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Nessun profeta è bene accetto in patria. don Romeo Maggioni

Gesù si è presentato ufficialmente come Messia a Nazaret, ed ecco le reazioni, dei suoi compaesani, ma in sostanza di tutto Israele, e forse di tanti uomini di sempre: ad un primo entusiasmo succede una contestazione e poi un rifiuto; fino al tentativo di ucciderlo. "Dio è morto" ha già gridato Nietzsche un po' di tempo fa!
Ma il vangelo non si ferma: in sostituzione di chi lo rifiuta, è dato spazio ad altri, capaci di accoglierlo e di divenirne credenti, appunto i pagani rispetto ai giudei.

1) IL RIFIUTO

Quello del rifiuto è un dramma permanente, e pur sempre inspiegabile. Adamo aveva tutto - tranne un alberello! -, non gli mancava niente, e non si è fidato di Dio. Qui a Nazaret la gente accoglie con entusiasmo "le parole di grazia che uscivano dalla sua bocca", sente cioè che sono verità, intuisce che è qualcosa di grande e bello questo mistero di un Dio che si china sull'uomo per salvarlo; eppure dubita, contesta, rifiuta, lo vuole morto. Anche oggi basta vedere un telegiornale: la Chiesa parla a nome di Dio, si sente sinceramente che dice cose vere, giuste, che esprimono i valori più profondamente umani, e la si contesta, la si fa tacere, la si vuole morta! "Verrà giorno - scrive san Paolo - in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole" (2Tm 4,3-4).

Allora, perché il rifiuto? "Non è il figlio di Giuseppe?", dicevano quelli di Nazaret. Non è uno di noi, uno qualunque? Chi pretende di essere! Certo, la mediazione umana fa problema, il fatto che Dio s'incarni in un uomo, in una Chiesa, entro una storia fatta anche di debolezze e tradimenti sconcerta, suscita difficoltà e reazioni. Ma è scelta di Dio quella dell'incarnazione. A ben pensarci però si trovano alla fine molte più ragioni positive di questo farsi vicino di Dio che non pericoli. Oppure il rifiuto è di un Dio che non è proprio secondo sempre nostri schemi e voglie. "Quanto abbiamo udito accadere a Cafarnao, fallo anche qui". Cercano miracoli quelli di Nazaret, cercano un Dio a proprio immediato comodo e interesse.

Ma Dio non si può catturare, Dio non lo si può piegare alle proprie misure; come non si può piegare la Chiesa al mondo, alle sue vedute, che segua i sondaggi d'opinione, che divenga più accomodante. Troppo più grande è il sogno di Dio sull'uomo, troppo più che umano, troppo più esaltante ed esigente perché l'uomo non vi arricci il naso e dica.. mi accontento di meno! E' tutto qui il dissapore nei confronti di Dio, nel "troppo" che Egli ci offre fino a volerci "simili a Lui". "Noi ci saremmo accontentati di tre locali più servizi, mentre Dio ci propone le eterne praterie del cielo".

Alla fine però in sostanza è rifiuto di un Dio che sta sopra di noi. E' inutile cercare altrove: il cuore del peccato è solo qui, nel rifiuto di Dio semplicemente, nel rifiuto di una verità superiore, nel rifiuto di accettare una dipendenza comunque da un Altro. Il peccato di Adamo è quello di voler fare da sé, di voler essere da sé, di farsi lui Dio, conoscitore del bene e del male, cioè unico arbitro di sé e del mondo. La tentazione è sempre quella: di autosufficienza, di soggettivismo, di autodeificazione. Oggi si usano tante parole inutili e bugiarde come pluralismo, libertà d'opinione, tolleranza, rispetto della coscienza..., ma in sostanza è rifiuto di una ricerca e di un confronto con una verità che ci precede, ci determina, ci giudica.

2) IL DONO DATO AD ALTRI

Ma Dio non si ferma. Né qui a Nazaret, dove Gesù "passando in mezzo a loro, se ne andò"; né a Gerusalemme, quando fu messo in croce, perché dopo tre giorni risuscitò iniziando tra noi una presenza e una azione ben più efficace e universale. "La pietra che i costruttori hanno scartato, è diventata testata d'angolo" (Lc 20,17): Dio non è fermato dall'uomo, prosegue la sua opera con chi ci sta. "Vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare" (Mt 21,43). Così del resto, conclude Gesù, era già capitato ad Elia e ad Eliseo di trovare fuori più accoglienza e fede al loro operare che non in Israele.

Ecco il punto: la fede. Nel passo parallelo di Marco è scritto che Gesù "si meravigliava della loro incredulità". Gesù ha contrapposto spesso l'incredulità dei Giudei alla fede genuina di alcuni pagani: è il caso del centurione di Cafarnao, della donna cananea di Tiro, dell'unico lebbroso tornato a ringraziare per la guarigione, ed era samaritano. Non conta essere del giro, non serve avere il nome scritto nel registro di battesimo, o anche avere qualche abitudine di preghiera: ci vuole la fede, cioè l'accoglienza di Gesù come Signore e Salvatore, e saperci fidare di Lui anche quando ci si presenta con un volto e una esigenza diversa da quello che immediatamente vogliamo noi. Anche quando la fedeltà a lui implica prove, persecuzioni e un dover andare controcorrente.
Geremia - richiamatoci dalla prima lettura - è uno che ha resistito andando controcorrente.

Ma proprio qui è messo in evidenza che tale fedeltà non è opera sua ma forza che gli deriva da Dio: "Non spaventarti: ecco io faccio di te come una fortezza, come un muro di bronzo; ti muoveranno guerra ma non ti vinceranno, perché io sono con te per salvarti". La nostra capacità di fede e resistenza viene da Dio. Dio si dona, e dona anche di saper accettare il suo dono. La fede è dono, non nostro merito e conquista. Per questo ci rende umili dinanzi a Dio, senza pretese, con la costante preoccupazione della preghiera per ottenere tale dono e perseveranza; e ci rende umili anche davanti agli uomini, impedendoci di giudicare alcuno essendo noi credenti per puro regalo di Dio.

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Ecco, proprio una fede rispettosa di tutti è la fede giusta, che oggi Paolo ci richiama nella seconda lettura. "Se anche possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla". Solo una fede umile, che s'arrende a Dio, è poi capace di non prevaricare sull'uomo.
L'atteggiamento opposto è quello dell'uomo che pretende di farsi lui un Dio, che rifiuta Dio con l'incredulità supponente e autosufficiente: questa sfocia immediatamente nella prevaricazione, nella violenza, nell'oppressione dell'uomo. Solo la fede fonda l'autentica fraternità. S'è ormai da tempo costatato che "la morte di Dio" genera inesorabilmente "la morte dell'uomo"!

IV Domenica del Tempo Ordinario (Anno C). Omelia del Card. C. Caffarra

IV DOMENICA PER ANNUM (C)
Giornata del Seminario
28 gennaio 2007


1. La pagina evangelica appena proclamata mette a nudo quanto sta accadendo in profondità nella storia degli uomini: l’adempimento della Scrittura e la risposta dell’uomo nei confronti di esso.

"Oggi si è adempiuta la Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi". Miei cari fedeli, la Scrittura che noi ogni domenica ascoltiamo, non è la semplice narrazione di eventi passati. Non è neppure, la sua lettura e il suo ascolto, semplicemente il mezzo attraverso cui il Signore opera nell’intimo del cuore dell’ascoltatore.

Essa narra qualcosa che sta accadendo ora in mezzo a noi, nel mondo, nella storia umana: "oggi si è adempiuta la Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi". Dio sta realizzando il suo disegno di salvezza: rigenerare l’uomo in Cristo; riunire l’umanità disgregata in un solo corpo, il corpo di Cristo che è la Chiesa; ricostruire la creazione demolita dal peccato. È questa opera di Dio che la Scrittura narra; è questo l’avvenimento che sta accadendo.

È Gesù che può dire "oggi si è adempiuta", poiché è in Lui e mediante Lui che l’uomo è rigenerato e le rovine della creazione sono riedificate. Egli può dire "oggi si è adempiuta" poiché Lui è l’Oggi di Dio: un "oggi" che durerà senza tramonto fino alla fine del mondo, quando tutti gli eletti saranno riuniti.

Quando Gesù venne presentato al Tempio, come celebreremo venerdì prossimo, un vecchio profeta di nome Simeone disse di Lui: "Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori" [Lc 2,34-35]. Queste parole accompagnarono Gesù per tutta la vita ed accompagnano anche oggi la realizzazione dentro la storia umana della sua opera redentiva. Egli è definitivamente piantato dentro la vicenda umana come "segno di contraddizione". Sapientemente l’evangelista Luca pone questa realtà fin dall’inizio del suo racconto.

È bene che riflettiamo un momento sulla "reazione" di Dio quando vede rifiutata la sua proposta di salvezza, la proposta che è Gesù. Rifiutata, la proposta viene offerta continuamente ad ogni uomo e donna: "c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese, ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova di Zarepta di Sidone".

L’opera di Dio, l’atto redentivo di Cristo, attraverso vie note solo a Lui, continuerà a penetrare la storia dell’uomo, l’intelligenza ed il cuore di ogni persona. Molti cercheranno di negare questo evento di grazia, degradandolo e comparandolo con altre proposte religiose ["non è il figlio di Giuseppe?"]. Ma la misericordia di Dio, l’amore redentivo di Cristo è più forte di ogni rifiuto. Il cuore di Cristo aperto sulla Croce non si chiude più, ma il fiume di acqua viva trasforma i nostri deserti in giardini fioriti.

2. Miei cari fratelli, oggi celebriamo la giornata del Seminario. Nella prima lettura abbiamo ascoltato la chiamata, la vocazione del profeta Geremia ad essere "profeta delle nazioni". Quali profondi pensieri genera questa pagina e quanta luce getta sulla giornata del Seminario!

Come il profeta Elia, come il profeta Eliseo, di cui parla il Vangelo, anche il profeta Geremia è il testimone dell’opera di Dio. Sì, questo è lo "stile di Dio": introdurre l’uomo nella salvezza mediante altri uomini. L’assenza dei profeti è silenzio di Dio. Sembra essere questa la condizione verso cui sta camminando il nostro popolo. Vengono meno coloro che assicurano oggi l’adempimento della Scrittura; coloro che sono i "profeti delle nazioni": i sacerdoti di Cristo che assicurano la visibile vicinanza all’uomo del Mistero.

Noi siamo qui, questa sera, per invocare il Signore: non lasciarci senza profeti; non lasciare "il tuo popolo senza pastori". Il mondo può far senza di tutto, ma non dei sacerdoti poiché non può far senza Cristo, redentore dell’uomo.



La divinità di Gesù è universale. don Bruno Maggioni

Luca apre il suo racconto del ministero pubblico di Gesù registrando un rifiuto.
Intelligentemente, però, non si limita a porre subito il lettore di fronte al nodo cruciale della vita di Gesù, ma si premura di offrirgli nel contempo due indicazioni che avviano a una sua corretta interpretazione. La prima: «Nessun profeta è ben accolto in patria». Il rifiuto che ora Gesù incontra a Nazareth, e che più tardi incontrerà nel suo popolo, non deve essere visto come un fatto isolato: è già accaduto prima e continuerà ad accadere dopo. Né un fatto isolato né puramente un fatto del passato, ma un fatto contemporaneo a ogni generazione. La constatazione storica che il popolo ebraico ha rifiutato il suo Messia dopo averlo a lungo atteso suscita in molti imbarazzo e scandalo. Ma non è il caso, sembra dire il Vangelo: è la sorte normale dei profeti, alla quale il Cristo stesso – il più grande di tutti i profeti – non ha voluto sottrarsi. La Croce non è da imputare alla particolare malvagità di quella generazione o di quei giudei, ma piuttosto a quella comune durezza di cuore, che si incontra dappertutto: proprio quella cecità, o indifferenza, di cui noi siamo spesso i primi rappresentanti.
E la seconda indicazione: «Gesù, però, passando in mezzo a loro, se ne andò». Gesù non fugge, ma si allontana con sovrana libertà («passando in mezzo a loro»). È come un simbolo, quasi un anticipo della futura risurrezione. Non è l'opposizione degli uomini la carta vincente. L'opposizione degli abitanti di Nazareth non è riuscita ad arrestare la storia di Gesù, come non riusciranno – più tardi – i suoi crocifissori. I profeti uccisi sono più vivi che mai, e il Messia crocifisso è risorto.
Dopo la meraviglia iniziale («Tutti erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca»), un netto rifiuto. Come si spiega questo brusco passaggio dall'ammirazione al rifiuto?
Per Luca la ragione è detta nelle parole dei nazaretani: «Quanto abbiamo udito che accade a Cafarnao, fallo anche qui nella tua patria». Gesù delude il suo paese, perché ha compiuto i miracoli altrove. I suoi compaesani avrebbero voluto che Egli facesse i miracoli lì, nella sua patria. Ma Gesù è universale e la sua patria è il mondo. Non permette che il divino presente in lui diventi un fatto locale, una storia di parte, e non intende rendersi disponibile per il vantaggio di alcuni.

Il più celebre e sublime inno all’amore. padre Raniero Cantalamessa

Dedichiamo la nostra riflessione alla seconda lettura, dove troviamo un messaggio importantissimo. Si tratta del celebre inno di san Paolo alla carità. Carità è il termine religioso per dire amore. Questo dunque è un inno all'amore, forse il più celebre e sublime che sia mai stato scritto.

Quando apparve sulla scena del mondo il cristianesimo, l'amore aveva avuto già diversi cantori. Il più illustre era stato Platone che aveva scritto su di esso un intero trattato. Il nome comune dell'amore era allora eros (da cui il nostro erotico ed erotismo). Il cristianesimo sentì che questo amore passionale di ricerca e di desiderio non bastava a esprimere la novità del concetto biblico. Perciò evitò del tutto il termine eros e ad esso sostituì quello di agape, che si dovrebbe tradurre con dilezione o con carità, se questo termine non avesse acquistato ormai un senso troppo ristretto (fare la carità, opere di carità).

La differenza principale tra i due amori è questa. L'amore di desiderio, o erotico, è esclusivo; si consuma tra due persone; l'intromissione di una terza persona significherebbe la sua fine, il tradimento. A volte perfino l'arrivo di un figlio riesce a mettere in crisi questo tipo di amore. L'amore di donazione, o agape, al contrario, abbraccia tutti, non può escludere nessuno, neppure il nemico. La formula classica del primo amore è quella che sentiamo sulle labbra di Violetta nella Traviata di Verdi: "Amami Alfredo, amami quant'io t'amo". La formula classica della carità è quella di Gesù che dice: "Come io ho amato voi, così voi amatevi gli uni gli altri". Questo è un amore fatto per circolare, per espandersi. Un'altra differenza è questa. L'amore erotico, nella forma più tipica che è l'innamoramento, per sua natura non dura a lungo, o dura soltanto cambiando oggetto, cioè innamorandosi successivamente di diverse persone. Della carità invece S. Paolo dice che "rimane", anzi è l'unica cosa che rimane in eterno, anche dopo che saranno cessate la fede e la speranza.

Tra i due amori però – quello di ricerca e quello di donazione –, non c'è separazione netta e contrapposizione, ma piuttosto sviluppo, crescita. Il primo, l'eros, è per noi il punto di partenza, il secondo, la carità, il punto di arrivo. Tra i due c'è tutto lo spazio per una educazione all'amore e una crescita in esso. Prendiamo il caso più comune che è l'amore di coppia. Nell'amore tra due sposi, all'inizio prevarrà l'eros, l'attrattiva, il desiderio reciproco, la conquista dell'altro, e quindi un certo egoismo. Se questo amore non si sforza di arricchirsi, cammin facendo, di una dimensione nuova, fatta di gratuità, di tenerezza reciproca, di capacità di dimenticarsi per l'altro e proiettarsi nei figli, tutti sappiamo come andrà a finire.

Il messaggio di Paolo è di grande attualità. Tutto il mondo dello spettacolo e della pubblicità sembra impegnato oggi a inculcare ai giovani che l'amore si riduce all'eros e l'eros al sesso. Che la vita è un idillio continuo, in un mondo dove tutto è bello, giovane, sano; dove non c'è vecchiaia, malattia, e tutti possono spendere quanto vogliono. Ma questa è una colossale menzogna che genera attese sproporzionate, che, deluse, provocano frustrazione, ribellione contro la famiglia e la società, e aprono spesso la porta al crimine. La parola di Dio ci aiuta a far sì che non si spenga del tutto nella gente il senso critico di fronte a quello che quotidianamente le viene propinato.

IV Domenica del Tempo Ordinario (Anno C). Commenti Patristici

S. Bruno di Segni

E dicevano: non è questi il Figlio di Giuseppe? Questo dunque solo sembrava avere di meno, che non era un estraneo, che conoscevano i suoi parenti e che lì era stato allevato. Se infatti fosse venuto da un altro luogo e fosse stato a loro del tutto sconosciuto, allora sarebbe stato sicuramente degno di venerazione e di riverenza.
Di certo voi mi citerete il proverbio: Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafarnao, fallo anche qui nella tua patria. Questo infatti dicevano togliendo credito e non prestando fede alle cose che avevano sentito dire di lui. Ed è come se dicessero: "Se sei medico, se puoi curare gli infermi e respingere le malattie, cosa che noi non crediamo, cura prima te stesso, cura la tua carne, cioè i parenti e i vicini e la tua stessa patria, e quelle cose che abbiamo sentito che hai fatto a Cafarnao e in altre città, falle ora anche qui nella tua patria, affinché le vediamo". Aggiunse allora: In verità vi dico: Nessun profeta è ben accetto in patria. Perciò dice: "Non curo la mia patria, perché non sono ben accetto in essa, perché in essa non trovo la fede e perché nella mia patria non credono in me come credono gli altri. Si diletta nelle mie parole, è ammirata dai miei discorsi e si scandalizza dei miei parenti. Tanto meno mi conosce quanto più degli altri ha avuto familiarità con me".
Vi dico anche: C’erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese, ma a nessuna di esse fu mandato Elia se non a una vedova in Sarepta di Sidone. "Non sono stato mandato a voi" dice "non sono venuto a curare voi, a sanare voi", perché non a tutte le vedove fu mandato Elia. Questo infatti voleva significare: "E ciò che io compio nella verità, Elia lo faceva in figura". Io sono venuto a curare, a saziare di cibi spirituali e a strapparla da ogni sorta di fame e di povertà, quella vedova di cui è scritto: benedirò la sua vedova, sazierò di pane i suoi poveri (Sal 131, 15). Questa vedova è la Chiesa nel suo insieme e si può anche intendere singolarmente di ogni anima fedele.
Viene infatti il Signore a chiamare tutti, a predicare a tutti, ma non viene a sanare e a sfamare tutti. Se infatti non fosse venuto e non avesse parlato loro, non avrebbero peccato, ma ora non hanno scusa per le loro colpe. Pertanto quando il Signore predica, il cielo si apre, la fame è tolta, le anime dei fedeli si inebriano del nettare celeste. Al contrario, minaccia gli increduli e gli iniqui, dicendo: Ecco, io manderò su di voi non fame di pane, né sete di acqua, ma di udire la parola del Signore (Am 8, 11).
Prosegue: C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo, ma nessuno di loro fu risanato, se non Naaman, il Siro. È la stessa similitudine di prima. I molti lebbrosi, infatti, sono i molti peccatori. Il solo Naaman si intende come il solo popolo delle genti, e anche ciascun fedele. Questi, venendo al Signore e credendo infine alle sue parole, fu immerso, sanato e mondato.
All’udire queste cose tutti nella sinagoga furono pieni di sdegno. Furono pieni di sdegno perché avevano capito che quelle parole erano state dette contro di loro e non riconobbero di essersi mostrati indegni del fatto che venisse a visitarli un tale e tanto grande profeta.
Si levarono, lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte nel quale la loro città era situata, per gettarlo giù dal precipizio. Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne andò. Si sdegnino pure gli uomini quanto vogliono, fremano e si adirino. Sicuro è il Signore, non ha timore di nulla, ha tutto in suo potere, e se lui stesso non lo vuole, non può essere trattenuto.

(Dal Commento su Luca I, V, 15)

Origene

Stando al solo racconto di Luca, Gesù non ha ancora soggiornato a Cafarnao, e non si racconta che egli abbia compiuto miracoli in quella città per il semplice motivo che non vi si è fermato. Ma prima della sua venuta a Cafarnao la sua presenza è segnalata nella sua patria, che è Nazaret e così egli parla ai suoi concittadini: Certo mi citerete quel proverbio: medico, cura te stesso. Tutte quelle cose che abbiamo udito essere state fatte a Cafarnao, falle anche qui nella tua patria. Io credo che un mistero sia nascosto in questo passo, ove Cafarnao, che raffigura i gentili, passa avanti a Nazaret, che raffigura i giudei. Gesù, sapendo che nessuno gode di onori nella sua patria, né egli stesso, né i profeti, né gli apostoli, non ha voluto predicare nella sua città, e ha predicato tra i gentili nel timore che i suoi compatrioti gli dicessero: Certo mi citerete quel proverbio: medico, cura te stesso.
Verrà in effetti il tempo in cui il popolo giudeo dirà: Tutte quelle cose che abbiamo udito essere state fatte a Cafarnao, cioè i miracoli e i prodigi compiuti tra i gentili, falle anche presso di noi, nella tua patria, mostra cioè anche a noi ciò che hai mostrato al mondo intero; annunzia il tuo messaggio a Israele, tuo popolo, affinché almeno quando la totalità dei pagani sarà entrata, sia salvo allora tutto Israele (Rm 11, 25-26). Per questo mi sembra che, secondo una linea ben precisa e logica, Gesù, rispondendo alle domande poste dai Nazareni, abbia detto loro: Nessun profeta è ben accolto nella sua patria; e penso che queste parole siano più vere secondo il mistero che secondo la lettera.
Geremia non è stato ricevuto bene ad Anatot, sua patria, né Isaia nella sua, quale essa sia stata, e uguale sorte hanno avuto gli altri profeti: mi sembra pertanto che sia meglio comprendere questo rifiuto intendendo che la patria di tutti i profeti è il popolo della circoncisione che non hanno bene accolto né loro, né le loro profezie. Invece i Gentili, che abitavano lontano dai profeti e non li conoscevano, hanno accettato la parola di Gesù Cristo. Nessun profeta è ben accolto nella sua patria, cioè dal popolo giudeo. Ma noi che non appartenevamo all’alleanza ed eravamo stranieri alle sue promesse, abbiamo accolto i profeti con tutto il nostro cuore; e Mosè e i profeti che hanno annunziato il Cristo appartengono più a noi che a loro: infatti, per non aver accolto Gesù, essi non hanno accolto neppure coloro che lo avevano annunziato.
Così, dopo aver detto: Nessun profeta è ben accolto nella sua patria, aggiunge: In verità io vi dico, c’erano molte vedove in Israele ai giorni di Elia, quando il cielo stette chiuso per tre anni e sei mesi. Ecco il significato di queste parole: Elia era un profeta e si trovava in mezzo al popolo giudeo, ma nel momento di compiere un prodigio, benché ci fossero parecchie vedove in Israele, egli le trascurò e venne a trovare una vedova di Sarepta, nel paese Sidone, una povera donna pagana, che raffigurava in stessa l’immagine della futura realtà. Infatti il popolo d’Israele era in preda a una fame e sete, non di pane e d’acqua, ma di ascoltare la parola di Dio (Am 8, 11). Quando Elia venne da questa vedova, di cui il profeta parla dicendo: I figli dell’abbandonata sono più numerosi dei figli della maritata (Is 54, 1), appena arrivato, moltiplicò il pane e il cibo di questa donna.
Eri tu la vedova di Sarepta, nel paese di Sidone, nel paese da cui viene fuori la Cananea che desidera veder guarita la propria figlia e che, a causa della sua fede, merita di vedere accolta la propria preghiera. C’erano dunque molte vedove in Israele, ma a nessuna di esse Elia fu inviato se non alla povera vedova di Sarepta.
Cristo aggiunge ancora un altro esempio che ha il medesimo significato: C’erano molti lebbrosi in Israele nei giorni del profeta Eliseo, e nessuno di essi fu mondato, salvo soltanto Naaman il Siro, che certamente non apparteneva al popolo di Israele. Considera il gran numero di lebbrosi esistente sino ad oggi in Israele secondo la carne, e osserva d’altra parte che è dall’Eliseo spirituale, il nostro Signore e Salvatore, che vengono purificati nel mistero del battesimo gli uomini coperti dalla sozzura della lebbra, e che a te sono rivolte le parole: Alzati, va’ al Giordano, lavati, e la tua carne ritornerà sana (2 Re 5, 10). Naaman si alzò, se ne andò e, bagnandosi, compì il mistero del battesimo, in quanto la sua carne divenne simile alla carne di un fanciullo (2 Re 5, 10). Quale fanciullo? Di colui che, nel bagno della rigenerazione, nascerà in Cristo Gesù, cui appartengono la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen.

(Dalle Omelie su Luca, 33)

IV Domenica del Tempo Ordinario (Anno C). Percorso esegetico

Per la presenza di Gesù nella Chiesa
la parola profetica si adempie
quando è proclamata nell’assemblea dei credenti:
il Vangelo è, infatti,
potenza di Dio per chiunque crede.

Dal vangelo secondo Giovanni, cap. 6, 67-70
Signore da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna. (v. 68b)

Dal vangelo secondo Matteo, cap. 8, 5-13
Di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. (v. 8b)

Dalla lettera di S. Paolo apostolo ai Romani, cap. 1, 1-17
Io ... non mi vergogno del Vangelo, poiché è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede. (v. 16)

Dalla prima lettera di S. Paolo apostolo ai Corinzi, cap. 1, 17-2, 5
La parola della croce infatti è stoltezza per quelli che vanno in perdizione, ma per quelli che si salvano, per noi, è potenza di Dio. (v. 18)

Dalla prima lettera di S. Paolo apostolo ai Corinzi, cap. 12, 28-14, 40
Se invece tutti profetassero e sopraggiungesse qualche non credente o un non iniziato, verrebbe convinto del suo errore da tutti, giudicato da tutti; sarebbero manifestati i segreti del suo cuore, e così prostrandosi a terra adorerebbe Dio, proclamando che veramente Dio è fra voi. (vv. 24-25)

Dalla prima lettera di S. Paolo apostolo ai Tessalonicesi, cap. 1, 4-2, 13
Avendo ricevuto da noi la parola divina della predicazione, l’avete accolta non quale parola di uomini, ma, come è veramente, quale parola di Dio, che opera in voi che credete. (v. 13b)

Dalla lettera agli Ebrei, cap. 1, 1-4
Questo Figlio ... sostiene tutto con la potenza della sua parola. (v. 3a)

Dalla lettera agli Ebrei, cap. 12, 18-29
Voi vi siete ... accostati al monte di Sion e alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste e a miriadi di angeli, all’adunanza festosa e all’assemblea dei primogeniti iscritti nei cieli, al Dio giudice di tutti. (vv. 22-23a)

Dal libro del profeta Isaia, cap. 55, 1-11
Così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata. (v. 11)

Dal libro del profeta Ezechiele, cap. 37, 1-14
Io profetizzai come mi era stato ordinato; mentre io profetizzavo, sentii un rumore e vidi un movimento fra le ossa, che si accostavano l’uno all’altro, ciascuno al suo corrispondente. (v. 7)

Le parole di grazia
che escono dalla bocca di Gesù
sono l’offerta della misericordia del Padre
di cui manifestano l’amore gratuito.

Dal vangelo secondo Giovanni, cap. 16, 25-33
Il Padre stesso vi ama, poiché voi mi avete amato, e avete creduto che io sono venuto da Dio. (v. 27)

Dal vangelo secondo Luca, cap. 24, 36-53
Nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. (v. 47)

Dalla seconda lettera di S. Paolo apostolo ai Corinzi, cap. 5, 18-6, 2
È stato Dio infatti a riconciliare a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione. (v. 19)

Dalla lettera di S. Paolo apostolo agli Efesini, cap. 2
Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amati, da morti che eravamo per i peccati, ci ha fatti rivivere con Cristo: per grazia infatti siete stati salvati. (vv. 4-5)

Dalla seconda lettera di S. Paolo apostolo ai Tessalonicesi, cap. 2, 13-17
E lo stesso Signore nostro Gesù Cristo e Dio Padre nostro, che ci ha amati e ci ha dato, per sua grazia, una consolazione eterna e una buona speranza, conforti i vostri cuori. (vv. 16-17a)

Dalla lettera di S. Giacomo apostolo, cap. 1, 12-25
Ogni buon regalo e ogni dono perfetto viene dall’alto e discende dal Padre della luce. (v. 17a)

Salmo 45 (44)
Tu sei il più bello tra i figli dell’uomo, sulle tue labbra è diffusa la grazia, ti ha benedetto Dio per sempre. (v. 3)

Dal libro del Siracide, cap. 24
Io sono uscita dalla bocca dell’Altissimo e ho ricoperto come nube la terra. (v. 3)

Dal libro del profeta Isaia, cap. 49, 8-26
Ti ho formato e posto come alleanza per il popolo ... per dire ai prigionieri: Uscite e a quanti sono nelle tenebre: Venite fuori. (vv. 8b- 9a)

Dal libro del Deuteronomio, cap. 8, 1-6
L’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore. (v. 3b)

La salvezza e il perdono
che Gesù offre ad Israele
mettono a nudo i pensieri orgogliosi del cuore
di chi,confidando nella propria giustizia,
pretende di salvarsi da solo.

Dal vangelo secondo Giovanni, cap. 8, 31-59
Noi siamo discendenza di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi tu dire: Diventerete liberi? (v. 33)

Dal vangelo secondo Giovanni, cap. 9, 35-41
Gesù rispose loro: "Se foste ciechi non avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane". (v. 41)

Dal vangelo secondo Matteo, cap. 9, 1-7
Gesù conoscendo i loro pensieri, disse: "Perché mai pensate cose malvagie nel vostro cuore?" (v. 4)

Dal vangelo secondo Luca, cap. 2, 22-35
Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. (vv. 34b-35a)

Dal vangelo secondo Luca, cap. 18, 9-14
Il fariseo stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini. (v. 11a)

Dalla lettera di S. Paolo apostolo ai Romani, cap. 10
Ignorando la giustizia di Dio e cercando di stabilire la propria, non si sono sottomessi alla giustizia di Dio. (v. 3)

Dalla lettera agli Ebrei, cap. 4, 12-13
Non v’è creatura che possa nascondersi davanti a lui, ma tutto è nudo e scoperto agli occhi suoi. (v. 13a)

Salmo 81 (80)
Ascolta, popolo mio, ti voglio ammonire; Israele se tu mi ascoltassi! (v. 9)

Dal libro del profeta Isaia, cap. 30, 1-17
Guai a voi, figli ribelli, ... che fate progetti da me non suggeriti. (v. 1)

Dal libro del profeta Geremia, cap. 17, 5-11
Maledetto l’uomo che confida nell’uomo, che pone nella carne il suo sostegno. (v. 5a)

Israele, patria di Gesù,
lo rifiuta come medico che cura
con la misericordia e il perdono,
perché rifiuta di riconoscerlo come Figlio di Dio.

Dal vangelo secondo Giovanni, cap. 1, 1-18
Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto. (v. 11)

Dal vangelo secondo Giovanni, cap. 9
I Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. (v. 22b)

Dal vangelo secondo Giovanni, cap. 10, 22-39
A colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo, voi dite: Tu bestemmi, perché ho detto: Sono Figlio di Dio? (v. 36)

Dal vangelo secondo Matteo, cap. 21, 28-45
Ma quei vignaioli, visto il figlio, dissero tra sé: Costui è l’erede; venite, uccidiamolo, e avremo noi l’eredità. (v. 38)

Dal vangelo secondo Matteo, cap. 23, 29-39
Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono inviati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una gallina raccoglie i pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! (v. 37)

Dal vangelo secondo Luca, cap. 7, 31-35
A chi dunque paragonerò gli uomini di questa generazione, a chi sono simili? (v. 31)

Dagli Atti degli Apostoli, cap. 7
O gente testarda e pagana nel cuore e nelle orecchie, voi sempre opponete resistenza allo Spirito Santo; come i vostri padri, così anche voi. (v. 51)

Dal libro del profeta Isaia, cap. 5, 1-7
Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io non abbia fatto? Perché, mentre attendevo che producesse uva, essa ha fatto uva selvatica? (v. 4)

Dal libro del profeta Isaia, cap. 52,13-53, 12
Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti. (v. 5b)

Dal libro del profeta Osea, cap. 11
Il mio popolo è duro a convertirsi: chiamato a guardare in alto nessuno sa sollevare lo sguardo. (v. 7)

Poiché Israele rifiuta
di affidarsi totalmente al suo Dio,
Egli offre la sua salvezza ai pagani
che hanno fiducia di essere risanati da Lui.

Dal vangelo secondo Giovanni, cap. 4, 1-30
La salvezza viene dai Giudei. Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità. (vv. 22b-23a)

Dal vangelo secondo Matteo, cap. 8, 5-13
In verità vi dico, presso nessuno in Israele ho trovato una fede così grande. (v. 10b)

Dal vangelo secondo Matteo, cap. 15, 21-28
Allora Gesù ... replicò [alla donna cananea]: "Donna, davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri." (v. 28a)

Dal vangelo secondo Luca, cap. 17, 11-19
Non si è trovato chi tornasse a render gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?". E gli disse: "Alzati e va’; la tua fede ti ha salvato!". (vv. 18-19)

Dagli Atti degli Apostoli, cap. 13, 13-51
Allora Paolo e Barnaba con franchezza dichiararono [ai Giudei]:"Era necessario che fosse annunziata a voi per primi la parola di Dio, ma poiché la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco noi ci rivolgiamo ai pagani". (v. 46)

Dalla lettera di S. Paolo apostolo ai Romani, cap. 11
A causa della loro [dei Giudei] caduta la salvezza è giunta ai pagani, per suscitare la loro gelosia. (v. 11b)

Dalla lettera di S. Paolo apostolo ai Galati, cap. 3, 19-29
Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù. (v. 28)

Dal libro del profeta Isaia, cap. 56, 1-9
Non dica lo straniero che ha aderito al Signore: "Certo mi escluderà dal suo popolo!" (v. 3)

Dal primo libro dei Re, cap. 17, 1-16
La farina della giara non venne meno e l’orcio dell’olio non diminuì, secondo la parola che il Signore aveva pronunziata per mezzo di Elia. (v. 16)

Dal secondo libro dei Re, cap. 5
Se il mio signore si rivolgesse al profeta che è in Samaria, certo lo libererebbe dalla lebbra. (v. 3)

Il rifiuto e lo sdegno degli uomini
non hanno alcun potere su Gesù,
la cui vita è nelle mani del Padre
che la consegnerà solo nell’ora da Lui stabilita.

Dal vangelo secondo Giovanni, cap. 7, 1-30
Allora cercarono di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettergli le mani addosso, perché non era ancora giunta la sua ora. (v. 30)

Dal vangelo secondo Giovanni, cap. 10, 11-39
Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo comando ho ricevuto dal Padre mio. (v. 18)

Dal vangelo secondo Giovanni, cap. 14, 25-31
Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il principe del mondo; egli non ha nessun potere su di me, ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre e faccio quello che il Padre mi ha comandato. (vv. 30-31)

Dal vangelo secondo Giovanni, cap. 19, 1-11
Rispose Gesù [a Pilato]: "Tu non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse stato dato dall’alto." (v. 11a)

Dagli Atti degli Apostoli, cap. 3, 11-26
Voi ... avete rinnegato il Santo e il Giusto, ... e avete ucciso l’autore della vita. Ma Dio l’ha risuscitato dai morti e di questo noi siamo testimoni. (vv. 14-15)

Dalla lettera agli Ebrei, cap. 2, 5-18
Poiché dunque i figli hanno in comune il sangue e la carne, anch’egli ne è divenuto partecipe, per ridurre all’impotenza mediante la morte colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo. (v. 14)

Dalla lettera di S. Paolo apostolo ai Filippesi, cap. 2, 1-11
[Cristo Gesù] umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. (v. 8)

Salmo 2
Perché le genti congiurano, perché invano cospirano i popoli?... Se ne ride chi abita i cieli, li schernisce dall’alto il Signore. (vv. 1. 4)

Dal libro della Sapienza, cap. 2, 12-3, 12
Le anime dei giusti, invece, sono nelle mani di Dio, nessun tormento le toccherà. (v. 1a)

Dal libro del profeta Geremia, cap. 1, 4-19
Ti muoveranno guerra, ma non ti vinceranno, perché io sono con te per salvarti. (v. 19a)