamoci dunque di essere anche noi a lui soggetti e preghiamo Dio affinché faccia morire il peccato che regna nel nostro corpo (Rm 6, 12), e che regni in noi soltanto il Cristo Gesù, cui appartengono la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen


(Dalle Omelie su Luca, 30)


Sant’Ambrogio (circa 340-397)

Commento al vangelo di Luca, IV, 7-12 ; PL 15,1614


«Allora, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo»

Bisogna ricordarti come il primo Adamo è stato cacciato fuori dal paradiso nel deserto, perché la tua attenzione sia richiamata sul modo in cui il secondo Adamo torna dal deserto al paradiso. Vedi infatti come la prima condanna viene sciolta nello stesso modo in cui era stata legata, e come i benefici divini sono ristabiliti sulle tracce degli antichi. Adamo viene da una terra vergine, Cristo viene dalla Vergine ; quello è stato fatto a immagine di Dio, questo è l’Immagine di Dio (Col 1,15). Quello è stato posto sopra tutti gli animali senza ragione, questo al di sopra di ogni essere vivente. Mediante una donna è venuta la stoltezza, mediante una vergine, la sapienza ; la morte è venuta da un albero, la vita dalla croce. Uno, spogliato del vestito spirituale, si è tessuto una tunica con le foglie di un’albero ; l’altro, spogliato del vestito di questo mondo, non ha più voluto nessun vestito materiale (Gv 19,23).

Adamo è stato cacciato nel deserto, Cristo viene nel deserto : infatti sapeva dove trovare il condannato che sarebbe stato ricondotto al paradiso, liberato dalla sua colpa… Senza guida, come avrebbe potuto ritrovare nel deserto la strada smarrita, colui che nel paradiso aveva perso per mancanza di una guida, la strada che stava seguendo ?

Là, le tentazioni sono numerose, lo sforzo verso la virtù difficile, e facili i passi falsi nell’errore… Seguiamo quindi Cristo secondo la Scrittura : « Seguirete il Signore vostro Dio, e gli resterete fedeli » (Dt 13,5)… Seguiamo dunque le sue orme, e potremo tornare dal deserto al paradiso.

Dai Discorsi di san Leone Magno.

Sermo XXXIX, 2-5, De Quadragesima I. PL 54,264-266.

Durante la quaresima, miei cari, è preciso dovere emendare tutti gli atti passati di negligenza e cancellare tutte le mancanze. Ben lo sanno le potenze del male, che proprio a questo fine indirizzano tutta la loro forza e malvagità. Esse vogliono far sì che quanti si accingono a celebrare la santa Pasqua del Signore contraggano una qualche impurità e trovino un'occasione di colpa proprio là donde avrebbero dovuto attingere il perdono.

Il periodo della quaresima, o miei cari, significa perciò maggiore diligenza nel servizio del Signore, perché iniziamo, per così dire, una gara di opere sante: dobbiamo prepararci alla lotta contro le tentazioni e comprendere che quanto più attivi saremo per la nostra salvezza, tanto più violenti saranno gli attacchi dell'avversario. Ma colui che è in noi è più forte di colui che è contro di noi; il nostro vigore è in lui, nel confidare nella sua forza.

Per questo il Signore ha voluto subire l'attacco del tentatore: per istruirci con il suo esempio e insieme difenderci con il suo aiuto.

10

Nel vangelo odierno il Signore vinse l'avversario con le testimonianze della legge, senza far uso della sua potenza. In tal modo intese onorare di più l'uomo e punire di più l'avversario; infatti il nemico del genere umano fu vinto da lui, si direbbe, non già in quanto Dio, ma in quanto uomo. Egli dunque combatté in quella circostanza, perché poi anche noi combattessimo; e vinse, perché anche noi come lui potessimo vincere.

Non esiste, miei cari, azione virtuosa senza il vaglio delle tentazioni, non c'è fede senza le sue prove, né combattimento senza nemico o vittoria senza scontro.

La nostra vita si svolge in mezzo ad agguati e battaglie; se non vogliamo essere sorpresi, dobbiamo stare all'erta, e se vogliamo vincere, dobbiamo combattere. Per questo Salomone, l'uomo più sapiente, dichiara: Figlio, se ti presenti per servire il Signore, preparati alla tentazione. Quell'uomo, ricco della sapienza di Dio, conosceva bene che la religiosità autentica comporta il travaglio della lotta e in previsione dei pericoli della battaglia volle preavvertirne il combattente. Così intendeva evitare che il tentatore, assalendo qualcuno all'oscuro del pericolo, lo ferisse rapidamente perché appunto impreparato.

11

Istruiti dall'insegnamento divino, noi scendiamo in campo con cognizione di causa per questa lotta. Ascoltiamo l'Apostolo che ci dice: La nostra battaglia non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti.

E teniamo presente che questi nostri nemici comprendono bene che è rivolto contro di loro quanto noi cerchiamo di fare per la nostra salvezza: perciò il fatto stesso che desideriamo qualcosa di buono è tale da provocare i nostri avversari. Tra noi ed essi, a causa dello stimolo dell'invidia demoniaca, esiste un'opposizione di vecchia data, tale che, essendo essi decaduti da quei beni a cui per grazia di Dio siamo elevati, trovano il loro tormento nella nostra giustificazione. Quando noi ci rialziamo, essi crollano; quando noi riprendiamo vigore, essi lo perdono. In breve, quelli che sono rimedi per noi sono colpi per loro, perché il trattamento stesso delle nostre ferite li ferisce.

State dunque ben fermi, - ci esorta l'Apostolo - cinti i fianchi con la verità, rivestiti con la corazza della giustizia, e avendo come calzatura ai piedi lo zelo per propagare il vangelo della pace. Tenete sempre in mano lo scudo della fede, con il quale potete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno; prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, cioè la parola di Dio.

12

Vedete di quali armi potenti, di quali difese insuperabili ci ha fornito il nostro capo così glorioso e ricco di trionfi, l’invitto comandante supremo della milizia cristiana! Egli ha cinto i nostri fianchi con la cintura della castità, ha calzato i nostri piedi con i vincoli della pace, perché un soldato il cui fianco è scoperto è rapidamente sopraffatto dal provocatore dell'impurità; il soldato privo di calzatura subisce facilmente i morsi del serpente.

Egli ci ha dato lo scudo della fede per la protezione dell'intera persona, ha posto sulla nostra testa l'elmo della salvezza, ci ha messo in mano la spada, cioè la parola della verità. In tal modo colui che combatte in campo spirituale non solo è ben protetto contro le ferite, ma è in grado di ferire l’avversario.

Facciamo affidamento, miei cari, su queste armi, iniziamo con animo pronto e intrepido la battaglia che a noi viene proposta; in questo stadio, quale è appunto il periodo del digiuno, non dobbiamo pensare di essere a posto con la sola pratica dell'astinenza dai cibi. Sarebbe troppo poco ridurre il nutrimento del corpo senza alimentare e rinvigorire l'anima.

Bisogna invece, mentre si mortifica un poco l'uomo esteriore, rimettere in forze l'uomo interiore; mentre si elimina dalla carne la sazietà materiale, irrobustiamo la mente con cibo spirituale e squisito. Ogni cristiano deve oggi guardarsi attorno e scrutare in fondo al suo cuore con diligenza e severità.


Dai Trattati di sant'Agostino sulla prima lettera di Giovanni.

In Epist.Io ad Parthos,II,14.

PL 35,1996-1997.

Ecco le sole tre passioni che agitano la bramosia umana: la concupiscenza della carne, la cupidigia degli occhi e l'orgoglio dell'ambizione terrena. Non ci sono altre fonti di tentazione. Il Signore stesso fu tentato dal diavolo su questo triplice aspetto.

Il tentatore comincia col mettere alla prova in Gesù la concupiscenza della carne. Infatti, dopo che il Signore ebbe digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame. Satana allora gli insinuò: Se sei Figlio di Dio, di' che questi sassi diventino pane. In che modo Gesù respinge il tentatore? A noi, i suoi soldati, come insegna a combattere? Fa' attenzione alla sua risposta: Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.

Il Signore è tentato anche nella bramosia degli occhi, che desiderano vedere un miracolo. Il demonio dice a Gesù: Gettati giù, poiché sta scritto: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo, ed essi ti sorreggeranno con le loro mani, perché non abbia a urtare contro un sasso il tuo piede. Ma Cristo si oppone al tentatore. Se avesse fatto quel miracolo, sarebbe parso che avesse ceduto alla tentazione o si fosse lasciato trascinare dalla curiosità. Invece Gesù fece i miracoli solo quando volle agire come Dio allo scopo di curare gli infermi.

10

Se Cristo avesse operato un miracolo per istigazione del demonio, si sarebbe potuto credere che voleva ostentare la sua onnipotenza. Ma per stornarci da una simile idea e offrirci un modello da seguire in caso analogo, sta' a sentire quel che risponde al demonio. Sta scritto: Non tentare il Signore Dio tuo. Come se dicesse: Se ti obbedissi, tenterei Dio.

Questa risposta di Cristo sia anche la tua. Quando il nemico ti suggerisce: Che uomo, che cristiano sei? Finora hai compiuto almeno un miracolo? Dove sono i morti risuscitati dalle tue preghiere? Quanti sono i divorati dalla febbre che hai guarito? Se tu valessi qualcosa, faresti prodigi , allora tu rispondi: Sta scritto:Non tentare il Signore Dio tuo.

Non voglio mettere Dio alla prova, pretendendo dimostrare che gli appartengo o non appartengo secondo che faccia o no, un miracolo.

11

In che modo il Signore fu assalito dall'orgoglio dell'ambizione terrena? Essa avvenne quando il diavolo lo condusse sopra un monte altissimo e gli disse: Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai.

Lo spirito tenebroso istigò nel Re dei secoli l'orgoglio di possedere un regno terreno. Ma il Signore che crea il cielo e la terra, calpesta sotto i piedi tale tentazione. Vincere il demonio è un gioco per il Signore. Tuttavia, gli risponde per insegnarci a rimbeccarlo a nostra volta: Sta scritto: Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto.

Seguite queste parole e non sarete dominati dall'orgoglio dell'ambizione né dalla voluttà degli occhi, né dalla concupiscenza della carne. Vi aggancerete alla carità e saprete amare Dio. Se invece ci sarà in voi l'amore del mondo, non potrà esservi l'amore di Dio.

12

Radicatevi nell'amore di Dio. Dio è eterno. Aderendo a lui, resterete in eterno. Ciascuno è ciò che ama. Ami la terra? Sarai terra. Ami Dio? Dovrei concludere: Sarai Dio, ma non oso dirlo io, e perciò ascoltiamo la Scrittura: Io ho detto: "Voi siete dèi, siete tutti figli dell'Altissimo".(Sal 81,6)

Se dunque volete essere dei e figli dell'Altissimo, non amate né il mondo, né le cose del mondo! Se uno ama il mondo, l'amore del Padre non è in lui; perché tutto quello che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, non viene dal Padre, ma dal mondo. E il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno! (1 Gv 2,15-17)

I Domenica di Quaresima (Anno C). Percorso esegetico

La potenza dello Spirito Santo,
che Gesù ha ricevuto nel Battesimo dal Padre,
lo conduce e lo accompagna nel deserto
a sostenere la battaglia contro le tentazioni del diavolo,
per vincere là dove Adamo era stato sconfitto.


Dal vangelo secondo Giovanni, cap. 16, 23b-33
Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo! (v. 33b)

Dal vangelo secondo Matteo, cap. 12, 15-32
Se io scaccio i demòni per virtù dello Spirito di Dio, è certo giunto fra voi il regno di Dio. (v. 28)

Dalla lettera di S. Paolo apostolo ai Romani, cap. 5, 12-21
Come dunque per la colpa di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera di giustizia di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che dà vita. (v. 18)

Dalla lettera di S. Paolo apostolo agli Efesini, cap. 6, 10-20
Rivestitevi dell’armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo. (v. 11)

Dalla prima lettera di S. Giovanni apostolo, cap. 5, 1-13
Tutto ciò che è nato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha sconfitto il mondo: la nostra fede. (v. 4)

Dal libro dell’Apocalisse, cap. 17, 8-18
Essi combatteranno contro l’Agnello, ma l’Agnello li vincerà, perché è il Signore dei signori e il Re dei re. (v. 14a)

Salmo 45 (44)
La tua destra ti mostri prodigi: le tue frecce acute colpiscono al cuore i nemici del re; sotto di te cadono i popoli. (v. 6)

Dal libro della Sapienza, cap. 10
Essa [la Sapienza] protesse il padre del mondo, formato per primo da Dio, quando fu creato solo; poi lo liberò dalla sua caduta e gli diede la forza per dominare su tutte le cose. (vv. 1-2)

Dal libro del Siracide, cap. 47, 2-11
Poiché [Davide] aveva invocato il Signore altissimo, egli concesse alla sua destra la forza di eliminare un potente guerriero e riaffermare la potenza del suo popolo. (v. 5)

Dal libro del profeta Isaia, cap. 11
Su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore ... La sua parola sarà una verga che percuoterà il violento; con il soffio delle sue labbra ucciderà l’empio. (vv. 2. 4b)


Le tentazioni del diavolo sono varie e molteplici,
ma hanno tutte un unico fine: farci perdere la fiducia nell’amore del Padre
per riporla nella potenza dell’uomo.


Dal vangelo secondo Matteo, cap. 16, 21-28
Pietro lo trasse in disparte e cominciò a protestare dicendo: "Dio te ne scampi, Signore; questo non ti accadrà mai". Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: "Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!". (vv. 22-23)

Dalla lettera di S.Giacomo apostolo, cap. 1, 1-15
Beato l’uomo che sopporta la tentazione, perché una volta superata la prova riceverà la corona della vita che il Signore ha promesso a quelli che lo amano. (v. 12)

Salmo 20 (19)
Chi si vanta dei carri e chi dei cavalli, noi siamo forti nel nome del Signore nostro Dio. (v. 8)

Salmo 49 (48)
Essi confidano nella loro forza, si vantano della loro grande ricchezza. Nessuno può riscattare se stesso, o dare a Dio il suo prezzo. (vv. 7-8)

Dal libro del Siracide, cap. 2
Gettiamoci nelle braccia del Signore e non nelle braccia degli uomini; poiché, quale è la sua grandezza, tale è anche la sua misericordia. (v. 18)

Dal libro del profeta Isaia, cap. 31, 1-9
Guai a quanti scendono in Egitto per cercar aiuto, e pongono la speranza nei cavalli, confidano nei carri perché numerosi e sulla cavalleria perché molto potente, senza guardare al Santo di Israele e senza cercare il Signore. (v. 1)

Dal libro del profeta Geremia, cap. 17, 5-18
Maledetto l’uomo che confida nell’uomo, che pone nella carne il suo sostegno e il cui cuore si allontana dal Signore. (v. 5)

Dal libro della Genesi, cap. 3, 1-20
Ma il serpente disse alla donna: "Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male". (vv. 4-5)

Dal secondo libro di Samuele, cap. 24
Dopo che Davide ebbe fatto il censimento del popolo, si sentì battere il cuore e disse al Signore: "Ho peccato molto per quanto ho fatto". (v. 10a)

Dal libro di Giuditta, cap. 9
La tua forza non sta nel numero, né sugli armati si regge il tuo regno: tu sei invece il Dio degli umili, sei il soccorritore dei derelitti, il rifugio dei deboli. (v. 11a)


Il deserto è il luogo della provae del combattimento dell’anima.
Il Signore vi conduce il suo popolo
per donargli la purezza della fede e dell’umiltà.


Dal vangelo secondo Giovanni, cap. 6, 1-15
Alzati quindi gli occhi, Gesù vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: "Dove possiamo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?". Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva bene quello che stava per fare. (vv. 5-6)

Dal vangelo secondo Matteo, cap. 11, 1-19
Che cosa siete andati a vedere nel deserto? (v. 7)

Dalla prima lettera di S. Paolo apostolo ai Corinzi, cap. 9, 24-10, 13
Nessuna tentazione vi ha finora sorpresi se non umana; infatti Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscita e la forza per sopportarla. (v. 13)

Salmo 26 (25)
Scrutami, Signore, e mettimi alla prova, raffinami al fuoco il cuore e la mente. (v. 2)

Dal libro dei Proverbi, cap. 17
Il crogiolo è per l’argento e il forno per l’oro, ma chi prova i cuori è il Signore. (v. 3)

Dal libro del Siracide, cap. 4, 11-19
[La Sapienza] dapprima lo condurrà per luoghi tortuosi, gli incuterà timore e paura, lo tormenterà con la sua disciplina, finché possa fidarsi di lui, e lo abbia provato con i suoi decreti. (v. 17)

Dal libro del Siracide, cap. 15, 11-20
Egli ti ha posto davanti il fuoco e l’acqua; là dove vuoi stenderai la tua mano. Davanti agli uomini stanno la vita e la morte; a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà. (vv. 16-17)

Dal libro del profeta Geremia, cap. 2, 1-7
Mi ricordo di te, dell’affetto della tua giovinezza, dell’amore al tempo del tuo fidanzamento, quando mi seguivi nel deserto, in una terra non seminata. (v. 2b)

Dal libro del profeta Osea, cap. 2
Perciò, ecco, la attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore. (v. 16)

Dal libro del Deuteronomio, cap. 8, 1-20
Ricordati di tutto il cammino che il Signore tuo Dio ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore e se tu avresti osservato o no i suoi comandi. (v. 2)


Nella prima delle tentazioni
il diavolo si serve della debolezza della nostra carne
e ci spinge ad avere timore della sofferenza dubitando della provvidenza divina.


Dal vangelo secondo Giovanni, cap. 11, 1-44
Gesù le disse: "Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. Credi tu questo?". (vv. 25-26)

Dal vangelo secondo Matteo, cap. 26, 36-46
Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole. (v. 41)

Dal vangelo secondo Luca, cap. 12, 13-34
Non cercate perciò che cosa mangerete e berrete, e non state con l’animo in ansia: di tutte queste cose si preoccupa la gente del mondo; ma il Padre vostro sa che ne avete bisogno. (vv. 29-30)

Dalla seconda lettera di S. Paolo apostolo ai Corinzi, cap. 12, 1-10
Ed egli mi ha detto: "Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza". (v. 9)

Dalla lettera di S. Paolo apostolo ai Filippesi, cap. 4, 10-20
Ho imparato ad essere povero e ho imparato ad essere ricco; sono iniziato a tutto, in ogni maniera: alla sazietà e alla fame, all’abbondanza e all’indigenza. Tutto posso in colui che mi dà la forza. (vv. 12-13)

Dal libro di Giobbe, cap. 1, 1-2, 13
Satana rispose al Signore: "Pelle per pelle; tutto quanto ha, l’uomo è pronto a darlo per la sua vita. Ma stendi un poco la mano e toccalo nell’osso e nella carne e vedrai come ti benedirà in faccia!". (vv. 2, 4-5)

Dal libro dell’Esodo, cap. 15, 22-16, 36
Gli Israeliti dissero ... : "Fossimo morti per mano del Signore nel paese d’Egitto, quando eravamo seduti presso la pentola della carne, mangiando pane a sazietà! Invece ci avete fatti uscire in questo deserto per far morire di fame tutta questa moltitudine". (v. 3)

Dal libro dell’Esodo, cap. 17, 1-7
Si chiamò quel luogo Massa e Meriba, a causa della protesta degli Israeliti e perché misero alla prova il Signore, dicendo: "Il Signore è in mezzo a noi sì o no?". (v. 7)

Dal secondo libro dei Maccabei, cap. 7
[Il terzo dei sette fratelli] disse dignitosamente: "Da Dio ho queste membra e, per le sue leggi, le disprezzo, ma da lui spero di riaverle di nuovo". (v. 11)


Nella seconda tentazione, Satana si serve del desiderio
della gloria mondana, che è d’un istante,
per orientare alla creatura l’atto di adorazione
dovuto solo all’Eterno.


Dal vangelo secondo Giovanni, cap. 5, 31-47
E come potete credere, voi che prendete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene da Dio solo? (v. 44)

Dal vangelo secondo Giovanni, cap. 9
Ed egli [il cieco guarito] disse: "Io credo, Signore!" E gli si prostrò innanzi. (v. 38)

Dal vangelo secondo Giovanni, cap. 12, 20-50
Amavano la gloria degli uomini più della gloria di Dio. (v. 43)

Dal vangelo secondo Marco, cap. 4, 1-20
Quelli che ricevono il seme tra le spine sono coloro che hanno ascoltato la parola, ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e l’inganno della ricchezza e tutte le altre bramosie, soffocano la parola e questa rimane senza frutto. (vv. 18-19)

Dalla lettera di S. Paolo apostolo ai Romani, cap. 1, 18-29
Hanno cambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno venerato e adorato la creatura al posto del creatore. (v. 25)

Dalla prima lettera di S. Giovanni apostolo, cap. 2, 12-17
La concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, non viene dal Padre, ma dal mondo. E il mondo passa con la sua concupiscenza. (vv. 16-17a)

Dal libro dell’Apocalisse, cap. 13
Fu permesso [alla bestia] di far guerra contro i santi e di vincerli; le fu dato potere sopra ogni stirpe, popolo, lingua e nazione. L’adorarono tutti gli abitanti della terra, il cui nome non è scritto fin dalla fondazione del mondo nel libro della vita dell’Agnello immolato. (vv. 7-8)

Dal libro dell’Apocalisse, cap. 4, 1-5, 14
"A Colui che siede sul trono e all’Agnello lode, onore, gloria e potenza, nei secoli dei secoli". E i quattro esseri viventi dicevano: "Amen". E i vegliardi si prostrarono in adorazione. (vv. 13b-14)

Dal libro del profeta Isaia, cap. 14, 3-21
Come mai sei caduto dal cielo, Lucifero, figlio dell’aurora? Come mai sei stato steso a terra, signore di popoli? Eppure tu pensavi: Salirò in cielo, sulle stelle di Dio innalzerò il trono, dimorerò sul monte dell’assemblea, nelle parti più remote del settentrione. (vv. 12-13)

Dal libro del profeta Isaia, cap. 40, 1-11
Ogni uomo è come l’erba e tutta la sua gloria è come un fiore del campo. Secca l’erba, il fiore appassisce quando il soffio del Signore spira su di essi. Secca l’erba, appassisce il fiore, ma la parola del nostro Dio dura sempre. (vv. 6b-8a)


Nella terza tentazione il diavolo si serve della Parola di Dio,
scegliendone solo una parte, per spingere
ad affermare la propria gloria,
non obbedendo ai tempi e ai momenti che Dio ha stabilito.


Dal vangelo secondo Giovanni, cap. 8, 31-59
Chi è da Dio ascolta le parole di Dio: per questo voi non le ascoltate, perché non siete da Dio. (v. 47)

Dal vangelo secondo Giovanni, cap. 7, 1-18
Gesù allora disse loro: "Il mio tempo non è ancora venuto, il vostro invece è sempre pronto". (v. 6)

Dal libro dell’Apocalisse, cap. 22, 6-20
E chi toglierà qualche parola di questo libro profetico, Dio lo priverà dell’albero della vita e della città santa, descritti in questo libro. (v. 19)

Salmo 50 (49)
All’empio dice Dio: "Perché vai ripetendo i miei decreti e hai sempre in bocca la mia alleanza, tu che detesti la disciplina e le mie parole te le getti alle spalle?" (vv. 16-17)

Salmo 81 (80)
Se il mio popolo mi ascoltasse, se Israele camminasse per le mie vie! Subito piegherei i suoi nemici e contro i suoi avversari porterei la mia mano. (vv. 14-15)

Dal libro del Qoèlet, cap. 3, 1-15
Per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo. (v. 1)

Dal libro del Deuteronomio, cap. 1, 19-46
Il Signore mi disse: Ordina loro: Non salite e non combattete, perché io non sono in mezzo a voi; voi sarete sconfitti davanti ai vostri nemici. Io ve lo dissi, ma voi non mi ascoltaste; anzi vi ribellaste all’ordine del Signore, foste presuntuosi e osaste salire verso i monti. (vv. 42-43)

Dal libro del Deuteronomio, cap. 4, 1-20
Ora dunque, Israele, ascolta le leggi e le norme che io vi insegno, perché le mettiate in pratica, perché viviate ed entriate in possesso del paese che il Signore, Dio dei vostri padri, sta per darvi. Non aggiungerete nulla a ciò che io vi comando e non ne toglierete nulla. (vv. 1-2)

Dal libro di Giuditta, cap. 8, 9-9, 14
Chi siete voi dunque che avete tentato Dio in questo giorno e vi siete posti al di sopra di lui, mentre non siete che uomini? (v. 8, 12)

I Domenica di Quaresima (Anno C)






I COMMENTI

JOSEPH RATZINGER: LE TENTAZIONI SPECCHIO DELLA FIGURA DI CRISTO
LA TENTAZIONE DEL PANE (DA GESU' DI NAZARET)
NEL DESERTO RIMASE QUARANTA GIORNI

CARLO CAFFARRA: OMELIA SULLE TENTAZIONI

R. CANTALAMESSA: CRISTO HA VINTO SATANA PER LIBERARCI


Le Tentazioni nel deserto. S. Escrivà

Le tentazioni nel deserto



CATECHISMO

LA TENTAZIONE DI GESU'. I MISTERI DELLA SUA VITA IN NOI



PADRI DELLA CHIESA

SAN GREGORIO NAZIANZENO: IL CRISTIANO PUO' VINCERE LE TENTAZIONI
SANT'AMBROGIO: GESU' FU CONDOTTO NEL DESERTO





IL COMMENTO

Chi non sottoscriverebbe che, a volte, o forse spesso, la nostra vita è un deserto. Insidie d'ogni genere, precarietà all'ordine del giorno e, soprattutto, pochissima vita, di quella vera, di quella che vale la pena essere vissuta. Tutto passa, scorre via senza poter distillare neanche un attimo di felicità. Lo scriveva Leopardi, la giovinezza, e tutte le effervescenze della vita, volano, si "passan tutta via". E la sapienza della Bibbia, senza giri di parole, lo ripete spessissimo, "l'uomo è come l'erba, al mattino fiorisce, alla sera è falciata e dissecca". E dentro tutti noi un'insopprimibile desiderio che non finisca tutto così, e una lotta titanica, attraverso affetti, lavoro, svaghi, studio, corpo, salute, beni e denari, per non essere un timbro stampato su una pagina di calendario girato in fretta. Ma niente. Gira e rigira, lotta e batti i pugni, ma nulla, la vita resta un deserto, aridio, senz'acqua, nel migliore dei casi qualche oasi di refrigerio, per il resto sabbia tra i denti, fame e sete e la mente popolata di miraggi, speranze in un domani migliore presto tramutate in idoli tiranni a cui dedicare senza requie tutto noi stessi.
Un deserto popolato di losche figure, pensieri e tentazioni, abili a sfruttare precarietà e sofferenze per sferrare i loro attacchi. Fare miracoli, "umani" è ovvio, compromessi, imbrogli, "permute" e quant'altro perchè le pietre divengano pane; salire in alto, più in alto di tutti perchè qualcuno si accorga di noi; prostrarsi in adorazione a qualunque imbonitore pur di lucrare potere e denaro. Offerte sotto le più svariate fogge, tutte per sfuggire al terribile deserto che è una vita che scorre verso la morte, sullo sfondo ben chiara la parola fine.
Ed è vero. La nostra vita è lanciata verso la fine e noi a tentare di scappare, di allungare la mano in uno sforzo prometeico per acciuffare il frutto dell'albero della vita, l'anello, l'arca perduta, il sacro graal capace di vincere la morte. Embrioni generati per fare le cavie, mostruosità scientifiche d'ogni tipo, la natura osannata e diprezzata, sono solo alcuni episodi dello sceneggiato cui stiamo assistendo: la folle corsa all'onnipotenza, gravida di morte, la più atroce.
E lo Spirito guida il Signore nel deserto. Per esservi tentato 40 giorni e quaranta notti, il tempo necessario secondo il valore simbolico del numero 40. Lo Spirito guida il Signore alle nostre vite, al deserto che esse sono. Irrompe il Suo amore proprio dove tutto sembra perduto. E' qui, accanto a noi, a prender le sberle che il demonio ha preparato per noi. Le nostre tentazioni, le menzogne e gli inganni che ci tempestano ogni giorno, sono il Suo cibo. Dio s'è fatto uomo per ciascun uomo. Per scendere al deserto d'ogni uomo e strapparlo all'angoscia mortale d'una vita senza speranza. Gesù viene oggi esattamente dove siamo, lì, nelle nostre lotte, nelle nostre sofferenze, nelle nostre angosce. Per vincere e donarci la vita. La vita nella morte, l'acqua nel deserto. Senza cambiare il deserto. Niente miraggi, piuttosto il miracolo d'un uomo che può vivere nel deserto. La quaresima è anche questo, accogliere il Signore nella nostra vita e viverla, esattamente come è, sperimentando la possibilità di non morire, di essere sereni nella precarietà, in pace anche nella malattia. Il Mistero Pasquale del Signore compiuto in noi è l'unico, vero miracolo. Per noi e per un mondo incapace di soffrire la minima incertezza, la più piccola ingiustizia, incapace di soffrire.
Nella quaresima possiamo imparare a vivere della Parola di Dio, vivere di Gesù, anche dove non c'è null'altro, dove umanamente è realmente impossibile sopravvivere. Questo è il cristianesimo, il Cielo che appare sulla terra e apre, per ciascun uomo, la porta sulla vita eterna distruggendo, definitivamente, la parola fine apposta
sull'esistenza di tutti dal demonio, come sigillo della sua fabbrica fabbrica. Nel deserto sboccia la vita. E' questa la buona notizia per questa quaresima.
Buona domenica.



Commento al Vangelo di :

Cardinale Joseph Ratzinger [Papa Benedetto XVI]
Ritiro predicato al Vaticano 1983
« Nel deserto rimase quaranta giorni »

Andando nel deserto, Gesù si inserisce nella storia della salvezza del suo popolo, del popolo eletto. Quella storia inizia, dopo l’uscita dall’Egitto, con una migrazione di quarant’anni nel deserto. In mezzo a questi quarant’anni si trovano i giorni dell’incontro con Dio: i quaranta giorni che Mosè passò sul monte, nel digiuno assoluto, lontano dal suo popolo, nella solitudine della nube, sulla cima della montagna (Es 24,18). Dal cuore di questi giorni sgorga la fonte della Rivelazione. Ritroviamo questa durata di quaranta giorni nella vita di Elia: perseguitato dal re Acab, egli cammina quaranta giorni nel deserto, tornando all’origine dell’alleanza, alla voce di Dio, per una nuova tappa della storia della salvezza (1 Re 19,8).

Gesù entra nella storia. Rivive le tentazioni del suo popolo, le tentazioni di Mosè. Come Mosè, offriva il sacro scambio: essere cancellato dal libro della vita per salvare il suo popolo (Es 32,32). Gesù infatti sarà l’agnello di Dio, che toglie i peccati del mondo; sarà il vero Mosè che è veramente “nel seno del Padre” (Gv 1,18) faccia a faccia con lui, per rivelarlo. Nei deserti del mondo, è veramente la fonte dell’acqua viva (Gv 7,38), colui che non si limita a parlare, ma è, in persona, la parola di vita: via, verità e vita (Gv 14,6). Dall’alto della croce, ci dà l’alleanza nuova. Vero Mosè, entra mediante la sua risurrezione nella terra promessa, il cui accesso è stato rifiutato a Mosè e, con la chiave della croce, ce ne apre la porta.