dom Prosper Guéranger. SABATO, VIGILIA DELLA PENTECOSTE

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L'ATTESA DELLO SPIRITO SANTO

Questo giorno viene già illuminato dalla luce splendente della solennità di domani. I fedeli si dispongono a celebrare degnamente questo mistero per mezzo del digiuno; ma, come nella vigilia di Pasqua, la messa dei Neofiti, che anticamente aveva luogo durante la notte, adesso viene anticipata, e fin da prima della metà del giorno, le lodi dello Spirito Santo, la cui effusione è così prossima, hanno risuonato in ogni Chiesa provvista del fonte battesimale. Verso sera, l'Officio dei primi Vespri apre l'augusta solennità. Da oggi, dunque, dalla Liturgia viene proclamato il regno del divino Spirito. Uniamoci quindi ai pensieri ed ai sentimenti degli ospiti del Cenacolo, la cui attesa è prossima ad essere esaudita.

La Creazione.

In tutta la serie dei misteri che abbiamo visto fino ad ora svolgersi durante il corso dell'Anno Liturgico, abbiamo spesso presentito l'azione della terza persona della Ss. Trinità. La lettura dei Libri Santi, tanto dell'Antico che del Nuovo Testamento, hanno svegliato più d'una volta la nostra rispettosa attenzione su questo divino Spirito che sembrava circondarsi di mistero, come se il tempo della sua manifestazione non fosse ancora venuto. L'opera di Dio nelle creature procede per gradi, ma arriva infallibilmente nel momento destinato. L'agiografia nel racconto della creazione ci mostra lo Spirito Santo librarsi sulle acque e fecondarle silenziosamente, aspettando la loro separazione dalla terra che inondavano.

La preparazione dell'Incarnazione.

Se dunque il regno palese dello Spirito Santo sul mondo è stato differito fino allo stabilirsi dell'Uomo-Dio sul trono eterno, non crediamo che questo divino Spirito sia restato fino allora inattivo. Tutta la Sacra Scrittura, di cui abbiamo trovato tanti frammenti nella Liturgia, cosa è, se non l'opera nascosta di Colui che, come ci dice il Simbolo, "parlò per bocca dei Profeti" [1]? È Lui che ci dette il Verbo, Sapienza di Dio, per mezzo della Scrittura, come più tardi doveva darcelo nella carne dell'umanità.

Egli non è restato ozioso, neppure per un momento, durante il corso dei secoli. Egli preparava il mondo al regno del Verbo incarnato, riavvicinando e confondendo le razze, producendo quell'attesa universale che si estendeva dai popoli più barbari alle nazioni più avanzate nella civiltà. Egli non aveva ancora svelato il suo nome alla terra; ma si librava con amore sull'umanità, come in principio aveva fatto sulle acque silenziose ed insensibili.

L'Incarnazione.

Aspettando la sua venuta, i profeti lo annunciavano negli stessi oracoli nei quali predicevano l'arrivo del Figlio di Dio. Il Signore diceva per mezzo della bocca di Gioele: "Effonderò il mio Spirito sopra tutti gli uomini" (2,29). Ed altrove si annunciava così per mezzo di Ezechiele: "E verserò su di voi acqua pura e sarete purificati da tutte le vostre brutture e vi rimonderò da tutti i vostri idoli. E vi darò un cuore nuovo, e uno Spirito nuovo infonderò dentro di voi e strapperò dalle vostre fibbre il cuor di sasso e vi darò un cuore di carne. E infonderò in Voi il mio Spirito e farò sì che camminiate nei miei precetti e osserviate i miei statuti e li pratichiate " (36,25-27). Ma prima della sua stessa manifestazione, lo Spirito Santo doveva direttamente intervenire per quella del Verbo Divino. Quando la Potenza creatrice fece sorgere dal nulla il corpo e l'anima della futura madre di Dio, fu Lui che preparò l'abitazione della somma Maestà, santificando Maria fin dal primo istante del suo concepimento, prendendo possesso di Lei, come di un tempio ove il Figlio di Dio si apprestava a discendere. Nel momento dell'annunciazione, l'Arcangelo dichiara alla Vergine che lo Spirito Santo scenderà in Lei e che la virtù dell'Altissimo la coprirà della sua ombra. Appena la Vergine ha pronunciato l'accettazione dell'eterno decreto, l'opera dello Spirito Santo ha prodotto in Lei il più ineffabile dei misteri: "E il Verbo si fece carne e abitò fra noi".

Su questo fiore uscito dal ramo emanato dal tronco di Jesse, su questa umanità divinamente prodotta in Maria, lo Spirito del Padre e del Figlio si riposa deliziosamente; Egli la colma dei suoi doni e la rende atta al suo fine glorioso ed eterno (Is 9,1-3).

Egli che aveva dotato la madre di tanti tesori di grazia, per il Figlio sorpassa ancora in maniera incommensurabile la misura che sembrava essere la più vicina all'infinito. E tutte queste meraviglie, come sempre, le compie silenziosamente; poiché non è ancora giunta l'ora in cui dovrà risplendere la sua venuta. La terra non potrà che intravederlo nel giorno in cui, sul letto del Giordano, nelle acque del quale Gesù è disceso, egli stenderà le sue ali e verrà a posarsi sulla testa di quel Piglio amatissimo dal Padre. Giovanni penetra il mistero, come, prima di nascere, aveva sentito nel seno di Maria il frutto benedetto che abitava in Lei. Ma gli uomini non hanno visto che una colomba, e la colomba non ha rivelato i segreti dell'eternità.

Il regno del Figlio di Dio si erge sulla sua base predestinata. Noi abbiamo visto in lui il nostro fratello, poiché ha preso questa carne, con le sue infermità; abbiamo in lui il nostro dottore, poiché egli è la Sapienza del Padre, e, con le sue lezioni, ci inizia a tutte le verità; abbiamo in lui il nostro medico, poiché egli guarisce tutti i nostri languori e tutte le nostre infermità; abbiamo in lui il nostro mediatore, poiché nella sua umanità santa riconduce al suo autore tutta l'opera creata; abbiamo in lui il nostro riparatore, e, nel suo sangue, il nostro riscatto, poiché il peccato dell'uomo aveva spezzato il vincolo tra Dio e noi, ed avevamo bisogno di un redentore divino; abbiamo in lui un capo che non arrossisce delle sue membra, per umili che esse siano, un re che tuttora noi vedemmo coronato per sempre, un Signore che il Signore ha fatto sedere alla sua destra (Sal 109,1).

La Chiesa.

Ma se egli ci governa di continuo, lo fa adesso dall'alto dei Cieli, fino al momento in cui apparirà di nuovo per piegare a terra la testa dei peccatori, quando la voce dell'Angelo griderà: "Il tempo non è più" (Ap 10,6). Nell'attesa, dovranno trascorrere numerosi secoli, e questi sono stati destinati all'impero dello Spirito Santo. Ma lo Spirito non ci poteva essere ancora dato, ci dice san Giovanni, finché Gesù non fosse stato ancora glorificato (7, 39). Il mistero dell'Ascensione segna, dunque, il limite tra i due regni divini quaggiù: il regno visibile del Figlio di Dio e il regno visibile dello Spirito Santo. Per unirli e prepararne la successione, non sono più solamente profeti mortali a parlarne, ma è lo stesso Emmanuele che si fa araldo del prossimo regno dello Spirito, durante la sua vita sulla terra.

Non abbiamo noi già inteso dire da Lui: "È meglio per voi che io me ne vada; poiché se non me ne vado, il Confortatore non verrà a voi"? (Gv. 16, 7). Il mondo ha dunque un gran bisogno di questo divino ospite, del quale il medesimo Figlio di Dio si è fatto Precursore. E affinché noi possiamo conoscere quale sia la Maestà di questo nuovo Signore che regnerà su noi, Gesù ci dichiara la gravita dei castighi che attireranno su di essi coloro che l'offenderanno. "Chi avrà parlato contro il Figlio dell'Uomo sarà perdonato; ma a chi avrà parlato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato, ne in questo mondo, ne nel secolo futuro" (Mt 12,32). Però questo Spirito non prenderà natura umana come fece il Figlio; non dovrà riscattare il mondo come lo riscattò il Figlio; ma verrà a portare un amore immenso che non si potrà disprezzare impunemente. È a Lui che Gesù affiderà la Chiesa, sua Sposa, durante i lunghi secoli che dovrà durare la sua vedovanza; a lui rimetterà l'opera sua, affinché la mantenga e la diriga in tutte le cose.

Disposizioni per ricevere lo Spirito Santo.

Noi dunque, chiamati a ricevere fra poche ore l'effusione di questo Spirito d'amore che viene a "rinnovare la faccia della terra" (Sal 103,30), prestiamo la nostra attenzione come la prestammo a Betlemme, nei momenti che precedettero la nascita dell'Emmanuele. Il Verbo e lo Spirito Santo sono uguali nella gloria e nella potenza, e la loro venuta sulla terra procede dal medesimo decreto eterno e pacifico della SS. Trinità, che ha deciso, con questa doppia visita, di "renderci partecipi della natura divina". (2Pt 1,4). Noi, figli del nulla, siamo chiamati a divenire, per opera del Verbo e dello Spirito, figli del Padre Celeste. Ora, se desideriamo sapere in quale modo deve prepararsi l'anima fedele all'arrivo del divino Paraclito, ritorniamo col pensiero al Cenacolo, dove abbiamo lasciato riuniti i Discepoli, perseveranti nella preghiera, secondo l'ordine del Maestro, aspettando che la Virtù dell'alto scenda sopra di essi e venga a ricoprirli come un'armatura per le battaglie che essi dovranno combattere.

La Madonna nel Cenacolo.

In quell'asilo di raccoglimento e di pace, il nostro sguardo rispettoso cerca prima di tutto Maria, madre di Gesù, capolavoro dello Spirito Santo, Chiesa del Dio vivente, dalla quale domani nascerà, come dal seno di una madre per mezzo dell'azione dello Spirito, la Chiesa militante che questa nuova Eva rappresenta e contiene ancora in se stessa. Non ha diritto, in tale momento, a tutti i nostri omaggi, la creatura incomparabile che abbiamo visto associata a tutti i misteri del Figlio di Dio, e che, tra poco, diverrà l'oggetto più degno della visita dello Spirito Santo? Noi ti salutiamo, o Maria piena di grazia, noi tutti che siamo ancor racchiusi in Te, e gustiamo l'allegrezza del tuo seno materno. Non è per noi che ha parlato la Chiesa nella Liturgia, quando essa commenta, glorificandoti, il cantico del tuo antenato Davide [2]? La tua umiltà vorrebbe invano sottrarsi agli onori che domani ti attendono. Creatura immacolata, tempio dello Spirito Santo, bisogna ora che questo Spirito ti sia comunicato in una maniera nuova; poiché una nuova opera t'attende e la terra deve ancora possederti.

Gli Apostoli.

Intorno a Maria è riunito il collegio Apostolico, che contempla, rapito, colei le cui auguste fattezze gli ricordano il Signore assente. Nei giorni precedenti, un avvenimento grave ha avuto luogo nel Cenacolo, sotto gli occhi della Madre di Dio e degli uomini. Come aveva fatto per fondare il popolo d'Israele, per il quale Dio aveva scelto i dodici figli di Giacobbe come altrettante basi di questo popolo privilegiato, così Gesù aveva eletto dodici uomini nel seno di questo medesimo popolo, per essere le basi dell'edificio della Chiesa Cristiana di cui egli è, e Pietro con Lui ed in Lui, la pietra angolare. La colpa di Giuda aveva ridotto a undici questi eletti divinamente prescelti; il numero sacro non esisteva più, e lo Spirito Santo stava per discendere sul collegio degli Apostoli. Prima di ascendere, al Cielo, Gesù non aveva creduto opportuno di fare, egli stesso, la scelta del successore del discepolo traditore; ma. bisognava che il numero sacro fosse completato prima dell'effusione della Virtù dell'alto. La chiesa non doveva invidiare niente alla sinagoga. Chi dunque poteva rimpiazzare la mansione del Figlio di Dio nel designare un Apostolo? Un tale diritto non poteva appartenere che a Pietro, ci dice san Giovanni Crisostomo; ma nella sua modestia declinò quell'onore, non volendo rammentarsi che dell'umiltà [3]. In seguito ad un discorso di Pietro, si avvenne all'elezione, e Mattia, unito agli altri Apostoli, completò quel numero misterioso, e attese, con essi, la promessa discesa del Consolatore.

I Discepoli.

Nel Cenacolo, e sotto gli occhi di Maria, sono riuniti anche i Discepoli che, pur non avendo avuto l'onore di essere eletti Apostoli, sono però stati testimoni delle opere dei misteri dell'Uomo-Dio: scelti e riservati per la predicazione della buona novella. Finalmente Maddalena e le altre pie donne attendono nel raccoglimento, come ha loro prescritto il Maestro, quella visita dall'alto, di cui esse ben presto conosceranno la potenza. Rendiamo i nostri omaggi a questa santa assemblea, ai centoventi Discepoli che ci sono stati dati per modello nell'attuale grande circostanza; poiché lo Spirito divino dovrà scendere prima in loro: essi sono le primizie. Più tardi scenderà anche sopra di noi, ed è per prepararci alla sua venuta, che la santa Chiesa oggi c'impone il digiuno.

La Liturgia di questo giorno.

Anticamente, questo giorno rassomigliava a quello della vigilia di Pasqua. Verso sera i fedeli si recavano in Chiesa per prendere parte alla solennità dell'amministrazione del Battesimo. Nella notte che seguiva, il sacramento della rigenerazione veniva conferito ai catecumeni che l'assenza o qualche malattia avevano impedito di unirsi agli altri nella notte di Pasqua. Quelli che non erano stati giudicati sufficientemente provati, o la cui istruzione non era sembrata abbastanza completa, avendo ormai soddisfatto alle giuste esigenze della Chiesa, contribuivano pure a formare il gruppo degli aspiranti alla novella nascita, che si attinge al sacro fonte. Invece delle dodici profezie che si ripetevano nella notte di Pasqua, mentre i Sacerdoti compivano sui catecumeni i riti preparatori del Battesimo, non se ne leggevano ordinariamente che sei; ciò che porta a concludere che il numero dei battezzati nella notte della Pentecoste era meno considerevole.

Il Cero Pasquale riappariva durante questa notte di grazia, per inculcare alle nuove reclute fatte dalla Chiesa, il rispetto e l'amore verso il Figlio di Dio, che si è fatto uomo per essere "la luce del mondo" (Gv 8,12), Tutti i riti di cui noi abbiamo dato i dettagli ed abbiamo spiegato il Sabato Santo, si compivano anche in questa nuova occasione, in cui riappariva la fecondità della Chiesa; ed il Santo Sacrificio, al quale prendevano parte i neofiti, cominciava poco prima del levar del giorno.

In seguito, essendo per legge divenuto obbligatorio l'uso di conferire il Battesimo ai bambini subito dopo la loro nascita, la Messa battesimale è stata anticipata al mattino del sabato, vigilia della Pentecoste, come pure è stabilito nella vigilia di Pasqua. Prima della celebrazione del Sacrificio si leggono le sei profezie di cui abbiamo parlato poco fa; dopo di che, ha luogo la solenne benedizione dell'acqua battesimale. Il Cero Pasquale torna ad essere presente a questa funzione, alla quale troppo spesso i fedeli mancano di assistere.


[1] Qui locutus est per prophetas, Simbolo di Nicea e di Costantinopoli.

[2] La nostra dimora, di noi tutti che siamo nell'allegrezza, è in Te, o Santa Madre di Dio (Sal 86,7).

[3] Terza Omelia sugli Atti degli Apostoli.

da: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - II. Tempo Pasquale e dopo la Pentecoste, trad. it. L. Roberti, P. Graziani e P. Suffia, Alba, 1959, p. 254-260

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