Cardinale Newman. PRESENZA DI CRISTO IN COLORO CHE POSSEGGONO IL SUO SPIRITO

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John-Henry Newman (1801-1890) nacque a Londra e frequentò brillantemente gli studi ad Oxford. Pastore anglicano, divenne cappellano della parrocchia universitaria. E' in quel periodo che pronuncia, tra il 1829 ed il 1843, le sue mirabili omelie parrocchiali "Parochial and Plain Sermons». La loro austerità si esplica attraverso la gravità religiosa di Newman che considerava sempre attuale il sentimento della presenza di Dio e del mondo invisibile, per lui il più reale.
Newman fu l'anima del Movimento di Oxford. Ma i suoi studi patristici gli fecero prendere coscienza dello sviluppo della dottrina cristiana, e le sue ricerche lo portarono a riconoscere che solo nella Chiesa romana esisteva una continuità organica. Nel 1845 egli passò al cattolicesimo. Da allora fu esposto ai sospetti sia dei cattolici che degli anglicani, e conobbe anni di sofferenza. Papa Leone XIII, riconoscendo quanto la Chiesa fosse debitrice nei confronti di questo pensatore audace e fedele, lo nominò cardinale nel 1879.

Il ritorno di Cristo al Padre è al tempo stesso fonte di sofferenza, in quanto esso implica la sua assenza, e fonte di gioia, in quanto ne implica la presenza. Dalla dottrina della sua Resurrezione e della sua Ascensione scaturiscono quei paradossi cristiani che spesso vengono menzionati nella Sacra Scrittura: sapere che noi ci affliggiamo senza cessare di rallegrarci. come gente che non ha nulla, noi che possediamo tutto (2 Cor. 6, 10).
Tale, in verità, è la nostra presente condizione: noi abbiamo perduto Cristo e l'abbiamo trovato; non lo vediamo affatto e tuttavia lo percepiamo... Come mai? Tutto ciò è dovuto al fatto che abbiamo perduto la percezione sensibile e cosciente della sua presenza. Non possiamo vederlo, udirlo, conversare con lui, seguirlo da un posto ad un altro; ma godiamo spiritualmente, immaterialmente, interiormente. mentalmente e realmente della sua vista e del suo possesso. Un possesso che sviluppa più realtà e più presenza di quanto ne godessero gli apostoli nei giorni della vita terrena, in quanto è un possesso spirituale, un possesso invisibile.
Quando dice che se ne andrà e ritornerà per sempre, Gesù non parla semplicemente della sua natura divina onnipresente, ma della sua natura umana. Essendo il Cristo, egli dichiara che lui, il Mediatore incarnato, sarà sempre con la sua Chiesa.
Tuttavia, si potrebbe essere tentati di spiegare la sua dichiarazione in questo modo: «E' ritornato, ma in spirito; è il suo Spirito che è ritornato in sua vece. E quando viene detto che egli è con noi, si vuoi significare che solo il suo Spirito è con noi». Nessuno, certamente, può negare che lo Spirito Santo sia venuto; ma perché è venuto? Per supplire l'assenza di Cristo o per realizzare la sua presenza? Sicuramente, per renderlo presente. Non si deve supporre neppure per un istante che la venuta di Dio-Spirito Santo implichi la lontananza di Dio-Figlio. No, lo Spirito non è venuto al posto di Cristo, ma piuttosto è venuto insieme con Cristo. Mediante lo Spirito Santo noi entriamo in comunione con il Padre ed il Figlio ...Potentemente corroborati nell'uomo interiore per mezzo dello Spirito del Padre - dice a noi San Paolo - affinché Cristo, per la fede, abiti nei nostri cuori (Ef. 3, 16-17). Lo Spirito Santo suscita, la fede accoglie la dimora di Cristo nel cuore. Così, dunque, lo Spirito non prende il posto di Cristo nell'anima, ma assicura questo posto a Cristo.
San Paolo insiste su questa presenza di Cristo in coloro che posseggono il suo Spirito. Non sapete voi che i vostri corpi sono membra di Cristo? (1 Cor. 6, 15). Infatti noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un corpo solo... Voi siete il corpo di Cristo e sue membra, ognuno secondo la propria parte (1 Cor. 12, 13, 27). ...Lo Spirito Santo dunque si degna di venire a noi, affinché tramite la sua venuta Cristo stesso possa venire a noi, non materialmente o in modo visibile, ma penetrando in noi. Ed è così che è al tempo stesso presente ed assente; assente, in quanto ha lasciato la terra; presente, in quanto non ha abbandonato l'anima fedele; o come egli stesso diceva: /I mondo non mi vedrà, ma voi mi vedrete (Gv. 14, 19).

* 12 Sermons sur le Christ, Egloff, Parigi 1943 - pp. 214 e 218-220. Traduzione di Pierre Leyris.

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