Luigi di Leòn. Sul Corpus Domini



Dal Trattato sui nomi di Cristo di Luigi di Leòn. Los Nombres de Cristo,Obras completas castellanas, B.A.C., 1° edizione, Madrid, 649‑659.

Gesù è il nostro sposo. L'unione tra questo sposo e la nostra anima è cosi profonda che il legame amoroso e l'unione dei corpi tra marito e moglie in confronto è uno smorto riflesso.

In quest'unione di un uomo e una donna non è comunicato lo spirito, mentre nell'unione dell'anima con lo sposo divino, lo Spirito di Cristo è dato e trasmesso ai giusti, secondo la parola di san Paolo: Chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito (Cor 6,17)!

Nell'unione coniugale i due corpi diventano uno, pur senza perdere le loro rispettive qualità; invece la persona del Verbo si è unita cosi profondamente alla nostra natura che san Giovanni osa dire: Il Verbo si fece carne (Gv 1,14)?

Nell'unione del matrimonio, i corpi non ricevono la vita uno dall'altro, mentre la nostra carne vive e continua a vivere grazie all'unione di Cristo.con la nostra natura.

Cerchiamo di distinguere nella misura del possibile i vari aspetti di questa unione che lega strettamente tutto quanto l'uomo a Cristo e Cristo tutto intero all'uomo.

In quest'unione, l'anima del giusto è una cosa sola con l'anima di Cristo e con la sua divinità. L'amore è il cemento che li unisce, poiché il giusto ha un amore sviscerato per Cristo ed è amato da lui in modo non meno cordiale e profondo.

D'altra parte, Cristo imprime se stesso nell'anima, vi disegna la sua viva somiglianza e il suo reale ritratto, rendendola partecipe del grande bene della sua duplice natura. Quando l'anima è rivestita di Cristo, la somiglianza è tale che il giusto diventa un altro Cristo.

Oltre all'immagine di grazia deposta nell'anima come fondamento, Cristo comunica la sua forza, la sua vita e il suo agire.

Cristo non agisce soltanto nell'anima ma anche, e in modo stupendo, nel corpo, poiché lo unisce strettamente al suo.

Avendo assunto la nostra natura, Cristo unisce il suo corpo a quello della Chiesa. Così, tutte le membra della Chiesa che ricevono il sacramento dell'altare uniscono la propria carne a quella di Cristo e formano una cosa sola con lui, nella misura che ciò è possibile. Infatti sta scritto: I due formeranno una carne sola. Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa (Ef 5,31‑32)!

San Paolo non nega che questa citazione della Genesi: I due formeranno una carne sola (Ef 6,31). In origine fosse stata destinata ad Adamo ed Eva, ma egli soggiunge che tale verità era soltanto immagine di un'altra verità, allora tenuta segreta. Quando la citazione è applicata ad Adamo ed Eva, Paolo la usa semplicemente, che il senso è chiaro e ovvio; al contrario, quando essa si applica a Cristo e alla Chiesa, l'Apostolo specifica: Questo mistero e grande (Ef 6,32)!

Ecco le parole di Cristo che annunziano l'unione reale e autentica del suo corpo con il nostro: Se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita (Gv 6,53). E ancora: Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui (Gv 6,56).

San Paolo attesta la medesima cosa quando scrive: Pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell'unico pane (1 Cor 10.17).

Se dunque Adamo ed Eva sono una cosa sola nella loro unione, quanto più Cristo, sposo fedele formerà un unico corpo e una sola carne con la Chiesa, la sua amata sposa, e con i fedeli che ricevono degnamente la sua carne nell'ostia durante la celebrazione dell'unione di Cristo con la Chiesa.

Quando a proposito di due persone che si amano profondamente, diciamo che sono una cosa sola, l'espressione significa soltanto che ormai esse hanno un'unica volontà.

Allo stesso modo, quando la nostra carne si spoglia delle sue qualità proprie e riveste quelle di Cristo, le due carni, quella del Signore e la nostra, sono soltanto una. La nostra carne diventa allora la carne di Cristo, una parte del suo corpo.

Il ferro incandescente lo diciamo "infiammato", non perché lo sia nella sostanza, ma perché possiede le qualità del fuoco, come il calore, la luminosità e il colore.

Analogamente, il nostro corpo può essere detto corpo di Cristo, perché, anche se non abbiamo la sua stessa sostanza, ne possediamo le medèsime qualità.

San Paolo ci propone un'immagine assai pertinente quando proclama a gran voce: Chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito.

Quando l'uomo si unisce a Dio riceve appunto nell'anima la virtù della grazia. Questa è una realtà celeste che comunica all'anima le qualità di Dio, crea in essa una grande rassomiglianza con lui. Come l'Apostolo dei Gentili afferma che lo Spirito di Dio e il nostro formano una cosa sola, cosi per poter dire che la nostra carne e quella di Cristo sono una cosa sola. basta che la nostra carne possieda qualcosa di ciò che è proprio e naturale alla carne di Cristo.

Quando mille uomini di provenienza ed estrazione diversa, di compiti differenti, di volontà e intenzioni contrarie, sono riuniti in una città, si dice che formano un medesimo corpo sociale, perché abitano in un medesimo luogo sotto identiche leggi.

A maggior ragione, potremo affermare che due carni sono una sola quando la loro unione è cosi stretta che l'una trasmette all'altra molte delle sue proprietà e virtù, per grazia, e quest'ultima le assimila in sé stessa.

Un guanto profumato, infilato per qualche momento nella mano, vi lascia la sua scia odorosa. Così pure la carne di Cristo, unita al nostro corpo tramite il sacramento, comunica la sua virtù alla nostra carne, colmandoci l'anima con la grazia.

Quale corpo, unito a un altro, non gli comunicherà le sue condizioni? L'aria fresca di questa sera ci è refrigèrio, mentre il caldo afoso del meriggio ci ha soffocati.

Tuttavia, non intendo dire che l'operazione con cui il nostro corpo è assimilato a quello di Cristo sia un'operazione naturale e necessaria. Se fosse cosi, capiterebbe sempre il medesimo effetto a coloro che ricevono il corpo di Cristo. Invece, sappiamo che non lo ottiene per nulla chi lo riceve indegnamente.

Quando Il sole dardeggia i suoi raggi su una nuvola, questa diventa come imbevuta di sole e talmente traslucida che lei stessa sembra l'astro solare.

Cosi quando Cristo comunica al credente non solo la sua virtù e la sua grazia, ma il suo Spirito e il suo corpo, mescola in certo modo la sua anima con quella del giusto, il suo corpo con quello di lui. Il Signore mostra se stesso attraverso gli occhi, la bocca, i sentimenti del fedele. Il volto di questi, i suoi movimenti e il modo di agire sono quelli di Cristo.

Cristo occupa cosi bene l'anima, vi prende intimo possesso pur senza distruggerla o corromperla, che nell'ultimo giorno si scoprirà soltanto Gesù in quest'anima e, nelle anime dei giusti. Cristo, perciò, e i fedeli, pur restando distinti, saranno un solo e medesimo Cristo.

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