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GIOVANNI PAOLO II. MESSA PER LA MISSIONE DELLA CHIESA NEL MONDO

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VIAGGIO APOSTOLICO NEGLI STATI UNITI E IN CANADA

MESSA PER LA MISSIONE DELLA CHIESA NEL MONDO

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Stadio «Candlestick Park» (San Francisco)
Vener
dì, 18 settembre 1987

“Andate - e ammaestrate tutte le nazioni” (Mt 28, 19).

“Ad Antiochia per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani” (At 11, 26).

Cari fratelli cristiani, cari fratelli e sorelle.

1. Oggi, qui, a San Francisco, nella costa occidentale d’America, ascoltiamo ancora una volta le parole con cui Gesù manda gli apostoli nel mondo dopo la sua risurrezione. Egli affida loro una missione. Manda loro avanti così come egli stesso era stato mandato dal Padre.

Queste parole di Cristo giungono alla fine della sua missione messianica terrena. Nella sua croce e nella sua risurrezione si trovano i fondamenti del suo “potere in cielo e in terra” (Mt 28, 18). Questa è l’autorità del Redentore, che attraverso il sangue della sua croce ha redento le nazioni. In esse ha stabilito l’inizio di una nuova creazione, una nuova vita nello Spirito Santo, in esse ha piantato il seme del regno di Dio. Nel potere della sua autorità, mentre lascia la terra e va al Padre, Cristo dice agli apostoli: “Andate . . . e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28, 19-20).

2. Gli Atti degli apostoli descrivono l’inizio di questa missione. Il punto di partenza era il cenacolo di Gerusalemme. Da Gerusalemme i viaggi degli apostoli e dei loro primi collaboratori li condussero prima nei paesi vicini e presso i popoli che li abitavano. Nella seconda lettura di oggi sentiamo che i testimoni di Cristo crocifisso e risorto erano arrivati fin nella Fenicia, a Cipro e ad Antiochia (cf. At 11, 19).

Ciò accadde anche come risultato della dispersione che iniziò con la morte del diacono Stefano e con la persecuzione dei discepoli di Cristo. Sappiamo che, alla lapidazione di Stefano, Saulo di Tarso era presente come persecutore. Ma gli Atti degli apostoli più tardi lo presentano come Paolo, dopo la sua conversione sulla via di Damasco. Paolo rimase con Barnaba per un anno intero ad Antiochia, e là “essi istruirono molte persone”. E precisamente “ad Antiochia per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani” (At 11, 26).

3. Che cosa significa essere cristiano?

Significa accettare la testimonianza degli apostoli riguardo a Cristo crocifisso e risorto. Infatti, significa accettare Cristo stesso che opera nel potere dello Spirito Santo. Questa accettazione è espressa nel Battesimo, il sacramento nel quale noi siamo rinati da acqua e da Spirito Santo (cf. Gv 3, 5). In questo sacramento, Cristo viene a incontrarci spiritualmente. Come insegna san Paolo, siamo battezzati nella morte di Cristo. Con lui moriamo nel peccato, per risorgere con lui, per passare dalla morte del peccato alla vita in Dio, alla vita della grazia santificante. Alla nuova vita!

Cristiani sono dunque coloro che sono stati battezzati. Noi siamo coloro ai quali Cristo è venuto col potere salvifico del mistero pasquale, coloro la cui vita è stata totalmente formata dal suo potere salvifico. Infatti il Battesimo ci dà un segno indelebile chiamato carattere con cui siamo segnati per tutta la nostra vita terrena e oltre. Questo segno è con noi quando moriamo e quando ci troviamo dinanzi al giudizio di Dio. Anche se in pratica la nostra vita non è cristiana, questo indelebile segno sacramentale del Battesimo resta con noi per tutta l’eternità.

4. Le letture della liturgia odierna ci consentono di rispondere in modo ancor più esauriente alla domanda: che significa essere cristiano?

Nel libro del profeta Isaia possiamo leggere del “monte del tempio del Signore” (Is 2, 2), innalzato sopra tutte le cose. Il profeta dice: “Ad esso affluiranno tutte le genti. Verranno molti popoli e diranno: “Venite, saliamo sul monte del Signore, al tempio del Dio di Giacobbe, perché ci indichi le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri”. Poiché da Sion uscirà la legge e da Gerusalemme la parola del Signore” (Is 2, 2-3). Sì, la parola del Signore usciva da Gerusalemme. Questa parola è la parola del Vangelo. Parola della croce e risurrezione. Cristo incaricò gli apostoli di andare con questa parola in tutte le nazioni, per proclamarla e battezzare.

Attraverso il Battesimo Cristo viene a ognuno con il potere del suo mistero pasquale. Accettare Cristo attraverso il Battesimo, ricevere la nuova vita nello Spirito Santo, questo significa diventare cristiano. In questo modo attraverso i secoli, individui e intere nazioni sono diventati cristiani.

Essere cristiano significa andare sul monte verso il quale Cristo ci guida. Entrare nel tempio del Dio vivente che si è formato in noi e in mezzo a noi tramite lo Spirito Santo. Essere cristiano significa continuare a diventare cristiano, imparando da Cristo le vie del Signore per essere in grado “di camminare per i suoi sentieri” (cf. Is 2, 3). Essere cristiano significa diventare uno ogni giorno, salendo spiritualmente verso Cristo e seguendolo. Infatti, come noi ricordiamo, quando Cristo chiamò per la prima volta coloro che stavano per diventare i suoi discepoli, disse loro: “Seguitemi”.

5. Ad Antiochia per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani. E fu oltre duecento anni fa che la gente nella zona di San Francisco fu chiamata cristiana per la prima volta. Dall’arrivo dei primi coloni e dagli sforzi missionari di padre Palou e dei suoi compagni, ci furono sempre cristiani a San Francisco: gente del più svariato retaggio culturale che ha creduto nella parola di Dio, è stata battezzata, e ha seguito i passi del Signore.

Qui c’è una città costruita sulle speranze. Le speranza dei missionari francescani di padre Serra che vennero a predicare la buona novella, le speranze dei pionieri che vennero qui in cerca di fortuna, le speranze di gente venuta qui a cercare la pace, le speranze di coloro che ancora vengono per trovare rifugio dalla violenza, persecuzione o miseria. È la città in cui, circa quarant’anni fa, gli statisti si incontrarono per creare l’Organizzazione delle Nazioni Unite, un’espressione delle nostre comuni speranze per un mondo senza guerra, un mondo impegnato per la giustizia e governato da leggi giuste.

Ma questa città fu costruita anche con duro lavoro e impegno. Qui la Chiesa passò dalla piccola Missione Dolores all’istituzione dell’arcidiocesi di San Francisco nel 1853. Richiese sforzo e determinazione alla città e alla Chiesa riprendersi dai devastanti effetti del violento terremoto e del terribile incendio della primavera del 1906. Sì, ci vuole un grande sforzo per passare dall’entusiasmo iniziale a qualcosa che durerà realmente. “Rimangono”, san Paolo ci dice, “tre cose: la fede, la speranza e la carità, ma di tutte più grande è la carità” (1 Cor 13, 13). Sono proprio queste virtù - fede, speranza e carità - che hanno diretto e sostenuto tutti gli sforzi della Chiesa di San Francisco nel passato, e che la sosterranno in futuro.

6. “Ad Antiochia per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani”. Qui a San Francisco, e in ogni città e luogo, è necessario che i seguaci di Gesù approfondiscano la loro comunione con lui cosicché non siano cristiani solo di nome. Il primo mezzo di cui la Chiesa si è sempre servita per questo compito è una catechesi sistematica.

Quando Gesù mandò i suoi discepoli in missione, disse loro di battezzare e insegnare. Il solo Battesimo non è sufficiente. La fede iniziale e la nuova vita nello Spirito Santo, che si ricevono nel Battesimo, hanno bisogno di avanzare verso la pienezza. Dopo aver cominciato a sperimentare il mistero di Cristo, i suoi seguaci devono sviluppare la loro comprensione di esso. Devono conoscere meglio Gesù stesso e il regno da lui proclamato; devono scoprire le promesse di Dio nelle Scritture, e apprendere le esigenze e gli imperativi del Vangelo.

Negli Atti degli Apostoli ci viene detto che i membri della prima comunità cristiana a Gerusalemme “erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere” (At 2, 42). Qui abbiamo un modello della Chiesa che può servire come obiettivo per tutte le catechesi. Perché la Chiesa ha bisogno continuamente di nutrirsi della parola di Dio che ci viene dagli apostoli, e ha bisogno di celebrare l’Eucaristia, di essere fedele alla preghiera regolare e di dare testimonianza a Cristo nella vita ordinaria della comunità.

L’esperienza della storia ha dimostrato l’importanza di uno studio attentamente programmato di tutto il mistero cristiano. “Insegnate loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato”, Gesù dice agli apostoli (cf. Mt 28, 20). Non c’è un sostituto alla presentazione sistematica di tutte le cose essenziali della nostra fede cattolica, una presentazione che può fornire la base per un sano giudizio sui problemi della vita e della società, e che può preparare la gente a schierarsi per ciò in cui essi credono con umiltà e coraggio. Come ho affermato nella mia esortazione apostolica sulla catechesi: “Le convinzioni ferme e ponderate spingono all’azione coraggiosa e retta . . . La catechesi autentica è sempre iniziazione ordinata e sistematica alla rivelazione che Dio ha fatto di se stesso all’uomo in Cristo Gesù, rivelazione custodita nella memoria profonda della Chiesa e nelle Sacre Scritture, e costantemente comunicata, mediante una “traditio” vivente e attiva, da una generazione all’altra” (Ioannis Pauli PP. II, Catechesi Tradendae, 22).

7. Qual è l’obiettivo della catechesi? Che cosa significa, non solo essere chiamati cristiani, ma essere davvero cristiani? Significa identificarsi con Cristo, non solo nella Messa domenicale - che è estremamente importante - ma anche in tutte le altre attività della vita. Nel parlare della nostra relazione con lui, Gesù stesso disse: “Ricordatevi della parola che vi ho detto: Un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra” (Gv 15, 20).

Identificarsi con Cristo significa vivere secondo la parola di Dio. Il Signore disse ai suoi primi discepoli: “Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore” (Gv 15, 10). Per questo motivo la Chiesa non smette mai di proclamare l’intero messaggio evangelico, popolare o impopolare che sia, conveniente o non conveniente. E la Chiesa è sempre consapevole del grande compito di chiamare la gente alla conversione di spirito e cuore, come fece Gesù. Le prime parole pronunciate da Gesù nel Vangelo sono queste: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo” (Mc 1, 15).

8. Coloro che accettano la grazia della conversione e che vivono secondo la parola di Dio scoprono che, con la grazia di Dio, essi cominciano a rivestirsi dello spirito e del cuore di Cristo. Essi si identificano sempre di più con Cristo, che è segno di contraddizione. Fu Simone che per primo predisse che il neonato figlio di Maria sarebbe stato per il suo popolo un segno di contraddizione. Dice alla Vergine Madre: “Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione” (Lc 2, 34). Così avvenne. Gesù incontrò opposizione nel messaggio che predicò, e nell’amore che abbraccia tutti, che egli offrì a tutti. Fin dall’inizio del suo pubblico ministero, era di fatto “un segno di contraddizione per la gente”.

Le parole di Simeone contenevano la verità per ogni generazione. Cristo resta oggi un segno di contraddizione, un segno di contraddizione nel suo corpo, la Chiesa. Quindi non ci dovrebbe sorprendere se, nel nostro sforzo di essere fedeli agli insegnamenti di Cristo, ci imbattiamo nella critica, nel ridicolo, nel rifiuto. “Se il mondo vi odia”, il Signore disse ai Dodici, “sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia” (Gv 15, 18-19).

Queste parole del nostro amorevole Salvatore sono vere per noi non solo come individui ma anche come comunità. Infatti la testimonianza a Cristo dell’intera comunità cristiana ha un impatto maggiore di quello del singolo individuo. Quanto è importante, allora, la testimonianza evangelica di ogni comunità cristiana, ma specialmente la più fondamentale di tutte, la famiglia cristiana. Dinanzi a molti mali comuni, la famiglia cristiana che vive veramente la verità del Vangelo nella carità è certamente un segno di contraddizione, e al contempo è una fonte di grande speranza per coloro che desiderano fare del bene. Le parrocchie, anche, le diocesi e tutte le altre comunità cristiane “che non appartengono al mondo”, si trovano a incontrare l’opposizione proprio perché sono fedeli a Cristo. Il mistero della croce di Cristo si rinnova in ogni generazione di cristiani.

9. Quando Gesù Cristo mandò i suoi apostoli in tutto il mondo ordinò loro: “Ammaestrate tutte le nazioni” (cf. Mt 28, 19-20). Il Vangelo, e con esso il potere salvifico della redenzione di Cristo, è indirizzato a ogni persona in ogni nazione. È indirizzato anche a nazioni e popoli interi. Nella sua visione, il profeta Isaia vede i popoli che salgono sul monte del tempio del Signore, chiedendo di essere ammaestrati nei suoi modi e di procedere sul suo sentiero (cf. Is 2, 2-3). Noi anche chiediamo di procedere sul sentiero del Dio vivente, Creatore e Redentore, l’unico Dio che vive in imperscrutabile unità come Padre, Figlio e Spirito Santo.

Continuando a descrivere la sua visione, Isaia dice:

“Egli sarà giudice fra le genti
e sarà arbitro fra molti popoli.
Forgeranno le loro spade in vomeri,
le loro lance in falci;
un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo,
non si eserciteranno più nell’arte della guerra” (Is 2, 4).

Quanto ardentemente desideriamo vedere il futuro dell’umanità alla luce di queste parole profetiche! Quanto ardentemente desideriamo un mondo in cui prevalgano giustizia e pace! Può la Chiesa che proviene da una simile profezia - la Chiesa del Vangelo - cessare mai di proclamare il messaggio di pace sulla terra? Potrà mai cessare di adoperarsi per il vero progresso dei popoli? Potrà mai cessare di operare per la vera dignità di ogni persona umana?

Essere cristiano significa anche proclamare questo messaggio instancabilmente in ogni generazione, alla nostra generazione alla fine del secondo millennio e all’inizio del terzo!

“O casa di Giacobbe, vieni,
camminiamo nella luce del Signore!” Amen!

**

Al termine della Messa

Fratelli e sorelle carissimi di San Francisco.

Alla fine di questa celebrazione eucaristica, vorrete probabilmente darmi un messaggio da trasmettere a san Francesco, in Italia. Ho detto a san Francesco che poteva restare certamente in Italia, ma gli ho anche detto che la sua presenza spirituale qui sulla Costa Occidentale d’America è molto necessaria. Spero dunque che i santi possano fare le due cose: essere ad Assisi ed essere in spirito qui, sulla Costa Occidentale d’America, in San Francisco. Voglio che siate orgogliosi del nome di questo santo, perché fu portatore di tanta pace a tutto il mondo. Vi ringrazio caldamente per questa occasione di incontrarci durante la celebrazione eucaristica, e un grazie particolare a tutti coloro che hanno preparato questa celebrazione. Quello che ho detto qui l’ho detto anche a Los Angeles, la Città degli Angeli. La Costa Occidentale d’America è molto bella, non solo per essere in comunione con i santi ma anche per essere in comunione con gli angeli. Grazie di cuore e Dio benedica ciascuno di voi, le vostre famiglie e tutte le vostre comunità in San Francisco e in California. Sia lodato il Signore Gesù Cristo

© Copyright 1987 - Libreria Editrice Vaticana

Catechismo della Chiesa Cattolica. Origine, fondazione e missione della Chiesa

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II. Origine, fondazione e missione della Chiesa

758 Per scrutare il mistero della Chiesa, è bene considerare innanzi tutto la sua origine nel disegno della Santissima Trinità e la sua progressiva realizzazione nella storia.

Un disegno nato nel cuore del Padre

759 « L'eterno Padre, con liberissimo e arcano disegno di sapienza e di bontà, ha creato l'universo, ha decretato di elevare gli uomini alla partecipazione della sua vita divina », alla quale chiama tutti gli uomini nel suo Figlio: « I credenti in Cristo li ha voluti convocare nella santa Chiesa ». Questa « famiglia di Dio » si costituisce e si realizza gradualmente lungo le tappe della storia umana, secondo le disposizioni del Padre: la Chiesa, infatti, « prefigurata sino dal principio del mondo, mirabilmente preparata nella storia del popolo d'Israele e nell'Antica Alleanza, e istituita "negli ultimi tempi", è stata manifestata dall'effusione dello Spirito e avrà glorioso compimento alla fine dei secoli ». 150

La Chiesa - prefigurata fin dall'origine del mondo

760 « Il mondo fu creato in vista della Chiesa », dicevano i cristiani dei primi tempi. 151 Dio ha creato il mondo in vista della comunione alla sua vita divina, comunione che si realizza mediante la « convocazione » degli uomini in Cristo, e questa « convocazione » è la Chiesa. La Chiesa è il fine di tutte le cose 152 e le stesse vicissitudini dolorose, come la caduta degli angeli e il peccato dell'uomo, furono permesse da Dio solo in quanto occasione e mezzo per dispiegare tutta la potenza del suo braccio, tutta l'immensità d'amore che voleva donare al mondo:

« Come la volontà di Dio è un atto, e questo atto si chiama mondo, così la sua intenzione è la salvezza dell'uomo, ed essa si chiama Chiesa ». 153

La Chiesa - preparata nell'Antica Alleanza

761 La convocazione del popolo di Dio ha inizio nel momento in cui il peccato distrugge la comunione degli uomini con Dio e quella degli uomini tra di loro. La convocazione della Chiesa è, per così dire, la reazione di Dio di fronte al caos provocato dal peccato. Questa riunificazione si realizza segretamente in seno a tutti i popoli: « Chi teme [...] [Dio] e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga, è a lui accetto » (At 10,35) 154.

762 La preparazione remota della riunione del popolo di Dio comincia con la vocazione di Abramo, al quale Dio promette che diverrà padre di un grande popolo. 155 La preparazione immediata comincia con l'elezione di Israele come popolo di Dio. 156 Con la sua elezione, Israele deve essere il segno della riunione futura di tutte le nazioni. 157 Ma già i profeti accusano Israele di aver rotto l'Alleanza e di essersi comportato come una prostituta. 158 Essi annunziano un'Alleanza nuova ed eterna. 159 « Cristo istituì questo nuovo Patto ». 160

La Chiesa - istituita da Gesù Cristo

763 È compito del Figlio realizzare, nella pienezza dei tempi, il piano di salvezza del Padre; è questo il motivo della sua « missione ». 161 «Il Signore Gesù diede inizio alla sua Chiesa predicando la Buona Novella, cioè la venuta del regno di Dio da secoli promesso nelle Scritture».162 Per compiere la volontà del Padre, Cristo inaugurò il regno dei cieli sulla terra. La Chiesa è « il regno di Cristo già presente in mistero». 163

764 « Questo regno si manifesta chiaramente agli uomini nelle parole, nelle opere e nella presenza di Cristo ». 164 Accogliere la parola di Gesù significa accogliere « il regno stesso di Dio ». 165 Il germe e l'inizio del regno sono il « piccolo gregge » (Lc 12,32) di coloro che Gesù è venuto a convocare attorno a sé e di cui egli stesso è il pastore. 166 Essi costituiscono la vera famiglia di Gesù. 167 A coloro che ha così radunati attorno a sé, ha insegnato un modo « nuovo di comportarsi », ma anche una preghiera loro propria. 168

765 Il Signore Gesù ha dotato la sua comunità di una struttura che rimarrà fino al pieno compimento del Regno. Innanzi tutto vi è la scelta dei Dodici con Pietro come loro capo. 169 Rappresentando le dodici tribù d'Israele, 170 essi sono i basamenti della nuova Gerusalemme. 171 I Dodici 172 e gli altri discepoli 173 partecipano alla missione di Cristo, al suo potere, ma anche alla sua sorte. 174 Attraverso tutte queste azioni Cristo prepara ed edifica la sua Chiesa.

766 Ma la Chiesa è nata principalmente dal dono totale di Cristo per la nostra salvezza, anticipato nell'istituzione dell'Eucaristia e realizzato sulla croce. L'inizio e la crescita della Chiesa « sono simboleggiati dal sangue e dall'acqua che uscirono dal costato aperto di Gesù crocifisso ». 175 « Infatti dal costato di Cristo dormiente sulla croce è scaturito il mirabile sacramento di tutta la Chiesa ». 176 Come Eva è stata formata dal costato di Adamo addormentato, così la Chiesa è nata dal cuore trafitto di Cristo morto sulla croce. 177

La Chiesa - manifestata dallo Spirito Santo

767 « Compiuta l'opera che il Padre aveva affidato al Figlio sulla terra, il giorno di pentecoste fu inviato lo Spirito Santo per santificare continuamente la Chiesa ». 178 Allora « la Chiesa fu manifestata pubblicamente alla moltitudine [ed] ebbe inizio attraverso la predicazione e la diffusione del Vangelo ». 179 Essendo « convocazione » di tutti gli uomini alla salvezza, la Chiesa è missionaria per sua natura, inviata da Cristo a tutti i popoli, per farli discepoli. 180

768 Perché la Chiesa possa realizzare la sua missione, lo Spirito Santo « la provvede di diversi doni gerarchici e carismatici, con i quali la dirige ». 181 « La Chiesa perciò, fornita dei doni del suo Fondatore e osservando fedelmente i suoi precetti di carità, di umiltà e di abnegazione, riceve la missione di annunziare e instaurare in tutte le genti il regno di Cristo e di Dio, e di questo regno costituisce in terra il germe e l'inizio ». 182

La Chiesa - pienamente compiuta nella gloria

769 « La Chiesa [...] non avrà il suo compimento se non nella gloria del cielo », 183 al momento del ritorno glorioso di Cristo. Fino a quel giorno, « la Chiesa prosegue il suo pellegrinaggio fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio ». 184 Quaggiù si sente in esilio, lontana dal Signore; 185 « anela al regno perfetto e con tutte le sue forze spera e brama di unirsi al suo Re nella gloria ». 186 Il compimento della Chiesa – e per suo mezzo del mondo – nella gloria non avverrà se non attraverso molte prove. Allora soltanto, « tutti i giusti, a partire da Adamo, "dal giusto Abele fino all'ultimo eletto", saranno riuniti presso il Padre nella Chiesa universale ». 187

III. Il mistero della Chiesa

770 La Chiesa è nella storia, ma nello stesso tempo la trascende. È unicamente « con gli occhi della fede » 188 che si può scorgere nella sua realtà visibile una realtà contemporaneamente spirituale, portatrice di vita divina.

La Chiesa - insieme visibile e spirituale

771 « Cristo, unico mediatore, ha costituito sulla terra la sua Chiesa santa, comunità di fede, di speranza e di carità, come un organismo visibile; incessantemente la sostenta e per essa diffonde su tutti la verità e la grazia ». La Chiesa è ad un tempo:

— « la società costituita di organi gerarchici e il corpo mistico di Cristo »;

— « l'assemblea visibile e la comunità spirituale »;

— « la Chiesa della terra e la Chiesa ormai in possesso dei beni celesti ».

Queste dimensioni « formano una sola complessa realtà risultante di un elemento umano e di un elemento divino ». 189

La Chiesa « ha la caratteristica di essere nello stesso tempo umana e divina, visibile ma dotata di realtà invisibili, fervente nell'azione e dedita alla contemplazione, presente nel mondo e, tuttavia, pellegrina; tutto questo in modo che quanto in lei è umano sia ordinato e subordinato al divino, il visibile all'invisibile, l'azione alla contemplazione, la realtà presente alla città futura verso la quale siamo incamminati ». 190

« O umiltà! O sublimità! Tabernacolo di Cedar, santuario di Dio; abitazione terrena, celeste reggia; dimora di fango, sala regale; corpo di morte, tempio di luce; infine, rifiuto per i superbi, ma sposa di Cristo! Bruna sei, ma bella, o figlia di Gerusalemme: se anche la fatica e il dolore del lungo esilio ti sfigurano, ti adorna tuttavia la bellezza celeste ». 191

La Chiesa - mistero dell'unione degli uomini con Dio

772 È nella Chiesa che Cristo compie e rivela il suo proprio mistero come il fine del disegno di Dio: « ricapitolare in Cristo tutte le cose » (Ef 1,10). San Paolo chiama « mistero grande » (Ef 5,32) l'unione sponsale di Cristo con la Chiesa. Poiché la Chiesa è unita a Cristo come al suo Sposo, 192 diventa essa stessa a sua volta mistero. 193 Contemplando in essa il mistero, san Paolo scrive: « Cristo in voi, speranza della gloria» (Col 1,27).

773 Nella Chiesa questa comunione degli uomini con Dio mediante la carità che « non avrà mai fine » (1 Cor 13,8) è lo scopo cui tende tutto ciò che in essa è mezzo sacramentale, legato a questo mondo destinato a passare. 194 « La sua struttura è completamente ordinata alla santità delle membra di Cristo. E la santità si misura secondo il "grande mistero", nel quale la Sposa risponde col dono dell'amore al dono dello Sposo ». 195 Maria precede tutti noi sulla via verso la santità che è il mistero della Chiesa in quanto Sposa senza macchia né ruga. 196 Per questo motivo « la dimensione mariana della Chiesa precede la sua dimensione petrina ». 197

La Chiesa - sacramento universale di salvezza

774 La parola greca µLFJD4@< è stata tradotta in latino con due termini: mysterium e sacramentum. Nell'interpretazione ulteriore, il termine sacramentum esprime più precisamente il segno visibile della realtà nascosta della salvezza, indicata dal termine mysterium. In questo senso, Cristo stesso è il mistero della salvezza: « Non est enim aliud Dei mysterium, nisi Christus – Non v'è altro mistero di Dio, se non Cristo ». 198 L'opera salvifica della sua umanità santa e santificante è il sacramento della salvezza che si manifesta e agisce nei sacramenti della Chiesa (che le Chiese d'Oriente chiamano anche « i santi misteri »). I sette sacramenti sono i segni e gli strumenti mediante i quali lo Spirito Santo diffonde la grazia di Cristo, che è il Capo, nella Chiesa, che è il suo corpo. La Chiesa, dunque, contiene e comunica la grazia invisibile che essa significa. È in questo senso analogico che viene chiamata « sacramento ».

775 « La Chiesa è in Cristo come sacramento, cioè segno e strumento dell'intima unione con Dio e dell'unità di tutto il genere umano ». 199 Essere il sacramento dell'intima unione degli uomini con Dio: ecco il primo fine della Chiesa. Poiché la comunione tra gli uomini si radica nell'unione con Dio, la Chiesa è anche il sacramento dell'unità del genere umano. In essa, tale unità è già iniziata poiché essa raduna uomini « di ogni nazione, razza, popolo e lingua » (Ap 7,9); nello stesso tempo, la Chiesa è « segno e strumento » della piena realizzazione di questa unità che deve ancora compiersi.

776 In quanto sacramento, la Chiesa è strumento di Cristo. Nelle sue mani essa è lo « strumento della redenzione di tutti », 200 « il sacramento universale della salvezza », 201 attraverso il quale Cristo « svela e insieme realizza il mistero dell'amore di Dio verso l'uomo ». 202 Essa « è il progetto visibile dell'amore di Dio per l'umanità », 203 progetto che vuole « la costituzione di tutto il genere umano nell'unico popolo di Dio, la sua riunione nell'unico corpo di Cristo, la sua edificazione nell'unico tempio dello Spirito Santo ». 204

In sintesi

777 La parola « Chiesa » significa « convocazione ». Designa l'assemblea di coloro che la Parola di Dio convoca per formare il popolo di Dio e che, nutriti dal Corpo di Cristo, diventano essi stessi corpo di Cristo.

778 La Chiesa è ad un tempo via e fine del disegno di Dio: prefigurata nella creazione, preparata nell'Antica Alleanza, fondata dalle parole e dalle azioni di Gesù Cristo, realizzata mediante la sua croce redentrice e la sua risurrezione, essa è manifestata come mistero di salvezza con l'effusione dello Spirito Santo. Avrà il suo compimento nella gloria del cielo come assemblea di tutti i redenti della terra. 205

779 La Chiesa è ad un tempo visibile e spirituale, società gerarchica e corpo mistico di Cristo. È una, formata di un elemento umano e di un elemento divino. Questo è il suo mistero, che solo la fede può accogliere.

780 La Chiesa è in questo mondo il sacramento della salvezza, il segno e lo strumento della comunione di Dio e degli uomini.


(122) Cf At 19,39.

(123) Cf Es 19.

(124) Cf 1 Cor 11,18; 14,19.28.34-35.

(125) Cf 1 Cor 1,2; 16,1.

(126) Cf 1 Cor 15,9; Gal 1,13; Fil 3,6.

(127) Cf Ef 1,22; Col 1,18.

(128) Cf Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 9: AAS 57 (1965) 13.

(129) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 6: AAS 57 (1965) 8.

(130) Cf Gv 10,1-10.

(131) Cf Is 40,11; Ez 34,11-31.

(132) Cf Gv 10,11; 1 Pt 5,4.

(133) Cf Gv 10,11-15.

(134) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 6: AAS 57 (1965) 8.

(135) Cf 1 Cor 3,9.

(136) Cf Rm 11,13-26.

(137) Cf Mt 21,33-43 e par.; Is 5,1-7.

(138) Cf Gv 15,1-5.

(139) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 6: AAS 57 (1965) 8.

(140) Cf 1 Cor 3,9.

(141) Cf 1 Cor 3,11.

(142) Cf 1 Tm 3,15.

(143) Cf Ef 2,19-22.

(144) Cf Ap 21,3.

(145) Cf 1 Pt 2,5.

(146) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 6: AAS 57 (1965) 8-9.

(147) Cf Ap 12,17.

(148) Cf Ap 19,7; 21,2.9; 22,17.

(149) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 6: AAS 57 (1965) 9.

(150) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 2: AAS 57 (1965) 5-6.

(151) Erma, Pastor, 8, 1 (Visio 2, 4, 1): SC 53, 96; cf Aristide, Apologia, 16, 7: BP 11, 125; San Giustino, Apologia, 2, 7: CA 1, 216-218 (PG 6, 456).

(152) Cf Sant'Epifanio, Panarion, 1, 1, 5, Haereses, 2, 4: GCS 25, 174 (PG 41, 181).

(153) Clemente d'Alessandria, Paedagogus, 1, 6, 27, 2: GCS 12, 106 (PG 8, 281).

(154) Cf Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 9: AAS 57 (1965) 12; Ibid., 13: AAS 57 (1965) 17-18; Ibid., 16: AAS 57 (1965) 20.

(155) Cf Gn 12,2; 15,5-6.

(156) Cf Es 19,5-6; Dt 7,6.

(157) Cf Is 2,2-5; Mic 4,1-4.

(158) Cf Os 1; Is 1,2-4; Ger 2; ecc.

(159) Cf Ger 31,31-34; Is 55,3.

(160) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 9: AAS 57 (1965) 13.

(161) Cf Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 3: AAS 57 (1965) 6; Id., Decr. Ad gentes, 3: AAS 58 (1966) 949.

(162) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 5: AAS 57 (1965) 7.

(163) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 3: AAS 57 (1965) 6.

(164) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 5: AAS 57 (1965) 7.

(165) Cf Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 5: AAS 57 (1965) 7.

(166) Cf Mt 10,16; 26,31; Gv 10,1-21.

(167) Cf Mt 12,49.

(168) Cf Mt 5-6.

(169) Cf Mc 3,14-15.

(170) Cf Mt 19,28; Lc 22,30.

(171) Cf Ap 21,12-14.

(172) Cf Mc 6,7.

(173) Cf Lc 10,1-2.

(174) Cf Mt 10,25; Gv 15,20.

(175) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 3: AAS 57 (1965) 6.

(176) Concilio Vaticano II, Cost. Sacrosanctum Concilium, 5: AAS 56 (1964) 99.

(177) Cf Sant'Ambrogio, Expositio evangelii secundum Lucam, 2, 85-89: CCL 14, 69-72 (PL 15, 1666-1668).

(178) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 4: AAS 57 (1965) 6.

(179) Concilio Vaticano II, Decr. Ad gentes, 4: AAS 58 (1966) 950.

(180) Cf Mt 28,19-20; Concilio Vaticano II, Decr. Ad gentes, 2: AAS 58 (1966) 948; Ibid., 5-6: AAS 58 (1966) 951-955.

(181) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 4: AAS 57 (1965) 7.

(182) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 5: AAS 57 (1965) 8.

(183) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 48: AAS 57 (1965) 53.

(184) Sant'Agostino, De civitate Dei, 18, 51: CSEL 402, 354 (PL 41, 614); cf Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 8: AAS 57 (1965) 12.

(185) Cf 2 Cor 5,6; Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 6: AAS 57 (1965) 9.

(186) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 5: AAS 57 (1965) 8.

(187) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 2: AAS 57 (1965) 6.

(188) Catechismo Romano, 1, 10, 20: ed. P. Rodríguez (Città del Vaticano-Pamplona 1989) p. 117.

(189) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 8: AAS 57 (1965) 11.

(190) Concilio Vaticano II, Cost. Sacrosanctum Concilium, 2: AAS 56 (1964) 98.

(191) San Bernardo di Chiaravalle, In Canticum sermo, 27, 7, 14: Opera, ed. J. Leclercq-C.H. Talbot-H. Rochais, v. 1 (Roma 1957) p. 191.

(192) Cf Ef 5,25-27.

(193) Cf Ef 3,9-11.

(194) Cf Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 48: AAS 57 (1965) 53.

(195) Giovanni Paolo II, Lett. ap. Mulieris dignitatem, 27: AAS 80 (1988) 1718.

(196) Cf Ef 5,27.

(197) Giovanni Paolo II, Lett. ap. Mulieris dignitatem, 27: AAS 80 (1988) 1718, nota 55.

(198) Sant'Agostino, Epistula 187, 11, 34: CSEL 57, 113 (PL 33, 845).

(199) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 1: AAS 57 (1965) 5.

(200) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 9: AAS 57 (1965) 13.

(201) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 48: AAS 57 (1965) 53.

(202) Cf Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, 45: AAS 58 (1966) 1066.

(203) Paolo VI, Discorso al Sacro Collegio dei Cardinali (22 giugno 1973): AAS 65 (1973) 391.

(204) Concilio Vaticano II, Decr. Ad gentes, 7: AAS 58 (1966) 956; cf Id., Cost. dogm. Lumen gentium, 17: AAS 57 (1965) 20-21.

(205) Cf Ap 14,4.